VARA GECO D' ANACARSI IL GIOVINE NELLA GRECIA . | TOMO UNDECIMO. 24 QMIDLIM fi VIAGGIO D ANACARSI IL GIOVINE: NELLA GRECIA VERSO LA META' DEL QUARTO SECOLO AVANTI L'Era VoLcare. TRADOTTO DAL FRANCESE, ‘ TOMÒ UNDECIMO. si ill [Bisio Ando ù el Collegi, MODENA Arto VENEZIA, ge: PRESSO ANTONIO, ZATTA E MDC CXCII. Con Approvazione ‘e Privilegio . Rizie È si pioifciti è $ VIAGGIO D'ANACARSI IL GIOVINE: NELLA GRECIA. e ziateà CAPITOLO LXXIV. ic Descrizione di Samo , mi - ) | Eee nella: rada di Samo si vede ca | drictà il promontorio di ‘Nettuno; dove stà un tempia; consecrato a quel nume; ‘a. sini- | stra quello di Giunone, e «parecchi bei edifi- | 2} sparsi fra ‘gli alberi che: fanno ombra cal | le rive dell’ Imbraso : dirimpetto giace la, cit- tà situata in parte lungo la spiaggia, in par te sul pendio d'una montagna che. s'.innalza | dalla parte di settentrione (a): è et id L'isola ha 609 istadj..di’ circonferenza: * | Ad eccezione del vino i\vprodotti della. terra sono; : (a) Serabvlibi 14. pag. 637) na ;* 22. leghe 1700. pertiche div Francia,» Vedete i la nota in fine del volume. Tomo XL À | PA è VIAGGIO D'ANACARSI sono eccellenti, (a) del pari che le pernici , e le differenti specie di selvaggiume che vi si trova în gran copia: (6) le moritagne ve- stite.d' alberi che le coprono di. perpetua ver- duta , fanno scaturire dal: loro piede sorgenti d'acqua che, rendono fertili le campagne vi. cine (c). L La città si distingue fra tutte quelle che ‘posseggono i .Greci.ve .i Barbari sul-vicino continente (d). Ebbero cura di mostrarci to- sto. le singolarità ; l'acquedotto , il molo, € il tempio di Giunone che meritano l’atten- B x zione. ENO Non lungi dalle mura verso settentrione giace una grotta scavata a. scalpello in una montagna. pertugiata da una. parte. all al- tra » la lunghezza di questa caverna è di 7 stadj ;--la sua. altezza e la sua larghezza di s\piedi.:*. In tutta la sya estensione è sca- vato un. canale. largo tre «piedi Le profondo zo ; ; (a) DES: ivi, (b) Tournefort. viag.. PIT Di pag. 4124, (c) Plimio..lib. 5. tom.;\x.. pago 2.87. Towrnefors. vuo 2 VIAg.) tom. 1-:PAg. 414. osoià :(d)Erodoto lib. 3. cap. 1309. a X > stadj formano 661 pertiche etre piedi e 8 | ilizea: 8 piedi greci fanno 7 pica del re 6 ‘pollici, 8 lince. ‘ weLLA GRECA. 13 zo cubiti *. L'acqua per mezzo di tubi col- :locati nel fondo del canale ‘è condotta a Sa- mo in grandissima abbondanza ; traendo principio da perenni sorgenti della monta- gna (2) » ì i ; Il: molo è un argine destinato ‘a porre ‘il porto ‘ed i vascelli al coperto dui venti. me- ridionali. La sua altezza è di 20 ‘orgie, la sua lunghezza di più di due stadj (0): * A dritta della città. nel sobborgo (c) gia- ce il tempio di Giunone; costruito pet quel che si dice, vetso il tempo della guerra di È Tro- * Tre pied? greci fanno due piedi del rey i0 pollici: zo cubiti fanno 18 piedi del rey e 4 pollici. Sembra che la grotra da pria- cipio fosse destinata a servire di° pubblica strada; e che poscia essendo stata presacla risoluzione di condurre’ a Samo le deque d'una sorgente, il livello della quale era più basso della grotta, si pose a profitto il lavoro già fatto, e sî scavò solamente il canale, di cui è qui fatta menzione. (a) Erod. lib:3. cap. 6o. Tournefor. viaggi tom. 1. PAS. ‘4ro. (bì Idem ivi. uu; n * 20 \Orgie fanno 113 piedi del re, e 4 pollici: due stadj fanno 189 fertiche. (c) Serab. lib. 14. pag. 637. A 2 4 4 VIAGGIO D'ANACARSI . Troja (4) rifabbricato in questi ultimi Secoa li dall’ architetto Reco: esso è d' otdline. do- rico (2). Io non ne ho veduto altro di più vasto, (e); benchè ve) ne. siano. di più elegan. ti *. Esso giace» non lungi dal mare sulle rive. dell’ Imbraso, nel luogo medesimo che la dea onoiò de’ suoi primi sguardì. Sì crede di fatti ch'ella venisse al mondo sotto. uno di quegli. arbusti che si.chiamano agno casti, i quali sì trovano frequentissimi lungo il ‘ fiu- me . Questo edifizio- tanto celebre e tanto rispettabile ha sempre goduto il diritto di asilo: (A). La statua di Giunone ’ci presentò i primi saggi della scultura, essendo ‘opera di Smi- x ie baie cera o Li6 (a) Pausania lib. 7. cap. 4. pag. 530. Menedot, sc «presso Ateneo lib. 15. cap. 4. pag. 67% -(b) Vitruvio pref. lib. 3. pag. 124. ‘(c) \Erod. lib. 3.:cap: Go. Tournof. vciagg. tomo 1. ‘ pag. 419: * Restano ancora alcuni avanzi d' un antico 9) tempio nell’ isola di Samo; ma sembra che non si debba viferirne l'origine, di un vomi parla ©Erodoto. Vedete Tonrnef. ‘viag. “tom. 1. pag. 432. Pococ. osservaz. volum. 2. parte 2. pag. 27. Choisenl Gouffier © viag. \«pittor. «della grecia tom. 1. pag. 100. (d): Cicer. in Verr. azion. 2. lib. 1. cap. 19. 10m. 4> pag. 165. Tacito agnn. lib. 4. cap. 14.- \ NELLA GRECIA. 5 di, uno. de' più antichi arcisti della Grecia (a). Il Sacerdote. che ci° accompagnava , ci disse; che dapprima un. semplice tronco ri- ceveva in que'luoghi gli onori divini’ dai Sa- mj (6); che gli dei. erano allora dappertutto rappresentati con tronchi d’ albero, ovvero con pietre tanto, quadrate ,. quanto coniche (c) ; ‘che que’ simulacri rozzi ancor sussistono, e sono tuttavia venerati in ‘parecchi tempj antichi e moderni , uffiziari da ministri, al- trettanto. ignoranti quanto quegli Sciti barbari, che adoravano una scimitarra . °. Benché piccato' da questa riflessione , gli feci, affabilinente osservare che i tronchi d’al- beri e le ‘pietre non furono giammai l'og- getto immediato del culto , ma solamente segnì arbitrarj, intorno ani ‘quali. si radunava la. nazione, onde porgere le sue preei alla divinità. Questo’ non basta; rispose il sacer- dote : fa d'uopo: ch’ essa Venga rivestita d'un corpo simile al nostro, c coi tratti più au- gu Sa) Passania lib. 7. cap. 4. pag. ELSE (b) Cailimac. pres. Euseb. prep. evang. lib 3. cap. 8. pag. 99. Clem. Alessand. esortaz. ai gen- tili pag. 40. (e) Tacito storia lib. 2. cap. 3. Pausania lib. 7, cap. 22. pag 579. Pitture antiche a’ Ercol. tom. 3. Taylor. sz. pag. 2773 Medaglie di Paffo ec. A 3 6 Viacsio D'ANACARSI gusti e più imponenti. Osservate con qual rispetto sì prostrano le genti dinanzi le sta tue del Giove u’Olimpia e della Minerva d'Atene'. Questo avviene ; diss' io, perchè le veggono d’oro ed’ avorio. Facendo gli dei a nostra somiglianza , in vece di elevare ilo spirito: del popolo ». voi altri non avete cere cato che di colpire i sensi, e di là ne vie ne che la sua pietà religiosa non aumenta che in proporzione della bellezza, della gran dezza; e della ricchezza degli oggetti espo» » sti alla sua venerazione. Se voi altri facesre più bella la vostra Giunone con simili orna- menti; per rozzo che ne sia il lavoro, ve- dreste come si moltiplicherebbero le offerte. Il Sacerdote fu d'accordo con meco. Noi glì chiesimo cosa significassero due pavoni di bronzo collocati a piedi della statua (4). Egli ci disse che quegli uccelli amano di vi- vere a Samo: che sono stati consecrati a Giunone , che . furono coniati sulla: moneta corrente, e che da quest'isola sono passati nella Grecia (6). L'interrorammo poscia a che servisse una cassa da cui sorgeva un \arbu ro: 3 Ha sto, # y , / fa) Medaglie di Samo. (Db) datifan e-Menod. presso Ateneo ‘lib. 14. 3 cap. 20. pag. 6ss. 4 NELLA GrECta: -% sto !(4} Quest arhusco ,. rispose il sacerdoto;; é lb: stesso. 4gno casto che servì di culla al- fa, dea: esso ritiene, aggiuns’egli, tutta la sua ‘freschezza ; nondimeno è «più vecchio dell'ulivo d’ Atene, Le della palma di Delo, della quercia di Dodona, dell’ulivo . salvati- co d'Olimpia ;. del platano che. Agamenno= ne’ piantò di sua ‘mano a -Delfo (0); e di tutti quegli alberi ‘sacriiche si conservano, da canti secoli. ne’ differenti temp) della’ Gre- cia *.0 i di Dimandammo poscia: perchè la ‘dea. fosse vestita ccton: abito nuziale : egli rispose, & Samio Giunone fu‘ sposata da Giove ;. la. pro» va è chiara: noi abbiamo. una festa per ce- lebrate l*abniversario del. loro imenco (c) . SOS (e) Medaglia di Gordiano e “del» gabinetto. del 70% ì {b) Teof. stor, delle piante lib. 4. cap. 14. Plinio lib. 10. cap''44: tom. a. pag. 40. Paus. lib, 8. cap. 23. pag. 643. Cicerone delle leggilib. 1. cap. x. tom 3. pag. 1I5: 7 * ‘Sembra ‘che tutti qabsti. alberi fossero in una cassa , io lo deduco da: quello. di Samo : snlla medaglia di sopra‘ citata sì vede in una cassa sopra i gradini del vestibolo . ; (c) Varrone ap. Lattanzio della fils. relig. lib, I, Cap. 17. tomo.1. pag. 75. È Là A+ i) Viacsio Db’ ANACARSI “Sì. celebra «anche; dice. Stratonico ,, nella città di Cnosso in Creta; ed ì sacerdoti» m' assicu- rarono che, quest imeneo - fu DE sulle sponde del fiume. Terone .(a). avverto di più che le sacerdotesse d' AA ra- pite . alla vostra isola l’onote d'aver data la luce alla. dea ; (6) come altri visi” disputa- no l’ onore d°’ essere stati la culla di- Giove (e). Nondimeno sarei ‘imbarazzato. se avessi a cantare sulla mia ‘lira; ola loro :© il ‘loro imeneo. Niente affatto, rispose il sacetdgte:; ivi ‘conformereste alla ‘tradizione del paese: i poeti: non sono poì. tanto scru- polosi: ma replicai, i ministri. degli, altari devrebbero esserlo di. più. Adottare. opinio- ni false ed assurde, non è che un diferto di ‘cognizione , adottarne contraddittorie ed inconseguenti è fin difetto di logica, e al- lora non si può rimproverare agli Sciti di prostrarsi dinanzi una scimitarta . Voi mi sembrate istrutto , rispose il: sacer- dote, e non ho diffico]tà di rivelarvi. il no- stro segreto . Quando parliamo » della nascita degli. deì, noi intendiamo il tempo; in cui il culto di loro::fu stabilito fel, paese ; e quardo | diciamo del matrimonio , intendia- mo * (a) Diod. Sic. lib. s. pag. 330.0 (b) .Strab. lib. o. pag. 413. ci (c) Pausania lib, 4. cap. 33. paria 301. nascita. ;. PRC NEELA GRECIA? 9 mo l'epoca, in cui il culto, di: uno fu as sociato a. quello d’un altro (a). E cosa vo- Jete intendere per la lor morte, disse Stra: tonico? perciocchè ho veduto il sepolero di Giove in Creta w%). Noi. su questo . proposi» to abbiamo un’ altra. soluzione ,. disse il sa- cerdore : gli dei’ si manifestano. talvolta. agli uomini sotto le-nastre spoglie; e dopo aver passato iqualche tempo con loro pergistruirli, spariscono, e ritornano al cielo (c). Essi a- veano Costume anticamente di discendere spe- cialmente in Creta: di lì partivano per vi-' sivare cla terra (4). Noi eravamo . sul punto di rispondergli, ma egli prese il, saggio. par- tito: di ritirarsi, } Quindi gerrammo lo sguardo su quell’ am- masso di statue. che stanno intorno del tem» pio . Contemplammo con ammirazione tre sta- (a) Erod. lib. 2. cap. 1.46. Mem. dell’ Accad. delle belle let. tom. 18.pag. 17. tom. 23. storia pag. 22. (b) Cicerone della natura degli dei lib. 3. cap. zI.t0M. x. pag. s04. Orig. contro Celso ib: 3. #0M. 1. pag. 475. (c) Diodoro Siculo lib. 1. pag. 20. Memorie del! Accademia delle belle lettere tomo 36. pag. 292. ; \ (d) Diodoro Siculo lib. s. pag. 344: fo : Vriagcio D'ANAGARSI statue (colossali; opétà del celebre Mitone (4); collocate sopra una stessa base, rappresentano ‘ti Giove; Minerva ed Ercole *. Vedemino 1° Apolline di Teleglete e di Téòodoto; due ar- tefitì, che' avetido:attinti i principj dell'ar- te loro in Egitto, imparavano dai. loro - mà- estri @ ‘far sociétà per costruire na stessa opeta. Il ptimo dimorava a Samd'; Lr A oJlTah Gliovnia: HIT agio "ig } RA Ti, ILA s Ds Ego Pi Li ; SEDILI PM i Pao ai = ARR È A calle ira | msi hi ETISRAS LG DARA N DIN 7 . x A - MepacnaI ellratte dal Gabinetto dele. do I, OT dl Genie Ance, PIE 7 / Wigan . i Ù Ireadia. ZI Dro Lune afsiso sul monte olo d di cut dalle (age OAV, ua, Cop. DIC. na DIA 2/1ctsa del E E 2) > Dal Girbinelto Dt Linn VIA, 029: 1.255, î Statua di Giunone su è Scaglini 2) so da cut s'tnalza un Arci \Ax guus-C'alfus Cy 23007". NELÙLA GRETA, 13 tue di ferro:(4);, ‘e nuovi metodi iper formare i getticdi qualche came (0). La terra’ di Samo ‘non ‘solo’ tiene alcune proprietà ; di cui si’ fa uso.in medicina (2); ma essa cangiasi ‘inoltre sotto ile mani di pa .recchi artefici in vasi ‘ricercatissimi per ogni dove (4). : : Applicaronsi i' Samj molto di 76 Ù ran> (a) Pausania lib. 3. cap. 12. pag. 237. (5) Idem lib. 7.cap.14.pag:029. lib ro.cap.38Ì% pag. 390. Plinio lib. 35. cap. 1.2t0m.-2:pagi 710. (c) Ippocrate della natura moltiplice tomo 2. pag. 379. Plinio lib 35::cap. 16. pago 7a 7° (dl) Giccrone pro Mur. cap: 3 6-t0m.-5. pag: 2 3/3 Plinio “lib. 35. tom.*2. pag. VRESIETO } (e) Erodoto lib. 3. cap.. 26. * 6483000 lire di Venezia. x Tic 14 Viaacro D' ANACARSI tante ;l c- che. vin quei tempi a "stento sì sa- rebbe potuto radunare cin ‘buona parte. della Grecia. Ne fu. levata la decima ; destinata a consecrate un gran cratere di bronzo nel’ tem- pio di Giunone. Gli orli ne sono ornati di teste di gtiffoni. Esso poggia sopra cre statue colossali HicidocSWiare; e della proporzione di 7 cubiti d'altezza *. Anche questo giuppo è-di bronzo (a) " Samo non. cessò dopo idi aumentare il suo splendore, e d' esercitare la sua mazineria . Sovente mandò «fuori ‘dei suoi porti flotte formidabiH, e mantenne per qualche cempo la sua libertà contro gli sforzirdei Persiani , ce delle potenze della Grecia, aosioîe di (ag- giungetla ‘al loro dominio (6); ma più d'una yolta ancora si videro discordie civili. insor- gere nel suo! seno ; € terminare, dopo lunghe scosse nella tirannia! Ciò è quello che av- venne. ai :rempi di Policrate. * . Egli ricevette dalla matura grandi talenti, e da suo padre Eacete grandi ricchezze + Quest ultimo avea usurpato il, supremo po- fere :‘e suo: figlio si pose in acimo di fac : ne 1 ——————_————_1 * Dieci piedi incirca. i (a). Erodoto lib. (4. cap. 152. (b) Strabone libr 4. pag. 637. Plutarco apofeegmi laconici: tom. 2. pag. 232. È NILLA GRECIA. 15 ne altrettanto (4). Egli comunicò. il suo pen- siero a. due suoi'fratelli che credettero. di en- trare nel:complotto come suoi colleghi, e non vi entrarono,/se von come stromenti. Il giorno, in cui si celebra la festa. di .'Giuno- ne, i loro partigiani s'erano. collocati nei posti assegnati; alcuni piombarono sopia i Samj radunati intorno del tempio. clella. dea, e ne ttucidarono un gran, numero : altri s' impadronirono della’citradella;». e vi si man- tennero col favore d’alcune truppe spedite da Ligdami tiranno di Nasso (6). L'isola fu di- visa fra vi tre fratelli, e ben presto. cadde poco dopo. tutta intera selle. mani di Policra: te che condannò , uno di loro alla morte, | altro all’ esilio (e) . : ; ; Policrate dopo le sua elevazione si dires- se secondo i ‘principj usati dagli altri ri- ranni : impiegò per ritenere: «il: popolo. nella sommissione.,..ora la via delle feste Le. degli spettacoli (4), ora quella della violeriza e della: crudeltà (e); egli lo distraeva dal senti-. mento, delle sue calamità, conducendolo al ma- cello colla speranza di ‘brillanti conquiste ; ; Tata ed (a) Erodoto lib. 3. cap. 39. (b) Polien. stratagi lib. 1. cap. 23+ (c) Frod. ivi. vo (d) Areneo lib. ra. cap. 10. pag. 544. (e) Diod. Siculo lib.\ 1. pag. 85: N Ci VIAGGIO D' ANACARSI ed a quello: delle sue: forze assoggettandolo a penosi lavori (4a) 4; s'impadroni dictutte Je rendite dello stato (6); e talvolta ancora delle ricchezze de’ particolari: andava sempre guar- dato da satelliti. e da un corpo di truppe forestiere (c); sivreneva chiùso secondo il .bi- sogno ‘in .una’ forte cittadella; sapeva ingan-‘ nare. gli uomini, e farsi giuoco dei giuramen- ti, più sacri (4). In cal guisa la ‘storia del suo? regno si potrebbe intitolate l' artè di go- vernare all'uso dei tiranni. *Le sué ricchezze lo posero in grado di at- mare. cento: ‘galere che . gli. .assicurarono l impero del mare, e gli resero; soggette pa recchie isole vicine ed “alcune città . del. con- tinente (e). I suoi generali aveano - un ordi- > , sE ì ne (a) Aristotele» della:repubblica lib. s. cap. 11. t0- mo. x Pag: 407. * > Aristot. “dice che nes. governi disporici si fa la- vorare il popolo in opere. pubbliche per ‘ritenerlo: nella suggezione. Fra gli al tri. esempj cita quello di Policrate «e - quello dei re:\d' Egitto che fecero costréiz ‘re le piramidi. ( della Repub. lib. 5. cap. 11. fog. 2. pag. 407.) {b) Erod. lib 3i capi 142. (c) Idem ivi cap. 39. cc. (d) Plutarco ini Lis tom. 1. peg. -437: (e) Ered. lib. 30‘cap:r39. e 122. 00, E) ‘ NELLA GRECIA: 17 ne segreto. di recargli le spoglie noa solo dex suoi nemici, ma pur anche de’suoi glleati; ì quali le dimandavano poscia, e le riceve- vano da lui come un pegno della sua tene- rezza € della sua generosità (4). In tempo di pace gli abitanti dell’ isola ed i prigionieri di guerra ‘uniti. o separata- mente aggiungevano nuovi lavori alle for- tificazioni della capitale: scavavano fosse in- torno delle mura, alzavano nell’iaterno quei monumenti che decorano Samo, e che furo- no eseguiti ‘sul disegno d*artefici a grandi spese chiamati da Policrate ne’ proprj sta- ti (6). Ma Attento ugualmente a favorir. le lettere radunò intorno della sua persona quelli. che le coltivavano ) e ‘nella sua biblioteca le pro duzioni più belle dello spitito. umano (c). Allora si vide un contrasto osservabile tra la filosofia e la poesia. Mentre Pitagora incapace di sostenere l'aspetto d'un despota barbaro fuggiva lungi dalla sua patria op- pressa (4): Anacreonte recava a Samo le gra- (a) Erodoto lib. 3. cap. 39. Polien. stratag. lib. 1. cap. 23. (b) Ateneo lib. 12. cap. 10. pag. 45. (c) Idem lib, 1. pag. 3. i: (d) ‘Aristos. presso Porfir. della vita di Pitagora ” Tomo XL __ B pag. DS VIAGGIO D' ANACARSI prazie ed i piaceri. Egli ottenne senza fatica l'amicizia di Policrate (4) e lo celebrò . sul. la sua lira :(£) con lo stesso entusiasmo‘ ca- «me se avesse cantato. il più virtuoso , fra i Principi. Policrate volendo moltiplicare ne’ suoi sta- ti le più belle razze d’animali domestici, fe- ce. venire caoi d’Epiro e di Lacedemone ; porci di Sicilia, capre di Sciroi e. di Nasso, pecore di Mileto e d' Atene (c); ma sicca. me egli non faceva del bene che per osten- tazione , così. venne ad introdurre. nel tempo stesso fra.i suoi sudditi il lusso ed i vizj degli Asiatici. Egli sapeva che a Sardì ca- .pitale della Lidia , alcune fammine di bel- lezza distinta e ‘radunate in un solo luogo erano destinate a ‘raffinare le delizie della ‘tavola ei diversi generi di voluttà (4). Sar mo vide formarsi entro. le sue mura un si mile stabilimento , ed i fori di questa città divennero celebri al “pari di quelli di Li SE dia; pag. 13. Giamblico della vita di Pitagora cap. 2. pag. S. cap. 15. pag. 73- (a) Erodoto lib. 3. cap. 121. Eliano var. storia cli. 9. cap. 4. lib. 12. capi 25. i (b) Strab. lib. 14. pag. 638. : (c) Cleît.. ed Ales. presso Ateneo lib. 12. cap. 10. pag. 50. (d) «drenuo: lib, 13 cop. 12. peg. 545 NELLA GRECIA. DI) dia; poichè tal’ era il nome che si dava 4 quelle società ; dove la gioventà dell'uno è dell’ altro sesso» dando 6 ricevendo lezioni d' intemperanza ; passavano i giorni e le notti in feste, in giuochi, e' nel bordello (#). La corruzione si estese fra tutti i cittadini e «di- venne funesta ai loro discendenti. Si disse an cora che le scoperre delle Samie passarono in- sensibilmente alle altre. Greché, e. recarono dappertutto il germe della corruzione nella purità dei costumi (b). Nondimeno parecchi abitanti dell’isola a-' vendo motmorato contto quelle pericolose in- novazioni, Policrate li fece imbarcare. sopra una flotta che doveva unirsi alle truppe 3 cui Cambise re della Persia conduceva. con- tro l'Egitto. Egli nutciva la lusinga che pe- rirebbero nelle battaglie o almeno che .Gam- bise li tratcerrebbe per sempre nella sua at mata. Questi però' informati de’ suoi dise- gni fecero animo di prevenirlo, \e di liberare la patria loro da una schiavità vergognosa‘. In vece di andare in Egitto ritornarono 2 Samo.: ma furono rispinti. Qualche tempo do» (a) Erasmo proverb. in flor. Sam. chil. 2., cent. 9. pag. 553. Ù È (b) Duride, Asio, ed Eraclito presso Ateneolib. 12. cap. 4. pag. 525. Clear, presso lo stesso lib. 12. cap. 10. pag.:540. Casaubono ivù. : Bz 20 Viaggio D' ANACARST Ì dopo ricomparvero colle rruppe di Lacedemo» ne e di Corinto, c questo tentativo! non eb be miglior esito del’ primo {a). i Policrate per quanto , parea più non ave- va che.desiderare. Tutti gli anni del suo re- gno e quasi rutte le sue intraprese erano sta- re coronate dall'esito (6). I suoi popoli si avvezzavano al giogo: ‘si credeano felici per le vittorie del loro principe, pel suo fasto, e pe superbi edifizj per sua cura innalzati a loro. spese. Tanta immagine di grandezza gli teneva devoti al loro sovrano, , facevano lo- ro obbliate l* assassinio del fratello di lui, il vizio della sua usurpazione , le sue crudel. tà Di i suoi spergiuri.. Egli stesso non sì ri- cordava più dei saggi consigli d' Amasi re d' Egitto, cal quale un tempo fu unito coi vin- coli d' ospitalità . Le vostre prosperità mi fanno paura, scriveva Amasi un giorno a Po- licrate. Io bramo a quelli che amo, un mi- sto di beni e di mali, perciocchè una divi. nità gelosa non soffre che un mortale go» da d'una felicità inalterabile. Procurate di avere. qualche travaglio >» per opporlo ai fa- vori ostinati della forma ,,. Policrate posto in apprensione per questi riflessi, prese la risoluzione di assicurarsi della sua felicità con % x un (a) SONO 3. caf. 44. cc. (b) Valerio Massimo lib. 6. cap. 9. estern, 1. S- NELLA GRECIA: z1 run sactifizio che ‘gli costasse qualche momen= to di rammarico. Egli pbrtava .in dito uno smeraldo legato in oro; sul quale Teodoro, di.. cui ho già fatto menzione , aveva tap- presentato non so qual soggetto *: opera tanto più preziosa , quanto. che l’arte. di scolpire sulle pietre. preziose , era tuttavia bambina fra i Greci, Egli s'imbascò. sopra una galera, s' allontanò dalle coste, gettò. I° anello in mare, e alcuni giorni dopo lo tor- fiò a ricevere dalle. mani d’un suo ufficiale che l'aveva trovato nel ventre d'un pesce; s' affrettò di darne notizia ad Amas che da quel punto ruppe. ogni corrispondenza con lui (4). ; I timori d' Amasi alla fine vennero a realizzarsi.. Mentre Policrate © meditava di conquistare 1’ Jonia e l’ isole del mar. Egeo: , il Satrapa d’ una provintia vicino aisuoi stati e soggetta al re di Persia, giunse a farlo venire nel suo governo; e dopo averlo fatto spirare fra tormenti otribili (8), ordi- x x nò ti * Vedete la nota in fine del volume. (a) Erodoto lib. 3. cap. q0. ecvStrabonelib. 14. pag. 637. Plinio lib. 33. cap 1.tomo x». pag. 605. lib. 37. cap. x. pag. 764. Pausania lib. 8. cap. - 14. pag. 029. (b) Idem ivi cap. 125. Strabone. lib. 14. pag. Bo 3 33 22 Viaggio D'ANACARSI ' nò che il suo corpo fosse alzato: in croce‘ ' sul monte Micalo dirimpetto a Samo *. Dopo, la sua morte-gli abitanti dell’ isola. provarono successivamente ogni specie di .ti. rannia, quella d’un solo, quella dei ricchi, quella del popolo, quella dei Petsiani , quel. Ja delle potenze della Grecia. Le' guerre di Lacedemone e di Atene - facevano ‘a vicenda ‘che prevalesse fra loro l’oligarchia e la de- mocrazia (a). Ogni rivoluzione dava campo, alla vendetta d’un partito e preparava quel- la d'un altro. Essi mostrarono il più gran valore in quel famoso assedio che. sostennero “per nove mesi contro le forze d'Atene. riu- nite sotto Pericle. La loto resistenza fu osti- nata, le loro perdite quasi irreparabili © ac- consentirono a demolire le mura, a conse. gnare i loro: vascelli ;.a dar ostaggi, (a rim- borsare le spese della guerra (#). Gli asse- dlianti e gli; assediati segunalarono egualmen- «te la loro' crudeltà sopra i prigionieri che : \ cade- ‘638. Cicerone dei fini lib. s. cap. 30, tom. 2. pag. :230. Valerio Massimo lib. 6. cap. 9. e- terni 0. s. ® -Policrate morà Verso l’anno sz2 prima di I (GIR: {a) Tucidide lib. 8. capi 73. (b) Idem lib. 1. cap. 117, Diodoro Siculo lib. 12, dj pag. 89. i » NELLA Grecia. 3 cadevano tra le lor mani. I Samj impronta» vano! loto sul‘ fronte una civetta, gli Ateniesi una prua di vascello (#) i Poscia col tempo risorsero e cadere nelle mani de' Lacedemoni; che bandi. rono i pattigiani della democrazia (0). Final mente gli Acéniesi padroni dell'.isola; la di- visero anni song-in 2000 potzioni assegnate a sorte ad altrettanti coloni incaricati. di col- tivatle. (e). Neocle era fra questi: egli vi giunse con Cherestrata sua moglie (d) .. Ben- chè non: avesse che una fortuna mediocre, ci obbligarono d’accettare un alloggio in casa loro : Le attenzioni di ambidue e quelle degli abitati proluugatono la. nostra dimora tornarono a a Samo. Ota/ passavamo lo stretto di. mare che separa l'isola dalle Spiagge Asiatiche, e ci divertivamo con la caccia sul monte. Mi ca: (a) Plutarco în Pericle tom. 1. pag. 106. * Le monete» d' Atene rappresentavano ordi» nariamente una civetta: quelle dei Sa- mj una prua di vascello, (b) Idem in. Lis. tom. 1: pag. 440. (c) Serabone lib. 14. pag. 638. Diodoro Siculo lib 18. pag. 493. Corsini fasti Attit, tom. 4. pag. 26. i (d): Diogene Laerzio lib. 10. SI. nea 4 Viaocio D'ANACARSI calo (4), ora gustavamo quello della pesca a piedi di questa montagna verso. il luogo doye i Greci riportarono sulla .flotta.e..su i mari dì Serse quella. famosa vittoria che &- ‘mì d' assicurate il riposo della Grecia *, Noi avevamo cura. d' accendere di notte molte torcie e moltiplicare i fuochi (0). A. questo chiarore ripredatto dalle acque, .i pesci s' avvicinavano ai battelli e cadevano nelle no- “stre reti, o cedevano alle nostre armi. Frat- _ tanto Stratonico- cantava la battaglia di Mi- cale;_e ci accompagnava colla cetra; ma ve- niva continuamente. interrotto. I nostri bar- cajuoli volevano assolutamente .;raccontarci le circostanze di. quella battaglia. Parlavano es- si tutti in una volta, e quantunque fosse im- possibile in. mezzo. alle tenebre di discer- nere gli oggetti, si studiavano: di. mostrarce- li, e dirigevano le nostre mani e i no- stri sguardi verso differenti. punti dell’ oriz- zonte . Qui stava la flotta dei Greci: là quella dei Persiani:., I primi venivano. da Sa- mo; si avvicinano, ed ecco che le galere dei Fenicj si volgono in fuga , e quelle dei Per- siani si salvano sotto questo promontorio ; ver- (a) Strabone ivi pag. 636. * L' Anno 479 prima di G. C. (b) Platone sof: tom, 1. pag. 220. \ e I NELLA, GREOIA, 25 .verso quel ‘tempio di Gerere che avete di. rimpetto, (4). 1 Greci scesero sulla spiaggia : restano sorpresi ‘nel trovarvi l’armata innue merabile dei Persiani e dei loro alleati. .Uno nominato Tigrane ne aveva il comando (6) : egli disatmò un corpo cdi Samj che ave- va seco (e); perchè gli facevano paura, Gli Ateniesi, assaltarono da questa parte s i La cedemoni . da. quell” altra. (4) :.il campo fu preso ; la maggior parte de’ barbari se ne fuggì . Furono abbruciati i loro vascelli: quaranta mila soldati furono scannati, e Ti- grane insieme cogli altri (e). 1 Samj avea- no impegnato i Greci ad inseguire la flotta Persiana (f): i Samj in tempo della battaglia impadronitisi dell’armi piombarono sopra i Persiani (g). Ed i Greci furono debitori ai Samj della più bella vittoria che avessero riportato contro. i Persiani . Facendo. questo ra: Ù (a) Erodoto lib. o. cap. 97. (b) Idem ivi cap. 96. Diodoro Siculo lib 11, pa- sma 27. (c) Erodoto ivi cap. 99. (d) Idem ivi cap. 102. (e) Idem. ivi. : (f) 2dem. ivi. cap. 90. Diodoro Siculo lib. rx. , | pag. 18. g) Erodoto, ivi. pag. 103. né Vixcéro: D' ANACARSI racconto , ì barcajuoli saltavano' e’ setravano in aria le»loro betrrette Mendes grida di gioja. di ) La. pesca sic :fa ‘in vatie maniere. Alcuni prendono il pesce a danza: così vien (detto quel bastone ‘6 canna, da cui pende un filo di crine, al quale sta attatcato ‘un amo di ferro che tiene l'esca (e). Altri li colpisco- no destramente con dardi. a due “o ‘tre pun te, nominati rampiconi ,o-tridenti: altri fi- nalmente li circondano con diverse specie di reti (9), alcune delle quali sono guernite di pezzi di piombo che le tengono ‘a fondo, e di pezzi di sughero che. le. tengono ‘ sospese » in alto (c). La pesca del tonno ‘ci diede un ‘bel’ di- vertimento . Era stata tesa lungo la spiaggia per buon ‘tratto di mare una lunga rete.i Noi vi andammo allo spuntar del giorno. Regnava una calma profonda in tutta le natura. Uno de’ pescatori in aguato sopra uno scoglio vi- cino (4), teneva gli occhi fissi sull’ onde î qua- (a) Platone sof. tomo 1. pag. 220. Teocr. idil. ZI. Vers. 11. Polline. lib. 1.cap. 9. $. 97- (b) Plarone ivi. Oppiano della pesca libro 3. Vers. 72. $ : (c) Pindaro Pit. 2. ‘vers. 140. (d) Aristofane nei cav. versi 313. Scoliaste ivi, (NELLA GRECIA. 1.47 ‘quasi trasparenti. Egli scoperse una tribù di tonni che se ne veniva tranquillamente ‘lun- go le sinuosità della spiaggia ed entrava nel- la.rete per un pertugio lasciatovi a bella po- sta. Tosto i suoi compagni avvertiti, si dis visero. in due drapelli; \e mentre una parte tirava la rete, l’altra batteva l’acqua ‘a col- pi di remi, per impedire ai - prigionieri di scappare. Questi erano: molto numerosi, ed alcuni d'una grossezza straordinaria; uno fra gli altri pesava 15 talenti (a) Xi Al ritorno d'un picciolo viaggio ‘che fat- to avevamo sulla costa dell' Asia, trovammo Neocle occupato nei preparativi. d' una fe- sta. Cherestrata sua moglie avea partori- ro: alcuni giorni prima : egli avea impo- sto il nome a suo figlio; e lo aveva chia- \mato Epicuro **.. \In queste occasioni i Gre- (a) Archestr, presso Ateneo lib. 7. pag.-301. A- ristotele ‘storia degli animali lib. 3. cup. 30. tom. 1. pag. 9.21. Plinio lib. g.:tom, 1. pag. 505. * Peso di 772. libbre in circa. ** Questi è il celebre Epicuro mato sotto l Arconte Sosigene ( Diogene Laerzio lib. 10. $. 14. il terzo anno della 109 0- limpiade, ai 7. di 'gamelione, vale a «dire agli 11 gennajo dell anno 341 pri- ma 28° © Viaccio D' ANACARSI Greci hanno per costume d' invitare i lore amici a cena, L'assemblea fu numerosa e scel- ta. Io.fui collocatò in capo di; tavola fra un Ateniese che parlava moltissimo» ed un cit- tadino di Samo che taceva sempte.. Fra gli altri convitati la conversazione fu strepitosissima ; dalla nostra parte. prima - va- ga © senza oggetto ;, poscia più sostenuta e più seria. Si parlò, non so per qualocezsio. ne, del mondo e della società, Dopo alcu. ne cose comuni fu interrogato il Samio , che rispose: Io. mi contenterò di riferire l'o- pinione di Pitagora: egli paragonava la scena del mondo a quella CO giuochi: Olimpici , dove chi va per SSR RE chi per commer- ciare, chi soltanto per vedere (4). Così gli sambiziosi e .i conquistatori sono gli atleti del- la scena del snondo: la maggior parte degli uomini cambiano il lor':tempo e le loro Di tiche contro i beni della fortuna: i “saggi » tranquilli spettatori, esaminano tutto e resta- ‘no in silenzio. 4 A queste parole io lo: considerai più at ten- ma, di G. C. Menandro nacque lo stesso anno, (2) Cicerone quest. tusculan. lib. s. cap. 3. tom. 2, pag. 362. Diogene Laerzio lib. 8.$. 8. Jamblico vita di "Pitag. cap. 12. pag. 44 x NELLA GRECIA.’ 219 tentamente. Egli aveva il fronte sereno ed.il contegno grave. Egli era vestito d'un abito lungo, la cui bianchezza andava. del pari coll’eleganza (@). Gli presentai successivamen- te vino, pesce, un pezzo di bue (5), un piatto di faye. Egli ricusò ogni cosa: non beveva che acqua, e non mangiava altro. ch’ erbaggi. i ; $ L'Ateniese mi disse «all'orecchio: Costui é sun rigido Pitagorico , e tosto alzando la vo- ce: Noi abbiam torto, egli ‘disse mangian:, do del pesce; perciocchè in origine. noi abi- tavamo com' essi nel seno dei mari: sì , i no- stri primi padri» sono stati i pesci, non, è da dubitarne; il filosofo Anasimandro 1’ ha detto (5). Il dogma della metempsicosi rai dà scrupoli sull'uso d:lla. carne. Mangiando del bue ; forse .io diverrei antropofago . Quanto alle fave, iquesta è la sostanza. che partecipa di più colla materia animata, ‘di cui l'anime nostre son particelle (4). Pren- dete fiori di questa pianta quando comincia l ; Ta (a) Aristotele presso Diogene Laerzio libro 8. $. 19. (b). Aristosseno presso il medesimo ivi. S$. 29. (c) Plutarco simpos. lib. 8. quest. 8. tomo 2. pa- gina 730, , (d) Diogene Laerzio lib, 8, $..24.. 30 Vracuro D° ANACARSI no a divenire nericci, ‘qmetteteli in un vaso che seppellirete sotto. terra; novanta giorni ‘dopo levate il coperchio , e vi troverete nel fondo del vaso una testa. di fanciullo (4): Pi- tagora ne fece l'esperienza . 3 Allora scoppiarono le risa a spese del mio vicino che continuava a tacere. Vi serrano i ‘panni addosso, io gli dissi: Me ne accorgo benissimo , ei mi rispose, ma non per questo risponderò ;. mi farei.torto se cercassi di fat- mi ragione in questo momento: tispingere se- riamente le ridicolaggini, egli è un rendersi effettivamente ridicolo. Ma io non mi fo';al- cun torto presso di voi. Istruito da Neocle dei motivi, per cui intrapreso. avete sì lun- ghi «viag ggi; so che amate la verità s ed io non ricuserò .di' dirvela. Accettai le sue of- ferte, e noi ebbimo dopo la cena la seguente’ conversazione , CA- (a) Porfirio vita di Pitagora pag. 43. CS EA CAPITOLO LXXY. Conversazione d' Anacarsi e d' un Samio su la dottrina di Pitagora. L Samio. Voi mon crederete certamente che Pitagora abbia asserito:tutti, gli assurdi che gli vengono attribuiti, Anacarsi, Di fatti questa è una cosa che mi sorprendeva. Da un canto: io vedeva quest! domo straordinario arricchire la. sua nazione coi lumi degli altri popali , fare in geome- tria scoperte che non appartengono che al ge- nio, e fondare quella scuola che ha prodot- to ranti grand uomini. Da un altro canto, ig vedeva i suoi discepoli sovente posti in ridi- colo ‘sul teatro , assoggettarsi con ostinazione a pratiche inecte, e giustificare con ragioni puetili,, ovvero con allegorie . sforzate . Ho letto gli autori, ho interrogato. i Pitagoricì : non 15 inteso che un linguag gio, enigmatico e misterioso. Ho consultato abtri filosofi, € Pitagora non mi parve che un capo d' entu- siasti, che prescrive dogmi incomprensibili e regole impraticabili . N Samio. Il ritratto nom è lusinghiero . Anacarsi . Ascoltate fino alla fine il rae- conto delle mie prevenzioni, Essendo a Men- fi, io riconobbi ta sorgente dove il. vos stro 32 Viraoro D' ANACaRSI ‘stro. fondatore attinte avea le leggi pericolo< se che vi ha. lasciate: esse sono le stesse di quelle dei sacerdoti Egizj (4). Pitagora le adottò senza ‘accorgersi (5) che il regime die. terico deve variare secondo. ile. ‘differenze dei climi e delle religioni. Citiamo un esempio? » Que' sacerdoti hanno talmente le fave in or- {Ore , che non se ne semina un grano in rut- to l'Egitto, che se a caso ‘avvenisse che qual- ‘che pianta ne pullulasse; sfuggono ‘di vederla come cosa impura; (ce). Se questo legume è nocivo. in Egitto, i Sacerdoti hanno ragione d' ‘averlo proscritto , ma Pitagora non doveva imitarli: egli il doveva meno ancora,‘ se la proibizione era fondata su - qualche vana. su perstizione , Nondimeno egli ve l’ ha trasmes> sa, e giammai, essa. non produsse. ne’ luoghi della sua origine una scena tanto crudele, quanto, quella che avvenne Ai giorni nostri. Dionigi re di Siracusa voleva penetrare i vostri misterj. I Pitagorici. perseguitati nei suoi stati si. nascondevano con ‘tutta premu- sa. Egli comandò»che gliene fossero ‘condotti alcuni dall'Italia. Un distaccamento di sol» È da- (a) Gherem. presso Porfirio dell' astinenz. libro +. pag. 318. (b) Ricerche filosofiche sopra gli ‘Egizj tom. 1. pagina 103. {c) Erodoto lib. 2. cap. 37. î Nerra Greerd, |‘ 3: dati né scoprì dieci che: andavano traoquil- lamente: da: Taranto a Metaponto. Diede lo- to la caccia.come. a “ bestie’ selvatiche. ' Essi si posero (a fuggire; ‘ma all'aspetto d'un cam- ‘po di fave ‘che trovarono: sulla strada si fer- ‘marono ) ‘si posero in ‘atto ‘di difesa e si -la- sciaronio scannare piuttosto, che imbrattare‘ le anime loro col contatto di quel legume. odio. so (a). Alcuni, momenti dopo l’ uffiziale che guidava il distaccamento , ne - sorprese due che non ‘avevano potuto: tener dietro agli altri. Questi erano Millia di @rotone, e sua moglie. Timica nata. in Lacedemone, molto avanzata nella ‘gravidanza. Essi ‘furono con- dotti a Siracusa. Dionisio ‘.volea sapere per qual ragione i loro compagni . avevano prefe- rito di perder la vita: piuttosto ‘che attraver- sare un «campo «di fave: ma nè le sue pro. messe, né le sue minaccie puotero giammai indurli a spiegarsi ;. e_Timica si recise la lin- gua coi denti, per paura di non poter reg- gere ai tormenti che le ‘venivano. minacciati . Ecco al certo un effetto. dei. pregiudicj del fanatismo e delle leggi insensate; che lo fa- voriscono . A Il Samio. Coimpiango. assai. ili destino di vu ques - (a). Ippob. e Neant. appresso Jamblico vita © di Pitagora cap. 31. pag. (158. Tomo XI. c 3 Viaagio. DÈ ANACARSI ‘ quegli sventurati. IJ lore zelo. poco. illumi- nato certamente, cinasprito dai rigori che da qualche .tempo. venivano esercitati. contro di Jore giudicarono ‘dell'importanza . delle loto opinioni da quella che si usava! per iscoprirle. Anacarii. Siete dunque di parere:che, avieb- bero potuto senza delitto violare il precetto di Pitagora? ; Sta IL Samio. Pitagora niente: © quasi niente ha scritto (4)« Le opere attribuite a lui so- no. tette o quasi tutte. de’ suoi discepoli (6). Essi. furono. che aggiunsero alla sua istituzio- «ne parecchie nuove pratiche. Voi sentite a di- re, e lo‘sentitete ancora; in seguito, .che Pita- | agora attaccava un metito' ‘infinito all’astinenza delle fave (e). E° certa nondimeno che face- va un grand’ uso. dì: questo! legume ne’ suoi “ pasti, . come in mia gioventù ho sentito a di- fa) Plutarco della. fartea. d' Alessand. tom. 2. pag. 313. Porf. vita di Pitag. pag. 52. Lu- ciano pro laps S.-5. tom. 1. p.729. Diog. Leerzio lib..8. $. 6. ‘'(b) Diog. Laerzio lib.8. S.57. (c) ddemm'ivi S. 24. Jambli. vit. di Pitagi 024. "i p. 92: Porf vita dî Pitag. p. 44. Lucia- no autorî delle vite S. 0. t.1. PAE 545» ibi. n iZdera vera storia bl 2. 624. h. 2. pog ri: Plinio: las. cora, t.3. piss. | Li x / NELLA GANCIO. © E dire da Zenofilo e. da parecchi vecchioni qua: si contemporanei di Pitagora (4). Anacarsi. Come dunque sono state pioibi: te dappoi? dpr Il Samio. Pitagorà he petmetteva l'uso : ‘perchè le credeva salutari: i siol discepoli lè bandirono.; perchè producevano flati ed: altel effetti nocivi alli salite (6). 1 Toto avvisi: conformi a quelli della maggior paîte dei più graa medici lanno prevalso (c). ; Anacàrsi. Questa pfoibizione non & durique secondo voi che una ‘semplice. tegola civilé; . dd' un consiglio. Per alttò he. ho , sefitito a parlare da ‘divetsi Pitagorici; come d’ una leg. ge sacra e. che appattiete tanto ai mister) della natura, quafito a quelli della religione ; non meno che ai principj d’ utta sana polis tica (4). si ARES]: Samio . Presso di noi, come pi iù i tut» (a) ‘Aristosseno presso Aulo Gellio libro 4. cas po 11 ‘ (o) Clét, ‘“Alestand. stro. Li. b. 58. ‘Andhi 106 presso Fociò pag. 1316: Gicerome dell& divinazione Lr. c. 300 f. $. p. 35. È (€) Ippoc. della dieta L' 2. so 13. ford. 1. pagò na 218, (d) -Ariscotele presso Diog. 215A) L. 8, $.34 f Jamblico vita dî Pitad. tap. 24. par. ELLI Porfirio vita di Pirkg. ui #3. Giro 36 Viaggio D'ANACARSI “gutte del società religiose, de. leggi ‘civili df. ‘vengono leggi sacre. Il carattere. di santità che. acquistano, ne facilita l'esecuzione. Bi- sogua essere astuti per vincere la negligenza , degli ‘uomini, ed insieme. e loro passioni» Le regole relative ‘all’astinenza sono ; violate ogni giorno, quando altro non hanno, che il meri» to di mantenere da sanità. Uno che per: con- servarla non farebbe il, sagrificio ‘d'un minimo suo piacere, si riduce ad esporre ‘mille volte la. sua. vita per maotenere ‘que'riti ch'egli ri.‘ l spetta; senza conoscerne : l'oggetto . — Anacarsi, Dunque.:in «questa maniera quel- le. abluzioni, quelle privazioni, e que' digiu- pi che i sacerdoti d'Egitto. osservano > tanto scrupolosamente ,: e che sono, tanto. :inculcate nei misterj della Grecia, non erano.in ori gine che prescrizioni mediche e lezioni di sobrietà ? : i i Il Samio. ‘Così la penso; e di fatti nessu- no, ignora che i sacerdoti. d’ Egitto., coltivan- do la più salutare fra le medicine ,. quella che. versa principalmente, sulla. cura di preve- ire "le malattie, piuttostoché applicarsi a gua- rirle, sono, pervenuti in ogni tempo a;\procu- crarsi una vita lunga, e tranquilla (4). Pitago- ra - > è (a), ‘Isocri in Busirid. tom. 2. p. 163. Diogene "Laerzio lib. 3. $.7. l NÉLLÀ GRECIA. 34 ra. l'apprese nelle loro‘ scuole. e° la trasmisè a suoi discepoli (a) onde fu annoverato ben a ragione fra i più abili medici della’ ‘Gre- cia (6). Volendo egli spignere le anime. alla > perfezione, faceva d' uopo staccarle da que’ degami mortali che le tengono incatenate, e che alle medesime comunicano le oro brutcu- fes per conseguenza egli bandi i cibi e le vivande che cagionandò ‘turbamento ‘nel’ cor- po , oscurano lo spirito ‘e lo rendono più pe» sante (c), «Anacarsi. Egli era dunque d'avviso che «uso del vino. della catne e del pesce produ. cesse tanti ‘funesti effetti? Questa fu dunque la ragione di vietarvelo severamente (4)? Il Samio. Questo è un errore. Egli con- dannava l'eccesso del vino (e). Consigliava d' astenersene (f); .e permetteva ai suòi di scepoli di berne a cena. in. poca quantità (g). i Tal. ' (a) Jamblico vita di Pitag. 6.29. p.139. cap. 3%4. p. 196. c. 35. p. 213. Ob) Cornet Cels. delle cose med. lib. 1. pref: {c):Jamblico cap.16. pag. ss. (d) Azezco L 7. c. 15. p. 308. Jambl. cap. 30. pag. 156. Diog. Laerz. li 8. $.13- (e) Diog. Laerzio lib.8 $.9. (f) ‘Clem.: Ales. ped. lib. 2. fag. 170 (g) Jamblice cap. 21. pag: 83. CIS 3% Vrasgio D'ANACARSI ‘Falvolta faceva loto recare in tavolauna por» - zione degli animali offerti in sagrificio, ‘trat: ‘ rone il bue ed, il montone (4) ., Egli stesso, non ricusava di assaggiarne, (6) » quantunque sì contentasse d' ordinario di un poco di me:. le e di qualche legume, (e). Egli proibiva - getti pesci per sagioni che non, giova di rifer zire. (4): per altro egli preferiva il regime di vegetabili a tutti gli altri, e Ja proibizione ‘ assoluta di mangiar. carne non riguardava se non que’ suoi discepoli che aspiravano ad una più grande perfezione (e). Anacarsi. Ma la pasmissione ch' egli con- gede agli altri, come sì può, conkiliare col si- ) Famblico cap.21. p. 83. Aristos. presso Dio- } gene Laorzjo l, 8. $. 20. i (b) Porfirio vita di Pitag. pag. 37. Aristosseno, presso Ateneo Ll. 10, pf. 418. e presso An- ho. Gellio lib, 4. c.1ù. Aless. presso Aulo, Gellio ivi, È (c) po 28. p. 118., e 120; Porfirio vita di Pitagora pag. 25. ©» (b) Eliano varia istoria lib. 4. capo:r7. (c) Jamblico \cap.:2.8. pagi 124% Porfirio vita! di Pitagora pag. 31. (d) Idem ivi cap 13. PAS 46. (e) Porfirio vita di Pitagora pag. 34. Clemente | Alessagdrino, strora. lib, 1. pag. 399: Jamr. bli- > 146 ViAGuio DIANACARSI ver ticevuti i. suoi dogmi dalla. sacerdotessa di Delfo (4). ì 0 U, samîo.. E' vero ch'egli | credeva nella \dlivinazione., e. quest’ etrore. ( se pure è tale ) . lo: teneva in comune con tutti i sapienti del suo ‘tempo ‘e con' Socrate medesimo (6). Egli diceva. che la sua dottrina emanava dall’ ora- colo\d’ Apolline. Sè questo! è delitto, biso- gua actusar, d'impostura anche Minosse., Li- qurgo , e quasi ‘tutzi i' legislatori», ii quali per. dare più autorità (alle lor leggi; hanno finto; che. gli dei. stessi le avessero ‘lorò det- vare (c) Anacarsz. Permettetemi d' ifisistete; non è cosa ‘molto agevole il \rinunziare ad antichi pregiùdizj. Perchè mai la. sua - filosofia sta circondata. da quel triplice recinto: ‘di itene- bre ? come può avvenire che un uomo che ha tanta ‘modestia; da preferite. al i der- tim. 2. pag. 36. Valer. Massim. libro 8. capo 7. esterni ti. 2.° (a) Cicerone dei fini È su. capo. tom. 2. pag. 3 200, Aulo Gellio lib. 20. capo 5. Clem.! Alessandrino lib. s. p.080. i 48 Viagsio D° ANACARSI dermi sopra un moggio,,. ovvero di nonvate tizzare il fuoco con.una spada. (a); è cosa evidente che voi ‘aggiugnete alla difficoltà di potre in pratica .le vostre lezioni , da fatica ‘d' intenderle i(b).. Il Samio. E questa fatica per l'appunto è quella che le scolpisce nello spirito. Si con- serva coh maggior diligenza quello che ha co- stato, molto. per acquistarlo , 1 simboli ipicca» no la curiosità, danno un'aria di novità al- ile massime .invecchiate : e siccome si presen- tano più di frequente ai bostri sensi di quel- Io: che gli..altri segni de’ nostri $ensieri,, dan- no maggior peso: alle leggiche rappresentano, lo tal ‘guisa il militare non può star. assiso vicing al suo fuoco, ed -il. lavoratore mirare il.suo moggio senza ricordarsi: della ‘proibi> zione e del precetto. Anacarsi i; Voi altri amate in sì fatta guisa ‘il mistero, che uno de* primi. discepo- li di Pitagora incorse l' indignazione degli al- tri. (a) Plutarco. in Numa tom, 1. pag. 69. ‘Idem dell’edurazione de’ figlinoli tom. 2. dp. 12. Porfirio vita di. Pitagora p. 41. Jamblico cap. 22. dAg. 84 Diogene Laerzio lin. 8. .$. 18. Demetrio Bizantino presso Ateneo lib. 10, ‘cap. 19. DAL. 45% {b) ‘ambo de 34. pag.i98. Ale rLA È REGA: 9 tri, per aver: pubblicata. la. soluzione d'un problema di.geometria (#);siva! a ge neralmente persuasi: che! ta iscienza; come | pu- re il pudore.» debba. coprirsia d' uni velo «che dà maggior pregio j at:itesori che nasconde, più. autorità. a quegli: chei: loi »passede.i» Pira- gora approfitto: senza dubbio. di questo pre- giudizio; e confesserò Sn oltre; se yolete che \ad imitazione. di alcuni! legislatori im- piegò. le pie frodi per. accreditarsi: presso: la moltitudine (6); \imperciocchè io. non! mi fi- do. del ‘pari, nè degli elogj. caricati che. gli sì fanno:;. né delle accuse odiose che»-lo-han- no. denigrato, Quello che gli dì una. [vera . . DI, » o x gloria (c); isi è ch egli concepi un gran pro- t Il:Samio.In quel: rempow tatti erano getto 5 quello d'una congregazione si che 0- gnor sussistente; €; sempre depositaria| delle scienze e. della morale, divenisse l'organo. della verità e della virtù., quando gli uomi- nì. fossero, in, grado d' intender l’ una ‘e di praticar l’altra. i ua Un .gran numero d' allievi abbracciarono il suo» istituto (4). Egli radunolli.in cun va» ‘ stis- (a) Jamblico vita: di.Ditagora caps 34. pag. 198. (b) Ermippo presso Diogene LInerziolib. 8, S. 41, (c) Platone della repubblica l.\r0.t. 2.p. 600, (d) Diogene Lazio lib. 8. $.15.Jamblico cap.'6.. pag. 22.‘ Tomo XI, D 2S x so Viagoro! D'ANACARSI .stissimo edifizio, dove vivevano:»in comune a), e distribuiti ia varie classi . ‘Alcuni Passavano la lorovwita nella meditazione sulle Cose celesti: altri scoltivavano: le scienze . e- ‘Spezialmente: la geometria: e. l'astronomia:(0)= «altri finalmente ;>nominari economi ‘0 politi ci, erane: incaricati*‘del «mantenimento + della. «casa e degli. affari spettanti alla medesi- mare) 0 pis ) i ::Non' era facile di venire’ ammesso #l nue mero: del novizj. Pitagora esaminava l'indo- le del candidato ; le ‘sue ‘inclinazioni’, la sua ‘condotta’ »eii suo discorsi; it suo! silenzio, l'iimpressioni: che sgliv'oggetti facevano sopra di lui; da Îmaniera: con ‘cui: avea trattati ci suei genitori ied i suoi: amici. ‘Dal momen- to ‘ch’ era accettato; egli depositava: tutti i ‘soi beni in ‘mano degli economi. (4). «Le prove del noviziato duravano' molti anni; ma venivano abbreviare in favore di iquelli che’. più presto giungevano: alla. perfe- zione (e). Per tre anni interi il ‘novizio non ts) 3 go- (a) Jamblico vita di ‘Pitagora cap. 6. pag, 22.. -«uPorfirio vita di, Pitagora pag. 15. (b) Anonimo presso: Fogio cod: ‘249.0 Pagi 1313% ix 0 Aalo Gellio lib.-1. cap. 9: È .(c) Jamblico cap. 17. pago s9. (0) ddem' ivi pag. 58. io: (e) Aulo Gellio lib. 1, cap. p.-© NELLA GRECIA. sa godeva». nella. Isociétà » veruna: ‘considerazione? egli era come lo:scopò del disprezzo . Poscia condannato per $ anni al silenzio A)» egli apprendeva a domare la stia curiosità (0) a staccarsi dal mondo, a non occuparsi che di Dio solamente (c). Le purificazioni ‘ è e diffe tenti esercizj di- pietà tiempivano tutti .i suoi momenti d'ozio (4). ‘Egli ascoltava ‘per ‘in- tervalli la voce di Pitigora che un. denso velo involava agli occhi ‘suoi (e), e che dal- le risposte del . novizio giudicava “delle ‘ sue disposizioni 5 Quando egli si trovavà contento ‘de’ suoi progressi, lo ammetteva alla dottrina sacta i se ingannava le ‘speranze. de' suoi maestri, veniva congedato , restituendogli i suoi beni considerabilmente aumentati (f). Da quel mo: mento» veniva come ‘cancellato dal nume? to dei viventi; gli. si erigevà un avello nell’ in- (a): Diogene Laerzio lib. 8. 6. 10. Luciano autori dellevite Sì 3.t. 1. p. s4r.Jamblico vite di Pitagora cap. 17. pag. 59. (b) Plutarco della ‘curiosità tomo 2. pagi 5 19. (c) Clemente Alessandrino strom, lib. 5. pa. 686. Jamblico: ivi bag. 57. (d) Jamblico ivi pag. 61. & (c) Idem ivi pag. 60. Diogene Laerzio lib. 3. $. 10, ; ; (Î) Idem ivi pag. 6o. D. 2 52 Viaccio» D' ANACARSI interno della casazce: quelli della società ri- cusavano di: riconoscerlo ; se a caso venivano ad. incontrarlo: (a). La. medesima - opera cera decretata contro quelli che propalavano. Ja dottrina: sacra ai profani (6). I socj ordinarj potevano colla. permissio- ne, o per meglio dire. con un ordine. del capo , rientrar nel mondo, esercitarvi cariche, aceudire ai iloro affari domestici , senza ri- nunziare ai loro primi impegni. Alcuni esterni, uomini e donne, ‘ venivano affigliati alle diverse congregazioni (ce): Tal. volta ci passavano le giornate intere, cd as- sistevano ai varj èsercizj . Finalmente. uomini virtuosi , la maggior parte stabiliti in paesi lontani, si affigliavano all’ ordine ,..s' interessavano ai suoi progressi, professavano le stesse massime, e ne seguiva no le regole. I discepoli che vivevano in comune, si alzavano assai per tempo. Al loro levare ve- nivano dietro. due esami ; : uno di quanto avea- (a) Origene contro Celso lib. 3. tom. 1. pag. 481. SR Jamblico ivi pag. 61. (b) Clemente Aless. strom. lib. 5. pag. 6805 Liside epistola appresso Jamblico vita di\Pitagora cap. 17. pag. 62, : i (c) Jamblico ivi cap. 36. pag. 21%. Porfirio vita «di ‘Pitagora pag. 15. Kust. ivi. \ NELLA GRECIA. Sx aveano detto o. fatto da; sera; l'altro di quan: to.\dovevano. fare in quel giorno : il primo; per esercitare la loro +memoria, il. secondo) per regolare. la, loro ‘condotta. (a). Vestita una candida veste e‘isommamente spropria (6), prendevano la ‘lita ve cantavano inni sacri (©). 5 fino al, momento che il: sole compariva sull orizzonter: ‘allora : si prosttavano. dinanzi ..a “lui (4) *, e andavano ciascuno in. particola- re 2 passeggiare in. ridenti boschetti o. in.pia? cevoli sromitaggi . ‘L'aspetto cla. pace di quei bei. luoghi sinfondeva. loro mell’ anima, una traoguillità,, e :la disponevac.alle filosofiche conversazioni, cui intervenivano dopo ili loro ritorno ..(è). val Qué (a) Diodoro. Siculo Agli estrati di IWalesio pag: 3 245. Jambl. cap. 29. pag: 140. 14ncapi \35. pag. 200. Porf. vitadi Pitag. pag.r4 0.3 e 41. versi anrei ùers. 40» po (b). Aristorele»'presso Diogene Laerzio libro 8, $. 109. Eliazo variw' istoriablib. 12 cap:.32. vi, X blico capo 21. pag. 84. cap. 28. paga (c). Jambl. cap. 25. ph. 95. (d) Idem cap. 35: pagsrro. su ss CR) * -Sembravehe: al Jevarsdel: sole; Sccrate Gil esempio forse dei ‘pitagoricii, si prostrasse davanti quell’ astro. (Platone nel con- Vit. tom. 3. pag. 2.20.) (e) Jamblico cap. 20. pig. isti. — abi 54 Vraccio D' ANAARSI Queste quasi sempre «si facevano! in un tempio » e s' aggiravano sulle. scienze‘ esatte, ovvero ‘sulla morale.:(4): Abili. professori ne, spiegavano gli ‘elementi ‘e guidavano gli. al Lievi alla teoria. più vsublime:. Sovente essi proponevano. loro. per soggetto! dii meditazio- ne ‘un ‘principio. fecondo , una. massima ‘lumi- rosa. Pitagora ‘che. vedeva tutto în ‘un'oc- chiata;; come esprimeva. tutto: in una parola; diceva loro: un giorno : cos'è l'universo è If ordine. Cos'è l'amicizia? l' eguaglianza (0). Queste definizioni sublimi. e nuove ‘allora per= suadevano e sublimavano!glilspiriti.! Lai pri- mavebbe un tal: vincontro' che fw sostituita agli antichi nomi che i Greci fino allora-ave- vano. dato all’ universo . Succedevano agli esercizj. dello spirito. quelli. del \\corpo ‘core la: :corsa, la lotta, e que' conflitti, pacifici si faceyano in mezzo ai boschetti od ai: giardi- ni (ce). . «; Ritirati nelle loro: stanze ‘si’ citavano al loro proprio tribunale , ripassavaiio per minuto è''si rimproveravano i falli d'opere ‘e d' o- missiolii (€). Dopo questo esame, la cui’ pra tica ‘costante portébbe' sola correggere i nostri. PP ded iL algisup (a) toa, Siculo estratti del Valesio pag. 245. | Jamblicò capì gi pago rar O Ci (b) Jamblico cap. 27. pag: 1% SI Dug LU (c) Diogene. Laerzio Lib. 8.$. 2 Jamnbl. cap. 35. pag. 206. viti: aiirei Ver. Pi “Jeroel, PICLA ‘ Porf. vita di Vilas! ‘bag! 601 di Ss rata: e SELLA GRECIA. R7) difetti, essi ‘tornavano a dat. di ‘piglio alla: lira e cantavano inni in onore degli dei. La mattina nell’ alzarsi impiegavano l'armonia per dissiparé i vapori del sonno; la sera per calmare il turbamento dei sensi (4) . La lor morte era ‘pacifica . I loro corpi venivano rin- chiusi come si usa ‘tuttavia di fare, in! fere- tri guarviti di foglie di mirto, d'ulivo e di pioppo (5), ed i loro funerali “erano: accom- pagnati da cerimonie che non 'è per ‘noiv le- cito di rivelare (c). : In tutta la ‘lot vita, “due sentimenti ‘0 per meglio dite cun sentimento! solo! doveva animarli, l’unione intima cogli dei e la ‘più perfetta unione cogli uomini. L' obbliyo loro principale era di conversare ‘colla divinità (4), di tenersi sempre lin “sua presenza (e), di regolarsi in. cutto secondo la sua. volon- azga capi « tà (a) Plutarco d' Iside ‘ed Osiride tom. i. pag. 3384- Quine. dell''orat. lib. 9g: cap: 4. pag.i58%- ‘Jambl.' cap. 25- pag: IS: (b) Plinio lib. 35. cap. “n20‘tomi2. pag. 711° {c) Plutarco: del genio di Socrate tom. z. dA 4860. (d) Idem in Numa tm. x. ‘PRE: 67. Clo £ lessandr. stro. Libro” DA pass, ‘986: versi aurei. (c) Jambl. cap. 16. pag. 57. Anonimo prisso Feto pag. 313. Se, € 58. Viaccio D' ANACARSI à (a): quiudi; quel, rispetto. che loro non per? metteva di. frammischiare il «li lei. nome‘ nei, loro. :giuramenti (6), quella. purità di sostu mì: jche li: tendeva degni dei suoi Sguardi 08 quelle \esortazioni che. si Erano aa nuamente, di :non ‘allontanare lo spirito da Dio ‘che risiedeva. nelle anime: di loro (4): quell'ardor finalmente col quale si applicava» no, alla divinazione. ‘unico mezzo che ci re-. stai pér,conoscere le sue intenzioni (e). Di là emanavano ancora i. sentimenti. che: gli univano fra loro e. li affezionavano agli. altri uomini (f).., Giammai, l'amicizia. fu co- nosciuta .e :provata, come da | Pitagora. Egli fu il privio avdire questa; parola, la più bel- la e la più consolante di tutte: Il z3i0 amico è un altro me stesso (g). Di fatti quando so- no. col mio amico;,..non sono. più solo ; € noi non siamo’ due cose diverse. Siccome nella fisica e nella morale egli ri- feriva tutto all'unità ,. così volle che i suoi discepoli non, avessero, che. un: solo pensiero ; o una (b), Jdem ivi Sea 126. (c) Idem. cap, 16. pag: st. (d), Idem cap. 33. Ag: 193 {e) Z4dem cap. 28. pag. 116. (f) Jambl. CAb:.3:8% PAZ: 393 n iù ERI (g) Porfirio vita D; Pitagora , «bag: 370, se NELLA GRECIA. so una soleairolonts i(#).. Spogliati «d'ogni «pros. prietà (6), .ma/ liberi. nei; loro impegni ;, in sensibili alla; falsa ambizione», i (c) ; alle:piccolezze che d' ordinario dividona;; gli: uomini, (essii.non aveano,; ‘più a temere,che, oo rivalità» della. virtà. e .l'sppposizione del catattere..:! Dal ,principio del noviziato uo ‘più, grandi sforzi erano diretti. a, sormontaré ,.que., sti ostacoli. La loro :.unione:. fomentata. dal. desiderio di piacere alla divinità, alla quale rifetivanò |.rutte le loro; azioni, (4), ‘procurava loro .trionfi; senza .fasto., ed emulazione , senza, gelosia chrevt i Essi imparavano) a vincer. sè medesimi,,.a, sagrificarsi | mutuamente. le proprie , opinioni; (e),« a non! offendere l'amicizia con, la, diffi. denza , colle menzogne anche leggieri , ‘cogli scherzi “fuor: di. proposito. ,.;con. le proteste, inutili f) . omini È o Essi. {mpazavano inoltre (a porsi ‘in apprema sione.ptr ogni minimo, raffreddamento,. Quan. do “in'iquelle. conversazioni. ;in /gui.si tratta. vano! quin di. filosofia, sfuggiva: loro, qual: iti che (a) Jambl, \CAÒ. 33» PAg: ASGAAL, | Via Le) (b) Idem» cap. 30. pag. 143-350 0 ii (c), Idem capi 31. pag. 164. ri 4 esito (2) (d)u Idem :capo 33. PAG LAS: Gino ct | (e) Idem cap. 22.\pAg.. 8i5ì «c4fa 33 pag. 186. (f) Idem. cap. 3°0. pag. V45. cap. 33. pag. 1897. (S0) Viaggio D ANACARSI chie esptessione! Ipiccante , essi “nono lasciavano mai tramontare il Sole" senza darsi . la; mano in segno. di tigonciliazibne (4a) Uno di “loro iù simili otcisioni* corse dal ‘Suo-camico , e gli disse : Ponighianio în obblio?.la nostrarcol- Lera , e Siate “giudice della nostia diversità d° o'pinione È Ti acconsento ‘di buon‘animo , disse questo } ma' idébbo fatrossitmi: ch’ essendo. più attempato”' di'‘voi ; jo: mi ‘siu lisciato: preve= nîre' (0) ì , “VApprefidono altresì acdomate “:quell’ inegua- glianza “di temperamento che faffaticano: ce le- vano il coraggio all’ amicizia. Quando si.sene tivano® bolit “te singuo ederinfammar di ira il'‘cuote , ‘quando prevedevanou'un ‘momento di' tristezza!'0 dir disgusto» ‘si Vallontanavano e ‘andava Muogi; onde? calmare «colle rifles- siohi quel ‘turbamento ‘involontario :(e); ov- ‘vero. ciò ‘ottenevano col mezzo di canti ape proptriati ‘ai vatj: affetti dell’ aninia (4) .' :!’Essi sno debitori alla loro ieducazione di quella? docilità di spirito , di quella facilità di costumi ‘Che'ili venevano bene! affetti gli cuni ) r agli (a) IE dell divo fraterno 1 tonì, 2. pag: 485. (b) Jamb. cap. 27: ° blico vap.:\2s: pag. \93. cap. 32° pag 181) NIE ILA GRETA LO 61 agli altri ;;:In i.tempo : della lot, gioventù iS era ‘usata )la:-precauzione di. non, inasprire il Joro : carattere... Isticutori «rispettabili Led. in- dulgenti li vriconducevano cal, dritto, sentiero per mezzondi:ntdolci. correzioni (fatte, a teme po ed in' segreto; le. quali-aveano. più. ltaria di ammonizione che. di rimprovero; (4). 5 Pitagora che regnava ‘su tutto.‘il corpo con la tenerezza Nea Padre, ma, insieme con l'autorità d'un monarca; viveva ;con loro , come si fa tra ‘gli amici: egli si assisteva! nelle lor. malattie; e gli. consolava nelle loro pene (5). In tal ‘guisa non tanto. con le sue attenzioni , quanto coi suoi lumi egli to. minava sull’ animo di loro, a. segno, che le sue minime parole erano | per. essi altrettanti otacoli , nè altro.:-rispondevano, sovente . alle obbiezioni. se. non-;con queste parole «Egli lo disse (e). In ..tal guisa. in oltre seppe impri» mere nel. cuore ‘de'suoi ; discepoli quell’ ami- cizia rara e -sublime che passò jin prover- bio (4). bo nda I figli:di questa grande famiglia, dispersa deci —- “cinì S n. (a) Jambl. cap. 22. pag. 85 ((b) Porf. vita” di Pitag. pag: 37. e (c) Cicerone della natura degli. des lib. 1. cap: Se tom. 2. pag. q00. Valerio Mass, lib, 8. esterut n.1, hi (d) Jambl. cap. 33. pag. 180... rieti 162 ViaecIO D'ANACARSI în parecchi climi seriza Vessersi » Giamniai ve. uti ‘si ‘riconoscevano ‘a'‘certio segni! (4)50e si ‘trattavano ‘&l° primo ‘abboccamento;;1 come se si fossero sempre conosciuti: I loro interessi si. trovavand. talmente. vincolari fnsieme;: che pas rtecchi di, loro hanno passato. i:marine Lposta a repentaglio la loro fortuna. per: ristabilire quella d’ alcuno: de’ loro : confratelli. caduti nel bisogno. o nell'indigenta (6). Volete ‘voi ‘un esernpio commovente > della foro mutua fiducia: ne de’ nostri viaggian= do a piedi ismarrisce il sentiero in um. deser- to ,' giugne rifinito: dalla» fatica in un alber go dove ‘cade ammalato. Sul punto di» spi- tare; fuotì «li stato di ‘poter riconoscere le cure che si-‘hanno di‘ lui, delinea con ma no tremante alcuni segni simbolici sopta una tavoletta, ordinando ‘che fosse. esposta : sopra la strada maestra «+ Lungo. ..tempo dopo il ca- so ‘conduce în que’ luoghi solinghi» un ‘disce- polo di Pitagora. Avisato' pet quei catatte- ri enigmatici della sventura del primo ' viag» giatore, si ferma’, risarcisce coll’ usura le spe» se dell albergatore e continua il suo cammi- no (é). I = Aha (a) (Jamblico ‘capi 33. pagi adi. ©) | Diodoro Siculo estrat. ‘del Valesio pag. 243: Jambl. CAP. 33. pag. 192, (c) Jambl. cap. 33. pag. 92. ‘ NELLA. GRECIA... 63} Anacarsi < Non ne sono sorpreso. ‘Eccò ciò che mi fù raccontato a Tebe .: Avete voi conosciuto; Liside ? x Il -Samio. Egli fu uno degli ‘ornamenti del nostro ordine, Giovine Ancora trovò il mez zo d'isfuggire a quella persecuzione che fe ce perire tanti illustri pitagorici. (4); ed ‘es- sendo: passato alcuni. anni ‘dopo a Tebe ; s'in- caricò. dell'educazione idi Epaminonda (è). Anaéarsi, Liside morì. Î vostri filosofi d'.Italia temendo che ne’ suoi funerali ‘noù fossero ‘stati osservati i riti che son ‘vostri propij; spedirono a Tebe Teanote incaricato’ di dimandare il corpo di Liside e di distri. buire regali ‘a coloro che lo avessero soccor- so nella sua vecchiezza, Teanore riseppe Cod me. Epaminonda iniziato ne’ vostri misterj lo avea fatto sotterrare secondo i vostri sta= tuti, e non riuscì di fare che fosse accetta— to. il danaro ch'egli aveva commissione di distribuire (c). 3 Il samio. Voi mi fate riternare. a memo- tia un tratto di questo Liside. Un giorno’ uscendo dal tempio di Giunone (4), incontrò: sot- (a) Jamblico cap. 35. pag. 200. ‘ (b) Cornelio Nipote in Epaminond. cap. (c) Plutarco del genio di Socrate tom. 2. PA» gina 585. (d) Jamb. cap. 30. pag. 155. oi 64 Viagero.: D' ANACARSI > sotto il portico uno de'suoi conftatelli;’ Eus rifermo; di Siracusa che. avendolo! pregato d'a. spettar un momento andò a prostrarsi dinan. zi.Ja; statua della Dea. Dopo una lunga. me- ditazione ,, nella. quale. s'impegnò . senza. av- vedersene, egli uscì per un’altra porta. Il giorno dietro, il giorno era già molto cavan- zato , quando passò all’ assemblea dei suoi di- scepoli. Tutti s'inquietavano . perl’ assenza di. Liside.; Eurifermo'.si sovvenne allora della promessa che gli era stata data da lui .cor- se a. cercarlo, lo trovò sotto il vestibulo, e tranquillamente assiso sulla pietra stessa do- ve lo aveva lasciato ‘la sera innanzi. Non reca veruno stupore fanta costanza, quando si gonosce lo spirito. della congregazione. Esso è rigido e senza riser- ve. Lungi di usare la minima restrizione per mitigare il rigore delle regole, egli fa consi» nostra stere la perfezione nel convertire i consigli in altrettanti precetti. Anacarsi. Ma voi ne avete alcon d’ inet- ti e frivoli che impiccioliscono l' a; per esempio di o SCA ARIES, non incrocicchiare- la gamba sini- nistra sulla dritta (4), di non tagliarvi le unghie nei giorni di festa, di non .impie- ‘ga (a) Plutarco del pudor vizioso tom. 2, page.s 32. è 1 NELLA GRECIA. 65 ‘gate nei vostri cataletti if legno! ‘di cipresì N) Ae SERE Ul Samio . Eb! non ici’ giudichiate''!da quel- le molte ‘osservanzé , la: maggior: parte aggiun- te alla regola da certi rigotisti chie ‘Volevano riformare la riforma , alcune delle” quali ap- “partengono @ verità. d'un ordine superiore A tutte ‘prescritte per ‘esetcitarci ‘alla pazienza ed alle ‘altre virtù. Fa ‘d'uopo studiare ‘la' forza della nostra istituzione nelle occasioni ‘d''im- portanza. Un‘discepolo “di Pitavora non si la- scia sfuggire nè lagrime, nè lamenti nelle av- versità, inè ‘mostra ‘timore o debolezza nei pe- ricoli. Se gli sopraggiungono discussioni d*in- teresse, egli non si abbassa alle ‘preghiere s perchè ‘non chiede ‘che la. giustizia; ‘he alle adulazioni, perché non ama che la verità (bj: Anacarsi. Potete risparmiare ur più ‘mi. nuto! tagguaglio.. ‘So. quanto possono Teligio- ne ‘e (filosofia sopta immaginazioni èàrdenti ‘e dome +! Ma so altresì: che ‘sovente accade di ‘rifarsi. delle ‘passioni ‘sagrificate ‘con quelle ‘che si conservano. Ho-veduto da vicino ‘uftà società occupata soltanto nello studio: e nel- le preghiere, rinunciare senza. fatica ai pia- ceri dei sensi. ed ai -divertimenti»v“dellà = Li 3 sd } wi (i) (a) Diog. Laerzio lib. 6 10. Jamblicoxcapo 8» pag. 131. E 3 ì {b) Jamblicor:cap. siivpegò 174: CAP: 33: pags 188. Tomo XI. ; E dé . Viaggio. D''ANACARSI Vita. Ritiro, astinenze ), austerità, (2). nulla sembra costare alla medesima, petchè questi sono i;mezzi, per, cui governano i popoli ed i.16,, io parlo, dei. sacerdoti, d’ Egitto ; l’isti- tuto dei quali mi ,sembra - perfettamente rasse- migliante al.vostro (0)... Lil Samio . .. Con, questa " differenza che. in..veo ce «di applicarsi alla riforma, della nazione,» A non hanno altro interesse che quello della,tor società ..,.; Anacarsi. Voi Siete, stati caricati. dei. me- desimi rimproveri «Sapete voi che si diceva che. voi altri pieni di deferenza cieca pel vo- stro, capo ,. d'un attaccamento fanatico per la vostra, congregazione , non. .consideravate; gli altri uomini ‘se non come, una . vil‘ man- dra, (6)? ii Il :Samio., Come! nes nda l'umanità! noi che riguardiamo la beneficenza come. uno, de principali mezzi per avvicinarci alla ‘divinità (d)!. noi che. ad. altro non abbiani lavotato che, a stabilire uno stretto legame tra il cie- lo.e da terra , frati. cittadini, d'una stessa cit- avo asia x td ).o: + Ri £ Ù Jul soli (a) Erod: lib. 2, tag. 37-65 Piu 2 (Cherem. presso Porf. dell’ astinen, bio Cad vpage 08M sit nissanti 20 a) Jamblico cap. 35. wi 408.,E% i (d): Anonimo, pressa, Fozio. page 13 r3ntive (iL. NELLA GRECIA. 67 tà; trasi figli d'una scessa ‘famiglia, fra rate te le ‘creature .viventi (4) dil qualunque nati» ra si ‘siano » } In. Egitto. l'ordine sacerdotale noù cerca che la considerazione ed:.il credito : quindi; è ch' esso, protegge iil despotismo, dal qiale 1a vicenda è protetto:(8). Quanto a Pitagora, egli amava teneramente gli uomini; poiché deside- rava iche‘\fossero tutti liberive virtuosi. Ankcarsi.: Ma come poteva poi lusingarsi ch'essi slo desiderassero. ‘al pari di lui 'e collo stesso: ardore»: senza temere ‘the alla minima scossa venisse a crollare” impero idelle leggi e delle viriù?.. « sadica: sborq IL. Samio . Età ‘bella cosa il solo gèrtarne le fondamenta, ed i primi successi gli. diede- go speranza::di calzarlo fino \ad una certa. al- tezza: Vicho parlato. della rivoluzione. che sil. suo; atrivo lin «Italia cagionò.' he' costomi: Questa. si. garebbei dilatata a grado. a: grado; se uomini potenti; ma lordi di delitti, not avessero concepita la folle ambizione di en- “trate nella congregazione. Essi furono esclu- Si, e questo rifiuto capionò larovina ditessa, La calunnia alzò il capo :tosta. che «si. vide ri n va SE . ahfo- > (a) Jamblico cap. 33. pag. 18%; (b) Diodoro Siculd lib, ui pag. dc Ss) Eta o di sg VrasGIo D'ANACARSI sostenuta (4). Noi poco rardammo !a::cadere in disprezzo «della ‘moltitudineo;..ipredicando contro il costume di eleggere a sorte‘ i ma gistrati. (0); ed ‘incontrammo. ‘l'odio; dei ric- ‘chi; volendo che non fossero atcordati se non al merito (ec). Le ‘nostre parole . furono: tras- formare in massime sediziose , lea nostre as semblec' in. combriccole di cospiratori. (4). «Bi- tagora, baudito da Gratone non trovo asilo ve- iruno: presso i popoli che gli. erano:-debitori della loro felicità. Nemmeno la sua morte ipose. fine alla persecuzione. Parecchi».dei suoi ‘discepoli riuniti in'‘una;!casa furono davi ‘in preda alle fiamme e perirono quasi tutti! (e). «Gli altri essendo stati spersi, gli «abitanti di Crotone che aveano riconosciuta la: lorotinno: ‘denza a li tichiamarono qualche itempo dopo 5 ana sopraggiunta una.guerra ; si ‘segnalarono in una: battaglia , e posero fine ad una vita in- nodente con una morte: gloriosa (f).i: n i 5 Quan lu Î £ ; (a\Jamblico cap. 35. pag. z10, ‘(b)r Idem Livi pago:209. (c}oldem ivi. pag. 204: (d) Giustino lib. 20. cap. 4. (€) Giustino. Plutarco del genio di Socrate tomo 2. PAS. 5834 mit DI Via (f) Jamblico cap. 35. pagiarzi ù I NELLA GRECIA. 5) Quantunque: :dopo “questo funesto ‘ avveni- mento il loro. corpo fosse minacciato d'una dissoluzione, si continuò per qualche rempò a nominare; un capo per governarli (4). .Dio- doro che fw uno» degli» ultimi nimici della proprietà tanto raccomandataci:. da Pitagora ; affettò ‘costimi più austeri.,; san esterno» più ‘negletto , abito più rozzo (2) -Ebbe de’ segua- ci; :e d'allora in: poi si divise l'ordine '»in due isette.» quella dell’ antica, e quella della nuova osservanza.: . Oggidì ridotti a picciol numero, separati «gli uni. dagli altri, non eécitando nè invidia; nè pietà , moi pratichiamo in'.segreto i pre- cetti del nostro fondatore! Giudicate . del. po+ tere. ch' ebbero nella loro istituzione da quel- lo che tuttavia ritengono. Epaminonda fu:for- mato da noi: Focione.si è formato sul nostro esempio... i ni Non fa d’uopo ch'io vi ‘rammenti che questa congregazione cha prodotti molti Je» gislatori, geometri, astronomi ; naturalisti. > uo:nini celebri in ogni: genere. (0) : che. per lei fu illumioata la Grecia 5 secche i filosofi OR sua ac : mo- (a) Jamblico.-cap. 36. pag. 273. (b) Erm. Tim. e Sosicri ‘presso» Ateneo. lib. 4. pa- gina 163. (c) -Jamblico capo 29, pag. 132. capo 36, pagina 215. Bruck, storia filosofica tomo 1. pagina E 3 IIO1» zo Viaggio D' ANACARSI moderni hannò artinte nei nostri vautori la maggior parte. delle: scoperte che spiccano nel- le loro opere. d %} La gloria di Pitagora n'é.» stata vaccresciu- ta;. dappertutto ‘ha ottenuto un. rango: distin- to fra i sapienti \(e).«In alcunevcittà d'Ita- lia gli si. rendono! onori divifi (6) 0vEgli . ne, avea Egiuto anche invita (DE ciò non vi «gechi stupore . Osservate. come i popoli. ed anche i filosofi parlano dei legislatori ed an- che dei precettori del genere umano. Essi non sono più uondini, ma numi (d); anime d'un grado superiore,;\che scese, dal: cielo» nel tar- taro da noì abitato. si sono degnate. di rive gtirsi. d’umane ‘spoglie e sottoporsi. ai nostri mali, per istabilire fra! noi le leggi è ecla fi losofia (e), ; È e An 1101. Fabrizio biblioteca. Greca. tomo 1. pag 490. i ed i (a) Erod. lib. 4. cap. Ds. (b) Giustino lib. 20, cap. 4. {e), Porfirio vita di Titagora pag: 28. Jamblico, ‘cap. 6. pag. 23. cad. 1:8. pag. 11:8., 6120, unDion. Grisostamo orazione 17. pag. 524. Filostrato. vita d'. Apollonio capii: pag. 2. Diogene Laerzio ‘lib. 8. Sp 110 “i | (d) Clemente Alessandrino strom.. lib. 1: pi 355. (e). Platone ‘presso Clemente Alessandrino sbr001, lib. 1. p. 355. i IE NELLA GRECIA. Dai Anacarsi. Nondimeno fa d’uopo il confess sare che ‘questi genj benefici nori hanno maf ottenuto che successi efimeri; e giacchè le loro riforme non'hanno' potuto jné estendersi, nè perpetuarsi, ne conchiudo che gli uowin' SIRARO sempre ‘egualmente ingiusti e viziosi, IlcSaimio . Qualora*, come Made Socrate , Hi cielo più chiaramente non si spieghi, e Dio ‘tocco ‘dalla’ nostra . ignoranza , non ispedisca ‘alcuno ‘che’ loro ‘comunichi la sua parola. © masifesti loro le sue’ volontà (Ae Il ‘giorno dopo questa conversazione noi partitnmo per Atene, e qualche mese dopo aRidanmio alle feste solenni dell’isola di Delo è CA Ù x cv n mor è Ù nnt a) Platone Apologia di Socrate tom. x. CA, 31 | Idem in Fed. tom. 1. pag. 8s... Idem i in Alcibiade 2. pag. 150. E 4 GyAP I.1,0;L O, :LXaVi Delo e le. isole. Cicladi. AN EI temperato clima che abito ;..la . primae vera è come l’ alba d'un bel giorno), se- reno ;..vi. si gode dei beni. che reca ie di quelli che. promette .. I raggi. del sole» non vi sono, più oscurati. da densi. vapori: non sono fatti cocenti dall’ aspetto dell’ ignita car nicola. La luce vi è pura, inalterabile; e fiposa tranquilla su tutti gli oggetti; tal è forse la luce. che, cinge. il fronte degli. dei nell' Olimpo , (i, Allorché questa compatisce sull’ orizzonte ; gli alberi agitano le loro foglie nascenti , le sponde dell' Ilisso romoreggiatio del dolce canto degli augelli, e l’eco moltiplice del «monte Imetto ripete il suono delle rustiche zampogne. Quando sta vicina ad estinguersi ò il cielo si cuopre d'uno stellato velo, e le ninfe dell’ Attica vanno timidertte a sollaz- zarsi con danze graziose sulle tenere erbet- te. Ma poco essa tarda a ricomparire; ed al- lora non si desidera pito nè la freschezza della notte fuggitiva, nè lo splendor del gior- no chel’ avea preceduta : sembra. sche. uo uovo ‘sole sotga dal seno d'un nuovo uni- verso, e che rechi dall’ oriente nuovi. colori iù sco- - % LA Elena x, hi ] n x 3 CICLADI Lo FR; MUFLO 5A Ze ZZIÙ il Gi ua | ni PARSO 9 NE L:L'AGREGNA: 173 sconosciuti ai mortali. Ogni. istante ‘iggiungè “un nuovo» vezzo alla bellcazal della! natura: ad. ognì istante ‘la :igrand'opera della: riprodu? zione degli esseri. si avanza, verso; O, sua Est fezione.. | »’ sordi ) lo) giorni :brillanti.! o Posi deliziose Qual commozione seccitaya mnell’ anima; mia» iquella serie, di pitture.:che;. voi. offrivate cagli. occhi miei 1. Odio ;de' piaceri, oì primavera t:Quest' amino «vi. ho. veduta.:in mezzoja .rutta la. vo- stra gloria ;, voi. scorrevate .in, trionfo: le. cam* pagne della Grecia; e dal, capo ivi. staccavate i.fiori che :doveano, imbellirla>apparivate nel- le. valli, e, si, cangiavano. in. prati ridenti; ap: parivate sulle.:montagne, ;ed ;il. serpillo ve: il timo olezzavano mille grati odori; a volo v' alzavate nell’ aere., «e. vi . recavate «il sereno de’. vostri sguardi. Gli amori: accotrevano sol- leciti a gara sai vostri. accentitj.\e ‘lanciava- no per ogni parte; tratti. infiammati: la terra .n° era già - infiammata». *Futro nascevi per imbellirsi..e tutto, per, piacer s'‘abbelliva :. Tale. il. mondo apparve. all’ uscires:dàli caos in quel fortunate: momento, in cui, luomo abbagliato; dal soggiorna che egli » vabitava 5 sorpreso e..contento della sua esistenza; sem- brava. non avere uno, spitito .se non perecono=: scere. la felicità; ..ed-un' anima chevper sen- tirla. ia Quesra stagione cineantatrice:! riconduceva,; È fel 74 « IViscerò D' ANACARS? feste:spiù dbeantatriciVandorato(#) }" qfielle»» che son celebrate! disxquatrio Ah'quater' anni \a De lob:per 1 onotate la nascita2di Diana ‘e d' Apol. lov(6)v* s'Ib:culto ‘di vqueste: due divinità sus siste nell'isola da una lunga serie di ssecoli*; Ma siccomel:tominciava ai 'indebolitsi’, gli'Ate- niesivinsticairono in! rempò ‘della guerra del Pelopornneso (e)! ‘giuochi ion che vil attrase sero ‘cento; popoli vicini!i ‘gioventi d Avene! ardeva »di. desiderio: SE ségnalarvisi:: s Tuttacllaviciotà eta in ‘movimento .i Vi) si pre- . paravarila. solenfie depurazione? che! va “tutti gli anni. vadisoffetire! al! temipiobdi Delo lun tributo di: riconoscenza | ‘per tela! vittoria ‘ chè Teseo riportò? sul Minotauro l'è condote , st x Z°E sprazzolo gi (a): Dionisio Periegeta verso 538. presso? È Geo- ‘ol grafi Greci minori tom. -4. pag. 100. Me- morie ‘dell''ivAccademia “delle belle lette re itom;ns20, pagiizit. i (b)> Corsini fasti attici tom;' 2. pagi 320.' * AilGildel mose attico odi Targelione! si cer libravaiivila nascita “di Dizna‘‘ ai' 7 quella d' Apollino “Nel” secondo anîò della ‘i;o:0 ‘olimpiade pil mose di Targe> Lione ‘cominciava’ ni 2° ‘di ‘maggio dell’ anno 341 prima di G:!C- Così il 6 €7 di Tarpelione concorreva coll’ 8, a-_9 Ne maggio. = \ : (e) ‘Tucidide. lib: 3: cap. 10%. NELLA GRECIA. 135 ta sul” medesimo ’vastello® che*“trasporto quell etoe ‘in’ Creta; e’ già il sacerdote d''‘Apollò colle sacre 'ste mani coronata ne! avea la pop- pa (4). To discesi. al Pireo con Filota e Li side: il'mare era coperto di bastimenti feg- gieri 'che facevano vela per Delo. Non ci re- stò’ la libertà di scegliere .' Ci vidimo rapiti da marinaj , la cui gioja tumultuosa e ’ viva si’ confondeva ‘con puella d'un popolo immenso, che ‘copriva la ‘spiaggia : ‘Tosto posero | alla vela ; ‘noi’ uscimmo dal porto, ed approdam- ‘mo la sera all'isola di Ceo (6). Il giorno ‘dietro costeggiammo Siro, e la- sciato Teno ‘a sinistra, entrammo nel canale che separa Delo dall’ isola “di Renta. Vidimo, subito il tempio ‘d’'Apollo , e Io salutammio con nuovi FISSposti di gioja . La città ‘di De- lo appariva ‘tutta ioteta Vai nostri sguardi , Noi scorrevano avidamente ‘coll’’occhio’ que- gli edifizj superbi, que’ portici'eleganti , quel le ‘selve di colonne che“l"adornano’; e questo spettacolo che variava ‘a ‘proporzione che noi ci avvicinavamo a Delo, -sospendeva in noi il desiderio “di arrivarvi . Giunti ‘alla spiaggia’ corremmo al tempio ., Sn S ca che | (a) Platone ‘in Fedone tomo 1. se 53. Pl tarco in Teseo tom. © Ti pag. 9. NTI (b) Eschine episcola 12. nell opere di Demo. stene pag. 105. 76 Viacero D' ANACARSI che ne: resta discosto, :per 100 .passi (4). So. no più di reco anni ch’ Erisictone- figlio. di Cecrope ne gettò le prime fondamenta .(6); che i diversi stati della Grecia. non cessano d'.abbellitla. Il tempio era coperto, di festo- ni e di ghirlande , che per l’ opposizione, dei loro colori davano un nuovo risalto. al: mar: mu di Paro, di cui è fabbricato (e). | Vededi: mo, nell’ interno la statua d' ‘Apollo, meno ce- lebre per la delicatezza del lavoro che per la sua; antichità (4), Il nume tiene con una ma- no un arco; e per. mostrare. che la musica gli è debitrice della: sua, origine c_;de' suoi otnamenti , sostenta coll’ altra le tre grazie rappresentante .la prima: con una dira, la se: conda, con un flauto; e la terza con una zam: pogna . ; Vicino alla statua sta l’altare al passa pei una delle maraviglie del mondo (e, . Non è già l'oro, nè il marmo che vi si ammira: ma bensì corna d' animali piegate a forza, che intrecciate .con arte formano senza verun ‘ce- so RoSE î men» (a) Tournefort viaggi tem. 1. pag. 300. (b), ide ii lib. 2. pag. 76. (c) Spon viaggio tom. 1. pag. 1x1. (d) Plutarco della musica tomo-2. pag. 1136. (e) Idem dell° industria degli. animali tom. 2. cneodagi 983. Marziale epigramma 1. Diogene Laerzio. lib. 8. $ 13. NrLLaAa' GRE'‘CiA. >» ‘mento un ‘complesso ‘altrettanto’ solido 3 quari- "to. regolare . Sacerdoti occupati: ad ornarlo!*di ‘fioti edi ramicelli (4) ci» facevano osservare l'ingegnoso tessuto delle parti. È' stato cil dio medesimo’; sclamava ùn cgiovine! sacerdo» ‘te, ‘che ancor fanciullo ‘prese cura < di unirle fra loro. Le corna ‘spaventose: che ‘vedete . so- spese ' a ‘questo muto, quelle di cui il altare è composto:» sono le. spoglie delle capre:sal- variche ; ‘che ‘si pascevano ‘sul monte «Cinto! e che Diana: fece cadere, sotto:‘i suoi ‘colpi (5). Ivi gli sguardi: Inom si'-riposano che!osu prodigj= Questa palma; che spiega i suoi. ra mi ‘sopta’ il. ostto capo; è -quell'albero. sa- cro che ‘servì di appoggioarLatona , quandà diede in luce le ‘divinità ‘che; ‘noi ‘adoriamo (c) + La forma ‘dicquest’ altare, è divenuto: vce- lebte per un problema sdi geometria , > del qua- le non sì darà giammai una, soluzione ‘ade guata . La peste desolava. quest isole, e’ la ‘guerra lacerava la: Grecia «0 Lhoracolo consul: ico (a) Spanbemio im Callimaco tom.:-2.. pag. 97. (by) Callizaco inno ia Apollime verso 60.0 (6) ‘Ozzero Odissea lib. 6. verso 162. Callimaco in Del. “verso 208: Teofrasto storia delle > piantelib.-4. capo-î &'pag:148.9. Cicerone-deD «crele leggiclibro 1.t0om.3:.pagisia sì Plivio Lib. t1iGocap.\44+ tom. x:-pag. 40. Pausania: lib. 8. L 1a cap. 23 pagi 0435 0 us 7,8 Viaggio, DÎ ANACARSI «tato, dai. nostri, maggiori, rispose, che. il. fla- gello, cesserebbe ;. quando. facessero quell' salta» re,.il doppio più grande di: quello che. si tro. vava, allora (4). Essi credettero..che basterebi be,.di aumentarlo il doppio per ogni. lato; ima videro che costruivano ina mole ismisura- ta; sche conteneva sorto volte quella che, avete sotto gli occhi. Dopo altre prove, tucte. in- ftuttupse. consultarono . Platone, chie. ritordava d’ cEgitio . Egli disse. .ai; deputati ,.jche gli dei con-tale S ratolo) iS. predtlevan giuoco “delli i gnorabza dei. .Giecii;. erigli esortavaLa coltiva- tei le scienze esatte}, piuttosto che, occuparsi eternamente \aelle lotoxdissesisioni. ; Nel; tempo stesso» propose; ne metodo, semplice.se s;imecca- dico;-di risolvere: il ‘problema. Mai la peste . avea :cessato ,) quando ‘la. sua risposta arrivò, . E:;questo, appunto vavea .preveduto, .l'otacolo ; mi.:disse Filota . ia n ri Queste parole vpronunziate sotto; voce ,.-fis. sarono, non diomeno. l’attenzione, d'un abitan- te ili Delo. Egli s' accostò , e mostrandoci un adtare -meno ornato del. precedente.» iquesto , sisseo nonvè. mai. irrigaro. dal sangue» delle DI RIGA L Vu ò RO svicni- (a) Plutartò del gcensdi IA dorli 13 papi 579. Vi vdivEl. Delfspagina 1396, Valeria Massimo EARSATIZA Sucap 1,2 cesternini it. Monizcla: istoria di. matem. "tom. Lx Pig: 1864 N AMELIO uu NELLA GRECA. 79 vittime pont mai vi si vede; brillare larofiam- ma tlivoratrice», Ivi -Pitagorass veniva. usol. er sto ‘del popolo ladip.offeritenofog4cde , olorzo, e frumento (#); je ncertò; ibiaumern dovea: aggira: dir maggiormente sil omaggio silluminato.odì quel. gra d'uomo vi» che. questio guscelli,, di sangue, che ‘perperdamenta mampillano, sù; mosti abtarivicime ina Dibib sb o1asd Uaziyo sl Indi ci Faceva ossarnvare (311115) dessosinure partis dell'interno» del» tempio. .isNoir.loribastol- tdmmo; coniurispertos abuiiavamoio lavesagger za-telisuo discorso); di affabilivà de'isuoi sguar- ‘di enl'affetttosapremura cher sin prendeva di noi. Ma; quali fu! las notra, Sorpresa o, allor quando dopo « aloubdi schiarimenti; vitendevoli venimmo. a liridonoscere . Filocletelli Erain questi uno, de’. principali: fia-:gli abitanti di: Delo dir stinto periile:ssuò, si@nbezte evperi la. sua dii guità peglisiera il «padre d'ASmene!i ila scui bellezza «eta il soggetto bde} discorsi: di; butta le. donne dellà Ggeciai;! esso «dovea i pet: cavvie io ricevuti ccomi- lettere. da. o Atene esercitase verso di.inoi;.l' ospitalità « Dopo sitivprimbi via cendévoli abbracciamenti : affretcatevi ,o:dissiser glio: di ‘venire a salutare i miei. dei dome- stici; «venite a “vedere Ismene, e sarete lee ) ) î sosti- (8) Gi COSTE Alessandrino = stromi giù Pag. 848, Porfirio dell’ astinenza kb .090/2,.8 d- di bi sg iNor, IVIUOE \OSA U9Ì mivprsasi $ò - Wraeero:0D' ANACARSI stiimonj! del':suòt imeneo :° venite ta Ivedere Len- cippe0sua' fortunata’ nadre j\e dividerete il suo Sgiubbilo . SElla©hon ‘vi riceverà sid cconle stra: Dieci 3 ma'èomelamici: che condi | avevamo. nel Mondo:jle the ilvcielo ‘avevaci + destinati “da i sì gendoci i io, tutti: quelli “che ama no la yictù » hanno de’ diritti sull’ amicizia di lungo *tempo t, ve? lo giuro: ssoggiunse strin- Filocletese della suas* famiglia; «I sciminéo dal cempio: ‘il suo nelolinfb azione te.tappena! civ permise. :di gevtare? uno sguardo sopra quella» moltitudine ditstatie ‘edi ‘altari che o:circondanoi: In:‘imezzo: di: que’ monu- ameniti «espest; una: figura:! d'si Alpollo»)® alta 24? piediv incirca» (4); i lunghe ‘chiome’ on? deggiano.+’sulle:ssue “spalle osed il: suo ‘mane to; chetgli» cade sul''‘bratciò «sinistro pb sem bia che sil muova al soffio: di ‘zeffiro:.. Lav fis gura ei ilerpiedescallo:!che la sostengono ; sos nod' ua sblomasso!dicmarmo, le ‘furono ‘gli abitantiodi Nasso «quelli. ‘chè 10-'consecraro! no lin::questorluogo. (5). Vicino:ra questo: cos lossoi 31° Nicia u pag: 5 6. son \‘viagistom. 1. pai «gina sisprantaniva PERE o DI Tibor ivi pag. Zoni: ua NELLA GREGLA; Car zo: (4), il cui lavoro’ è più prezioso della uta- teria.. Più lungi leggemmo sopra parecchie sta- tue quest iscrizione fastosa (by): L' isola di Chio è famosa pe suoi vini eccellenti ; essa lo sarà in avvenire per. le. opere di Bupalo ce d' Antermo .. Questi due atrefici vivevano due secoli sono» Furono poscia seguiti, e come cancellati. da Fidia e. da Prassitele; così che volendo eternare la propria gloria. han- no resa immortale soltanto la loro vanità. La città di Delo-non ha né torri, né muraglie, è non è difesa se non che dalla presenza d' Apollo (c). Le case sono fabbri- cate di terra cotta, o d' una specie di gra- nito molto comune nell’ isola (4). Quella di ‘Filoclete stava. sul margine d’ un lago (e); coperto di cigni (f), e quasi d’ ogni intor- no circondato. d’ alberi di palme. » Len- (a). Plutarco in Nicia tom. 1. pag. 5215. (b) Plinio lil. 36. cap. s. t0m. 2. (c). Callimaco in ‘Del. vers. 24. Cicerone oraz. per. la legge Man. cap. 18. tom. s. pag. zo. (d) Tonrnefort. viaggio tom. 1.. pag. 1305. (e) Erodoto lib: 2. cap. 171. Callimac. in Apol. vers. 506. im Del. vers.:201. Teogr. sent. vers. ‘v. Spom. viag. tom. 1. pag. ro6. (&) Zxripid. negl'- Joni vers. 167. nell’ Ifig. in. x Taur. vers. 10,13, «rist. negli uccel, ver- so 870. n° Tomo XI. F 82 VIAGGIO. D''ANACARSI Leucippe avvertita del ritorno del suo spo- so venne ad incontrarlo, e noi sulle prime la credemmo Ismene; ma tosto Ismene com- parve, e la credemmo la dea degli amori . Filoclete ci esortò. mutuamente a deporre ogni riserva; e da quel momento noi provammo ad un crarto tutte le sorprese d'una nascente convscenza ) e tutte le dolcezze d’ una antica amicizia. : Brillava l’opulenza nella casa di Filocle- fe; ma una saggezza illuminata ne’ avea. tan- to bene regolato l’uso, che parsa tutto esse- refstato fatto pel puro bisogno, e nulla per «capriccio . Schiavi felici nel loro. servaggio » prevenivano i nostri. desiderj. Chi ci versava sulie mani e sui piedi un'acqua più limpida del cristallo. Chicopriva di frutta una tavo- la collocata nel giardino (a), in mezzo d'un boschetto di mirti. Noi. cominciammo dalle libazioni in onore degli dei che presiedono all'ospitalità; ci furono fatte parecchie que- stioni sui nostri viaggi. Filoclete chbe più volte a mostrarsi \intenerito per la ‘rimem- bravza degli amici ‘che lasciati avea nel - continente della Grecia. Dopo alcuni momen- ti d'una conversazione deliziosa , uscimmo: cen (a) Teod. prodr. negli amori. di Erod. e Dosicl. 7 lib, 2, dag. 57. { NELLA GRECIA:- $3 con lui, onde vedere i preparativi delle fe-' ste. Queste doveano aver principio il giorno ve- gnente *: giorno in cui-si onorava a Delo la nascita di Piana (@). L'Isola si andava empiendo di gente; a poco a. poco condotta dalla religiosa pietà, e dall’ interesse @, dal piacere. Non si trovava. più asilo nelle case; $'innalzavano padiglioni neile pubbliche piaz- ze,.se n'alzavano. nelle campagne: le perso- he che dopo una lunga assenza si rotnavano a rivegete:, precipitavansi in btaccio gli uni degli. altri. Queste scene commoventy dirige: vano i nostri. passi in differenti luoghi dell’ isola; e nori meno attenti agli oggetti che si presentavano a noi; che ai discorsi di , Filo cleré, ci andavamo istruendo della natura € delle singolarità d’ un SS sì SEO nella Grecia . i L’ isola di Delo. non ha più di 7 in 8 miglia di giro, e la sus larghezza non arri va più che al terzo della sua lunghezza (6). Il monte Cinto ‘che ©va* da settentrione a mezzodì, termina una pianura che si sten- “de verso occidente sino alla riva del mare. ; În * Agli 8 di maggio: dell’ apno. 341. prima di G. C. (a) Diogene Lacrzio ‘lib. 2. $. 44: {b, Turnefore viag. pag. 287. e 388, Sal Fz \ gf VIAGGIO D'ANACARSI In questa pianura giace la‘città (e). Il ro. sto dell’ isola ron offre che un terreno ine- guale e sterile , \ad eccezione di qualche yal- le: amena che formano diverse colline collo cate. nella sua parte meridionale (8). La ‘sor gente. dell’ Inopo è la sola che la natura Je abbia regalato/;.\ ma /si trovano in varj Juoghi cisterrie » e laghi ‘che conservano’ per molti mesi I° acque del cielo. Delo. fu da prima governata da alcuni re che riunivano il sacerdozio all’ impero * (e). Indi essacadde in potere degli Atenie- ‘si che la purificarono in tempo della guerra del Peloponneso (4): Furono trasportate Je tombe de' suoi antichi abitatori nell'isola di Renea..Ivi i loro successori videro per la, prima ‘volta. la ‘luce del giorno: ivi essi debbono vederla per l’ultima volta. MA se privati sono del vantaggio di nascere e di morire nella lor patria (e), vi godono al- aa ai me- (a) Strabone Lib. (10. pag. 485- (b) Eurip. Ifig. in Tautid. vers. 1233. Tournefort viaggi tem, v. pag. 311. (c) Virg. Eneid. lib. 3. vers. 80. Ovid. O, lib. 153. vers. 632. Dion. di Alicar. antich. d . tom. lib. 1. cap. so. tom. \. pag. 125. (d) Tucidide Lib. 3. CAP. 104. Po (e) -Eschin. epist. a Filocrate. pag. 206.) ‘Plutarco. apoftegmi Laconic. tom. z.: pag:. 235. NELLA GRECIA. 83, meno pel corso: della lor vita d'una tranquil: lità profonda: i furori de' barbari (2); gli @- dj dellé mazioni (6) ; le particolati inimicizie | cadono all’ aspetto di. questa’ terra. sacra = i cursieri. di Marte ‘nonicla : calpestano» mab»scoi loro piedi sangiinolenti. (d):. Tutto ciò: che presenta l’ immagine. della: guerra, nejè sevè: ramente bandito :. non.vi si soffre neppure di animale all'uomo * il più fedele, perchè:ivi distruggerebbe degli animali più deboli: e .più timidi. Finalmente la pace: ha sceltoriDelo per suo, domicilio, € la casa di, Filoclete: per suo palagio. ; E, i Noi! vi. ci appressavamo., quando abbiamo veduto a venirci: incontro. un giovine, il' cui passo, la. taglia ed i lineamenti non aveva- no niente di mortale: Questi è Teagene ; Fi loclete ci. disse; eglivé colui; cui mia figli nola si; ha scelto in isposo ; e: Leucippe ha fissato: teste! il giorno , in cai ha da seguire il ‘sio simeneo!. O: padré: mio: rispose 'Tea> gene, ‘precipitandosi fra le sue braccia!» la si Ù Srna \. mia (a) Erodoto: lib. 6. cap. 97. (b) Pausavia lib. 3. cap. 23. pag. 269. Liv. lib. 44, CAD. ;2:9. na (c)_ Callim. in Del. ‘vers. 27%. %.Non era permesso. avere. canî a Delo ( Strab. :lib. 10. pag. 4386.) per timore che ‘omonì distruggessero le! lepri evi coniglini > ee n 3 80 Viascio D' ANACARSI mia riconoscenza ad ogni! istante s' accrescev Deh! si deguino ‘di meco dividerla questi ge nerosi. forastitri ».. eglino sono. amici’ miei ; dacchè sono amici. wvostri!; ed.rio sento che Ireccessa di.gioial\ ha. {bisogno ‘di. sostegno ;; del pari che l'eccesso del. dolore .' :Se ‘voi altri sapete che cosa ‘siè amore; mi. perdo- nereste questo trasporto , soggiunse egli ri- volgendosi a noi; e se amato mai! non: ave- te;, o mei lo perdonerete tuttavia al veder che farete Ismene.. L'interesse . che! abbiamo mostrato: di prendere nelle sue cose ,' parve che calmasse il disordine dei suoi sensi ;ve che lo alleggerisse del. peso. della sua’ felicità; »Filoclete fu da Leucippe e da Ismene: ac> colto:. come Ettore veniva’ accolro. da Andro- maca , ogni qual volra'rientrava nelle mu» ra ‘id’ Ilio . Si: apparecchiò la cena in una- galleria ‘ornata. di statue e di quadri; ce. i «nostri. cuori aperti alla. gioja. più. pura gu- statono i piaceri. della confidenza © e della dibertà . toa * Filoclete frattanto metteva una lira fra le manì d’Ismene , e Ja esottava a'cantare un di © quegl' inni che sono destinati a celebrate la ‘ nascita di Diana e d°' Apolline . Esprimete, di- cevale , co'vostri canti ciò chele figliuole di Delo rappresenteranno domani: nel tempio col* Ja. leggerezza deif loro passi. Anacarsi. e Fi- lota | conosceranno. di: quì meglio 1" origine del- Nera Grecra: 87 delle. nostre feste e la natura dello spettaco@ lo che agli occhi loro noi offriremo . 7 Ismene prese la lira, ne cavò come per distrazione alcuni suoni teneri e toccanti che non isfuggirono a Teagene; e turto in un colpo: dopo una ricerca fatta con rapidità sul modo dorio; dipinse in tratti di. fuoco la collera implacabile di. Giunone contro; u- na rivale che odiava (a). ‘ Latona cerca, ma' in. vano, .di sottrarsi ‘alla venderta di lei s per. sua disavventura ha piaciuto. a Gio. ve; bisogna che il frutto: de' suoi amori di» venga lo strumento del suo supplizio e. pe- risca: con esso lei. Giunone si fa vedere. nel cielo ; Marte sul monte Emo, nella Tracia, Iside! sud’ una:montagna vicina al mare , la lor presenza reca lo. spavento nell’ aere, sulla ter- ra; e inell’isole.. Tremante,. fuor di se, incal- zata dai doloti del parto; Latona dopo lun» ghi errori, giugne. in Tessaglia sulle rive del fiume: che la irriga. O Peneo! ella sclama;, ti resta. un Salo istante, e ricevi nelle placide tue ‘onde i figli di Giove, ch’ 10 mi reco nel seno. O> NinfeX\di Tessaglia, figlie. del: nu- me che: invoco ! unitevi a. me per. muoverlo a compassione. Ma egli non m' ascolta, e le mie preci non servono che a precipitare i suoi passi. O. Pelione ? o. montagne. spaven= to- {a) Callim. in Del vers. 40. Et 88 Viaccio iD'ANACARSI* trse! voi dunque soltanto restaté pet mio iis covero? cimé ! anche voi ‘mi ricusereste nelle vostre cupe: caverne un asilo che ac- cordate: alla leonessa tra i dolori. del parto» A queste parole. intenerito il Peneo; so- spende ‘per un istante il cotso dell’ onde. Lo vede Marte, e furibondo ne. freme'; e sul punto di seppellité quel. fiume sotto» les fu: manti rovine del monte Parigeo; mette» un grido che rimbomba sell’ acre, e. colla lan cia. il'suo scudo percuote. Un tal: fracassò; simile a quello d’un.eseicito in armi, scuote ie campagne della ‘Tessaglia, ne trema il inonte Ossa x e vada: lungi timbombando il A muggiro nelle profonde caverne dì *Pindo , È perduto il Peneo;: se. Latona ‘hon. lascia ‘que’ luoghi ‘minacciati dall'ira. celeste. per la sua presenza. Ella viene nelle nostre visole a mendicare un soccorso che le ricusano 5. Iride minacciosa lc colma di spavento. i Delo soltanto è meno sensibile al> timore che alla pietà. Delo ch’ allor non era se non una sterile. rupe deserta, ludibrio de” venti e de' flutti del mare, che a lor ‘talento qua ‘e là: rispingendola l’avean condotta in mez. ‘zo alle ‘Cicladi, quando vi si udirono:i-la- mentevoli accenti di Larona. Delo si ferma ad un’ tratto, e le: offre un’ asilo ‘sull’ erme rive d’ Inopo: La dea trasportata da gratitu- dine, sì porta a piedi d'un’ albero:cherle par- ge Y NELLA GRECIA) 89 ge. l'asilo. dell'ombra sua ; se ‘che. pet \tal he> nefizio. godrà. primavera immorcale .! Ivi rifini- ta di fatica, e negli accessiude’pià crudeli tormenti ell’apre i quasi estinti suoi rai: ivi ì suoiisguardi, in cui brilla la; gioja tra l° espression, dei dolori, si. riposano: alfinè su quei pegni. preziosi di itauro amore; su. quei pargolecti che. a. lei tante, lagrime hanno: co- stato. Dell’ Inopo, le - Ninfe testimonj. det suoi .traspotti. gli annunziano all’ universo © con cantici. sacri, e Delo «oh è più ‘de’ flutti .in- costanti, ludibrio: essa riposa sopra colobue che innalzansi dal fondo ;del? mare. (4); e che (peggiano, su; i. fondamenti» del: mondo... La sua gloria diffondesi in ogni luogo: per ogni parte le, nazioni, accorrono ‘a queste feste + e vengono .ad..implorare il:favore di quel nume medesimo, che a questa. terra. e) debitor | della vita, e che la rende felice per la sua presenza:<, > Ismene.. accompagnò quest’ ultime. parole con ‘uno: sguardo. diretto. a Teagene, e. noi comipciammo;'a respirare con più libertà; ma 4 anime. nostre. erano. tuttavia. agitate. dalle scosse del terrore e della pietà. Lat lira d'Or- feo giammai o voce, di.-Sirena.non espresse suo- ni sì melodiosi. Nel tempo che Ismene. can- tava , io l'interruppi: sovvente al par di Filo> ta; .con esclamazioni. involontarie \d’ammira- 1 Zio- (a). Pizd. presso Strab. lib. 10. pag. 485: CO Viacaro D' ANACARSI zione: Filoclete ve Leucippe le profondeva? no segnitdi renerezza, che la movevano: ben più de’ nosttìc'applausi: Teagene ascoltava ‘;; e.taceva > Finalmente giunse il giorno tanto - brama. to. L'aurora: segnava» a. deboli traccie’ sull” orizzonte il.cammino. del sol vegnente, quan. do. ci .trovammoval piedi del ‘monte Cinto . Questo monte non: è che di ‘mediocre altez- za (a), Essa ‘éonsiste vin un masso* di grani toi, in cdi'ibrillano differenti colori, ce © spe» cialmente \scimtille di. talco nericcio e’ luci- do. Dall'alto. della «collina si‘ scopre una quantità: sorprendente d’isolette. di' vatia gran- dezza ..Appajono queste seminate in mezzo de' furti; con. qael. medesimo’ ‘bel disordine conuicui- sparse si mirano le stelle ‘nel'cielo . L'otchio le scorre avidamente, e ‘ne va in traccia quando le spariscon dinanzi . Talvol» tà. si smarrisce con piacere nei giri. tortuosi de’ canali chele separano: ora a bell' agio va misurarido ‘iclaghi esi liquidi. campi che vi: stanno fra mezzo. Imperciocchè' qui non si tratta di un: mar senza fine, dove’ l im- maginazione du piuttasto oppressa che sorpre- sa per la grandezza dello spettacolo ; dove i la- (a) Tournefort. viag. tom. 1. f. 307. Spon. viag. tom. 1. pag. Lx 1. VVhel. jour. book 1. pagi- Vaats anti 0a NELLA GrReEcra: È |< gr anima inquieta anelando di riposarsi‘, ‘non ‘trova mai che can' erma. solitudine ‘ vastissima ‘che lo. rattrista , ‘un' estensione. smisurata che la confonde: ivi» il seno. »dellbonde sembra cangiato: in.labitazion de’ mortali 3. \È una cit tà dispersa sulla superficie. del':mare; è ltime< magine dell'Egicto3 quando. il Nilo straripa sulle campagne, «e sembra ‘sostenere: sull* acque sue le altute che setvomo. di ritito» sa ‘abi- tanti (a) 0 ! rLa mraggiot parte. di queste: isole! ci disse Filota, sì mao cladis* » perché formano una :specie ‘di. circolo intorno di Delo (b)-.: se sostri re. dell’ Egitro ne! soggiogò una parte all’‘armi sue (c);:i Minosse re di Creta’ ne governò. parecchie colle :sue.leggi (4); i Fe- nicj:(e),.i Carj (f), 1 «Persiani; i Greci (g), } ) ‘tut= (a) Erod. lib. 2. cap 97. Diodoro Sicalo libro 1. | pags 33. ‘ io 1 i X! Ciclos in:Greco. significe circolo. 2 (b) Plinio lib. 4. :cap. 12 tom. Serg ZI. (c). Diodoro, Siculo lib. ‘». pag. pT,at ° (d) Tucidide. lib. v1. cap. 4. a Siculo libì $ E * î (e) Bochart Geograf. pag. 405. (6) Tucidide ivi Diodoro Siculo ivi. (5) Erodoto ‘lib. 8 cap: 40., 048. Tucidide im ‘molti. luoghi. sa ViaceIo: D'ANACARSI ; tutte le \hazioni che . ottennero: l'impero del mare, le hanno: successivamente «conquistate o popolate; ma le colonie di questi. ultimi fe cero: sparire: le. tracce idellé. colonie - Straniere e possenti ‘motivi \congiunsero il. destino delle cieladi con*.quello: della Grecia). l Alcune. dà‘ principio si eleggevanò li ‘proprj Je s altre ne cayevano iticevuto dalle: mani de' loro vincitori (è): ma l'amore della libertà naturale ne' Greci, più naturale ancora segl' isolani; distrusse: il giogo, sotto. del quale esse. gemevano.. Tutti questi popoli formaron® sì, in picciole repubbliche la; maggior ‘parte indipendenti, gelose l’une, dell' altre, e: pro: curando, di tenersi incequilibrio con alleanze e. protezioni: mendicate i nel ‘continente. . Esse godevano, quella ifelite calma che le, nazioni possono fromectersi soltanto finché restano nell’ oscurità , quando l’ Asia fece uno sfor- zo scontro» l'. Europa», ed i» Petsiani copri rono il mate coi loro vascelli. Le isole. co- sternate s' indebolirono colla’ discordia . Alcu- ne ebbero «la virtù di. congiungersi col nimi- co , altre il coraggio di far resistenza. Dopo la disfatta di Serse, gli Ateniesi. formarono il progetto, di soggiogarle tutte. imputarono loro a delitto egualmente edi, soccorsi» pre- ; CONGRESS Ln sca- (a) Erodoto lib. 1. cap. 645 Diodoro Siculo lib. 5. dag. 346, CART EVASE : NELLA GRECIA. 93° stati e l'abbandono della ‘causa ‘comune’ e' le. sottoposero al loro dominio successivamen= te sotto preresti più ovmeno. plausibili . Atene lor impose Je sue leggi; Atene n'e- sige tributi proporzionati alle lor forze. AIl* ombra della sua potenza esse veggono. fiorire nel loro seno il comintrcio > l' agricoltura; le arti; e sarebbero» felici , se potessero obblia- re come un tempo furon libere. MICONE. Esse nom sono già tutte. egualmente ferti- li; avvene alcune che appena producono il bisognevole per. gli abitanti. Tal'è Micone, che voi scorgete-all’ oriente di Delo ;' dalla quale non resta :lontana più di 24 stadj (a) *. Non vi si veggono ruscelli zampillare' — dalla montagna, e recar fertilità alla» pia- nura (6). La terra. dominata dai. cocenti rag- gi del sole sempre anela la pioggia del cie- ‘lo; e solo con penosi lavori si ottiene che il grano germogli nel suo seno, o ci matu. rino gli altri grani necessarj.. alla sussistenza ; de- (a) Zournefort tom. 1. pag: ‘278. y _% 2268 pertiche di Parigi, Li {b) Spon. to. 1. pag. 115. VVhel. iournal. book 1, ! pAE. Gy : i \ costa =h0e 94 Viaccio D' ANACARSI degli agricoltori. Tutto il .suo valore lo ri serba quasi per: la produzione. di. vigne è ficaje, le cui frutta. sono. rinomate. (4). Vi si trovano in abbondanza pernici e quaglie , ed altri uccelli di. passaggio (6). Ma questi vantaggi comuni a questa e ad alcre isole vi- cine ; sono, di ben poco sostegno per gli\abi- tanti5 che: oitre la. sterilità: del paese, hanno inoltre a lottare contro i tigori. del clima. Cadono loto assai presto i capegli (c), e quel- le chiome sciolte che danno tanta grazia alla bellezza , non pajono concesse alla gioventù di Micone.; îsé ‘non perchè ne: abbiano. ben piesto a. piagnere la perdita. Viene rimproverato a quet. di Micone d'’ cs- sete avari (e parassiti (4): sarebbero assai me- no. criticati, se d'una più cospicua fortuna fossero prodighi.ie fastosi; petciocche la mag- gior calamità prodotta dall’ indigenza si è, che questa fa nascere i vizj, e non fa onde farli perdonare. ‘ RE- >. *L î : nno (a). Tournefort tom. 1 » bag. 281. ‘(b) Idem ivi tom, 1. pag. 28 1. Spon viaggio to mo i. pag. 115, VWhel.ioura. è, pag. 65. sile) Plinio lib. 11. cap. 39: tom.0. pag: 615. Stra- bonevlib.r0.\pag. 457. Tournefort pag. 280. {d) Arcneo Lib. 1, cap. 7. pag. 7. Suida im uuro”. NELLA, GRECIA» 95 R_E N E 4A. I Meno grande, ma più fertile; di Micone , Renea che mirate all'occidente) «e che! non è lontana da noi che. 500. stadjiincirca ©(2); sì distingue per la ricchezza delle sue colli- ne è delle sue campagne Attraverso del canale che separa le due isole , anticamente stava tesa una Catena che. sembrava unirle' in- sieme; quell’ era .un lavoro :fatro. fare da Po- licrate tiranno di Samo (0)us Egli s'era dato, a credere pet quel mezzo di comunicare all una la santità dell'altra *#. Ma: l'isela di Renea ha dritti. più legittimi Lal. nostro. ri. spetto : essa rinchiude le ceneri de nostri pa: dri: ed un giorno riceverà.le/mostre..»Suqueli' suini dI TRNO emi. (a) Tournefort pag. 315. i , (b) Tucidide lib. 1:-capi 13.:lib. 3. cap. 104. * Verso il medesimo tempo 'Creso. assediò la città d' Efeso. Gli abitanti, onde otte> nere la protezione di Diana liro divi- nità principale, tesero una corda che da una parte teneva alle loro mura, è dall’ altra alle pareti. del. tempio della ; dea lontano 7 stadj., ‘ovuero 661 per tiche e mezze (Erodoto lib. 1. cap. 26. Polien. stratag. lib. 6. cap. sov Eliano varia istoria lib. 3. cap. 26. ) i 96. Viaecio D' ANACARSI eminenza che ci sta dirittamente avanti gli ecchi, sono stati trasportati i sepoleri che pri. ma erano in Delo (4), Questi si! moltiplicano di-giorno in) giorno a nostre spese, e si al- zano dal:seno della. terra, come. trofei: che la morte; copre' coll''ali sue spaventose. : \ T.EN. O, Volgerevi a maestro, ei scoprirete la co- stiera dell’ isola di Teno . Fuori del recinto della capitale. giace un bosco venerabile, re- so ‘annoso dai. riguardi della religione, e sul quale -indarno/ gli* anni. vanno accumulando gl' inverni (6). I\suoi: cupi viali ‘servono di strade ad un superbo rempio. che. sulla. fede degli oracoli ;d''\Apollo gli abitanti alcre vol- te inaizarono a Nettuno : e questo è uno de’ più vetusti asili della Grecia (e). Sta que- sto, tempio. :in.imezzo a parecchi grandi ‘edi- fizj , nei: quali si, fanno i pubblici banchetti, ai quali ‘concorrono; i popoli in tempo delle feste del nume (4). Fra le-altre lodi sue che (a) Tucidide. lib. 3. cap. 104. Strabone lib; xo, pag. 486. Tournefort pag. 316, (b) Scrab. Lib.. 10. pag. 488: (c) Tacito annali lib. 3: n, 63. (d) Serabone ivi, è NELLA GRECGIA/ 97 che sì cantano .iu suo onore , quella gli si dà di allontanare le malattie che affliggono l'u- manità (a), e d'aver distrutti i serpenti che altre. volte ‘rendevano. quest! isola inabitabi- le (0). Coloro: che. furono i primi a coltivarla, ne fecero una nuova terra, una terra. che corrisponde. alle cure dell’ agricoltore ,/ e. le previene . Essa rende a' suoi bisogni le -frur ta le più squisite, e grani d'ogni spezie: mille fontane vi zampillano . per ognis.parte (s) s.c.le pianure ricche del tributo delle-lor acque. s' imbelliscono ancora col’. contrapposto dell’ orride e deserte montagne che':le. cir- condano (4). Teno è separato ‘da Andro per un canale. di 22. stadj inv circa di larghez- za (e) *. i AN- (a) Filocor.. presso Clemente. Alessandrino. esor> tazione alle%sgenti pag.‘ 26. (b)' Plinio lib. 4. cap. 12, tom. x. pag. 211. Stefa> . no Bizantino în 7!v:s Esichio Miles, (c) Tomrnefort tom. 1. pag. 357. Plinio ivi Ste- fano Bizantino in ©0925. Eustazio ib Dionisio periegeta- verso 520. (d) Zdem ivi. i (e) Scillace presso i. Geografi minoti tom. 1 pag. pa ss. Tournefort. pag. 355. : * Quasi una mezza lega. © «Tomo XI, . G 9% Viacero D° ANACARSI AN:DR O, Sì. trovano in quest ultima: isola monti coperti di verdura come in Renea; valli de- liziose: quanto nella Tessaglia ; frutta che di- lettano il palato e la vista: (a);; finalmente una città ,rinomata per la difficoltà ch’ in- eontrarono gli Ateniesi nel. sottometterla; ve pel culto di Bacco che vi si onora partico». darmente. Ho veduto: i trasporti di gioja che le sue solennità inspitano (6); gli ho ve- duti in quell'erà, in cui l’anima riceve im. pressioni la cui timembranza è una! perpetua sorgente di. nuovi piaceri:. Jo mi trovava sopra un vascello che faceva ritorno ‘dall’ Eu- bea ; cogli occhi rivolti all’oriente . ammiras vame..il luminoso apparecchio della nascita del sole, quando mille acute grida chiama- rono i nostri sguardi. verso l'isola d’ Andro. ‘I primi raggi del sole riverberavano da un eminenza coronata ‘da cun tempio: elegante. La gente: accorreva da ogni parte: sì affol- lawanoi intorno. del tempio., alzavano: le ma: ni al cielo, si prostravano: per terra, e s' ab- bandonavano all’ impeto d’ una. gioia sfrena- . ta (3). Zournefor® pag. 348, (b) Paasania libr. 6. cap..26. pag. 518. Filostras. icon. lib, 1. cadi 25. pag. 7:99. NÈLLA GRECIA. 95 ta. Noi ‘approdiamo: siamo strascinati sul alto della collina: parecchie confuse voci so- no dirette a noi: venite >. vedete, gustare ì° queste onde spumanti di vino che’ sgorga- no dal tempio di Sacco, jeri, questà not= te, questa mattina » non erano che una fon- te d’acqua. purissima. Bacco è l'autore di ‘questo: prodigio:: © lo rinnova ‘ogni anno, nello © stesso giorno , all'ora medesima : lo tor» nerà ad: operare domane; posdomane ,' posdo> man l'altro, é l’altro, e poi un ‘altro, e l'altro ancorà, ‘per ‘sette giorni di seguito (4). A questo discorso interrotto venne die- tro un'armonia dolce ed interessante, < L'A- cheloo, dicevasi; è ‘celebre per le sue canneî il Penéo trae tutta la sua gloria dalla valle: che irriga; ed il Pattolo dai fioti, onde son coperte le sue sponde; ma. la fontana. che noi, celebriamo; rende gli uomini forti ed e loquenti,, c Bacco è quel desso' che' la fa Scortere (2), 3 Mentre i ministri ‘del tempio: padroni: del, sotterraneo si prendevano ii» tal. guisa 2 giuoco la credulità del popolo, io era ren» taro di congratilarmi con loro per la bella L ma- (a) Plinio lib. 2. cap. 103. tom. r.pag: vzi1 lib. 31. capi 2. tom. 2. Pag. $40. ) (b) Filostr.. icon, lib, i. cap. 25. pag. 799. G.z sata 100 Viaggio, D'ANACARSI maniera con cui vi iriuscivano;» Essi vincan» SOLO navano il. popolo; ima lo rendevano !felice, GIA R;0. ’ ì ‘ In ‘una distanza. quasi eguale da. Andro e da Ceo giace l'isola di Giaro; di piccola estensione, degno. asilo, di pirati e masna- dieri, se ivi si potessero incarcerarli.onde pur: garne, la terra (4). Questa è una ‘terra sale vatica, irta di scogli e di rupi (0). Sembra che la natura ‘abbiale tutto ricusato ;. per acs cordar tutto all’ isola. di. Ceo. I pecoraji di Ceo rendono onòti divini, e consacrano le loro greggi al pastore: Aristeo (©) »! che fu il primo a condurre una colo: nia in quest’ isola. Essi. dicono ch'egli ri- torna talvolta ad abitare ne' loro boschi. pa- cifici i e'che dal fondo ‘di quel, ritiro ; veglia alla custodia dei loro. armenti. più candidi della neve. } S : o Isa (a) Giovenale sat. 1. verso 73. (b) Tacito annali lib. 3. cap. 69. Giovenale sati- ra 10, Verso 1709: ) i {c) Diodoro Siculo lib. qu tom. 1.-pag. 325. ediz. ‘n di VPessel: Virgilio geor. lib. 1. verso 14. NELLA GRECIA: IO01i I sacerdoti di Ceo vanno ogni anno sopra una montagna ‘ad’ osservar' vil sorgere ‘della canicola (4); ad offerire sagrifizj a quell’a- stro ,; come anche a ER ed» impiorare , il ritorno di que’ venti favorevoli che per qua- radta giorni. mitiganor gli ‘ardori. coceriti del sole ‘rinfrescando l’aere ; gen! Gli. abitanti di «Geo : hanno scostruito ‘un tempio; in onore d’ Apollo» (0):i essi. conser vano, con: rispetto quello div:Nestore, . da' lui fatto fabbricare! dopo dil ssio. ritorno da ‘Tro- ja in sonore cdi: .Minerva i(c): e. aggiungono il culto.di. Bacco La quello di questa divini. tà (4). Tanti atti: di religione ‘sembrano il pegno: del. favore ‘che lor ‘accordan gli dei. L'isola ‘abbonda di frutta “e. di pascoli» (e): i corpi yicsono robusti. deicanime natural- mente: .vigorose , ‘e la; popolazione. sì «nume? rosa che sono stati obbligati: di distribuirsi in. quattrò città (f) > ofra ile quali. Iouii. è la RROPAlci Qui è: situata sopra c:unt e x Ù ; RIO. mi: (a) Fraglia! Pontico presso» Cicerone: ‘dello di ‘ ibvinazione lib. x. cap. 5 7.t0m. 3.pag. 47. A° pollonio» argonautica» verso 535. (b) Strabone lib. ro. pag. 487. (€) Idem ivi (AM ciak cmd dia (d) —deeneo lib. ro. cap: 22% pag. 456. (e) Virgilio reorgica lib. r:+%verso 14, (Î) Srrab. lib.’ ro. pag. 486. \ GC; \ 102 Viaggio D’ ANACARSI spinenza., e trac il suo nome da. una fecon. da sorgente che scorte a piedi della: collina (a). Caresso non ne resta discosta che 25 stadj *, e le serve di porto, facendola ric, ca ‘col suo commercio, j Bis ° ‘ (In. Iouli si vedrebbero: esempj d’una, ‘ bella e lunga vecchiezza (6) ; se l'uso 0 la legge non vi permettesse il suicidio ‘a ‘coloro «ché giunti all’età di 6o anni, non sono. più in grado di sostenere la vita, o piuttosto di servire ‘alla repubblica ‘((c). Dicono essi che. sarebbe vergogna il sopravvivere a se me- desimi , d’ usurpar sulla terra un posto ; i cui. doveri non possono! più adempitsi, ed appropriarsi giorni ricevuti unicamente» per servigio, della patria. La} giornata che deve” por fine alla lor vita, è una festa per loro: essi radunano i loro. amici, s' inghirlandano, il capo,, e prendono ..un .nappo di sugo di” cicuta o di papaveri, colla forza del quale. passano al sonno eterno . Uomini di tanto. coraggio erano capaci di. osar tutto. «per. mantenersi nella, ‘loro ine di- (a) Stefano, in I». Tournefort. pag: 3:32. I Quasi una, lega. (b) Eraclide Pontico della poltt. (©) Strabone ivi. Eliano varia storia clib, 4. cap. .37. Stefano ivi. Val, Mass, lib, 2. cap. 6. n. 8 De NeaLLA GRECIA. 10% dipendenza. Un giorno, che assediati dagli Ateniesi , stavano :sul. punto. ‘dî \tendersi per mancanza di viveri, essi li minacciarono, se non si ritiravano, di scaonare i: più cattem- pati fra i ciptadini, che stavano rinchiusi nella! piazza iassediata. (4). Sia orrore 0 pie» tà ovvero solo timore; gli Ateniesi lasciaro- no in \pace un popolo che sfidava egualmente ‘la natura (e. la. morte. Coll*andar del tempo, gli \domarono; poscia ,. e .li. ammansarono col giogo delle scienze e dello. arti. La. cit- tà. è ornata di superbi edifizj, le sue mura sono icostruite di smisurati macigui., co l’ac- cesso n'é stato reso facile con vie sostenu» ‘te sull pendio dell’eminenze vicine (4); «ma ciò. che le reca maggiore risalto., sì è..d* ayer. prodotto parecchi uomini famosi, e. fra gli altri. Simonide ,. -Bacchilide:, e Prodi- co (c). VI (a) Strabone RCA pag. 486. (b). Fournefort. pag: 332.) € 333. (c) Strab. ivi. a G 4 n 104 ViacGIO.D' ANACARSI 1 f: dal f- dedol VITA DI: (SIMONIDE gi i Mic 152 } n SEE (2); Ta, di Leoprepete nacque terso. ili. terzo ‘anno. dellaì cinquantesima\quinta olimpiade *. Egli meritò là stima dei sovra- ni.yidei sapienti, (le .der grandi uomini .del suo tempo./ Tra questo «numero she contano Ipparco , che. Atene vavrebbe collocato: sugli altari; .se Atene vavesse potuto. soffrire un padrone (6) 3: Pausania re di. Lacedemone, il muale per le sue. vittorie. contro vi. Persiani era ‘stato innalzato ‘alvicolmo. degli. ‘onori e dell'orgoglio (6); Alleva re: Wiiceszolia, che cancellò ‘la igloria: de'istoi predetessori.; ed àumenrò: quella «della ‘suavnazione (4); i JTero= ne che cominciò «dall'essere ‘tiranno di Siracua sale la fini coll’esserne. il padre (e).js Te- e ergo mi- - (a) Fabric. Bibliot. Grec. tom. 1, pag. so1. Bayle dizionar. all’ articolo . Sim. Memor. dell Aecad, delle belle let. tom. 13. pag. 250. * L'anno $s8 prima di G. C. (b) Platone in Ipar. tom. 2. pag. 228. « (c) Eliano var. stor. lib. 9. cap. 41. (d).eocr. idilio 16. vers. 44. Plutar. dell’ amor frat. tom. 2. pag. 49. Sozomen. stor. eccles. olib. 1. pagi:3200 0 Lon CA (e) Sezsofi in Jeron.' pag. 001. Zliani; var: st0Y: Lib. 4. cap. 15. as 3) NEL'IALGIRE CIA ros mistocle finalmente, checnoh! fu già re, ma che: riportò .il più:segnalato-ritrionfo | sopra ili più potente frai:b ‘monarchi-(4) 1993 Secondo. n: uso? perpetuaro! fino» a noi, ‘i sovrani sinvitavandovalla lor. corte quelli ‘che sì distinguevano colle; cognizioni o con ‘su blimi calenti.. . Talvolta: li facevano entrare: ioplizza:ss exmei esigevano a què' tratti di spirio” to più brillanti ch quello cchevutili' iper illu® minare: talivoltasdi consultavano» su gli ala caniì della: naturasie sù. i princip) ‘della img rale, ovveror:sulla: forma: deivgoverni.. A_que- ste» proposizioni. dovevarto darsi /risposte chia- re, pronteile precise , perchè facea d’uopo. i- struire unm:principe ;. piacerèivai. cortigiani; € confondere» i: rivali... La. maggior. parte. di queste: risposte afdavano di. bocca ‘in boc- ca per Ila Grecia, se sono: passate? alla po sterifà gola quale non è ipiù® in igrado dî co- noscerne i il «pregio; . perciocchè. ‘racchiùdono ‘allusioni ignote oi verità «al. presente troppo conosciute... Fra! iquelle di Simonide, alcune ve ne, sono, rese. celebri ‘dalle circostanze: che le. afconipagnarono ... + «Un giotho ‘in un banchetto :(6)., 6 re di La- Glen lo. pregò: di ‘confermare con un quale che luminoso tratto 1’ alta opinione che si avea pri 4 {b) Eliano varia stori lib. 9. cap. ‘41. (a)» Plutarco vin: Temis: »t0m., n) 106 Viaggio: D' ANACARSI aveva della sua filosofia. Simonide, il quale penetrando .î progetti «ambiziosi di ‘quel prins cipe , ne aveva prevéeduto l° esito. fatale, gli disse;:, ‘‘ Ricordatevi d’ esser: uomo ;; Pausas nia non vide in questa rispotta \che suna’ mas- sima frivola o comune; ima wella disgrazia che ben presto ebbe a soffrire, vi scoprì ‘una verità nuova, e forse la più importante .tra quelle che ignorano i re. pues. Un'altra. volra (a) la Eee di Siracusa gli propose la «questione, :servil sapere fosse preferibile alla fortuna: quest'era un’ insidia tesa .a Simonide., il «quale; inon vera ricerca. to , se.non a motivo del primo di que’ pre- gi e che non ticertava che di. ottenere il se- condo. Obbligato di tradire: i: suoi senti> menti , 0 . di condannare. la sua. condotta; pensò, di ricorrere all'ironia , «dando. ila ‘pre? ferenza alle ricchezze, atresocht i filosofi as sediavano continuamente le \case dei ricchi. Questo problema’ fu poscia risolto «in un modo più: onorevole alla filosofia. ‘Aristip. po. filosofo. interrogato dal re Dionigi, per ché il°saggio negletto dal iricco, gli faces. se la corte con. tanta: assiduità (8) 5. rispo= se cio avvenire, perchè 1” uno conosce i suoi ibi- CA (a) Aristot.retor. lib..2. cap.r6. tom. 2-pag. $86. (b) Diogene Laerzio lib. 3. $. 69. NELLA GRECIA. 107 bisogni; e l’altro non conosce i suoi ‘do veti. i Simonide era poeta e filosofo (a), La fe- lice riunione di: queste due qualità resero. i suoi talenti più utili e la sua Fapienza più amabile , Il suo. stile pieno! d’ amenità è sem- plice » armonico ammirabile per la scelta e la congiunzione delle parole (0, Egli ‘CAntò, le lodi degli dei, le vittorie dei. Greci | so» pra i Persian, i trionfi degli, atleti. ne'.no- stri giuochi. Descrisse. in. versi i ‘regni. di Gambise ce di Dario , s° esercitò quasi in ogni genere di ‘poesia » € riuscì principalmen» te nell'relegie e nei canti lamentevoli (c). Nessuno meglio di lui conobbe 1’ arte subli*’ me è deliziosa. d’interessare, é d' inteneri- res. nessuno dipinse con più verità le -situar zioni e le sventure. che muovono a pietà (4); Non sono più le sue voci che ssi. fanno sen-' ‘ VETTA VEE RENT RT (a) Platone della repubblica l. 1. t. 2. p. 331. Cio icer. della natura degli dei lib. 1..cap::22: tom 2. pAg. 415. (b) Quintil. Lib, r0,cap-1.pag. 63,1. Dionis. d' 4 licar della. censura degli. ant. scrit. t0m. I. pag. 420. (c) Fabric. bibliot. Greca tom. 1. pag. S92- (d) ;Dionis. d’.Alicar. cens. degli ant. scrit. tom. &.. pag. 420. Quint. lib. 10..capi.1. pAg-631 Vi. . sa di Eschilo. sa 1 08 VIAGGIO D'ANACARSI sentire3 sono grida e singulti';.+ una famiglia desolata che piange dla inorte di un padre o d’un figlio (4). Ella è Danae; cùna» tene» ‘madre che “lotta col suò» bambino rin se- no. contro! il furore de' flutti, che ivede: mil- I: (3) le: gorghi spalancati d’ intorno; che:prova mil: le morti nel so ‘cuore (6). Egli è:: Achille finalmente clìe sorge ‘dal fondo della tomba, e'‘che-annunzia ai Greci vicini a lasciar le spiaggie Trojane, i mali! innumerabili che il cielo ‘e-il ‘marè loro. preparano ‘c).. ‘Questi quadri animati che ‘Simonide di: pinse ‘a ratti die: ‘passione ;. sono» altrettanti benefizj è per gli Cuontinis, iperciocchè: sil rende Ta disse servigio nello: istrappare da- gli ‘occhi loro quelle. lagrime. preziose che versano con tatito piacere, fomentando» : così nél.loro cuore que’ sentimenti di compassio= ne destinati dalla natura ‘ad unirli gli uni agli altri, e forse i soli di fatti che possano insieme. unire gl'infelici. + i Siccome ‘i caratteri degli uomini influi- scono sulle loro opivioni ; si vdleve. ben crede- té che “a filosofia di Simonide sarà ‘stata dolcé e senza goufiezza. Il suo sistema, pet une (a) Arpecraz. in e 2 : (b) Dir d' Alicar. della Ut delle re |ipag.' Ito (c) Zone. del ‘sub.’ caf. 15 Ù NELLA GRECIA. 109 quanto. se ine può giudicare da. certi suoi scrirti, e parecchie delle sue massime osi, ri- duce agli articoli seguenti : « Nonesi tenti di scandagliare + I’ immensa: profondità dell'ente supremo (4); basta sa- pere che «tutto avvien' per suo comando: (b), e che la virtù «per seccellenza.in lui “solo ri- siede (c). Gli uomini;non ne hanno ;.che un debole spruzzo ; e lo. tengono da ui .solo (d) 5 nessuno ‘si’ glorifichi adunque d'una per-. fezione \alla quale non potranno mai giugnere, (e). La virtù sta incarcerata. fra rupi sco» «scese (f;: se a forza di fatica i morcalis'in- nalzano sino: a.lei, tosto mille circostanze «fatali li fanno precipitare al basso (g), in guisa chela lor vira.è un. miscuglio .di be- «ne e di male: non è meno difficile l’ esser sempre virtuoso, di quello che impossibile l' esserlo sempre (6). Diamoci il diletto di lo- (a) Cicer. della natiîra degli dei lib. 1. cap. 22. tom. 2, pag. 455. (b) Simonid. presso Teop. Antioch.> ad Autolico lib, 2. pag. 256. 1 (c) Platone in Protag. tom. 1. pag. 341. (d) Simsonid. ivi pag. 108 (e) Platone in Protag. tomo. un pag. 344. (f) Clem. Alessand. strom. lib ug. pag. 585. (g) Platone ivi. è. (D) Idem ivi. Stob. pags 560» ro ViacGio D' ANACARSI ‘lodare lebelle azioni: chiudiamo gli occhi su quelle che non lo sono, o per dovere:, se il colpevole a noi è caro per altri titoli (a); ovvero per indulgenza, iquandorci. è: iti differente. Lungi dal censurare gli uomini con tanto. rigore, ‘ricordiamoci ch' essisono un impasto: di debolezza (6): che ‘sono descina- ti: af restare un sol momento sulla. superficie della terra , ed eternamente nel suo seno s(e). Il tempo vola, mille secoli in faccia dell’eternità non sono che un punto, ovvero una picciolissima parte di um punto impet- cettibile (4). Impieghiamo momenti. sì fug- gitivi a godere i beni; che.ci: son riservati (ey, fra î quali i primi sono la salute, la bellezza e le ricchezze. senza frode acqui. state ‘((f); dall'uso di queste ne risulti quellÈ amabile voluttà, senza di cui la vita , la graa- dezza, e per fino l’immottalità stessa noti. giugnerebbono ad infiammare le ‘nostre bra= me. (g). sì (a) Platone in Protag. tom. 1. pag: 346. (b) Plutarco de consol.:‘torm 2. DAgi 107. (©) Stob. serm. 120. pag. 608. i (d) Plutarco ivi pag. 111. (e) Srob. 96. pag. sir (f) Clem. “Alessandr. strom. lib. 4. pag 574 (g) Ateneo lib. 12. ‘pag. s12. NELLA, GRECIA. III, SÌ fatti piincip); pericolosi » perchè spengo» uo: il coraggio nei, cuori wirtuosi edi ji. ri- morsi nelle anime colpevoli, non sarebbero riguardati se non: come errori di spirito, se nel. mostrarsi Simonide indulgente per gli altri, fosse! stato” più Severo seco: medesimo . Ma egli osò di proporte un' lngiustizia CN Temistocle (4) i e. non.si vergogno di. loda- re gli uccisori di Parco che lo aveva colma- ro. di benefizj (6). Gli si rimprovera altron- de. un'avarizia che le prodigalità di Jerone non bastavano a soddisfare), e che secondo ili carattere. di questa‘ passione diventava ad ora ad ora più insaziabile (0). Egli fu il primo. che degradasse la poesia facendone un vergo- gnoso iurifico (4). Egli diceva .con vanità a il piacere d' ammassar ‘riechezze era il solo:, dì cui. l'età sua fosse sagace (e); che preferiva arricchire i suoi nimici dopo la sua morte, che d'aver bisogno de’suoi amici in tem- (a) Plutarco in. Temis. tom. 1. Pag. 114 (b) Efestione nel enchirid. pag. 14. Eliano var. storia lib. 8. cap. (0) Aten.lib. 14. cap. 21. pag. 656. Elian. varia storia lib, 9..(cap. 1. ; (b) Scolias, di Pind. nell Ist. 2. vers.-9., Callim. framm. pres: Spahen. tom. x. Pi 264. 0.357- (e) Plutarco se al vecchio ec. tom. 2. pag. (780- 112 ViaGgIO D' ANACARSI tempo di sua; vita (4). Perchè allà finè ‘ness suno era-esente- da difecri,. e. che ser trovasse mai un, uomo; irreprensibile , lo: denunziarebbe a tutto ||’ universo! (6). Queste ragioni! stra- vaganti non, lo ‘giustificarono ; però. in faccia del pubblico; i. cui :decreti invariabili. non la perdonano giammai ai vizj che nascono piuct- tosto dalla bassezza .che dalla, debolezza del cuore. Simonide morì ‘in età di yo anni (e) * Gli viene, atrribuito. ;a merito d'aver. aumen. tato nell'isola di Ceo lo! splendore delle so- Jennità religiose. (dj, d* aver. accresciuta la lira aggiugnendovi l'ottava carda! (e); e d'a- «ver trovata l’arte della. memoria artifiziale (f)s ma ciò che. gli assicura una ‘gloria im- mortale; si. è d'aver date utili lezioni aire, cioè d'aver resa felice la ‘Sicilia, ritirando cen ERE non Je- ta) Stob. serm. 10. pag. 132. (b) Plut. ‘in Protag, tom. 1. dAZ. 345» (c) Marmi d' Dxforo epoca 58. Suida in sluo, Luciano in Macrob. tam. 3. pag: 218.( *.L'Anno 468. prima di G. C. (d) Ateneo lib. 10. cap.i 22. pag. 456. (e). Plinio lib. 7. cep. 56. som. 1. pag. (416. (f) Cicer. dell’ otator. lib, 2. cap. 86. tom. 1. pag. 275. Idem dei fini lib. 2. cap: 32 tom. 2. pag. 137 Plinio lib. 7. cap. 24. tom, 1.pagi° DNA 387. x NELLA GREGIV. lin3 Jerone dai suoi traviamenti (4), e obbligan» dolo a vivere in. pace: co' suoi confinanti, cui ‘ suoi sudditi, e con se stesso. rar BAC C'IHILIDE. ‘ v La famiglia di Simpnidesera come quelie famiglie ,' in cui il sacerdozio delle Musee perpetuo . ‘Suo nipote. al pari. di lui: scrisse _ sulla genealogia e sulle. scoperte che fanno ‘ onore allo) spirito umano (6) .: Bacchilide figlio di ‘suo fratello lo fece in. qualche manieta:ri> vivere nella poesia lirica... Il suo terso stile, la correzione «della struttura ; ;le bellezze. re- golari .é ‘continue (6), meritarono alle. poesie di Bacchilide-un ‘incontro; dì cui solo Pinda- ro. poteva ‘ingelosirsi (4). Ambidue questi poe- ti divisero fra loro il favare.del re. Jeronee l'aura della corte 'di Siracusa ;: ma quando la protezione non fu loro d'ulteriore ‘ impedi- mento di (collocarsi ognuno nel suo rango , Pindaro alzò il volo al cielo, e Bacchilide restò sulla terra. - di PRO-© (a) Sizes. ap. Feot..epist. 49: pag. 187. Scoliaste di -Pind. nell Olimp. 2.\verso. 2.9. Eliah, var. stor. lib. 4. Cap. aa SRO (b). Suida in 71120», s ((c)) Longino del sub. cap. 33. (d) Scolias:' di Pind. nel Pit. 2. vers. (171. Tomo XI. H t14 Viaecio D'ANACARSI : i PRODIGO. Mentre quest'ultimo sosteneva in Sicilia la gloria della’ sua patria, > il ‘sofista Prodi. co la facea brillare nelle varie città della Grecia (4)s egli. vi recitava aringhe. ingegno- se. composte, di. nobile semplicità, ed. armonia. La sua eloquenza era vergognosamente, venale, e non era già sostenuta. nemmeno dagli otna- menti della .voce (8) + Siccome. però, essa. di- pingeva la virtu com' tratti «seducenti., .così fu ‘ammirata; dal Tebani.; lodata. dagli! Ateniesi ; stimata \dagli.iSpartani:(e) ..1. Possiai: prorlusse massime che o distruggeva» i «foridamenti della ‘religione (4) 3 e' tosto; fr riguardato: dagli A- «teniesi come (un: corruttore idella gioventù , € condannata a-bever la cicuta. > soiyif CI. (a) Bayle |Dizionar. artic. Prodico. Memor. dell’ “. accadi delle belle lett. tom.21. pags 57. (b) Filostrato: vita. dei. sof. lib SRL 490. (c). Idem ivi pag. 483. (4) Cicor. della nat. degli dei libi 1,cap'24. tom. 2. pag. 432: Sesto. Empirico. contro i fisici lib.:9. pag. (jiszine poi. Snidaim tdi. NELLA GRECIA, Db CITNO SIRO» Non lungi da Ceo giace L'isola) di Citno; rinomata pe' sioi, pascoli;.(4).;..e. quella. verrà che: ‘più da. vicinò ancora scorgere all’,occi> dente ,,.c I’ isola fertile (6), indi. Sito: dove; nacque uno .de' più ‘antichi.. filosofi» della Gre- cia, (c):.i Dito. di Ferccide:che. viveva 200 an-, nil sono), (d)) Per luil, nacque Luna grande tivob luzione delle idée.» Affiteo «da una hifga ma- latcia:;che;:non lasciavagli. più speranza. di:vi- ta vide Pitagora suo ge pslà; abbandonata v Italia, accorrere a. lui, ondevraccogliete gli ultimi! suoi:/respiri (2). | ;Stendete, i..vostri sguardi verso, mezzo gioi- hol; osservate, sull’'orizzonte que, cupi ;e densi vapori iche ne offuscano ;il:nascente splendore è L'isole.son ‘desse. di Paro e di Nasso..i. adisioa hola PA: nu : - (a) \Stefazo. im Kvdv Esstaz. vin Dionis.periggò è vers. 526. Tourneforo viagstom:1.pagi3 20. (b) ‘Omero odissi libìcxssa vers 4ossrs. 13 * (c) Diog. Laerz,. lib. 1. $. Ro6.: (I): Idemmvivii Giona ren ur atei (e) Diod. Sicul. estrat del Vales. pag.:242.Jamb. vita di Pitwg. cap. Pa Regzio a: 9 vita) “i Pitag. pag 3. cv uu o ami ) Ho vie (-) vORIdivo (93) r16 Vracgro. D' ANAGARSI A? Ri O. ‘Paro può ‘averè 300: stadj dii circonferenza (a): * .: Campagne(sfertili ; + numerose igreggie (6); due: potti eccellenti: (c);0 colonie spedite inv lontane regioni (4) ci potran' dare “un’“idea generale! della possanza?de’ suoi ‘abitanti; AL cuni tratti. vi. porranno vin grado (diiosàzabone Lib. ©hO: hag: 4875 (ho nl (€) Erodoto lib. s. Tg Sa; Ù ' \ _ NETLA GRECIA, 117 un picciol numero di, cittadini continuavano. a coltivare. Colpiti da una tranquillità. si pio- fonda, li collocarono ‘senza iesitare. alla testa del governo; .e_ tosto sit vide. l'ordine e l'ab- bondanza, rinascere in Mileto. Nelle..spedizioni di Dario. ,, quei di. Paro si unirono. ‘con quel principe, ed ebbero pare | te nella vergogna, della -sua disfatta di Ma- ratona (4) ...Obbligati.a:.ricovtarsi, dentro. Ie mura':della loro città, ci furono assediati. da Milziade .(6). Dopo una, lunga difesa /. chie- sero di? capitolare; e già le condizioni erano per restar. accordate di. una;-parte. e dall' al- "tra, quando fu osservato, dalla. parte di Mi- cone. una fiamma che s'innalzava nell’ acre. «Questa! proveniva dall’ incendio accidentale «d'una selva... !Nel campo e nella, città. fu creduto. che quello fosse un segnale della flot- sta, dei Persiani :che venissero .in "soccorso «dell isola. Stando in tale persuasione. gli as- sediati mancarono sfrontatamente alle... loro -promesse, e -Milziade si ritirò. Questo grand’ ‘ suomo: iéspiò con. una! dura prigionia il cat- tivo sesito d’ una tale intrapresa; ma que’ di Paro restarono puniti, con molto, maggiore, se- Aria NET 4 ves. (a) 001 Lib. 6. cap. 133. (b) Eforo appresso Stefano, in mas Eustazio -in Dionisio verso 52,5. ;Cornelio - in; Milzia- de cap. 74... epr aztà H 3 118 Viaccio D' ANAGARSI verità: il lorp ‘spergiuro’ fu ‘>reso eterno corì un ‘proverbio. In tempo della ‘spedizione odi. Serse: tradi. rono “i. Greci restando nell? alleanza de’ Per- siani, e tradirono! del pari. i Persiani stando ‘în ‘una perfetta inazione. La loro flotta ozio- sa inel porto «li Citno'aspertava'l’esiro. della “battaglia , per îschierarsi sotto lo stendardo del èvincitore (4). ÎNen avean ‘éssi preveduto che' ‘il. non contribuire ‘alla. sua’ vittoria era un esporsi alla sua vendetta, e che “una pic- iciola repubblica posta. alle strette» fra due grandi potenze ‘che volevano” ampliate il loro dominio a spese l'una dell'a lita inon. trova sovente altro spediente che seguitar il torren- “re e correre ‘alla gloria SES isulla sua fibertà. Que*di Paro non tardarono ‘a ‘ farne prova. Dapprima a forza di contribuzioni ri- spinsero i vincitori di Salamina (5), ma alla fine caddero ‘sotto dl ‘giogo di loro, quasi sen za! resistenza. È O Le grazie ‘hanno altari a Paro. Un gior- no che Minosse cre di Creta ‘sagrificava a queste divinità (e), gli venne ‘la: nuova Che suo! figlio do era stato ucciso nell’ At tica). Egli terminò la sua cerimonia, levossi : È i bedina , “(c) RErodoto Lib: 7: capi 069,7 RA SE (Bb) idem ivi enpionizio © (c) Apollodoro Libro 3. pag. ast / i \ NELLA GRECIA: ‘9 una’ ghitlanda d'alloro che gli cingeva il fron tes e con voce soffocata da. singulti impose. silenzio \al'suonatore di ‘fauto . ‘I sacerdoti conservarono la memoria d'un sì legittimo. dolore ; \e quando. loro si chiede, perché ab. biano bandito dai sagrifizj l’uso delle coro- ne e degl'istrumenti di musica, rispondono:: Vicino ra. quest' altare, in questa tal circostan- za si-fu:che il più felice fra i mortali tice- vette lai muova della, morte::d’ un figlio. ch’e- gli teneramente amava, e divenne il più sfote tunato, fra gli uomini. : AR CHILOGCO. Parecchie ‘città si danno; il. vanto id’aver data la. luce. ad: Omero : nessuna, disputa: a. Paro l'onore d'aver prodotto il poeta Archi- loco: (a). Egli viveva già 350 anni incirca, (6), ed era d'una famiglia distinta. La Pi- zia predisse da sia .pascita e la gloria che ì un L Lo (a) Fabricio. biblioteca Greca. tomi.1: pag. s72)° Mem. dell’ ‘ Accademia, delle. belle lertere. tom. 10. fag. 36.\e.239. (b) Brodoto lib. ‘2. cap.r2..AuloGellio libro 17,. cap. 21. Cicerone SHSGHIANE lib. 1. cap. 3 tom. 2. pag. 234. H 4 ‘ 1,0 \ VrascIo. D'ANACARSI un giorno dovea acquistare (4). Prevenuti da quest oracolo ; i Greci ammirarono negli scrit- ti di lui la forza delle espressioni \e' la. sus blimità de’ pensieri) ( 8.) ;: trovarono fino. nei suoi errori il vigor mascliile! del: suo genio (e): egli dilatò ‘i limiti dell’arte; introdusse nuove. cadenze ne’ versi , e nuove bellezze nella: musica (4). ‘Archiloco ha fatto. nella «poesia lirica ciò: ’che Omero hà fatto” nell'e- pica. Hafno ‘questo. di comune ambidue, ‘che nel» loro . genere. ‘hanno ‘ servito. di modello (e)s che le loro opere sono recitate nelle ast semblee generali della Grecia (f); che la na- scita di loro è; celebrata ‘egualmente con fe- ste particolari (g). Nondimeno associando i sloro nomi; \la\riconostenza pubblica: non ha voluto confondere. i: loro. ranghi: essa non accerta. che il secondo al: poeta di. Pato (4); ma (a). Eusebio prepar. evang. libro s. cap. 33.pà- gina 27. © (b) Quintiliano lib. ‘10. cap. 1. (c) Longino delsublime cap: 33. \ (d). Plutarco della musica tom. 2. pag. 1140. Xe) Vellejo ‘Patercolo: lib.1. cap. 5. nas (£) Camel, presso Ateneo lib. 14. cap. 30 pag.6 20. (g) Antologia lib. z.-cap. 47. pag.173» È (h) Valerio Massimo libro 6. ‘capo 3. esterni my. . xi NELLA GRECIA! 12t ma non si: può dire di secondo rango chi:non ha sopra. di se altri che Omero; Riguardo ai costumi ed alla ‘condotta ‘Ar chiloco dovrebbe essere /rigettato. nella classe più vile degli. uomini. Non si trovarono giam: mai talenti più sublimi riuniti a carattete più atroce! ve più \depravato » egli lordavavi suoi scritti: con. espressioni. licenziose :é depravate”, e con pitture lascive (4); | cospergendole di quell’ amaro. fiele», cibo. gradito « dell’ anima sud :(5) I suoi amici; i suoi nemici; gli oggetti sciaurati de’ suoi amori; ‘tutto facèà scopo; del suo! satirico stile; e('exciò che sem- bra più stravagante ) egli inedesimo. ci attesta fatti «sì odiosi :(c); egli medesimo descriven- do la. storia della propria vita, a. bell’agio ne \contempla gli. orrori e l’audacia di ‘espor: sì; agli occhi dell’ universo». » Lè nascenti bellezze di. Neobula figlia di Licambo iaveano fatto una viva impressione sul’ suo cuore. (4). Sembrava! che le recipro: che promesse; assicurassero la /sua felicità Ve a la ®@ (2) Enom. am Eusebio prep. evang. lib.s. ca- po 32., e 33. .Gikliano smper, Midi pag. 3.00. (b) Pindaro pit. 2. verso 100. (c) Eliano lib. 10. cap. 13. Sines;> dei sogni pa- su gimavbiss. \ut arti. siro O 2) (d) Scoliaste d'Orazio epod. 6. v. 13. SG az Viagero. D° ANACARSI fa, conclusione dell'imeneo, quando per viste d'’ interesse essa. diede la preferenza ad un rivale. Tosto il poera. più «irritato! che affiit=, to lanciò i serpenti che le, furie: aveano, po- ste. tra le sue mani, e coprì di, tanto obbro- brio. Neobula ed i'suoi parenti che tutti gli obbligò: a iterminare com una, morte violenta una. vita! da cui sì crudelmente. avvelena» ta (a)l i muti 3 Strapparo «dalll” indigenza dall seno della sua patria ipassò, a Taso (6): con una colonia . di Datj (e). Il suo furore ivi trovò, nuovo ali- mento; eSlbodio. pubblico si. dichiarò contro, di lui. Presto; vperò, gli. si presentò. l’ occasio- ne idi .rivolger colle nazioni .vicine. segui: l'armata, vide ob altrove. ‘Faso ‘era in guerra il nemico, fuggi; ve gettò a ‘terra il suo scudo , cosa sommamente lignominiosa pes un «Greco; ma l'infamia non ayvilisce. le a- nime che inon.ila meritavano . Archiloco, fece sfacciatamente!» lav:confessione.. della: sua !vi- gliaccheria ..,, Ho, abbandonato il mio scudo. i; cab- © Anpol. libro 3. capo 25. fagooz71.Spidait., VIRZIZTA sb bali ‘(®) Eliano» ivi (c) Clemente bicrrandnino stroni: Libro T. pagi- x na. 898.3 è ik NELLA Greta“ 123° canta teglivin Duna. sua ‘poesia; ma ne A un msi ed ho salvata la vita !(2) SES, > In tal guisa egli faceasi beffe dei dispo ve ri del pubblico, perchè non':ne sentiva rel suo ‘chore;j; one’ è che dopo: aver»rperital mo- do: insultate le leggi dell’ onorevebbe l’ardi- ge di andare in: Latedemone . Cosa poteva mai aspettarsi da ‘uu pepolo che .non separava mai la sua ammirazione dalla sua stima? Gli Spar- vani lo videro frementi entro il’ recinto) delle loto. abitazioni: tosto, lo: banditono! (6)0, e proscrissero gli” scritti di dui'in tutte le: orer- te della repubblica. L L'assemblea de’ giuochi olimpici lio conso- 16 di tale ‘affronto. Egli recitò in onor d' Er- cole quell’inno famoso ‘che ivi .si icanta an- cora ogni volta che si celebra'la glorià dei vincitori (4). I popoli gli profusero i. loro, Sipplapsi sedi giudici decretandoglit una; 1c0- ona; gli ebbero a-far sentire. che “giammai da poesia non ebbe, maggiori dritti isu i ino> 3 e qu ost Et (a) Aristofane nella' pace vers, 1296: Scolie- ste ivi. Strab. lib. 12. pag. 549. ((b) Platarco ‘istituzioni laconiche > tom. 21 pagi ma° 139, © NT AeT (e) Valerio «Massimo dibroo 6. DI BI vesternì, n.01.) (d): Findaro olim. od. g.. vers. 1.‘ 124 Viaccro, D' ANACARSI stri cuori, di. quello che quando =c' insegna. i nostri doveri. né x Archiloco fu tucciso da Gallonda di: Nasso che egli perseguitava.da lungo tempo. La Pi. zia considerò. la sua ‘morte coine. un. insulto fatto “alla: poesia. Uscite dal, tempio ;. essa disse all’ omicida :(4);; voi che avete. alzatala mano» sopra il: favorito delle muse ;,. Callon: da dimostrò. ch egli si eta trattenuto. nei li: miti, di una legittima difesa ; e quantanque rimossa dalle sue ‘preci; la Pizia l’ obbligò di placaré con -libazioni l'ombra adirata ‘d' Ar- chiloco (8). Tal fu la fine. d'un uomo’ che , per suoi talenti pe suoi vizj, e ;per la sua irnipùàdenza cera divenuto un oggetto. .d'ammi> razione ;; di..disprezzo, e ‘di orrore; Meno. celebri; ma più stimabili di questo poeta; Polignoto ; Arcesilao e . Nicanore. di Paro 3 accelerarono i progressi della. pittura lencaustica (c) . Un ‘altro artefice naro in quest isola si . fece ium nome ‘famoso. con lun merito posticcio . Fu questi Agoracrito che Fidia prese per suo allievo, e .che indarno sten. a) Plutarco. della.wvend: tarda de numi. tomo 2. paz. $60, Enom. presso Eusebio prep. e- vangorlib. sn capìr3 300 paga 28) (b): Sxida in apurà, £ ; (c) Plinio lib: 35% capi i I» 102» 2ufagi 703. NELLA GREOILA<' 125 tentò ‘dicinalzare al rangovide'supi.rivali (4) Egli cedevava lui una ipatte, della sua gloria ona sulle proprie ‘opere «il: nonie del suo; giovine ‘discepolo, senzà avvedersi che. .l’ ele. ganza dello!:scalpello discopriva l'impostura,,, e tradiva 'l’ amicizia . mi ra It $ In mancanza ‘però idi modelli; Pato sommi-. nistrò agli attefici soccorsi; ‘inesauribili «1 Tute to il mondo:sè «pieno di monumenti sbozzati; nelle cavev'(0) del. monte Marpesso;.;.iIn ‘quer sti sottertanei; illuminati. da .. pallide, fiaccole, (c);vunvpopolo: di schiavi istrappa. icon dolo- re iquelamassi smisurati che.-brillano ,.;fatti su- perbi edifizj nella Grecia, © perfino . nella facciata del laberinto d' Egitto :(4) . Parecchi tempj sono incrostati dì questo marmo, per chè il suo colore (icone si dice ) è graro a mortali (e) . Tempo già fu, quando gli scul- tori mon inei impiegavano, d° altra sorta. : 0g- gidì. parimenti lo ricercano . Con gran: premu= ra (f);5 libenché ; mon corrisponda sempre, alle lo- ,i{ 9u70% ° ‘ (a): Ideme ue. 36. cad. S. meno r35, Sid in T7uUvVS, (b) Stefano in. & ogni ‘ahnio. coperte: di messi: abbondanti !: schiavi ‘sempre ‘occupati non: cessano)i dio radimare ‘questi vesori iche par ospito È =l n È con vis tom.a. pag. 16. Plinio lib. 4. pas. 12,100. 1. pag. Cho, RT AI ponti (a) Tonrnefort viag. pai alzig,tro svi cant (b) Idem ivi. pnt SE (c) Erimolog. grande) alla parolasA (b) -Arezeo lib, .2. capi x2% pag. 128 Viaccio ; D''ANACARSI vigli in gran numero. trasportano: ne’ “passi lor: tani (a). I î 3 pui Malgrado quest’ opulenza gli ‘abitapcii son prodi, : generosi , sovranamente ‘gelosi della loto libertà 4 Sono:rdue isecoli «che ila doro re- pubblica, giuntacalì'più ‘alto grado: della.sua grandezza , (poteva porre in -piédi, 8000 uo- mini armati, (6). Essa ebbe la gloria di re- sistere ai. Persiani. prima di cedere: al: loro giogo ()» quàlè non tardò a:scuotere nell’ istante medesimo ch' essi \stavano per impor- loalla Greciasintera; (di). Le.:sue forze idi cerra e di mare) cangiunte a quelle. de! Greci si. distinsero - nelle battaglie di, Salamina, e di Plaieas ma, ciò; servi. nelitempo stesso nd’ uv- viso ‘agli Ateniesi per.non lasciar crescer di più. una. potenza già icapace, di rendere, servi- gi:di tanta importanza . Quindi allorché ad opta. dei trattati Atene prese! la. risoluzione di: soggiogare vi. suoi. antichi alleati, essa di- resse..i suoi, primi colpi contro vil. popolo di Nasso (e) cui non lasciò che il pacifico pos- sesso delle sue feste e dei suoi giuochi. ) Bac- (a) Ered. Lib. 5. cap. 31. e (b) Idem ivi cap. 30... tyapnati } (c, Idem ivi. tod { (d). Diod.i Sicula slibi si veadpi 325.» \ ; (e) Tucid. lib. cad. 98 es137 © + NELLA Grecia: 129 ‘Bacco. vil'presiede; ‘Bacco protegge: Nasso 5 e! tutto: vi presenta ]*immagine della! benefi cenza evdella: gratitudine.» Gli abitanti.si dan no premura di ‘imostrarevagli. stranieri»il luo: so dove»le ninfe ‘ebbero cura» de allevatlo (4): ResiPraeéontario le mataviglie:: tch' egli; opera fn loro-favore .0 Dal lui emanano” les ricchez- ze di ‘cuii“sodono tl per: lui. solo iloro:tema pj e i loro altari: fumano: notte e SERIE I loro omaggi sono rivolti al nume che: segnò ai primi abitatori dell’isola la COR delle ficaje e delle ‘vigne! (6). Ivi egli colma le loro viti d'un nettare involato agli deì dell’olimpo (e) Essi lo* adorano sotto varie figure per moltiplicare un culto che. loro .è gradito.» Si: ER ISF O. ‘Nei contorni «di Paro. isi» trova «l'isola» di serifo!, quella di Sifno\:è idi»Milo ..:Per: ar ver ‘udidea dellartprima dii quest isole (4) figuratevi parecchie modtagne» dirupate , cari dir Gand i ico alia deo! (a) Diodoro Siculo ilib:s» pag: 320. : (b( Ateneo lib. 3. cap.s. pag. 78. (c) Archiloc. ap. UAtencoxl.0x.\capò.24- pag, 30. (4) Tacie. ann. lib. 4®cAp.a1. - Pluraro: dell’ e- silio tem. 2. pags NOO.L e VE i viag. tom. 1. pag. I79: |, su Tomo XI Li v, ; 130 Viaceio! D' ANACARSI de che non lasciano per .così.;dire, nei,loto iotervalli che golfi. profondi , dove uomini sfortunati. veggono: continuamente sospese sul. le lor teste. orrende balze. e rupi, ;,monumen> ti della vendetta.» di Perseo .; iperciocîhè se- condo una tradizioneyaltretranto ridicola, quante to.:spaventosa. per quei. di Serifo, quest’ eroe armato col teschio! di. Medusa -cangiò iantica» mente i ore antenati ip? questi Spitili og: getti. SSIFN O. Immaginatevi att. una ‘distanza assai’ pitcig- la e sotto un cielo .sempre! sérerio «campagne smaltate di fiori, e sempre coperte di. fintta, un soggiorno incantato dove l'aria la più pura prolunga la vita dei mortali al di là /dei limiti ordinarj (a). Tal è la debole im- magine che potete! -formarvi delle bellezze.che «presenta l'isola di Sifno. (6). 1 suoi abitanti un tempo erano i {più ricchi fra i nostrì iso- dani (e). La terra, sil eli cui seno scavavano, loro, somministrava. ogni anno un tributo ric- chissimo d’ oro e d' argeitîo. Essi \.ne. consa- si ASS cIa- sal, Strab.. lib. 10. pi 487, Ferec. presse. .lo Scos \liass. «Apol. di Rodi' Lou, v. 1515 da Tournefere viag. tom. vi pag. UZÀ. (c) Erod. lib. 3. cap. SII NELLA GRECIA: 131 éravano la decima. ad Apollo di.Delfo, ele loro offerte. formavano uno de’più ricchi teso» ri di\quel tempio. Videro. poscia il mat fu- fente colmare. quelle miniere -pericalose , e;lor noa resta di tutta. quell’ antica opuletza se noti il rammarico d’ averla perduta, e: dei vizj (4); MILO... L'isola di Milo è una delle più fertili del mar Egeo (0) Il-zolfo ed altri minerali na- scosti. nelle viscere della terra, vi mantengo- no un calor attivo .e; comunicano un gusta.’ squisito a tutte Ie sue. produzioni. Il popolo che I abita da parecchi secoli}; era. libero, quando. nella guerra del. Pelapon- neso gli Ateniesi vollero. soggiogatlo ìe far- ‘lo rinunziate alle neutralità. ch’ egli.» ‘osservaz va tra-loro e i Lacedemoni; dai quall «rraè» va. liorigine (e). Irritati da « questo rifiuto 1° attaccarono in vat} ..incontti , furono. so- vente: respinti ; e caddero finalmente gli Ateniesi sopra di;.loro: con-:tutte. le for ze della. repubblica (4). L'isola fu seg- La gio» (a) sai l. 10. c.0vx. p.823. Esich. e Suida in ©!9v1z$, Stefano in c10», (b) To&rnefort:. viag. tom. vivpag::145. (c) Tucid. lib. scap. 84. (d) Zdem. ivi cap. 85. ec. i È, 1 2: È 132 Viaccio”D' ANACARSI giogata‘, ‘ibencliè l’onta rimase pe' vincitori ; Essi: aveano ‘caminciata la guerra: con una lin. giustizia ye “la ‘finirono! \con© un!tratto di bars balle. I vinti furono: trasportati‘ nell’ Attica , dove ‘per? consiglio’ Alcibiade vennero» posti: a ‘mofte tutti? coloro;'che potevano. ‘portar l* armi (4): gli altri restarono in catene , finchè I° armata di Lacedemone ‘ebbe sforzati gli A- reniesi a rimandarli a Milo (6). sb itiosaì Gig allob sn sn ili sivITA DI DIAGORA. -Guestrege e SISI I” iv 0 filosofo *ndtein? PST testiînonio, dei mali cheol’ affligge vano s. perisò che. gl’in- felîici>non lavendp «altra ‘speranza © per parte degli ‘omini, .oidi non restasse più verùn riguardo da mpstrare "verso gli dei . Questi fu»Diagora;* al quale gli abitanti. di Manti- nea:'debbbno (lè loro neggi e ‘la ‘felicità di cui: vodoho; (fc }i La ‘sta «immaginazione! ar CO dopo averlo igettato Dei ceti? della' Poesia ditirimbica;-loscolmò d’ uti rimor ser= vile riguardo: laglividei. Egli caricava il suo culto con una folla ‘di ‘pratiche religiose (4); : e scor- (a): Tucid. l'swc.116.Srab. lLxovp. sa able co in Alcibiade svr, Pag. 199. (b) Plutar.in Lisand tir. pag 440% (c) Eliano var. stor. lib. 2.0vcap. 23) So 7 (d) Sesto Emp. contro i fisici Ing.ipi sot: à \ NELLA GRECIA. i 99 e. scorreva “la Grecia «per efarsi,; iniziare. ih tutt’ i misterj.. Ma Ja sua; filosofia che I'rissa curava contro i disordini, dell' universo}. veri» ne a. soccombere .sotto un’ ingiustizia, di coi egli fu la vittima. Uno de’ suoi | amici. ricu- sò di, rendergli un suo deposito; ed appoggiò il suo rifiuto con un giuramento pronunciato in faccia degli altari \(@)...Il. silenzio» dei numi sopra un tal spergiuro non men che, le crudeltà esettitate’ dagli Ateniesi nell’ îsola ‘di Milo » resero artonito il filosofo.) e lo precipita- rono dal fanatismo della.superstizione in quel lo dell'ateismo. Egli sollevò contro di se i sacerdoti;, divulgando ne’ suoi . discorsi e. ne' suoi scritti i segteti dei mister} (8): il po- polo spezzando le statue degli dei (c) *; la Gre-- ‘(a) Erich. illus. in A‘0v00, pag. 11, Scolias. 4° A- ristof.- nelle nubi vers. 828, .. (b) Li.ia in Andoc. pag ii. Tiziano oraz, cont. i Greci pagi9gs. Suida. in A®)0P-5 Scolias. d' Atistof. Vers, 1073. (c) Scolias. d Aristof. nelle. nubi vers. 828, A- tenagora nella legax, p.x.28. Clem. Ales- sandro esort., alle gentivpag. 21. * Un’ giorno in. un ‘albergo; non trovando altro legno, pose \sul fuoco. ana statua d' Ercole , facendo. allusione alle dodici fatiche - di quell’ Eroe: «te ne resta. Ja I 3 tre- 134 Viaggio D'ANACARSI Grecia intera negando apertamente l’ esistenza divina (a). Ua grido generale alzossi contro di lui : il suo nome divenne un’ esecrazione (6). I magistrati d' Atene lo citarono al lo- ro tribunale e lo perseguitarono di città in città; fu promesso un ‘talento a chiunque re- casse a loro ‘la sua testa; due talenti ‘a chi lo desse vivo nelle lor mani (c); e per ren- der perpetua ‘la memoria di questo decreto ’ fu scolpito sopra una colonna di bronzo (4). PO non trovando più asilo nella Grecia s “imbarcò, e naufrago perì (e). L occhio scorrendo una prateria non di- ‘scerne nè la pianta pericolosa che unisce il suo veleno ai fiori, né-il fiore ‘modesto che si nasconde sotto l' erbette. Così scoprendo. le ‘Tagioni che formano corona intorno di RL .————6 De- tredicesima , sclamò egli; ora fammi un po cuocere il mio pranzo. { Scolias. d' A vistof. nelle nubi v. 828°) i (a) Cicero. della nat. dogli deil.1. c. 23.t. 2. | pag. 416. Sesto Emp. Pirron. ipor. lib. ‘3. cad. 24. p.182. (b)_Aristof. nelle nub. vers. 828. \ ‘(c) Scolias.. d° Aristof. nelle rane vers. 323. (d) Arsstof. negli uccelli v. 1073. Scoliast. ivi Swida in. xix700, Giusep. Flav. contro Apian. °° Ubs. tom. 2. d 493. (e) Aten. hi, 13. Cap. 9. pag. Cr I. \ S è Neva Gracia. 135 Delo:, io non debbo parlarvi. ne degliv scogli seminati ne” loro intervalli.,. nè di parecchie isolette, it cui riverbero ad: altro. non' serve che a decorare il fondo del quadro ch'io pre- sento «ai vostri sguardi . 4 (“I mare separa. questi, popoli, ed il pia- cereli riunisce ;) essi. hanno certe feste in co- mune ; alle quali concorrono cutti ora in un luogo, ora in um altro: ma queste - sparisca- no dal momento che; cominciano le nostre solennità... In tal guisa: secondo Omero (4). gli dei sospendono le loro profonde delibe= razioni: ‘esi rizzano dai loro troni; quando Apollo ‘si presenta in mezzo di loro..I tem» pj vicini sono per essere in breve ‘desertico; le'divinità che vi si ‘adorano, permettono. di recare ‘a Delo l'incenso che. loro si destina- va. Solenni deputazioni ‘conosciute. sotto il nome di reorie, sono incaricate di..un. sì glo. rioso impiego: esse. seco loro. conducono co- ri di giovanetti e di: fanciulle > Questi cori sono" il trionfo della»bellezza , ced il princi pale ornamento delle nostre feste. Ne ven- gono dalle spiagge dell’ Asia, dall’ isole del mar' Egeo ,' dal continente della Grecia, dal- le regioni le più rimote. (8) . Esse ne ven- go (a) Omero inno in Apoll. vers. 4. (b) Tacid. lib.3, cap.10 4 °Callim. in Del. v.2.79. Pars, lib. 4. cAp. 4. PAS. 287, va ’ 36 Viagcio ‘D' ANACARSI gono al suono di, strumenti; al!a voce del pias cere. con tutto l’ apparato del. gusto.ie della magnificenza, i vascklli che nr conducono:; . sono ‘coperti di fiori: coloto, che li guidano, nè hanno gririande sul ‘capo) e la lor. gioia è itanto più espressiva; quanto che debbod essi, per punto di religione. porre ib obblio ogni. rammarico; ed..ogai pensiero. che. potesse distraggerla ovveronalterarla (4). Mentre Filoclete -termidava. il. suo raccon- to) la:scena cangiava ad ogni istante, e.s'im- belliva ad. ota:ad oral. Già dai porti dî, Mi- cone.e di Renea ;etano', uscite. le flottiglie. che conducevano! l’iofferte. a. Delos: Altre » Morte apparivano: di: lontano :- un: numero infinito di vascelli d'ogni, specie. volavano, sulla; superfi- cie del inare ; essi. \brillavano per mille diffe- renti:colori: :si.vedevano..sbucare. dai canali che separano. l’isole; inerocicchiarsi, inseguir- si; riunirsi. Un vento fresco scherzava nelle lor. vele. di porpota o di lino; e. sotto i lor remi dorati l' onde si coprivan di spuma che i raggi. nascenti del sole colotivano col .loro fuvco . Più ‘basso, a pié della: montagna, una mol. — titudine innumerabile sonda: la. pianura, le È RI sue file serrate ondeggiavano e ripiega = van- | (a) Spanhem. vsull'inno. îin-Delo pag. 488, NELLA GRECIA. 137 vansi sopra se.stesse, qual messe; ;agitaga:-Ual vento ; e coi, trasporti che l'animavano}; fot- ‘mavasi un rumoriò. vago, e confuso ‘che galleg: giava, per così dire ,,,su quel vasto, corpo. ; L'anima, nostra fortemente commossa da ques sto spettacolo non). potea, saziarsene ,,. quando vortici di fumo .coptirono la sommità del tem: pio» innalzandosi ; sino. alle. nuvole... La festa comincia , disse. a noi. Filoclete, arde -l’incen- so sugli altari. Tosto nella città,,, nella camè pagna, sulle spiagge tutto, risuonò:, La festa comincia, andiamo al tempio... Noi vi. trovammo le fanciulle di Delo. co- ronate: di fiori, vestite d' abiti sfarzosi, e a- \a dorne di tutti vezzi della giovinezza e della beltà. Ismene alla testa delle medesime ese- guiva la danza delle sventure di. Latona (4), eci fece vedere .ciò ch' ella ci.avea fatto sen- tire il giorno. avanti. Le sue. compagne accordavano co’ suoi pas si il suono delle lor voci e, della /lira: ma non ci: riuscivano molto. sensibili (i. loro. ac- cordi; esse. medesime ‘li sospendevano per am mirare Ismene. ad ssa Talvolta ella involavasi alla collera , di Giunone, e allora sembrava ch’. essa. col pic volasse sul terreno ;. talvolta ella restava im- Imo- (a) Luciano della pantom. tom. 2. pag. 291. 138 Viaceio D' ANACARSI ridbife, ‘e©il'’suo riposo dipingeva Fafieot mes glio il. turbamiento dell’ anima ‘suà Teagene rrasformato’ sotto! ile sembianze di Marte, doveva colle sue minacce allontanare Latona: dalle'‘rive “del ‘Peneo :'*ma quando » vi. de: Ismene ‘al‘suoi piedi tendergli supplichevo- le: fe ‘mani, ‘fion ebbe che la forza di volge- re altrove gli sguardi; ed-Ismene*‘colpita da - quest’ apparenza di ‘sdegno; svanì ‘tra le brac- cia delle sue ‘compagne . ? : Tutti glà astanti ‘rimasero inteneriti ; ma 1° ordine delle cerimonie non fu per questo ‘in- terrotto ? nél punto medesimo! s'udì' un coro dt giovanetti che ‘si sarebbero. creduti i figli dell'aurora, tanto ne avevano la freschezza e lo ‘splerdote . Nel tempo ch? essi cantavano. un'inno’in'onore di Diana, le figlie di, Delo, eseguirono danze vivaci e leggiere (4): i suo- ni che davan regola ai loro passi, riempiva- no l'anima dellé medesime d' una dolce ebrie- tà; esse tenevano ghirlande di’ fiori, e le af figevanò con mano timida ad un'antica sta- tua di Venere, ‘che’ Ariadna avea recata di Creta, e che Teseo consacrò in questo tem- pio (b). ih: Altri concerti colpirono’ il nostro orecchio. ! gue: (a) ‘Callimac. in Delo vers. 303. (b) Idemivi ver. 306. Pausania l. 9. dp. 793» E ‘Plutart. in Teseo ‘tom. i. pag. 9. n NELLA GRECIA. 139 Questi venivano dalle reorié dell’isole: ditRe? nea e ‘di Micone. Esse attendevano sotto ‘il portico il momento, in cui fosse loro del messo di porre il piede nel santuario!. Noi Je vedemmo e ci parvero le ore e le stagio- ni alla porta del palagio del sole, Vedemmo parimenti sméritare sulla spiaggia le teorie di Ceo e di Andro. Al loro aspeti to si sarebbe detto che le grazie e gli amo» ti yenivano a stabilire il loro SPES in ‘una delle isole beate. ; “Da ogni parte giugnevano deputazioni 59; tedii che faceano risuonare nell’ acre canti> ci sacri (4). Esse regolavano ‘ sulla spiaggia medesima l'ordine’ della. lor ‘processione, e s'avanzavano lentamente. verso il tempio fra le vacclamazioni del popolo che bulicava in- torno delle! medesime . Esse per loro omag- gio venivano a presentare al nume le pri- mizie dei frutti della_terra (0). Queste ce- rimonie , al pari di tutte quelle che si usa- no in Delo, venivano accompagnate con dan- ze, canti e sinfonie (e). «All uscir dal ‘tem- pio le‘ seerie erano condotte nelle case. man: te- (a) Plusar. în Nicia tom.1. p. 535 (b) Callim. in Delo vers. 278. (c) Luciano della pantom, tom. 2. DAL 27/76! RS N 140 Viaesio, D' ANACARSI tenute a spese. delle. città;; di. cui esse recava. no l’:offerte (4)... È j -. I poeti più famosi de' nostri. tenipi aveano composti; inni, per, la festa .. Ma l'incontro che, ottenevano.,, non, giugneva a cancellare la gloria dei grand'uomini che. l' avevano; cele; brata: prima di loro. Si credeva d'essere. in presenza dei; loro, genj. Dove si udivano .ar> monici \canti. di.quel Oleno di Licia, uno de! primi, che consacrasse la poesia .al culto, de. gli dei (6). Dove eravamo colpiti dai. suoni commoventi di’ Simonide (c). Più lungi udi- vansi, gli accordi seducenti di Bacchilide (4),; ovyero;i trasporti, focosi «i Pindaro: (e), cd in mezzo a.questi sublimi accenti la voce d° Omero spiccava, e si faceva prestar' rispetto- sa attenzione (f). Frattanto scorgevasi da. lungi la teoria de. gli. Ateniesi. ozio alle fon di Nereo , quando, seguono a galla de’ flutti il carro del- la, sovrana déladma ri? , una folla di bastimenti leg- @ 3) Lib. 4. (CAP. 35. : (b) Idem. ivi Callim, in Delo vers. 305. Paus. l.9. cap. 27. pag. 762. (c) Suida in Litovg, (d) Scoliaste în Callimaco in Delo v. 28. (e) Pindaro isem.1. vig. ldem appresso.Fil. del mondo incor. pag. 960., 3 È (f) Tucidide lib. 3. cap. 104. ; ) \ NELLA GRECIA. si Jeggeri schérzavano'ifitorno: del sacro naviglio? Le lor‘vele più candide di neve brillavano come l*ali de’ cigni che svolazzano sulle acque del ‘Gaistro- e ‘del Meandro .: A:>questo' aspet? to alcuni vecchioni che ‘s' erano strascinati fin sulla spiaggia, si auguravanoi! tempìdels la lor: prima infanzia, quel tempo i in' cui Nicia ‘‘general’ ateniese fui incaricato della direzione ‘della-vteorig >. Egli: “non la ‘condusse già cdirettamente a Delo, ci dicevan essi;-ma la» condusse ,segretamente ‘ nell* isola di. Re- nea sche’ si-offre ‘ai nostti: sguardi: (a). Tut- ta ‘lavmotte fu impiegata a costruire su que: sto canale ‘un ponte, i cui materiali. costrui- ti di dunga ‘mano e arricchiti di ‘doratire e di colori, non avcan bisogno che. d'essere uniti. insieme... Questo ponte avea quasi 4 stadj di lunghezza *: fu ‘coperto ‘di supetbi tappeti , fu‘ornato di ghirlande; ed il gioino seguente’ allo spuntar “del giornb* la ipeotia ate traversò il mare; ma non già come d'arma- ta*di Serse per, distruggere “te nazioni:, ma per condurvi il piacere te è per.. farne. Jor gu- star vle \primizie, essa resto lungo. rempo. sos spesa sull’ onde , cantando inni ‘e rendendo estatici tutti \gli occhis con uno spettacolo che (a)-Platarco in Nicia tom. 1. pag. 525. * 378 pertiche incirca.. 142 ViaccIo. D'ANACARSI che il sole non tornerà mai più a rischiaraz Fencri Pl van IR AREE La deputazione ‘che vedemmo: artivare ,. eta quasi. tutta, scelta, fra, le più antiche famiglie della repubblica (4) «| Essa era. composta di parecchi. cittadini che :prendevano il titolo di Teorî ;X 5 di due icori di giovanetti. è. di. fan ciulle (è) per cantar inni e dapzare; di \alcu: ni magistrati incaricati di raccogliere i. tribuy ti.e di vegliare ai bisogni della seoria (c), e di ‘dieci ispettori .cavati a sorte. che :doyeva» no ‘presiedere ai ,sacrifizj (4) 3; perciocché gli Ateniesi se ne sano arrogata la sopraintenden- zas ed in. vano.i isicetdoti sed là magistrati di Delo; :rielamano: dritti. che ‘ion sono in israto di: far ‘valere colla. forza (e). ; rg ; — rasi Que- (a): Erodeto L.6. CAP. 87. *..Teora , ambasciator. sacro, ed incaricato di of- siferire sagrifizj a nome d' una città. ( Sui- soda in 3508.) » (b): Platone in Fedone t. 1..p. s$. Senofonte me- morabili l.3. p.765. (6), Taylor ‘marmi d'‘Arundel o di Sandvvich.. ‘Pag. do. (d) Polluce 1.8. cap.9. 6105, p.927. Etimo- log. grande in Tor, Valesio in Arpocr. e Mauss. note pag. 132. (e) Demestone:-della cor. $. 495: :Plusarca ato. “lacon +, 2. di230, NE LL A GRECIA: 143; Questa seoria. comparve con tutto lo splen- dore (4) che. si poteva aspettare. da una: cit> tà, jdove .il lusso è portato all’.iultimo ecces«: so». Rresentandosi dinanzi quel. nume; essa gli offre una corona d'oro del., valote di. 1500: dlramme (0); be itosto stadi il imuggiro. di r00 huoi (6); che, cadevano: :sotto; ril coltello: de' sacerdoti... Questo. sagrifizio, fu - seguito dd’ un, ballo; in 6ni.i giovani: Ateniesi crappre- sentavano le corse..ed i movimenti»-dell’ isola di Delo; finchè jandò ;vagando:.a. seconda dei venti sui, piani, del mare (4).- Appena finì la danzà che. giovani di. Delo si. pnirono con quelli ‘d' Avene per figurate i giri del. laberin- to di .Creta|ad esempio di. Teseo, che dopo Ja sua vittoria. riportata scontro: il minotauro; avea eseguito quella danza. vicino. all'‘altace (e). Rn SE sl Go- 4 . (a) ISenofonte meror. l 3. pag. 765. : (b) Marmi. di Sandwich ; . e not. «di Tagler. pag. 66, : » Mirigoionilizano cs 0 dasglicato sh (c) Omero inno d' Apollo vers. ‘57,>Tayler nei marmi di Sandvvich p. 35. Cersinidisert. nei marmi-d' Arundel, 0 di \Sandvvich', o d' Oxford. pag. 123. Idem-dissert., 0. in appendice alle not. grec.: i : (d), Laciano «della pantomina . 2. :par9%. (e) Callimaco in Dol. verso 312...Pluterco in 4 Te» (O) a) ld 14% =. Vracero DUANAGARSI! Coloro che. s'erano? ‘più' distinti: ticevéetre ro: ricompebse? di ‘tripodi ‘d’oro’ esmille» dram: me..(@) * che 'consacrarono al’ nume ;' ‘ed il lro::momerfa? proclamato” dagli Cataldi 1) ve? nusi; colla teoria: medesima è suono Lg » La: epubblica!! spende piùdi ‘quattro’ talee ti ineic préinj idistribuiti: at vinèitori { per le offertei; per ili sacrifizj. ‘fatti cal) nume} e per lo: trasporto ed' il: mantenimento! della ‘rcoria (c) . Il‘rempio possiede tanto: nell’ îsola di Renea! e di. Delo; quanto. nel ‘continente ‘del- la. Grecia ; ‘delle. selve» dell@ case; delle fab- briche. di rame elde! bagoi; fi ‘quali gli. sono stati ‘lasciati per ‘legata dalla pietà. de' popo li. Taltiè . la prima sorgertà ‘delle *:5ue: O ric> chezze.; da seconda è M ‘interesse !rdelle somme che provetigono da: quelle 'diverse possessio- ni ; e) che dopo essersi accumulate nel tesoro dell’ Artemisio (4), sono investite o ia mano S Teseo tomi 25 pio. Pollice lib4. c. 14. S. Io1. pag. 407. (a) Marmi di Sanduvich e note di Tay ley CA) Pag 6g,i cio |! 19/00. lire) è : 19 cb) Polluce.1i9. ‘c. si. DI 61. sAtenco” lib. 6. cap. si 0. pagò 234, (C) Marmi di Sanduvichi ie «vb {d) Appendice ‘ai: marmi, di Celati CIV. pag Fg tt sian Aa NELLA GRECIA: 145 diaprivati,, ovvero di. città: vicine (4) ‘Questi due principali oggerti congiunti alle ammende per delitto d' empietà. i; sempre applicate? al tempio, formano in capo: ai quattro ‘anni um fondo di ventiquattro! talenti..incirca:*,.. che i tre Amfizioni o tesorieri nominati dal Sena- to vd’ Atene, sono incaricati. di raccogliere, e sui. quali levano anticipatamente. in parte la spesa»della zeorig (6) ** . Allorchè questa ebbe compite le cerimo»’ nie, per cui era venuta ‘all'altare, noi, fum- mo, condotti. ad un banchetto. che il Senato di Delo: dava ai cittadini di quell’ isola (c). Essi erano, .confusamente : assisi. sulle sponde dell'Inopo e sotto alberi “che : formavano un cinbroso padiglione, Tutti \egualmente, avidi del ‘piacere . si lasciavan. sfuggir dall'anima ‘ mille diverse! espressioni ; e. ci. comunicavano le ‘impressioni che li ‘rendevano. felici.. Rcer gnava sotto quelle foglie ombrose una! gioia pura , strepitosa ed»universale;;. e. quando. il vino. di Nasso zampillava nei nappi, tutto celebrava. «ad salte grida. il nome. dì Nicia., ch’era. stato. il. primo: a radunare. il. popola } in (a). Marmi di Sandvvich.. ** \1logoo00 lire di Francia incirea . (b) Marmi di Sandvvich. i X* Vedete la. nota in fine del volume. (c) Plucare. in Nicia tom1. pag. 525. Tomo XI. K rad Viascio! d' ANACARSI in que luoghi deliziosi, \ ed assegnàti fondi onde perpetuare un ‘simile pepesnotii Il resto: della giornata fu destinato. ;a speer tacoli..d' un altro igenere. Voci ammirabili. si disputarono il: vanto nella musica (4) c brae: cia armate di cesto: quello della. lotta! (6). Il pugilato , il salto, la corsa a piedi. fissarono successivamente la. nostra! attenzione . !Versoi;l estremità meridionale dell'isola: stava uno “sta: dio ;. intorno al quale erano :schierati ci depu tati d'Atene, il ‘Senato di Delo; e tutte: le Teorie , ornate con abiti superbi .. Tutta que» «sta; brillante \gioventù era l'immagine; (ba. più fedele dei: numi: radunatis nell” Qimpo. i. Foce si. destrieri. condotti, da Teagene e «da.spoiri- vali. entrarono: in lizza (e); lai! scorsero (più volte e tennero lungo tempo ‘in sospeso | la vittoria; ma simile al nume, .il quale «lopo d'aver sbarazzato il suo carro dal»seno: del- le nubi, precipitosamente all’ occidente d' im- piovviso ;lo volge» vTeagene così. esce come un lampo di mezzo;a suoi rivali, ‘e toccala meta della carriera ‘nell’ istante \che . il sole finiva. la 'sua.. Egli fu coronato acwisra:d' un immenso numero di spettatori accorsi sull’e- minenze vicine a vista di quasi tutte: le beltà ugly ; su. dlel- (a) Tuc. lib. 3. cap. 104. sh $ (5) Omero: inno & pollo versi rasi (c) Tucid.. lib. ‘3, cap. ros.’ NELLA GRECIA! 147 della (Grecia, ‘a vista d' Ismene ; | gli sguardi della quale più lo lusingavano che quelli de: gli udmini e degli dei. Il giorno seguente fu celebrata la nascità d' ‘apollo (a) *. Fra le danze che furono e- seguite; vedemmo alcuni marinari ‘ballare d'iù- torno un altare, e. batterlo: a gran colpi di sferza (6). Dopo questa’ cerimonia bizzarra; della quale non potemmo' penetràr. il senso ; misterioso ;. Yollero. figurare i giuochi innocenti che formavano il trastullo del nume nella sua più tenera infanzia. Facea: d' uopo ' danzando colle: mani legate. dietro: Ja schiena mordere là corteccia: d’un ulivo; (che per religione è con- secrata. Le loro cadute frequenti edi lor passi regolari eccitavano fra gli spettatori traspor- ti strepitosi d'una gioia che sembrava inde- cente; ma clie a lura dire non offendeva la maestà delle sacre cetimonie ; Di fattili Greci sono: persuasi che non si potrebbe mai abba- stanza bandire dal culto che si presta agli dei; la tristezzaed il pianto (6); e di là nasce che 20 (a) Diog.i Laerz. lib. 3. 6. DA % Ai 7 del mese: di: targelione che: corrisponde- va ni 9 delimese di maggio. (b) Callim. in Delo vers. 32:5vScolias, ivi Esich. in AeXovy . -Spanhem. in Callim. tom. 2. PAZ. s20, : » (c) Spanhem. in Callim. tr. 2. pisan. K 2 148 Viagcio D' ANACARSI: in certi luoghi (2), | è permesso agli uomini; ed alle donrie di attaccatsi in presenza degli altati con contrasti scherzevoli, senza che sia- wi \veruna prescrizione per moderarne la.licen- za e la rozzezza. Que’ marina} erano, del numero. di. quei fo- restieri. che. la sicuazione dell’isola, la fran- chigia di cui gode, l*attenzion vigilante de- gli Ateniesi e la celebrità delle feste. trag- gono in folla a Delo (&). Essi venivano a cambiarvi le loro ricchezze particolari. col grano, col vino e colle. derrate dell’ isole vi- cine: (essi le cambiavano contro quelle tona- che:di:lino che si fabbricano. nell’ isola di Amorgo. (e) colle ricche stoffe «di porpora che sî fanno nell'isola di E00 (4); coll’ allume sì rinomato di Milo (e); ‘col rame prezioso che da tempo immemorabile : si cava. dalle mi niere di Delo, e che 1’ arte industriosa con- vere (a) Paus. lib. 7... cap..27. pag. 596. — *(b). Strab. lib: 10. pag. 486. (€) Esich. ed Etimolog. grand. alle parola Aupy 2 Lu Eastaz. in Dionis. vers. 526. Tournefort. viag. t073:v. fag.233. (d)‘'Oraz. lib. 4. ode 13. (€) Diod. Sicglo lib. 5 ‘page203. Plinio. lib.35. cAp.15. tom. 2. pag. 714. Tournefort, t,3.0 dpagi 150, È 5 i NELLA GRECIA. |. tg9 verte in vasi eleganti (a). L'isola era divenu- ta come l'emporio dei tesori, delle nazioni; e vicino affatto al mercato: dove stavano , accu- mulate, gli ‘abitanti di Delo obbligatiida una legge espressa a somministrar:-l’ acqua a tutta la brigata (£), pontvanocin mostra sòpralun- ghe tavole pasticci ecibi. preparati in fretta *. Io studiava con piacere le. diverse passio- ni che-;l° opulenza ed il bisogno producevano ‘ in luoghi tanto, vicini, e. non credeva, che vi. fosse .per utio spirito. ‘attento oggetto pic- ciolo -nella natura. Gli abitanti di Delo sono stati i primi a .trovare il segreto d’ ingras- sare i. polli; essi ricavano dalla, loro indu- stria ‘um profitto. molto considerabile (e). Ne vi (a) Plinio. lib. 34. capi». t.1. pag. 640. Gicer. oraz. ‘in favore di Rdscio Amer, cap.rg6. tom. 4: pag. 91. 1 (b) Ateneo lib..4. cap. 22. pag. 173. * Sembra da Ateneo che in tempo delle feste ; di Delo sî tenessero. pronti sul mercato pezzi cotti di porco, di pesce e di pa- sticci; dove erz stato mischiato del co- mino} specie di grano ‘somigliante alla sé menta di finocchio. ; (c) Plinio Lo. c.so. t.1.p.s71. Columella A delle cose ‘rustic. lib. 8. cap. ‘1. Varrone” delle cose rustic: lib. 3. cap. 8, S. 9. K 3 \ I 50 ViaGGIo D' ANACARSI yidi alcuni ‘che alzati, sopra un palchetto , e mostrando al ‘popolo i'uova ‘che tenevano tra le mani; distinguevano ‘dalla lor forma le gal- line: che dle Savevano prodotte (4). Appena al- zati gli otchi su questa ‘scena singolare; mi sentii fortemente scosso per un braccio ; era questi un sofista ‘d’ Atene ; ‘col quale aveva incontrato qualche conoscenza: Come. mi-dis- se costui, Anacarsi mio, questi oggettiiti pa- jono degni d'un filosofo? Vieni: più nobili cure ; più alte spedizioni debbono occupare i «momenti! della tua: vita . Egli mi strascinò, tosto sopra un ‘luogo eminente , dove altrì sofisti agitavano con furore le questioni sot= eili della scuola ‘di Megara (0) II focoso Eubulide di Mileto era lor capo; e aveva lo- ro lanciato quest argomento : ,, Quello ch’ è in Megara ,. non é ‘in Atene; ma in Megara vi sono uomini; dunque uomini non vi sono în Atene (e). Mentre quelli. che lo ascol- \tavano , indarno:s' affaricavano a risolvere que- sta difficoltà , grida repentine ci annunciaro» no la venuta della Teoria dei Tenj, i quali, ; ol. rene i (a) Cicer. in Lucul. e. 18. tom. 2, fp. 20. c.26. DAZ. 36. \b)- Diog. Laerz. lib. 7. $. 106. ; te) \Idem ivi S. 107. Idem in Cris. libro 7. $187. NELLA GRECIA. 15 Glitste solite ‘offerte loto , > recavano anche quelle degli Iperborei .. Quest ultimo! popola ubifà verso ipa ‘settene iriond! della. Grecià (#‘Y;* ‘essé conota. speciali niente! Apoll6, e si ved@aatota Delo lil epo!- ciò di due delle sue sacerdotesse per aggiugne rè miovi riti al culto di questo nume. Visi conservano inoltre if un sagrifizior consactatò a'‘Diari; ile ceneri "degli vultimi Teor che.gl' + Ipérborei avéatio speci “in uest' isola “(b) e essi ‘petitono ‘sciauratafiiente s'e dopo tale a Fenifiento quel popolo. si : ‘contenta: di farvi ‘petvenitie* pet vie indirette: le primizie delle sue Messi. Una tribù vicina di Sciti ‘le fice- ve dalle sue mani; \e le trasmette. adi altie nazioni che le -tecano \sulle - spiagg@? dell’ A» ditatié6 i di TÀ: scendono in VEpiro , 'attraver- | sdno lx Grecia, arsivanò nell'Eubed; Le sono. condotte a Tetto (e). ; Ost :L All’aspétto’ di queste offerte sacte si di scorreva” sulle! metàviglie ‘che si raccontano del'’paese degl*Iperborei . Ivi regna. perpé- toamefite la piimavera 33 Ta giovenad da \sarti» fa13 = IS apr; (a) Memnor.. dell’ Hora delle belle lettere to- nio 9. pagina “L13.,0 è 127, 101.18: stor. È par. 9a. È (B)' \Erdd. noi 4. ‘cap, 33. (c) Erodoto lib. 4. capo 33. Callim. 19. Delo ver; 283; i ela K 4 2 152 Viaecio: D’ ANACARSI tà ; ivi per dieci secoli continui :si passana giorni sereni in feste e piaceri (4).. Ma questa felice regione. è situata tin. una dell’ estremità della;.terra, come..il Rao .dell* Esperidi fn otcupa|.l' altr’ eseremità,; e questa è la, manie- ra, conicui gli uomini ogn’ ora si sono sfor- zati di. collocare il soggiorno della felicità in luoghi sempre inaccessibili. o: CI :- Mentre, cl immaginazione dei Greci..stin- fiammava ‘col racconto; sdi. tali finzioni, .io.sta- va, osservando quella «folla. d’ alberi che.a fog- gia di: bosco vedevansic nel, porto di, Delo.. Le flotte dei. Teorà: presentavano . le. prore..alla spiaggia ;.{.e queste prose. decorate dall’ arte/ ‘offtivato gli. attributi. proprj d'ogni nazione. Le ‘Nereidi. \caràttèrizzavano quelle dei, Frioti . Si- vedeva sulla galera d’ Atene; un. catro:.bril- dante. guidato da Pallade; e sui vascelli de” Beoti la figura di Cadmo. armato d'un serpen- te (6). Alcune di queste flotte si ‘mettevano alla vela; ma alle hellezze che riconduceva- no. alla lor patria ,' crano "ben presto. sostitui- te altre nuove bellezze. Così si mira nel cor- so lubgo d'una notte tranquilla astri che spa- 5 risco- (a) Pind. PX ode. 10.- vers. 53. Idem e Simoîs. presso Strabone libro 15. pagina 711. Plinio libro 4. capo 12. ‘tomo x. pagia nA 219, x È ) Enripide Ifig. in Aulid. vers, 240. € NELLA GRECIA. 153 riscono verso occidente, «ed ;astriiche sorgono dall’ oriente per ripopolare i cieli. Le Feste,,durarono parecchi., giorni ;. parec- chie volte rinovossi la corsa de’cavalli; ve- demmnio sovente dei marinaj..di. Delo rinoma: ti per la loro abilità a camminare. sotto a- equa (A) >. precipitarsi nel. mare. ‘tenersi. na> scosti, nei suoi abissi o, ; tiposare. sulla sua su- perficie, > imitare P immagine .de conflitti. e giu- stificare colla, doro deirolza la. riputazione di cui godevano. } % f sonì 2 = 0 (0), Diog. Tac lib. 2. $. 22. Idem Da 9. ao ‘Suida in A. ; va »\ 153° TON ASUS DI 1000 APPAIUTLO .L O Mxaevi o Misia. sistfogostt eg \sygnito “o Contittià azioni > bit! | vaga pi Dico! (3-): degni ved/obi ezio: si Maiovonit silov sul “Rino nii O Ctrindinid® del matrimibttia. vIIt PAUTREISIVSO. He] ij Is «OX { #4 Ritfofe presiedeva alle ‘feste! dis Delo e quelli "Autietosa' gioventù ‘ele ‘fadutiata avea iAtotno di lui), él tanosceva” più ‘altre leggi ‘che fest Gradi ebircerto "con lE menco coronava la: costanza degli’ anitbti fe- deli, ora facea nascere il turbamento ced il languore in un'anima fino, allora. insensibile ; e com questo moltiplice' trionfo si facea stra- da al, più glorioso di tutti, cioè all imeneo d'Ismene e di Teagene. 7 Io che fui testimonio delle cerimonie, di cui quest’ unione fu accompagnata , sono per riferitcne e clescriverne le pratiche , che l'u- so e la superstizione hanno. introdotte, a fi- ne di provvedere alla sicurezza ed alla feli- cicà del più santo fra i doveri. Che se in questo raeguaglio qualche minutezza in ap- parenza frivola s'introduce, nobilitata sarà dalla semplicità dei tempi, ai quali debbe'l° origine. Il ‘silenzio e la pace cominciavano. a \ri- nascére .a. Delo. Il, popolo..andava ‘sceman- dositcomtilutfiume; hs dopo rd aver cd» perra la campagna, si ritird ‘placidamente nel suo v nELLA Grecta. | 55 suo alveo; Gli abitanti dell’ isola aveano pre- vento il levar dell’autota; stavano coronati di fioti., e offrivano. senza interruzione nel tempio e dinanzi le lero abitazioni sagrifizj per rendere gli dei’ favorevoli. all' imeneo d° Ismene (a). Il momento ‘di stringerne i legà- mi essendo giunto , noi ‘ci trovammo radunati nella casa di Filoclete; Ia porta ‘dell’ appar» ‘tamento “d’ Ismene s' aprì , ‘e noi vedemmo i due sposi uscirne ‘accompagnati dai loro . ge» nitori e da un pubblico uffiziale (0) } che a- veva segnato l'arto del loro contratto. Sem- plici ‘n'erano le condizioni: non era stata con- templata nessuna discussione -d’ interesse fra. i patenti, nessuna causa di divorzio fra le pare ti contraenti: e riguardo alla dote, siccome il sangue univa di già Teagene e Filoclete , non si era presa altra cura che di rammenta:’ re una legge di Solone ; la quale a fin di perpetuare i beni delle famiglie avea regola- to, che: le figlie unigenite \sposercbbero. il lo- Io più prossimo parente. Noi eravamo vestiti d' abiti magnifici, che avevamo. ricevuti da Ismene. (c) Quel È lo (a) Cariz. degli amori di Cher. , e Callir. lib, 3. DAL 44. È , (b) Teod. Prodr. degli amori di Rod., e Dosicl. lib. 3. pag 459. 3 ) (c) Aristofane in Piut. verso 529. Scoliaste del me- n ‘156: Viassio D' ANACARSI lo del suo sposo era lavoro delle. sue. ma- nî,. Essa 'era-.adorna di pietrè. preziose e d'una veste di porpora e d’ oro artificiosa» mente. variati ‘ne’ lor colori. Portavano am- Bidue sullé; lor chiome sciolte e profumate d'essenze odorose (4); ghirlande di papave- ri, di sesamo ed altre piante consacrate “a Venere (6). Con tale apparato. salirono sopra un cocchio (c) ,\ e se ne andarono verso il tempio. Ismene teneva il suo sposo alla de- stra; ed a sinistra un amico di Teagene Sy che: doveva seguitarlo in questa cerimonia (d). Il popolo affollato spargeva fiori e pro- fumi sul lor. ‘passaggio (2); essi gridavano = -Non sono mortali costoro; ma bensì Apollo ,; NE i e Co- medesimo negli uccelli vers. 671. Achille Tazio lib. z. pag. 85. la) Aristofane in Plut. ivi. (b) Euripide Ifigenia in Atilide vers. 903. Scol. di Aristofane nellà pace: vers. 869. negli sccelli vers. 159. Scoliaste ivi. (c) Esripide in Elena vers. 729. Suida in Ceres. Luciano: del conv. tomo 3, pagi: na 450. (dj) Suida ivi. Polluce libro uo. cap. 7. $. 334 ; Eustazio in Iliade libro 6. timo 2. pag. 652. ‘lin. 45. (e) Garis. degli; amori di Cala ‘e Callir. lib.3. pag. casa SLI NELLA GRECIA». 157 e Coronide; ecco Diana ed Endimione; ecco Apolline ec Diana. Essi studiavansi ‘di ricor- darci augurj favorevoli, onde allontanare gl infausti. Chi diceva: Questa mane ho vedute due tortorelie lungo tempo. librate sull'ali nell* aere , riposarsi finalmente unite insieme sopra un.ramo di quest- albero. Chi diceva: Allon- tana Îa passera solitaria, onde vada a geme- re di Jontano sulla perdita della sua fedele compagna; cosa non si potrebbe dare più fu. nesta di quella (a). ; 1 due sposi furono ricevuti alla porta del tempio da un sacerdote che presentò. a'ciascuno, di loro un ramo d’ellera, simbolo dei lega= mi che doveano unirli per sempre (6); quin- di li condusse all'altare dove tutto stava pre- parato pel sagrifizio d'una giavenca che si doveva sagrificare a Diana (c) , alla casta ‘ Diana che si voleva placare, come pure Mi- nertva (4), insieme colle divinità che giammai subirono il giogo dell’ imene.. 5' implorava- no (a) Eliano degli animali lib. 3.. cap.9, Oro A- polline ieroglif. 3. (b) Teodo. prodr. degli amori di Rag e Dosich. lib. 9. pag. 422, (c) Euripide Ifigenia in Aulid: verso 1110. ° (d). Potter. “archealogia Greca libro 4, cap. 11, pag. 610. ) 158 ViacGio D' ANACARSI no altresì Giove e Giunone, dei quali l'unio- ne e gli amori satanno eterni (4); il cieloe la tetra, il cui concorso produce l’ abbondan- za € la fertilità (6); le Parche, perchè ten- gono nelle. lor mani la vita. de' mortali (e); le Grazie, perchè questi imbelliscono i gior- ni «degli\ sposi felici; Venere finalmente, cui l'amore deve la sua nascita, © gli uomini la loro felicità (4). I sacerdoti dopo aver esaminate le visce- re delle vittime, dichiararono che il cielo approvava quell'imeneo. Per chiuderne le ce- rimonie, noi passammo all’ Artemisio , ed ivi fu che i due sposi deposeto ciascuno un. rica cio. dei loro capegli sulla tomba degli ulti. mi. Teoré.Iperborei. Quello di Tcagene era avvolto d'intorno ad un pugno d' erbe, © quello d’Ismene d' intorno un fuso (e). Quest uso rammentava ‘agli sposi la prima isticu- zione. del matrimonio: ne tempi, in cui i marirari doveano occuparsi per preferenza A , < uno (a) Aristofane i Tesmef. vers. osa, Scol. ivi. Polluce lib. 3. cap.3. Suida in ToeIia, (b) Procl..in Tim. Ls. p. 293. lin. 26. (c)} Polluce lib. 3. cap. 3. (d) Esimologico grande în v2usX 3 (e). Erodoto. lib.-q. capi34. Callim. in Delo ver- 50 296. \ NELLA: GRECIA. 159 uno: ai :lavori della: campagna x >laltrovalle cu? xe rdomestiche:» -. Frattaniò» Filoclete. prese: la mano di Tea gene s/ilà, pose in ‘quella di Ismene , ie \proferl queste parole: ;;;Io wi accordo, mia figlia p affinché: voirdiace alla :Tepubblica; legittimi cittadini (a). I due sposi isi giurarono una fedeltà cinviolabileo edi: «genitori, dopo aver ticevuti i loro;:giuramenti ; «dictatificarono con nuovi sagrifizj (0). sLasnocre:tominciava: av distendere Lil suo.ve- Jo: neli?'aere:; «quando uscimmo dal tempio per passare alla. casa di Teagere . La:comitiva ac- compagnaza.da fiaccole senza NDUmMEro ; era ac compagnata da cori di musici e dì ballerini (6) . (La: casa’ era circondata di-ghiclande' e co- perta. di lumi;:(#) . ! Tostochévi due sposiebbero woccata la. so- glia della porta, fu collocata iper un istante una cestellina di: frutta sulle lor. veste (6); PISAZO fu questo dell'abbondanza > di cui omni caziuo cInso iv dop a) Menandro presso; Clemente Alessandrina strdn, clibuà. pagosozi: n: I Mewrsio lezioni attiche' ua, 13. CAp. ld. (c) Omerowiliad li 18.0 verso 1. Esiodo scudo d'Ercole vers. 275. Euripide mell \Alceste \vetso gi gio Idem cin Elendo vi 728% (d) Eliodoro ctiopiche lib. 6. pag:1278, (e)! Pierre incisa’ di' Stosch stavala. 70. x 160 ViAGGIO D''ANACARSI dovevano: gèdere ». Nel: tempo sstesso:. udimmo; risuonare da ogni parte. il nome! d*Imeneo (4) dì quel giovinetto d'Argo ;' che un tem- po risvituì alla lor patria le. figlie d” Atene ; che ‘alcuni corsari aveano rapite. Egli otren- se: per. premio! del. suo] zelo:\ una di quelle prigioniere da lui teneramente amata? ne do- po quell'epoca i Greci non: contraggono più matrimonio , senza: richiamarnelo alla. mer moria (6). : ‘Fummo accompagnati con ‘acclamazioni nel» la sala ;del banchetto; che durarono iper tut: to. il rempo, della: cena; allora. alcuni. poeti che s'erano introdotti dietro ‘di noi, «recita» tono degli epitalamj. ) slnogagiva Un fanciullo. ‘mezzo coperto. di n rami. di spino bianco e di quercia ; comparve con un cestellino di pini sed intonò cuniiinno. che cominciava così: Gangiai l' antica stato! a i Contro ‘destini beato. (ez. Gli‘ Ateniesi cantano quest inno in una delle loro: feste. destinate a. celebrare: l' istan> te, in cui i loro antenati nodriti fino; allora 5 a Adi a ‘ (a) Omero ivi. «Anker.: od. 18: Callimaco:in Des lo vers, 292. i (b) Memorie-dell’ Accademia delle. belle uecue lib.-1:-pag: 307. È (c) Esichia., esSuida in Epos» 3 NELLA GRECIA. 161 di fratta’salvatiche ) © gustarono; in socieràbui doniv'di Cerere .| Essi. 1° uniscono alle, ceri= monie idel’’matrimonio!y per: mostrare» ‘che dopo ‘aver abbandonate ole: selve; gli! uomini gustarono ‘te dolcezze dell’: amore ..: Ballerine vestire di abiti leggeri. e» coronate: di mim ti si ‘fecero poscia innanzi; e dipinsero con varie carole i trasporti, i languori ,ele brietà della più dolce fra Îe passioni. Terminata la danza, \Leucippe accese la face nuziale (a) e condusse la. figlia all’ ap- partamento destinato per lei. Parecchi -sim- boli disegnarono agli occhi .d’ Ismene i do. veri che anticamente erano attaccati al suo nuovo stato. Essa portava uno di que’ vasi di terra, in cui si fa atrostit 1° orzo (0). Una delle sue donzelle di seguito teneva un vaglio, e sulla: porta stava {Sospeso un istrumento atto a pestar il grano (e). T>due sposi gustarono ‘un frutto, il cui sapore dove- va essere l' emblema della «loro unione (4). Frattanto in, balia d’ una gioja:smoderata , noi mandavamo grida. tumultuase , edi as- : se- (a) Euripide Ifigenia in--Aulide verso 732. Idem in Fenîssa verso. 340. (b) Polluce lib.1.cap. 12.$:240. (c) Idem lib. 3.cap. 3.$. 37. - (d) Plutarco in Solone tom. 1. pag. s9.Idem nei precetti: ni maritati tom. 2. pag. 138. Tomo XI. © L 162 Viagcio .D' ANACARSI sediavamo la porta custodita, di uno,.de’ fa deli amici di Teagene. (a). Uus drappello , di giovani danzava. al suono. di parecchi . stro- menti. Fu. questo. strepiro interrotto dalla 5eo- ria di Corinto, che s' eraincaricata, di can- tar: l’ imenco della sera. Dopo ‘essersi. ;con- gratulata com Teagene, così seguì a, canta» re (6): Quest è degli anni La primavera S , Siam di, Corinto L' eletta schiera Di ‘quelle figlie Che per beltà La Grecia. tutta Pari non ha (e). Ismene, \Ismene, Niuna fra noi V’ ha che non ceda Ai vezzi ‘tuoi (4). Della Tessaglia Nessun destriero Ha come Ismene. Corso Îeggero D AÈ (a) Polluce iv?. (b) Teocrito idillio 18. (c) Anacreonte od. 3:12. (d) Teocriro idillio:18. Sì «NeLLA GRECIA: AI par del giglio Onor del prato Di Grecia Ismene E' ‘il fiot più grato... Son sue-pupille Nido d’ amore, E i suoi lavoti ;;, Di Delo onors. O figlia, o donna, Quanto sei bella! Del ciel rassembti., © Lucida stella... Domani a cogliere Andrem nel, prato Fiori per fartene _ Il crine ornato. Fiori per cingerne E farne inchino Al più bel platano Al più vicino. Vetsiam profumi, Sotto l' ombrosa Sua verde chioma . D' ambra e. di. tosd.. Sulla. corteccia, . Scriviam così i. _. Offriamo incenso ; .. Ismene è qui. Vivi in etetno; Sposa felice; Vivi in eterno. Fase: 163 $po- - Viaccro D''ANACARSI ( Sposo felice. 09 5% Possa Latona''! i) 3658 Donarvi figli, Ognuti ‘de!’ quali A voi somigli. V° infiammi Vénerè Di dolci ‘ardori, Giove concedavi 1 suoi favori. Posate in gno Or delpiacere, Lungi ‘sen vadano Le cure ‘austere ù Quì coll*‘aurora’ Di nuovo “insieme Fia che cantiamo : Imene Imene! Il giorno seguente. allo spuntar dell auro- fa, noi ritornammo: nel medesimo luogo SI0D "le donzelle di Corinto 'cantarono ‘ di nuovo l' imeneo ‘seguente’ (4); Te, Venere, cantiamo dell’ Olimpo Onore ed ornamento’; e insiem del mondo Delizia amor; e te, Imeneo, sorgente, . Di vita celebriàm co’ ‘nostri ‘canti. Amor, Imene, Veliere! ti \sveglia ? < a aria Tea (a) Teod. dell’ amor. prodr:bagf305.' | NEL La ‘GRECA 165 Teagene,, e, le luci. ora , sFivolgi. im | Sulla; tua, amante: + 0. { 00 dd ssa Sila Ai tremuli del sol nascenti raggi. D’Ismene, o te felice, o degno sposo ! © Tengene, ormai ti sveglia al fine . a Questo giorno ‘che î due amanti riguarda» tono come il primo della dor vita, "fa da loro quasi intieramente impiegato a godere delle tenere dimostrazioni d' affetto degli a- bitanti;dell’ isola pel loro imeneo, e tucti i loto amici ebbero la libertà di offerir loro regali. Aoche gli. sposi se ne fecero l’ un l altro, e ricevettero in comune quelli. di Filoclete . padre di Teagene . Questi erano stati. recati con pompa. fun fanciullo vesti- to di candida veste veniva avanti di tutti con un. doppiere “acceso=-im mano ; seguiva poscia una fanciulla con; un. paniere, sul ca- “po : « venivan dietro parecchi 3 servitori, che portavano vasi. d' glabastro., scatole; di «profu- L 3° _mi x } Doe “66 Viaccio D' ANACARSI mi, varie. sorta d’'essenze odorose ? (4), pasti ‘glie: d'' odote O equanto il ‘gusto e I eles ganiza è la usi. ha Morse convertire in bisogni Wella ‘vita!.! agonil ‘b 06090 Verso serà 'Istiéne: fu! ricofidottà «a- casa di sto padre s/e tori ‘tanto’ per unifotmarsi alla costurfianza ;’ qiiatito è pet esprimete i'suvi veri setitimenti, ella “gli attestò il suo! tammari- co d'aver abbantonata Ja casa paterna . Il ‘giornò seguente essa fu! riconsegnarà al suo Sposò, e ‘dopo quel: inomento mai più la lo? zo felicità non ebbe Get ? 67! © ADITO LO LXXVUI. Me ) CONTINUAZIONE DEL VIAGGIO DI Dero: (1 Sulla felicità. dis Iloclere ‘congiungeva’ al cuorè più’ sensibi- die un criterio squisito e cognizioni: pro- fonde. Nella‘ sua giovinezza egli avea® fre- quentate le scuolè de’ più famosi filosefi del- la Grecia. ‘Atricchico ‘dei loro lumi; “ed. «an- cor più dalle ‘proprie meditazioni , égli si‘e- ta formato un sistema ‘di condotta ‘che re- cava la pace nell'anima sua ed in ‘tutto ‘ciò che lo circondava. Noi non cessavamo di studiare 'un' uomo tanto singolare per cui 0- gni ‘momento della vita era un momento di piacere . . Un .giorno, che andavamo a sollazzo per l'isola , osservammo questa iscrizione sopra un picciolo tempio di Latona. Non: avvi cosa più ‘bella. della © giustizia, nè migliore’ della santità, nè più dolce ‘del possesso» di quello che si ama. Ecco; ‘dissi > quello«che Aristo- tele un’ giorno biasimava in nostra presenza . Egli era ‘di parere che le qualità enunziate în ‘questa massima, non ° possano convenire che alla felicità , e non possano andar dis- E Tetek giun- 168 Viaccio D' ANACARSI giunte fra loro (a). Di fatti la felicita è, certamente ciò Yche avvir più bello, di‘ miv gliore e di più dolce, Ma a che proidescri. vere questi tali effetti? Sarebbe cosa più im. portante: il risalire alla sorgente. Questa è poco nota, rispose Filoclete; tutti per giun-. gervi scelgono sentieri. diversi; rutti sono di varia opinione sulla natura del bene su- piemo . Ora lo fanno consistere nel godi mento» di. tutti i piaceri, sora, nell’ esenzione da ogni pesa (6). Alcuni hanno procurato di rinchiuderne i caratteri. in brevi formole; tal” è «lar sentenza che or, «ora, letta avete sul rem pio; tal'è. ancora quella,. che si. canta, soven- è te.a polsi e..che, fa «dipendere; la felicità dalla ‘salute, dalla, be ellezza;, dalle ricchezze legittimamente acquistare, e dall’ amicizia passata. in. seno dell'amicizia (e). Altri, oltre questi, doni .preziosi, esigono la forza del:cor- ì Po >» (a) Aristotele dei costumi: lib. r.‘cap 9 tom. x. pag. -11.1dem in Eudem. lib. 1° cap. 1. pa- gina. 195. ù < (b) Leggi* costanti, la cui profonda saggezza s'iavolaà èî nostri sguardi, mischiano senza incerruzione il bene al male nel sistema vi a: del- 2 lr (a). Pladoe delle: leg. lib\a tom. 2. pag. 661. N'ÉLÙL'A GRECIA. 171 della! ‘natura; e gli esseri ‘che‘formano| par tei Vdi ‘questo’ gtan tutto ‘sì. ammirabile nel suo’ complesso , tanto. incomprensibile» e ctal volta tatito spaventoso ‘nelle-sue: parti, devo- no ritenere. qualche pocb ‘di ‘questa misturaze nhdar soggetti a continue: vicende: A que- Sto! patto ci viene ‘accordata’ lai/vita » Dal mometo che “noi la ticeviamo i siamo: l'‘con- dannati “ad * aggirarsi in'‘un’ circolo vedi bebi e di “mali”, de piacerì e’ di dolori «Use noi chiediam ragion di un sì’ fudesto retaggio altri vii 1:spondetebbero che gli déi voglionit nostto bene non i nostri piaceri : che non ac> *cordano ‘i sécondi che per obbligarci a-ricevere il primo; e ‘che per la maggior parte de' mor- tali‘;' la ‘somma de’ beni! sarebbe vinfinitamente più grande che quella de' mali',ise avessero il discernimento, di ‘mettere nella ‘prima classe ‘etl i'‘sentimenti piacevoli 5 ed' i momenti scevri idi* turbamento e’ di tammarico. Questa! ri- “flessione potrebbe sospendere talvolta le > no» ‘stie ‘mormorazioni i ma ne resterebbe sempre, la ‘causa; perchè finalmente vi «sono dei. do- lori sulla, terra, Questi ‘ logoran i giorni. ‘del- la © maggior parte degli uomini: e quando ve ne fosse un’ solo che “soffrisse , il (quale a- vesse meritato di soffrire , .e non soffrisse tut- ctavia che un sol momentordella sua «vitas, questo momento di dolore sarebbe un miste- ro il più atto 2 "farci disperare, fra cutti quelli ‘che la natura presenta agli occhi'nostii» Quel 72 Viaggio iD' ANACARSI Qual conseguenza, trarremo dunque da que- iste riflessioni? dobbiam noi, precipitarsi i)cie. tamente, lini:questo: .rorrente che .strascina e disttuggere; insensibilmente tutti gli enti; .dob» biam. noi presentarvici senza, .resistenza., ;e come vittime;sdella. fatalità , ricevere i colpi iche ci. sovrastano; ripunziare,, in somma. ,;a quella speranza chi è. ;il più. grande, ed, jan- che: il ;solo. bede della. maggior. parte idei no- stri simili? No certamente :, io. voglio : che siate. felice;»»-ma; che lo, siate, quanto dia voi ‘ permesso; di, esserlo; non, già con. una chi- metrica. felicità.3. la cui speranza. costituisce X infelicità deli.genere. umano, 0a , con, Luna felicità: conveniente, alla -nostra scondizione , e tanto più «solida, quanto: ‘che , sta. in. nostro potere il renderla, indipendente dagli avveni- “menti e dagli uomini... ,; È e î\yell icarattere ne. facilita.talvolta l’ acquisto 5 esi, può anche dire che! certe. anime - non sono sfelici ,-;se non -pérche cali son pate... Le altre: non possono combattere nel tempo stes- so. ed. il: loro carattere e l’\esterne contra. rietà;; senza uno «studio lungo e continuo; perciocché , :come., diceva uni.antico.filoso- fo , e gli dei vendono la felicità La prez: zo di fatica (4), e Ma questo studio non e- Sige. sforzi più ve di quel che *siamo..i zclu A 26 ; pro- : SSN (a) ‘Epicar. presso: Senof. mem. lib. 2.pAg: 7:37» Nr ra GRECIA! 173 provetti ed'i ‘movimenti che - continuamente ci: scuotono; ‘e/che ‘alla fine' non sonò altro che la ricerca d'un bene immaginatio!. Dopo queste parole Filoclete si tenne. in silenzio + Egli, comé diceva ; non. credeva di avere né tempo” né lumi ‘basranti per ridur- re in sistema le riflessioni che fatte! aveva sopra un oggetto tanto importante. Almeno, gli disse Filota, degnatevi di comunicarsi sen- za legame e senza structura quelle che vi si ‘presenteranno a. caso nello spirito. Degnate- vi: insegnarci ‘ih. qual maniera siete pervenu- ‘toa questo stato di pace, che voi non .a- vete potuto acquistare se non dopo una lurs ga' serie d'errori’e di prove. ‘© Filoclete , sclamò «il giovinetto Liside ; pare che i zeffiti vadano scherzando tra le foglie di questo platano; l’aere olezza pei fiori che stanno’ per ischiudersi: queste vi-. gne cominciano ‘a ‘intralciare «ì lor. rami. in- torno ‘a que’ mitti che non sono ‘più per la sciare : queste greggie che saltellano nel pra- to‘, questi ‘augelli che cantano i loro amori il isuono ‘degli strumenti che \odonsi intorno nella valle ‘tutto ciò (che io veggo, rutto ciò'‘che ascolto, mi rapisce e mi trasporta Ah! :Filoclete, noi siam' fatti per la felici- tà; io ine ne accorgo alle dolci commozio- ni ei profonde ch'io provo : se voi conoscete l’arcé di perpetuarle , sarebbe delitto il farse- ne un nistero.. Voi 174 Viaggio, D' ANACARSI Voi mi fate risovvenire ,, disse'!Filoclete, i primi anni della mia vita... Ancor sento quei primi tempi ; in cui al pari di voi io m' ab- bandonava all'impresioni che' io..riceveva.: la. natura, alla quale io non era ancora. avvez-, ' zato, si dipingeva agli ‘occhi miei sorto trat ti seducenti: e l’anima mia affatto nuova e tutta sensibile respirava , secondo che mi parea; a vicenda la frescura 0 l’ ardore. lo non conosceva gli uomini; io trovava nelle loro parole e nelle loro ‘azioni inno- cenza € semplicità, come regnavaro nel mio cuore: io li credeva tutti giusti, tutti since. ri, tutti capaci d'amicizia, quali dovrebbero essere; quale io era di fatta, umani special. mente: perciocchè fa d'uopo un’ esperienza per convincerci che non sono,tali. In mezzo a queste illusioni entrai nel mondo. La politezza che, distingue le socie- tà in Atenè, quelle espressioni che :inspira il desiderio di piacere (2), quelle effusioni di éuore; che costano sì poco e che lunsingano sì forte ,. tutto quell’ esterno inganfiatore, ‘ non ebbero, pur ‘troppo che molto potere. sopra un; uomo che don aveva ‘ancor fatte le sue prove. lo volai ad incontrate la seduzione, e accordando a conoscenze «di puro piacere i diritti ed i sentimenti della vera amicizia, ts | 1 mì < oi (a) Plat. delle” leg. lib, x. tom ia pag. 642. NELLA GRECIA. 175 mi abbandonai senza riserva. al piacere, di a- mare ced. esser samato.. «Le ,mie;.scelte. che non erano state fatte, con riflessione pn vennero, funeste., La maggior, parte de’ miei amici s'aliontanatono, da me, chi ; per inte- resse ;. chi, pet, gelosia; o. per .leggerezza.., La mia sorpresa 6 il. mio dolore mi .strap- parono lagrime dagli; occhi. Poscia. avendo. | provate jegiustizie ributtanti e perfidie arro» ci, mi vidi costretto dopo, lunghi, conflitti di\rinùnziare a) quella fiducia, sì, dolce che, dapprima: ayca riposta in rutti, gli uomini (a). Questo è stato il sagrifizio più pesante eh'io abbia fatto in tutta, la mia vita; fu sì violento che caddi nell’ eccesso contrario (6) î io andava inasprendo il mio cuore,.nu> ttiva con piacere la diffidenza e l'odio: .io mi trovava infelice. Alla fine; mi ricordai che fra quella folla d' opinioni che vi sone sulla nathra della felicità , alcuna ‘più accre- ditatà delle altre la fa consistere. nella: vos lutti, o nella pratica delle vittà,, o nell’ è-. setcizio. d' una ragione illuminata. (c). TO fe-, ci la risoluzione di collocate. ld mia, nel go dinfento. dei. piaceri. Sor VosezmrsgmenO (OPCAME STE IO) (a) Aristor. della rette . lib. a. cap. 12:pag..504- (b) Platon. in Fedon.tom.1 pag.89, ‘00 (c). Aristor. deila rettor., lib, 1. cap..1t01m. 2.5: pag. 195, ' ; ni 176 ViacGio D' ANACARSI n SO pprAnoÈ il ragguaglio dei trapissi della mia gîoventà per venire al momento che ne PRATO cérso” Essendo in Sicilia “îo andai 4 trovare uno de' principali abitanti di Sira- cusa. Egli ‘era citato come il modello d'un uomo felice fia tutti quelli del suo secolo. Il ‘suo aspetto mi spavento , quantunque ei fosse ‘ancora nel vigor degl'anni, aveva nòn: dimeno tutte le apparenze della decrepitezza . Egli ‘stavà (circondato di musici che lo alfa- ticavano 2° forza di celebrare le sue ‘vità, e di belle schiave, le cui danze accendevauo per intervalli ‘negli ‘occhi un'fuoco cupo ‘e mori Bondo!.! Quarido ‘fummo soli, gli dissi: io vi saluto , o uomo, che in ogni temporavere sa- puto fissare î piaceri intorno di voi ! Piace- ri! ei ini rispose futibondo ; più non ne pro- vo; ma bensi ‘mi resta la disperazione pro- dotta dalla privazion de’ medesimi; quest! è l'”unico* sentimento che mi resta, e SE fini- sce di distruggere questa macchina oppressa, di ‘dolore e ‘di mali. Io tentai d' inspitargli cotaggio:; ©‘ mà’ trovai in esso un' anima infie- rità ‘senza “ ptincipj e \senza qualità. Venni poscia a sapere che non sì craigiammai ver gogiiate d'essere ingiusto, e che spese folli rovinavano di giorno .in giorno la fortuna de” voi figlil. da SE 4 ì Quest” esenipio ed'\il. disgusto che provai successivamente ,ì mi ritrassero dall’ ebrietà , in cui me. ne vivea da qualch' alno, com'im- Pea N NELLA GRECIAS 177 pegnarotio a fondare il mio riposo sulla. pra ‘tica delle virtù e sull'uso della ragione . Io coltivai l'una e l'altra con gran cura; ma fui sul punto d' abusarne in altra maniera. La mia virtù troppovaustera mi colmava tal- volta d’indignazione contro- la(società ; e la mia ragione troppo. rigida d' indifferenza per tutti gli oggetti. H' caso dissipò gueste dop- pio errore. In Tebe: ebbi a conoscere un ‘discepolo. di Socrate!, di ‘cui udito ‘avea vantarsi ‘la pro- bità . Fui colpito dalla sublimità dei suot prineipj , come pure dalla regolarità della sua condotra. Ma egli avea introdotta a gra- di tanta ‘superstizione e tanto fanatismo nel- la. sua virtù, che gli si potea rimproverare di non avere nè debolezza per lui ; ‘nè in- dulgenza per gli altri: egli divenne difficile sospettoso , sovente ingiusto . Si faceva. sti- "ma dellé qualità del suo cuore, e si evirava la sua presenza. \ Poco: rempo , dopo essendo io passato a Delfo per la solennità de’ giuochi Ditici', scorsi in un viale opaco un uomo che gode- va la pipu azione d' essere e aitiino 5 egli niî ‘parve’ oppresso da ‘mesti pensieri . Ho dissipata ‘a forza di ragione egli mi disse , \ l'illusione degli affari della vita. Nascendo - io aveva’ meco recato tutti i vantaggi che possono lusìngare la» vanità : in vece di go- derne volli farne 1’ analisi; c da quel punco. "Tomo XI M E, le 178 Viaggio ‘D' ANAGARSI i le ricchezze, la nobilvà e le grazie della per- sona non furono, agli occhi miei che titoli vani distribuiti a caso fra gli uomini, Giun- si. alle prime magistrature dell la, repubblica ; ne restai Rini per. le difficoltà che sì provano nell’ operare il bene , e per la faci- lità di operar il male. .Cercai la glotia nelle battaglie; ìmmersì la, mig mano nel sqngue degl’infelici, e i rici furori mi fecero sp3- vento. Goltivai le scienze e l’arti: la filo» sofia mi riempì di dubbj: non trovai pell’e- Joquenza che l'arte perfida d'ingane 1 gli ug- mini; nella, poesia; pella musica, nella pit ciura, che 1’ arte puetile di. prastullagli., ; Volli riposatmi sulla stima del, RABALigA i: ma veden- domi accanto ipocriti della virtù , che rapisco- no impunemente i’ suoi, suffragj, mi disgusrai del pubblico e della sua. stim4. Non mi resa più che una vita, senza alletramento, senza c- nergia , che nori era di fattise non laripetizione nojosa degli stessi atti e degli stessi. bisogni. Fattasi per me. grave la mia propria esi- stenza; andai a. strasciharla in paesi remoti. Le piramidi d' Egitto. mi colpitono d’ammi. razione al primo aspetto; poscia subito pa- ragonai l'orgoglio di que! principi chele fe- cero: innalzare ; a quello d'una-formica che am- m ticchiasse in, un sentiero alcuni. granelli «di sabbia. per lasciare alla posterizà, qualche traccia del suo passaggio, Il gran re. di, Der » sca sia NELLA GRECIA; 179 sia mi diede nella sua corte una carica, pet cui vidi postrati ai miei piedi i suoi sudditi; d' eccesso delia loro. bassezza non. mi annunziò che l'eccesso della loro ingratitudine . Ritor- «pai alla mia. patria, non ammirando; non fa- cendo più stima’ di cosà veruna; per una fa» tale conseguenza non avendo più forza per a- mare alcuna cosà, Quando mi. sono accorto del mio etrore, nonsera pià tempo di rime- diatvi: .ma «benchè iò hon senta più un iute- resse, assai vivo pei miei simili; desidero non- dimeno che il mio esempio vi serva di lezio- ne} perciocchè alla fine non ho cosa che re- mer possa da.voi, io non sono mai stato in- felice abbastanza per prestarvi. alcun servigio. Essendo in Egitto, conobbi, un, sacerdote j il quale avendo. malamente. consumati i suoi gior- pi a penetrate l'origine. e Ja fine. idelle cose del mondo,;,mi disse !sospitando guai. a, chi sì pone.i n;jcapo «li togliere il: velo alla na- tura; ediio vi dico,; gua a chi levasse il velo ‘della ssocierà ; guai è chi ticusasse.. di prestaisi, au quest. illusion teatrale ; che, i ;pre. giudizj, ed ‘i bisogni hanno Spassa. sù cutti;gli soggettit: «l’anima sud abbastuta ‘6, laqiguente ben presto sì,,crovetebbe cin, vita nel seno del pulla ;;e, questo è il più spaventoso fra tutti supplizj. A queste parole alcune lagrime gli caddero dagli occhi, ed' egli :s' inzetnò nella foresta vicina, 3 4 ; Mor Voi 180 Viaggio D' ANAGARSI Voi sapete con quanta cautela i navioli schivano gli scogli segnati dal. naufragio clei primi navigatori . Così nei miei viaggi io pure posi a profitto i ‘falli de! miei simili . Essi m' insegnarono quello che la ‘minima. riflessione avrebbe potuto farmi apprendere ; ma che non si ripe giammai se non” per | propria esperienza , cioè che l'eccesso. della ragione e delle virtù è quasi altrettanto fu- pesto, quanto quello de' ‘piaceri. (2); che Ja natura ci ha dato alcuni gusti, quali è altrettanto pericoloso ne quanto |’ esaurirgli; che la' società aveva buon dritto sui miei servigi, e che io dovea' acquistarne salta mia stima!: finalmente ché pet . giugne- se a questa meta: della felicità, che perpe- tuamente si ‘presentava e fuggiva dinanzi a me, io doveva | (calmare 1% inquietudine che sentiva nel fondo dell'anima mia! e. che la spingeva continuamente fuori‘ di se stessa. lì Ho non aveva mai studiato i ‘sintomi di quest! inquietudine + Mi accorsi ‘che fnegli ‘ani- mali questa >!si'‘climitava alli ‘conservazione ‘della vitaî elalla propagazione dell&» specie 5 ‘marche’ nell’ uomo: ‘sussisteva ! ‘anche dopo:ta soddisfazione dei suoi primi bisogni; © ‘che’ fra'!le nazioni ‘illuminate essa tera” più ‘forte Sade ‘Aristot. dei costumi lib 2. capi 2. ‘tomo, 2. pag. 19.° ® 3 Deo ì NELLA GRECIA IR e ‘più tirannica che presso i. popoli ignorane ti. ‘Egli è ‘dunque il lusso. dei .pensierice dei desiderj che vavvelenn i nostri giorni; egli è dunque quel lusso insaziabile che ci. tormen- ta nell’ozio,. e che per sostenerci. in unò sta- to attivo: ci pasce delle nostte. passioni;; le irrita perpetuamente ; je non. ne raccoglie che amati frutti. Ma perchè non. somministrarli alimenti più salutari? perchè. nen riguardare una tale agitaziore qual. noi la, proviamo, anche nella sazietà dei beni e dei, piaceti,, «come un ‘moto impresso, dalla. natura nei no- sstri cuori, per obbligarli ad avvicinarsi gli uni. agli altri; e a trovare il loro ‘riposo in una mutua unione ? © umanità! generoso e sablimta istinto. che annunziate nella vostra infanzia “con SEIASROR ti d’una tenerezza natia; nella gioventù con la. temerità d'una cieca “fiducia ; nel. corso della: nostra vita ‘colla facilità; con cui so- :gliamo contrarre nuove conoscenze ! © gtri- da della natura! che vi fate sentire dla una «estremità all’ altra dell’. universo che ci. ri- iempite di rimorsi , quando noi ;opprimiamo 3 nostri simili; d'una voluttà pura, quan- do possiamo. sollevarli! O amore! .0 amici zia! o beneficenza! sorgenti inesauribili. di beni .e di dolcezze; gli uomini non sono in- félici, se non perché ricusano \d’ascoltare la vostra voce. .Oh: dio! autore di sì gran > «be-. nefizj, l'istinto poteva senza dubbio avvicie |M 3, È ‘nan- 10 r$1 ViacGio D' ANACARSI nando creature oppresse da bisogni e da mali, prestare un. sostegno passeggero TATO lor debo- lezza; ma ‘non avvi'che una ‘bontà infinita conie .la vostra 3 che' ‘abbia’ potuto formare il progetto di tenerci uniti coll’esca del senti- mento , e spandere su queste grandi ‘associa- zioni che coprono la cterraî; un’calore capa+ ce di rendere eterna‘la durata 3 E Nondimeno in vece di alimentare questo fuo- co ‘sacro ;. noi tolleriamo che per frivole dis- . sensioni ed abbierti interessi sì travagli inces- santemente: ad cstiuguerlo; Se ci ‘fosse derto che due sconosciuti gettati a ‘caso in'ut isola deserta fossero ‘giunti a trovare nella loro u- nione attrattive che gli risarcissero della pera dita fatta del resto dell’universo ; ‘se ci fosse detto che una famiglia esiste ‘unicamente oc- cupata a ‘consolidare i legami del sangue: coi ‘vincoli dell’ amicizia; se ci fosse detto' che in un angolo della terra avvi un popolo che nion conosce altra legge che quella d' amarsi altro delitto che quello di non amarsi, ab- bastanza ; ‘chi di noi sarebbe che osasse'com- piangere .la sorte di quei due sconosciuti ? Chi non vorrebbe appartenere ad una rale fami- glia? Chi non volerebbe a quel clima: fortu- nato ? © mortali! ignoranti c indegni del no- stro !déstino, non è già necessario passar il mare per iscoprire la. felicità : può esistere questa in. tutti gli stati, in tutti i tempi, È cin 4 Nertrtà GRECIA. 183 in tuiti i luoghi, dentro di voi, intorno di voi, dovunque si ama. Questa legge délla fiatità troppo beglettà dai nostri fossa! fu btn distinta dal legisla- ioré di una nazion possértè . Sèriofontè par landomi un giorno dell’ istituzione dei giova: ni Persiani, mi diceva ché erano ‘fate stabi lite. nelle scuole pubbliche tribunali, dove ves nivano reciprocamente ad accusatsi dei loîò falli; e » la patria e gli anìi- ci (a). Questa legge è per certo ammirabile ‘ pertiocchè non solamente ordina la prasicadi tute i doveri, ma li ‘rende inoltre amabili , risalendo alla loro origine : Di fatti se non vi si può mancare senza ingratitudine , ne se- gle, che sian tenuti d' adennpieni per un moti- vo di gratitudine ; e quel principio luminose e Guai che nom si deve gite se non per sentiniento:. Non ‘anriunziate però una similé \dottrina a quelle adime che strascinate dalle violenti passioni ‘how riconoscono alcun freno, nè a quell’ anime di diaccio clie- concentrate in' sè ; mie a (a) Senofonte nell’Estituz. Pag. 4 M #4 x 184 Viaggio D' ANACARSI 7 medesime non provano che i loro personali dispiaceri. Le prime sono da compiangere , perciocchè sono piuttosto fatte per 'l’ infelici tà degli altri; che per la loro felicità parti- colare. Verrebbe quasi la tentazione. d' invi- diare la sorte delle seconde; ;perciocchè se fosse in nostro potere l' aggiungere. alla. sa- lute ed alle fortune una. profonda indifferen: za pei nostri simili , mascherata per altro sotto le apparenze dell’ interesse; noi verrem» mo ad ottenere una felicità unicamente fon data su i piaceri moderati dei sensi, e che foise andrebbe meno :soggetta a ‘vicende, cru- deli. Ma, cothe può dipendet da noi il con- servarci indifferenti» Se noi fossimo stati de- stinati a vivere ‘isolati sul monte Caucaso , o nei deserti dell’ Affrica, forse la natura. ci avrebbe negato un cuor sensibile:; ma s'essa ce lo avesse daro, piuttosto che non amare affatto questo cuore, avrebbe tentato di ad- domesticar le tigri, e dar anima alle pietre, È dunque necessario sottometterci al no- stro destino ; e giacchè il nostro cuore’ è obbligato a diffondersi, invece di procurare d’incarcerarla in se stesso!) aumentiamo (.s' egli è possibile ) il calore ‘e l’attività dei suoi movimenti, facendogli prendere una di- rezione che gl'impedisca di traviare. i Io non propongo già il mio esempio co- me una regola. Ma poichè. voi bramator ave- te, di conoscere vil sistema della mia vi- 2 ta) NELLA GRECIA, 185 ta, vi dirò che .io studiando. le leggi, dei Persiani, € procurando, di stringere, quanto più si può i legami che ci uniscono. cogli dei , coi nostri parenti , colla, patria, coi no- stti amici, ho trovato il segreto. di adempi. re nel tempo medesimo i doveri del mio sta- .to e soddisfare. ai bisogni della mia anima 3 in tal maniera inoltre ho. in:parato. che. più si vive per gli altri, più si vive per se me- desimi, (4). > Allora Filociete si. diffuse sulla necessità di chiamare in soccorso della nostra virtù e. della nostra ragione un’ autorità che sosten- ga la loro debolezza. Egli dimostrò sino. 2 qual grado di potenza può erigensi. un’. ani- ma, che riguardando tutti gli avvenimenti della vita come, altrettante: leggi emanate dal più grande e dal più ;saggio.. fra,,i legisla- tori, è obbligato di lottare. o contro l'in fortunio ; o contro la prosperità. Voi sarete inutile agli uomini, aggiungeva egli, se’ la vostra pietà non è che il frutto della rifles- sione; ma se a tanto, giugne la vostra felicità ch’ essa per voi divenga un ‘sentimento, voi troverete più dolcezza nel bene che lor fare- te, più consolazione ' nelle, ingiustizie che vi faranno provare. x Egli continuava 2 provare. per disteso, que- Mr DEIR ste (a) Platone cpistola 9. tom. 3, pag. 358. | 1.86 Viaedio D ANACARSI ste vette, “quando Weune! ‘intértottò’ di un giovane di'Creti dil mumero de' nostti amici nominato Deli bfonte che da qualche tempo st daya il” ‘vanto d'essere filosofo”. Egli prese d’ improvviso? Sg scatenarsi contio Ie! dpiniohi religiose con ‘tarico calore ‘e . disprezzo ,, che Filociere credette! suò dovere il ricondurlo ad idee più sfhé."To rimetto questa discussione . &I capitolo seguente, D'EI PARENTI. ILE intica cipria delle ‘nazioni, ripigliò Fi. loclete , ha per così dire confuso cogli ogget- ti del pubblico’ ‘culto. e gli dei autori della nostia esistenza, edi parenti autori della’no- stra viti. I nòstri doveri tiguàrdo gli uni e gli altri ‘sorio’ strettamente legati nei codici dei legislitori, negli scritti cei filosofi, negli usi delle nazioni. Quindi ne wénde quel: costume sacro dei Pisidj , ‘ché nei ‘loro banchetti cominciano sempre da libàzioni in onore dei loto pa renti (a). Quindi ebbe origine quella bell’ i- dea «di Platone :: Se la divinità aggradisce bi incenso: ‘ché offrire «lle statue che la rap- presentano, quanto più accetti debbono "esse rt agli bcthi'suoi èd ai vostri quei monù- 7 x —_ == men- (a) Stobco sehb. 2. Pag. 292. | È vi È NELLA GRECIA. 189 menti cl essa conserva nelle vostre case que” padri, quelle madri , quegli antenati , antica- mente immagini viventi della sua autorità ; orà' oggetti della sua particolar protezione (4)! Non ne dubitate , essa predilige coloro che gli onorano , essa punisce coloro che gli tra scurano ovver gli oltraggiano (6). Sono: essi ingiusti Vera voi. Prima dil' prorompere in lagnavze contro di' “oto, rammentare lavi viso chè dava il saggio ‘Pittaco ad-un giovi- ne. che perseguitava giuridicamente suo pa- dre:,, Se voi ‘avete torto, sarete coridaunato; se avete Rete si meritereste la condanna egualmente (e): Ma lungi has insistere sul rispetto che dob: biamo a Coléro che ci hanno data la vita , preferisco di farvi vedere ‘l'attrattiva vincicri- ce che la ,natura ripone nell’ istinto Xche tanto è necessario allà nostra felicità. Nell infanzia dove tutto è semplice po per-| chè ‘tutto è vero) l’amore verso i Rei si esprime con trasporti che per verità . s° inde- boliscono, SUOLO il gusto dei piaceti e dell’. indipendenza s' inrtude nelle ‘inostr’anime; ma il principio che gli avea prodotti; s' estingue con fatica. Perfino in quelle famiglie, im ; (IR i cui (a) Platone delle leggi Li 11. 1. 2. posi. (b) cip. Stobeo sermone 77. f. #54. 00. (c) Idem ivi: p. 450. | (- 188 Viaccio D'ANACARSI cui altro non restano che riguardi questo si manifesta per. contrassegni: d° indulgenza o d’ interesse che si credono dovuti. gli uni agli altri, e con ricambi d’ amicizia che ad ogni minima )occasione agevolmente si. fan> no. Questo, si manifesta parimenti, nelle - case lacerate da crudeli discordie; perciocchè gli odj, non vi diventano. tanto veementi,, scenon perché. sono 1° effetto id’ una fiducia tradita ; o d'un amore deluso nelle sue speranze (a); Quindi, avviene, che, la. tragedia non sempre colla, pittura. delle forti e .sregolate passioni cerca) di muoverci; sovente altro. essa non ci offre che conflitti di tenerezza fra i. pa- renti yoppressi dalle sventure ;\e questi; ogget- ti ognor fanno .versar lagrime. al ‘popolo il più capace di sentite e d' interpretare la vo- ce della natura. Rendo grazie. agli dei, perché mia sla ha sempre ascoltato una voce sì dolce e sì per-' suasiva. Li ringrazio di avermi ispirato g gli ac- centi :d’ una al voce ; sempreché ho voluto i ine struirla nei suoi: doveri ; li ringrazio. per as vermi sempre concesso dî mostrarmi agli oc- chi di lei come un amico. sincero, compas- sionevole,. incorruttibile , veritiero, mà più fervido di lei nel procurare i suoi yantag- x di (a) EGO del la .reppablica lb, 2, cap. 7. t0> mo zi pag. 433. NELLA GRECIA. 189 gi, e spezialmente giusto sopra tutto. Quest ultima qualità è stata quella che ha' prodot- to il maggiore effetto sul suo spirita. Quan» do Ismene sì accorse ch’ io sottoponeva alla sua’ ragion nascente ‘le decisioni della mia, ella apprese ad avere stima di se medesima e a consetvar l’ opinione che ta mia età e la mia sperienza dara le avevano della superiorità dei mici lumi; in vece di far forza alla sua te- nerezza , cercai di meritarla, ed evitai con gran cura d* imitate que’ padri e quei bene- fattori che dannò stimolo all’ ingratitudine coll" alterigia , con cui esigono riconoscenza . Ho tenuta la stessa condotta con Leucipy pe sua madre. Non ho giammai fatto tanto capitale de’ miei sentimenti, ch'io mi sia dispensato dalle apparenze. Quando comin- cia a conoscerla, volli prima © di tutto piacerle: guando' I’ ebbi meglio conosciutà > voli piacerle di più. Ora più. non sento. il medesimo sentimento che formò i nostri pri» mi ‘nodi ; ma invece la più alta stima e Fl amicizia la più pura Dal primo momento. della nostra ‘unione, ell’ arrossiva d’ esercita- re nella‘ imia casa l'autorità che le cure do- mestiche esigono da una donna Meglio vigiz ilante (a): al presente questa autorità, Je è di. venuta, cara, perchè 1° ha ricevuta, dalle mie. 3 È a È ma- (a) Senofonte memor. lib. s. pag. 840. ‘190 ViAGGIO D' ANACARSI mani, tanto dolce è il dipendere da chi si ama» lasciarsi guidare dalla sua volontà e sagrificargli ‘i nostri minimi gusti. Questi sagrifiz che noi ci facciamo reciprocamente , spandono una delizia inesprimibile su ructa la nostra vita: quando vengono adessere di- . stinti, hanno ricevuto il loro piemio.; quando non lo sono, riescono più dolci ancora . i Una Serie d' occupazioni utili e diverse fa sì che passiamo i mostri giorni a seconda ‘dei nostri desiderj. Noi godiamo in pace della’ felicità che regna incorno gi noi; ed il so- lo rapomatico che mi resta, è di bon poter prestare ‘alla mia patrio! altrettanti servigi, quanti ne ho: prestato alli medesima in mia gioventù . D/E UL. AP A T,R_I.4% Amar la. patria *, egli è fare ogni sfor- i it RES zo è i Greci impiegarono tutte |' espressioni di tenereZZA ; onde disegnare. la. socie- dè}. di. cui. ciascuno fa parte. In ‘ge :bmerale stichi&mava patria, parola» deri- vatgrda : pater, che in greco Significa padre ...d Cretesi la «chiamavano» matria dal ‘nome che. significa. madre ( Platone della reppubblica libro 9. tomo 2. pagi- na sms.» Di Rlutarco se al vecchio to. ; en NELLA GRECIA. gi | zo, acciocchè questa. sia rispettabile, al di fuori e tranquilla. nell’ iprerno.. ;Il rispetto delle nazioni si ottiene, o con trattati. van» taggiosi; o con. luminose virtotie. (#): la manutenzione delle leggi è dei. costumi: può soltanto consolidare. la tranquilfità . Interiore . In tal maniera mentre si oppongono aì nemici dello stato generali:- e ‘ negoziatozi abili, fa duopo opporre alla licenza, ed di vit che, rendono & distrugger itutpo ; leggi e virtù che, ci sforzino «di conservar ogni cosa. Quin= di ne, viene quella folla di. doveri quanso essenziali ;: altrettanto indispensabili. per ogni classe di cittadini in particolare . O voi che siete 1’ oggetto delle mie ri- flessioni, voi che .in questo momento fate ch' io mi dolga di non ‘avere, un! eloquenza viva abbastanza per parlare,;degpamente, delle verità delle quali mi sente. totalmente. pe- netràto ;: voi finalmente ch' jo ; yotrei infiam- maré. d’ ardore per ogni, onesta azione , per- ché non .ne.diverreste «ghe più felici; ram- mentatevi, ognota f che lg patria ha, drigti impreserictibjli “e. sacri sui, e stri. talenti.; sulle yostré virtù, sui yostgi, sentimenti ;, su Ca tuE-., Sewrhra che.in centi Inoghi portasse il nome di nutrice (Iso crate parnegir. tonio 1. pag. 130.) (a) Senofonte memorabili lib. 4. pag: 813. 192 Viaceio D' ANACARSI tutte le*vostre azioni: che qualunque sia {o stato in cui vi ‘troviate , voi alrro non siete che soldati‘în “campo, sempre obbligati. di vegliare per fé , e di volare in suo soccorso al minimo paiono a Per venere’ 'un'sì'alto rango ,° non basta dî esercitare gl' impieghi ch' essa vigaffida, di di- fendere le suc“leggi, di conoscere i suoi inte- fessi, non meno che di spargere il vostro'san- gue in un campo di battaglia, o dentro d'u- na fortezza. Essa ‘è minacciata da nemici molto più: pericolosi che le leghe delle na- zioni ‘e le discordie ‘civili’; i vio) le fanno una guerra sorda! e lenta; ma viva e conti» ‘nua; guerra tanto più funesta, che la patria hon Ra Der se stessa alcun mezzo d’ evitate la, o di ‘sostenerla. Permettetemi ‘che ad esempio di Socrate, ‘io' ponga ‘in ‘bocca di lui il discorso ch' essa. ha il' dritto di ri- volgere ‘ai' ‘stioi ‘figli (2). Da me ‘ricevuto: voi avete la vita, e sage gie istituzioni vi hanno perfezionata “la ragio» ‘né («Le mie leggi vegliino alla’ sicurezza ‘del ‘minimo cittadîno e voi tutti avete fatto un giuramento ‘formale ‘o tacito di consacrare i vostri giorni in mio servigio. Ecco i miei îtitoli ; quali ‘sono(i vostri, ande intaccare) i 3 Pg BI co- (a) Plar: în Grizia' tom. 1.pagi so. NELLA GRECIA, r93 ‘costumi, che meglio. delle‘ leggi!’ setvono' di fondamento al mio ‘impero? Ignorate voi che ‘violare non. si ‘possono senza [mantenere nello ‘stato “un ‘veleno ‘distruttore ‘che’ un ‘solo ‘esempio di’ dissolutezza può ‘corrompere una azione , e diventarle funesto ‘quanto la. per< «dica d' una bactaglia ; che :voi rispertereste la pubblica decenza; ‘se vi facesse di bisogno di mOostrar coraggio’ .per insultarla:, e che il fa- sto ; ‘col quale fate ‘pompa di attentati che restano impuniti, è una viltà altrettanto di- sprezzabile , quanto. iasolente? } =. Nondimeno voi osate appropriatvi ‘la mia gloria, e ne andate fastosi agli occhi degli stra- nieri (4), per-essere nati in quella «cietà ‘che ha: prodotto Solone ed Aristide; per essere discendenti. da quegli eroi che tante volte ‘fecero trionfare ‘le' mie armi- Ma qual rela. zione passa fra quei saggi é voi? Dico an- ‘cor’ più cos'avvi di ‘comune fra voi-altri e i vostri antenati? Sapete quai sono i compa- sriotticed i figli di que’ srand’uomini? i cit- tadini virtuosi, qualunque sia il loro stato, e qualunque Fintervallo del tempo: dopo il quale possono nascere ‘(6).. lice ila! patria! loro , se alle ivirtà, di cui {a) Tucid. l 4. cap. 95. {b) Jfcrati pres. “Aristot: rettor. lib, 2. cap. 23 tom. 2. pag.j70. Tomo XI. N 194 Viaggio D' ANACARSI cui essa»: si;.fa pregio , non congiungano. un’ indulgenza» che contribuisca alla sua rovina: Ascoltate. voi pure la mia. voce, voi che, di secola...in. secolo perpetuare: la schiacta . ‘degli uomipi,., preziosi all’ umanità. Io ho FO leggi. contro i delitti, .ma non già contio i vizj i. perghè la mia, vendetta; non può state che in, vostta mano, e perchè voi' soli pote- te pesseguitarlì con .un odio vigoroso, (4); In vece di tenerla .in silenzio, fa d' uopo che la vostra indignazione piombi con, iscop- pio sopra la licenza che, distrugge i costu- mi, sopra le. violenze, le} ingiustizie; e le perfidie chei-s) involano alla.vigilanza delle leg- gi; sulla A probità.,:sopra Ja falsa Mode, la. falsa. amicizia; c tutte quelle vili impo- sture che. pet sofptesa.. ottengono la,.stima degli uomini; Nò già mi. diciate;, che i. tem- «pi sona cangiari, e che conviene aver più riguardi pel credito de' colpevoli: una virtù senza energia è una virtù senza principj; quando essa non freme all’ aspetto de’ vizj, essa n'è già macchiata, Peosate qual sarebbe. l’ardore che ‘in voi avvampetebbe, se d'improvviso, vi fosse det to (che Lil: nemico prende ;li armi; «che sta sul- (a) Platone della, lai libe, Fu \ tane 2. der gina 334. orient, o NELLA GRECIÀ. 155. sulle! vostre frontiere , che lo ‘avete ‘alle porè te. Non solo alle porte si trova oggidì , ma in. mezzo di voi, nel senato; nell’ assemblee della nazione!,. nei. tribunali, nelle vostre ca: sé. I suoi. progressi sono tanto rapidi, che quando gli. dei o la gente dabbene non ne? fermino gli avanzamenti, converrà in breve rinunziare..ad ogni speranza di riforma e di salute (a). Ò Se ‘noi uo sensibili ai rimbrotti che ora abbiamo. ‘ascoltati ;, la società divenuta a cagione dell’ eccessiva nostra. condiscendenza un. campo abbandonato alle tigri ed ai ser- penti, sarebbe il soggiorno della pace e del- la felicità. ./Non ci stiamo a lusingare di ves der. già ‘un simile cangiamento : molti citta- dini vi:sono ‘ornati. di «virtù; pute nulla v' ha di. più raro che un uomo. vistuoso ; percioc- chè . per esser. vale di fatto bisogna. aver il cataggio di‘ esserlo în ogni tempo, in ogni circostanza, ad onta di tutti gli ostacoli x a dispetto déi più grandi interessi . Ma se de adime onéste non ‘possono con- federarsi. contro igli uomini falsi e perversi, esse debbono alrheno collegarsi in favore della gente! dabbene ; esse debbono PESsiooi spe: cialmente SR spa d'umanità che ri- ») : ‘sie- (a): Ha GeLTÀ vplibblice Ls. f.%, P. 473 Idem ivi: Li 6. dp. 487. €497. novi ì Na 190 ViaGGIO. D' ANACARSI siede nella ‘hatura; e che sarebbe. ormai tem> po di fat rivivere. nella società», dalla. quale i nostri pregiudicj e le nostre passioni. l* han- no. bandito. Questo cinsegnerebbe a non re- stare sempre in guerra gli uni contro gli al- «tri, a non confondere la leggerezza dello spirito con la malvagità di cuore; a perdo: nare» i diferti, ‘ad allontanare» da; noi. le. pre= cauzioni e le diffidenze, sorgenti funeste.di tante discordie e rancori. C' insegnerebbe ‘an- cora che la beneficenza si manifesta non tan» to con una’ protezione distinta e con ‘libera lità ‘strepitose, quanto pel “sentimento. che chinteressa nella sorte degl infelici. : use Voi vedete ‘ogni giorno cittadini che. ge- mono: siell’infortunio,, altri che non hanno, bisogno che di qualche parola di consolazio- ne; e d'un cuore che prenda parte nelle lo to pene; e dimandate ‘ancora iu qual manie- ra possiate esser utile. agli: uomini, € chie-. dete se la natura ci abbia dato verun com- penso pe’ mali che l' affliggono? Ah! se sa» peste quali. dolezze essa diffonda nelle, ani- me .che seguono: le isue. inspirazioni! Se giam- mei. giugnete. a strapparenun uomo dabbene dall’ indigenza, dalla ‘morte o dal'disonore4. ne chiamo in. testimonio gli affecti che; pro- verete, voi conoscerete allora che vi sono certi. momenti, . di | tenerezza, nella «vita. che compensano anni. iuteri » drafflizione, Allora vi faranno pietà colaro che si adombreranna, del. NE LLÀ GRECIA. 157 della ‘vostra felicità ; ovvero che potranno iti obblio .le vostte virtù dopo. averne raccolto il: frutto. Non vi faccian paura sl’ invidiosi; essi troveranno il meritato supplizio nella in- sensibilità del loro proprio carattere , petcioc» chè l'invidia è una ruggine che rode il fer- 16. (4). Non abbiate timore della presenza degl’ ingrati 3 essi sfuggiranno :la vostta; o per meglio dire la ricercheranno; selil Benefizio ri- cevuto di. voi: sarà. accompagnato e seguito dalla: stia ve dall’ interesse; imperciocchè sé mdi ribusaste.deila superiorità clie vi dì, voi sateste colpevole; e il vostro protetto non satebbe che da compiangere. Talvolta fu det- to; colui che presta un setrigio, debbe ob- bliarlo; colui che lo riceve, ricordarselo pet sempre (6). Ed id vi. dico che il secondo se lò, rimmenterà;. se il primo lo pone in di: mènticanza. È che importa ‘se, m' inganno” Il'bene. si ‘deve: forse operare per viste: d''în? teresse ? ui é Ì i usa Evîtate egualmente di lasciarvi facilmente proteggere, e. d' umiliare coloro che avete protetti. Con: questa :disposizione siate vbstià) nato a render strviviò agli ‘dleti senza ‘nul>) de «L CRESETAA hi la 0) (a)- Menand: Carciùi e Periand. presso Stob. serm, 13 8. PALI 222 dins. (b) Demostene della coron. pag. s13;+ N35 * 198 ViaecIo D' ANACARSI la, esigerge.; talvolta Îloro malgrado , «il più che potrete senza che lo sappiano (4), dando, poco valare a quello che fate per loro, ed un pregio infinito a quello, non meno abbondanti e non mem ‘durevoli . «Tale ‘è la? stima‘:del pubbli- co (6); quella ‘stima che ?niutid:‘ può far a me ‘no- di ‘non ‘ambite, senzà' ‘confessare» d’ essere ne indegno ;' clié. ‘non è dovuta’ se:‘non alla vit» che de si’ l'accotda' o ‘prestollo stardi,; ele: la: ricompensa dei ‘Sacrifizj 1av'essal fat ti; ela sostiene ‘nellè contrarietà ich’ essa Tiova:. Tal*è la noseta “proprià stima: il‘più; lello» fraî i ‘privilevj accordatt dil'amanirà, 1 Bisogno il più RO per: uni’ ‘Asima: onesta, 1° più” vivo: per ‘un’ anima sentibilesto senza e ifuale: nom si può” î nidi; con las quale’ si puo! far' VOSRTA approvazione attrùi; quando! altri siactantose ingiusto) da ricusarsela . Tàl® Se E cin & Plat. in Fedro. tomo 2°. pag: (b)! lo dient: liblzi: pag 739 vocniiaii 7 N4 200 Viacoro D' ANAGARSI sentimento fatto per abbellize i nostri gior ni, e, di icui mi resta a darvi una leggera idea. 1 du po i Io continuerei. ad annunziarvi ‘verità comu. nî; ma se tali. non, fossero ,, esse non potreb; bero guari; esservi utili, DIA GUL LI PAM ICE In una dell’isole del mar Egeo, in mez- zo ;ad alcuni pioppi. anposi,, un tempo fu consacrato! un' altare all’ amicizia. Vvi, mete ei giorno | fumayà ‘incenso . puro e, grato illa dea. Ma in breve circondato d' adoratori ner- cenarj ;, essa. non vide, ne’ loro! cuori. che le+ gami interessati. ‘e mal accoppiati. Una. ml ta ‘ella «disse-ad un | favorito di Creso.: ve. ca ‘altrove. lle tue offerte; queste 1a. me. na già, ma bensì, alla fortuna sono diretre. Elh rispose .ad-un Ateniese che faceva voti pe la prosperità. di. Solone ; del quale si’ vanta: va d'essere ‘amico . Gollegandoti con Solone ; uom. saggio.» ..tu, vuoi partecipare alla sua.glo», ria.e far-obbliare i tuoi vizj... Essa rispose i. due donne di. Samo che ;si 2bbracciavano cordialmente vicino. al suo saltare : il gusto. dei. ;piaceri ivi unisce in apparenza ; ima. ivo» stri cuori son lacerati dalla gelosia, ‘e ben presto Jo saranno.;dall' odio... : î Finalmente due, Siracusanî;i Damone,. e. Fini 3 tia” NELLA GrectAl zor gia (e), ambidue allievi della. scuola, di Piva? gota vennero a .prostrarsi dinanzi. Ja deità : io accolgo il vostro, omaggio..;.ella lor disse ; fo di più; abbandono un asilo troppo;a lun- go lordato dai sacrifizj. che mi. oltraggiano 5 e.non voglio, più: altro, altare; che quello de' vostri cuori... Andate a. dimostrare al. tiranno: di Siracusa ;; all’ universo, alla. posterità. ciò: che può l'amicizia sopra ‘un'anima ch'io ho investita, .del ‘:mio. potere. un ib Al loro ritorno) Dionisio. sopra -una; seme plice. denunzia, condannò Fintia', alla. morte.i Questi chiese che gli. fosse permesso . di. an dare. a-segolare alcuni affari. importanti che lo chiamavano in una città vicina.. Egli pro- mise .di presentarsi nel giorno fissato, ei par- ti; sulla parola che, diede. Dambne. di. restare in; ostaggio:,peri-l’amico . aaa Lean Frattanto gli affari di Fintia vaono in lune; go...Il. giorno destinato, alla: sua; morte carri. vas, il. Sopalos si raduna; Damone,.è biasi: î ma. (a) Diodoro. FINE nigli essratti; del \Valer. PA&a Le 242) Plutars-della; moltit.- degli amici,s.: Ax PAG: 93+-Jamb.. cap.:3:3,)pni0 8 Porf della vita di Pitag. pag. 5.4. Cicerone dci _ dov. 1..3:- cAp.10.0t071x:3» pagsa 09: Idem a Quese. rusculo lib, $aucapi 22) 1012. Pa- gina 379. Valerio Massimo lib. 4. cap. 7. n esteri D. Ao: 3A » vio aL Viaceio D'ANAGARSI Miro. è compianto; Damone ‘che se né va flanquillamente alla morte, troppo certo chè il suo amico ‘ritornetebbe';© troppo ‘felice ‘se non ritornava. Gia il momento fatale si av- wicinava, quando mille grida’ rumultuose die- dero: avviso dell’‘aîtivo di Fitigia. Egli dotte; vola ‘al luogo: del supplizio ‘5 vede ‘la scure sospesa sul «capo! dell'amico” ‘è: in mezzo agli abbracciamenti ‘ed’ alle lagrime si ‘disputato’ la felicità di morire l'uin‘pet l'altro. Gli spettateri! protomipono ‘in piatti; il’ re me- desimo balza dali trono; e di supplica ‘di ac: eordare. a vluî pare una sicbella ainicizia. Dopo questo: quadro che: !satebbe ‘stato dè uopo idipingere a tratti di'ifuoco?; sarebbe inu» tile il- diffondersi’ in encomj‘ sopra? l' ‘amici- zia, e sopra“l’‘ajuto ‘ch’ essa può! recare in tutci gli stati e in “tutte! le Ada, della: vita! (4); Quasì tuttircoloto. che-patlano. “di questo: sentimento 3616! confondono conv!fégimi che ‘sono. if frutto. del caso e l’opera del gior. no (0). Nél ifervore ‘di queste! ubioni mascenli ti, glibamioi si mostrato Srali quali: si. bra- merebbe! ches fossero* ‘per: LONELO & ma poco si, Di cifiviniD azosi Sh tar- (a): Senofonte vrmeniors‘ hi, "2, Pagin 746. Ari: ni stocelà doi coscumò Hb sì: dio Ii 80m, 2; -Pagiz odi È \ ©) Aristot. ES, 4. pag. 104. ui NELLA GRECIA 203 tarda a conoscerli tali quali sono “in effetto; (4) . Altre. scelte non sono più' felici di que» ste», e si prende alla fine vil partitoodi riqun= ziare all'amicizia, ovvero (ciò che vale. l@ stesso ) cangiarne perpetuamente ..l' ogget- to (0). ‘Siccome quasi tutti. gli uomini! passano. la maggior parte della lot vita a non riflette® re, ed il resto.la «riflettere piuttosto: su..gli altri che sopra se stessi, così non conoscono guari la. natura del legame | che ‘incontrano... Se si facessero coraggio d’interrogare se: me- desimi intorno a quel gran numero d'amici , di cui si credono talvolta circondati, essi ve- drebbero che questi amici non sono . uniti a loro se. non per: ingannevol’ apparenza. Que- sta scoperta' li penetterebbe -di ‘dolore; ; per- ciocchè \auche: vale» la vita; quando: non ab. biamo amici (é);?»Ma questa! scoperta .mede- sima \gl’indurrebbe a fare una iscelta- che non potesse; riuscit loro di vergogna ‘col tempo. «Lo spirito; il'italento il gusto? dell'artils. le; qualità:=brillanti sono! coserigraziosissime, nel. commercio dell’ amicizia; queste le dan- no anima , e-l'imbelliscono quando è forma- tag, (a) «Aristot. ivi, l..9. cap. 3.:pag, 1x8, (b) Isocrat. a Demon. tom. 1. pag. 30.-10 (c): Arist. dei costum. Lib. 8, cap.1, tomuz. pes gina xvr, B. NA Tea, 204 ViacGio D'ANACARSI ta; ma per se. stesse forza non avrebbero di; renderla più durevole. : L'amicizia non può aver altra base. che L'amore delle virtà (e); la facilità del - ca- rattere , la ‘conformità, dei principj, ed una certa attrazione che ‘previene ogni riflessio: né, e che la riflessione vien ‘poscia: a giusti- ficare è Se regole mi. restassero a darvi su questo proposito, queste verserebbero non anto sul: lamaniera di. fare una buona scelta, quan- to su i mezzi d' ‘impedire «di farne una cat- tiva; E': quasi impone che .verà samicizia si stabilisca .fra. due persone di. condizion: diffe> rente con troppa sproporzione... I re sono trop: po grandi ‘per aver amici (0); coloro che sli citcondano:;.-non veggono d’brdinario che: .ri- vali intorno di loro; che’ adulatori sotto di loro. In generale ognuito è portato ‘a sceglie- fe. i suoi ‘amici; in un rango inferiore, sia che: si possa «più contare sulla. loro deferenza, sia che ci muova. la lusinga d'esserne più a- ma- qui. à _—— ___—r_-— (a) ‘Platon, epist. 7. tom. 3. pag. 332. Senof. me- mor. lib. è» pag. 731. vAtistot. ivi cenp. 4; pag.103. : È ! (Db) dtriser dei ‘costui 1-8. capi‘ 9, tom. 2. pa- gina 108. A. O NELLA GRECIA. "205 mati (4). Ma essendochè. l’ amicizia. rende tutto comune ed esige l'eguaglianza , voi non » cercherete i vostri amici in un rango troppo, al di sopra, né troppo al di sotto. del vo- stro (6). Moltiplicate le vostre. prove. prima:di unir- vi strettamente con uomini che hanno. ‘inte- ressi: d' ambizione, di gloria: e «di. fortuna eguali ai vostri (4). Sarebbero necessarj. sfor- zi inauditi, perché potessero sussistere lunga- mente legami: ognora. esposti aî pericoli della gelosia; ‘e’ noi non dobbiamo aver. tanta buo- ha opinione delle nostre virtù , che facciamo dipendere la ‘nostra felicità da ‘un: continuo stato di contrasti e di vittorie. Non vi fidate delle premure ‘caricate. 5. del- le proteste ,esagerate : queste tutte! provengo- no da una sorgente di doppiezza (che lace- ra le. anime sincere». «E come. non: dovranno - esservi sospette nella prosperità, giacchè pos- sono ‘esserlo fino nelle avversità ? Imperciog» che. icriguardi che si affettano per gl’ infe- TR (a): Arist. dei costumi l. 8.1c.9:1e (198 (b) -Pitag. presso Diog. Laerzio I. 8. S. 10. Plat, delle leg: lib. 6.-tom. x. page. 75T.Arista ivi c.7- p. 106. c TI (c) Senof. memor. l. 2, p. o Sdristat. della i cer, lib. a. e. 10, pag. 562. Isocr.. A. Des mon. t. 1. p. 31. ‘106 ‘ .Viaccio, D' ANACARSI dici; nomisono sovente iche cun vartifizio per introdursi presso le ‘persone felici (a). Diffidate egualmente di que’ rratti. d' ami. ‘cizia ‘che. sfuggono talvolta da un cuore in- degno di provare questo sentimento. La natu» ra offre. agli occhi con certo tal quale sconcerto estetiore ‘una - serie d’incoerenze apparenti’, da cuì ella trae i più grandi vantaggi. Voi vedrete. brillare de' lampi, d’ equità anche in uo anima venduta all'ingiustizia , de’ tratti di ‘saggezza. in uno spitito ordinariamente in balia. del: delirio, degli atti d' umanità in un carattere ‘duro, € feroce. Queste scintille di virtù: staccare dal ‘lor! principio e seminate destramehte ini mezzo; ai .vizj (reclamano sempre ‘in'‘fivore dell’ otdine ch' esse maîiten- gono. Nell amicizia non si ricerca uno: di quegli ‘ardoti. d' immaginazione , che appena stcesi s'estinguono (6; , ma un calore conti- nuo € di sentimento: quando lunghe prove (6) non harinòo servito che a renderlo più vivo ed attivo, allora la scelta è fatta , e si comin: cia ‘a Vivere in un altro se medesimo . Da se) momento le. disgrazie che noi Ta cu pro- 4 Milena Esden. L 7. Sigg I. tom. 2. pa- gina 270. SÌ Luripide» nell? Ecole furisio vert, i2z23% | (Ol dpisrorele dei \cossumi L..8.. cap. 4g. tom. 2. pag: 104. } NELLA! GRECIA» 3907. proviamo,, s'indeboliscono.; (ed. i. beni.che.noi «godiamo;; si moltiplicano, (4) .. Osservare pn uomo nell’ afflizione ;. mirate que! consolatori che, la convenienza, conduce. loro; malgrado al .suo fianco,., Quarto sforzato hon. è il lora contegno! qual. falsità ne’ loro, discorsi? Ma non c'è mezzo: agli sventutati recar si \dee delle lagrime, , l'espressione o il silenzio: del’ dolore è il tributo che loro si dee. Da ua altio canto due veri amici crederebbeto quasi di faisi un teciproco latrocinio , gustando qual: che piacere senza che l'uno lo sapesse dell’ altro; e, quando, si trovano in tale ‘necessie tà; il primo grido . dell’ anima \é quello di augutarsi la presenza d'un oggetto che prem- dendovi parte gliene procurerebbe una più viva. impressione e più profonda. Lo. stessg si dica degli. onori e di tutte, le distinzio» ni che non debbono lusingarci., se i non in “quanto giustificano la stima che i :postri ar mici hanno per noi . Essiy godono. d' un più nobile privilegio san- cota; quello cioè id’istruirci.e di farci ono» re colle loro virtù. S° egli: è vero sche si aps prende a divenir più virtuoso frequentando co» loro che .sono tali -(b).. quale emulazione» qual (a) Senofonte memorabili. L 2, pi744. ®) Teoga. presso Aristotele dei costumi. lib. 9, CAP. 9. PAL. 126. nta 208 Viagcio D' ANACAKSE «qual. forza‘ non debbono inspirarci esempj tan- ito preziosi al nostro. cuore! Qual piacere per essi, quando! ci vedranno camminare sulle loro. tracce! Quali delizie , quale tenerezza per noi , quando per-la loro ‘condotta saran- no divenuti! l'oggetto della PORDicE ammi. azione (a) t il ‘Coloro che sono amici di tutti; non sono amici di nessuno; essi cercano soltanto’ di rendersi amabili (6). Sarete felice ; Se potrete acquistare qualche: amico (c) ;. fors" anche sa. rebbe necessario ristringersi ad un ‘solo, - se voi valete veramente: ritrarre. da ' questo {bel ‘legame: tutta la!:perfezione :, della quale è ca- pace (4). “ -Se mi fossero proposte tutte le. questioni che agitano i nostri filosofi* circa © l'amicizia (e) se .mi chiedessero le regole per cono- scerne i doveri:e perpetuarne la durata; ri- sponderei : Fate una buona scelta, e nel re- sto (a) Senofonte memorabili l2.-p:753. E. {b) Aristotele dei costumi Lib. ‘9. cap. 10, pas gina 127. D.. i {c) Idem magna morale L.2.0c..16. p. 194." (d) Aristotele: dei costumi ‘lib. 8. capi ‘7: pa- È gina 106. (e) Idem ivi cci1. pi soz. Idem magna mora | leralibiz copri po 197: Idem Eudem. L7. c.t. pag. 268. ù NELLA GRECIA, 2.69: sto riposare pure sui. vostri sentimenti e su quelli. dei. vostri amici; pèrciocchéè la» deci-- sione del cuore è ognor più pronta.e più. chiara di quella dello spirito . - Fu certo in una nazione: già corrotta che. si. osò; di proferire ‘queste parole. « Amate & Vostri; amici, come se questi vi dovesséro un: giorno odiare (4);..;>. massima atroce ;;allla qua- le fa d'uopo sostituire quest altra massima consolante, ‘e forse più antica: € Odiate..i vostri nemici, come ‘se. doveste amarli un giorno (6): Né mi si dica che .l’ amicizia spinta cant oltre. :diviene un supplizio , e che bastano i mali: che ci sono personali .senza dividere quelli degli altri. Non si, conosce questo sentimen- to, quando se ne temono le conseguenze . Le altre passioni. sono, accompagnate da tormen> «ti; l'amicizia non. ha, se non che pene che più ne) ristringono i legami. Ma se la morte... Lungi da noi sì ;funeste idee, o. piuttosto profittiamone .per presentarci due grandi,vefità : una che si rende necessario «aver dei, nostri a: ti ì mi- (a) Sofocl. ‘în Ajace verso 690. Cicerone delli amicizia cap. 16. tom. 3.pAg- 341. AW- lo Gellio ‘lib. 17. cap. 14. vi (b) :Zaleuco presso Diodoro Siculo. lib. u1. pag. ss. Aristotele della rettorica lib. 2. cap. 21. Pag. 572. » Tomo XI. (0) : 70 . ViaGgio D' ANACARSI mici, finchè vivono; l’idea: che noi ne avrem- mo se perduti 1° avessimo; l’altra; qual'è una conseguenza della prima; che fa duopo ricordarsi: dî. loro ,. non solò. quando sono as- senti; ima anche quando. sono presenti. Vi sono altri legami che: si rende: necessa sio ed “utile di coltivare nella società -. Tali sono quelli che sono fondati sulla stima e sul gusto. .Quesci quartunque non abbiano gli stessi dritti dell’amicizia ; ci ajutano. non di meno a: a sopportare il peso della vita. La vostra vità! non (dare affatto privaîvi di tutvi i piaceri che comporta l'onestà, la vostta età, e le vatie. circostanze: in. cui vi ttovate, La saggezza non è amabile e soli da se non ‘col mezzo del felice assortimento dei. divertimenti che ad essa sono petmessi » e dei doveri che la medesima impone. Se al cumulo delle cose; di sui ho parlato , voi. aggiugnere quella speranza che s° intrudé nellè calamità che proviamo , voi troverete ; Liside ;i che la natura. non ei ha altrimenti trattato da matrigna con tutto il rigore che le si appore. Del resto. non dovete consi» detare fel riflessioni' precedenti, se non come 3 lo sviluppo dell’ amicizia stessa. Tutto l' uo- mo risiede nel cuore: ivi soltanto egli deve trovare il.suo riposo e la sua-felicità. | È A- CAPITOLO LXxix CONTINUAZIONE DEL VIAGGIO pi DeLo. Sull’ opinioni religiose. - 7 TO detto che il discorso di Filoclete fu H interrotto dall’arrivo di Demofonte. Noi l'avevamo veduto. di lontano discorrere con un filosofo della scuola d'Elca. Essen- dosi informato del soggetto. del nostro ra- giovamento : Non cercate la vostra felicità . se non in voi medesimi, egli ci disse ; io aveva tuttavia alcuni dubbj; ora mi sono stati. dilucidati .. Jo sostengo che non vi so- no gli dei, ovvero che non curano degli af- fari “del mondo. Figlio mio, rispose Filocle- ce, ne. ho pur veduto di molti nella vostra età; che sedotti da questa nuova dottrina; l’ hanno abiutata tosto che in loro cessò l'in- teresse di sostenerla (4). Demofonte protestò. che. non se ne sarebbe giammai dipartito , ‘e sì diffuse sulle assurdità della religion domi- nante .. Egli insultava’ con, disprezzo l'igno- ranza del popolo, con derisione i nosti pre-. (a) Plat. delle leg. lib. 10..tom. 2. pag. 888,4 (OE 212 VIAGGIO D' ANACARSIO Ù pregiudizj. (4). Sentite, disse Filoclete, non avendo ‘noi ‘alcuna ' pretesa, non. meritiamo d'essere umiliati. Se noi siamo in errore, il vostro ‘dovere è d' illuininarci o di compia- gnerci. Imperciocché la vera filosofia è dol- 2°, compasssionevole e spezialmente modesta, Spiegatevi schiettamente . Ha essa qualche cosa ad insegnarci per bocca vostra? Eccolo ; ripigliò il giovane di Creta. La natura ed il'caso hanno posto in ordine tutte le parti! dell'universo; la ‘politica. dei legislatori ha sottoposte le società a ‘leggi. civili (6). Que» sti sono arcani ormai svclati. »' Filoelete. Sembra ‘che andiare: superbo di. tale scopertà. Demofonte. E ne ho ragione. * Filoclete. Non lo aviei giammai creduto. Può forse questa calmare i rimorsi dell’ uom t) scellerato? Ogni persona dabbene dovrchbe.. festarne afflitta. Demofonte. E che cosa potrebbe essa per- derci ? e: Filoclete . Se si desse una: nazione che no avesse verun’idea della divinità; e. che uno, straniero compatisse . d' improvviso nelle vostre assemblee e- le' indirizzasse queste paro- Je: Voi ammirate le maraviglie della matura i sen- + (a) Platone delle leg. lib: 10, tom, 2. phg. 885 (b) Idem divi pag. ssp, ion i NELLA GRECIA. LI15 ‘senza tisalire al suo autore. Io vi ‘annunzio che queste sono l’opera d'un ente intelligent -te iche veglia (alla loro conservazione; \e..che vi considera come suoi! figli. Voi calcolate come inutili le virtà ignorate, e. per iscusa- bili i' falli impuniti: vi annunzio che unigiu- dice, invisibile è sempre . presente a. noi, (Le :che le azioni: che s° involano alla stima ov- vero: alla ‘giustizia degli uomini i non isfug- «gono! agli.vocchi di lui.» Voi limitate la. vo- stra esistenza ca quel picciol» numero , «l' istan- «ti che. passate sulla terra ;:; de' quali non sd- pete veder il termine séhza orrore ; vi annun» zio che dopo la morte un soggiorno di de- lizie o: di. pene sarà. il. retaggio dell’ uorto virtuoso o del malvagio. Credereste voi, De- mofonte , che ile genti dabbene prostrace . ai piedi del: nuovo legislatore non. riceverebbe- sto i suoi dogmi con avidità, e non sareb- ‘bero. penetrate di dolore, se poscia si. itroe . vassero obbligate a tinunziarvi ? Demofonte, Proverebbero il ‘iraminarico! che segue..un: sogno ‘piacevole. È Filoclete.. Lo supporgo i Ma. finalmente se voi faceste. dileguware un tal. sogno, non vi chiamereste. voi. pentito «di togliere ad . infe- lici 1° errore che sospendeva ‘i loro. mali? es- «sì medesimi non vi accusercbbero forse di lasciarli senza riparo contro i colpi della sorte e contro la : malvagità : degli. nomini? O 3 De. 214 Viascio D' ANACARSI Demofonte. Io sublimerei l’anima di loro, fortificando la loro ragione!. Farei lota osser. vare che il vero coraggio consiste ad .abban- dovarsi ciecamente alla necessità 3 Eiloclete.. Quale strano compenso ; gride- rebbero. essi! Sono affisso con nodi di ferro alla rupe di Prometeo, e quando un avoltojo mi straccia le viscere, mi si dà, il fredilo consiglio. di soffocare i mici gemiti. Ah! Je calamità che mi opprimono, non mi ven- gono da una mano ch'io possa rispettate e baciare, io non mi considero più che. come il ludibrio, del caso e lo scherno della natu- ra. Almeno. l’ insetto ‘soffrendo , non ha \ons ‘de arrossire del: trionfo de’ suoi nimici e »dell’ insulto» fatto alla debolezza. Ma ol; tre_i mali che mi son comuni con lui , io tengo questa ragione che è la cosa più crudele di rutre, c cei gl' inasprisce continuamente. colla previdenza delle conseguenze che essi producono , e col patagone del mio stato con quello de’ miei simili . Quanti pianti non m?’ avrebbe risparmiato questa filosofia che voi chiamate grossolana , e secondo. la quale nulla mi’ accade. sulla terra senza la volontà e la permissione d’ un ente supremo (4a)! Io ignorava la ragione, per cui sceglieva me per segno de suoi colpi; ma i (a) Teogn, sens, verso 165.È \ NELLA GRECIA; “21.5 ma giacché I° autore. delle mie pene vera nel tempo! medesimo l’autor della: mia. vica, io poteva lusingarmi, che ne mitisherebbe. ]' a- “«marezza ‘o in tempo! della mia vita. dopo Ja mia' morte (4) . {E come mai csorto .l'im- pero dell’ottimo fra i padroni si potrebbe cs- ‘sere nel tempo stesso pieno di speranze ed infelice > Ditemi, Demofonte , sareste: voi tanto barbaro: das opporre a questi. \lasnenti unicamente un disprezzo insultanie o qual- che freddo scherzo ? Demofonte. Opporrtei Joro l'esempio di al- cuni filosofi che hanno . sopportato 1* odio degli ‘uomini , la povertà , l'esiglio , ogni ge- nere di persecuzione » piuttosto che. tradire la verità. Filoclete. Essi pugnavano di meriggio. so- pra un gran teatro in presenza dell'universo e ‘della. posterità. Con. tali spettatori. si può aver coraggio (6). ‘L'uomo che geme inos- servato nell'oscurità; ha bisogno di soc- corso. Demofonte . Acconsento di lasciare all’ ani- me ‘deboli il soccorso che loro accordate. Eilgclete. Essi ne abbisognano. egualmente per resistere alla violenza delle passioni. a RSS Lo è red De- (a) Platone della repubblica lib. vo. tom. 2. pag. 613. A. delle leggi lib. s. pag. 732. Di {b) Idem ivi pag. 604. A. Sg O 4 N 2.6. viaggio D' ANACARSI Demofonte.. ‘Alla buon. ora. Ma. sosterrò sempre: che uno: ‘spirito’ forte senza; la. tema degli dèi; senza. l'approvazione degli uomi-. ni ‘può .rassegnarsi ai rigori.» del. destino, ed anche ‘esercitare. gli atti” più: penosi, della vir- tù la più severa . : EER ; Filoclete . Voi mi accordate dunque, che i nostri: pregiudizj sono necessarj alla: :maggior parte! dell genere umano 3 e Isu.questo punto voi andate d' accordo\con tutti i legislatori (4a). Ora esaminiamo un poco, se non reche- tebbero! utilità anche ‘a quelle anime privile- giaté! che. pretendono di, trovare helle loro so- le virtù una forza invincibile. Voi. siete. di quel numero senza dubbio, e siccome csicte “coerente, noi principieremo dal fare un pa- ragone tra i vostri dommi ed i nostri) | Noi ‘diciamo: Esistono. per l'uomo. leggi anteriori. ad ogni umana istituzione (4)! Que- ste (a) 2ppod. della repubblica presso Stobeo lib. 41. ‘pag. zso. Zaleuco ivi pag. 279. Carond, ivi. lib. 42. pag. 278. Ermipp. presso Porfi- cirio. dell astinenza lib. 4. $. 22. pag. 378. | (b) Senofonte memorabili ‘lib. 4. pag. 807. Ari- stotele gran morale lib. 1. cap. 34. tom. 2. Vu .0 pag. 166. Estdemrettorica lib. 1. :cdp. 13. fia tomaz: pag. s41. A. Cudvvorth dell'eterna instit. ec. îomo 2, pags 018, © NELLA GRECIA. ‘217 ste leggi emanate dall’ intelligenza che fore imò l'universo e che le conserva, sono i rap» porti che noi abbiamo con, esso lei e coi no- stri; simili + Commettere un' ingiustizia , .egli è un violarle, è un rivoltarsi ‘e contro la so- cietà e contro il primo autore. dell’ ordine che mantiene la società. (i Voi dite al contrario: il: diritto. del più forte è la sola. nozione che .la.natura ha scol- ‘pito nel nostro caore la). Non.è già da lei, ma bensì dalle leggi positive che proviene la distinzione del giusto'e dell’ ingiusto , dell onesto «c. del disonesto . Le. mie. azioni, per «se stesse ‘indifferenti, non si trasformano in delitti , se non per effetto delle convenzioni fra gli uomini (2). Supponetei/al presente che noi operassimo l'uno e l'altro secondo i. mostri! principj, € collochiamocivin una. di quelle circostanze «dove la-virtà circondata di seduzioni ha: bi- sogno di tutte, le sue forze. Da una parte onori; ricchezze, credito , tutte le spezie di distinzioni; dall'altra la vostra vita in peri- colo, la vostra. famiglia abbandonata all’ in- digenza ,» la vostra. memoria all’ obbrobtio. EE SS e Sce- (a) Ap. Platone delle leggi tom. 2. pag. 890. 4P- Aristot. ivi. \ . (b) Theod. presso Diogene Laerzio lib. 2. pag. 99. Idem presso Suidain E9*9. x 18 Viaecio D' ANACARSI Scegliete è Demofonte. Non vi si chiede che un’ ingiustizia. Badate bene prima di tutto che avrete in. dito l'anello che rendeva: Gi- ge invisibile (4); voglio dire che l'autore , il complice del vostro delitto, sarà mille volte interessato più di voi a tenerlo sepol- to nell’ obblio. Ma quand’ anche venisse a ri- sapersi, che vi. resterebbe a temere ?> le leg- giè si faranno tacere: l'opinion ‘pubblica ? questa sì rivolgerà contro di voi, se fate re- sistenza: i vostri vincoli di società ? Questi Sono per rimanete spezzati coll’ abbandonar- ‘i alle persecuzioni dell’uomo potente: i vo- stri. rimorsi» Piegiudizj della ‘infanzia © che svaniranno. ogni qual volta meditersete sopra quella massima de’ vostri autoti e de’ vostri policici, che non si debba giudicare dell’ in- giusto e del giusto che secondo i vantaggi ‘che l'uno o l'altro procura (6). Demofonte. Motivi più nobili basteranno per trattenermi. L'amor dell’ ordine, la. bel- lezza della virtà, la stima di me medesimo. Filoclote, Se questi motivi rispettabili non sono animati da un principio soprannaturale, ‘quanto è da temersi che: siffatte. canne ron si spezzino sotto la mano ch'esse sostengo- no! (a) Platone della repubblica li, 10. pag. 612. {b) Lisand. presso Llutarco : apoftegmi tom. ‘3. pag. 229. & x NELLA GRECIU. 219 no! Che! Voi vi credereste fortemente. strer- to da catene fabbricate da voi medesimo , (e di cui la chiave tenete in pugno ! Voi sagriz” ficherete ad astrazioni dello spirito ,, a senti. menti fattizj la yostra vita e quanto, avete di più caro al mondo! Nello stato di de- È gradazione , in cui sicte ridotto , ombra , pol ve, insetto, sotto quale. di questi, titoli pre- tendere voi che le vostre. vircù siano. qual- che cosa, che voi abbiate bisogno della; sti. ma di voi ‘medesimo , e che la conseryazio» ne dell'ordine dipenda dalla scelta, che siete per fare? No, voi non aggrandirete giam- mai il nulla È per quanto orgoglio gli comu- nicherete , e quella ‘legge imperiosa che. ne- cessita gli animali a preferire la loro conser. vazione a quella dell'universo intero, non verrà, mai ad essere distrutta. da una. legge | più imperiosa ancora . ‘Quanto a noi, nulla potrebbe a le nostre cadute agli occhi nostri, perchè .i nostri doveri non sono altrimenti in opposi- zione coì nostri veri interessi. Benchè la no- stra picciolezza ci cacci nel seno della terra» benchè Ja nostra. potenza ci sollevi al cielo (4), noi siamo circondati dalla presenza d'un. giu- dice, gli occhi del quale .sempre vegliano so- pra di noi, sulle nostre azioni, sui nostri È E SPIRI pen (a) Platone delle leg. lib. 10. tom. 2. pag. 905. 70 Viaceio D'ANACARSI pensieri (4), \e che solo: ratifica il' otdine, “dà attrattive possenti ‘alla virtù ; dignità reale ‘all’iomo., ‘uni;fondamento legittimo, all’opi- nione ‘che ‘tiene di se medesimo. Io tisperto Île leggi positive, perchè derivano da quelle che Dio ha scolpite nel. fondo del nostro cuore (0), ambisco l'approvazione de’ miei si mili, perché portano al pari di me vello.spi. rito un raggio della sua luce, e nelle lor anime il germe delle virtù che ne ispira loro la brama. Finalmente: mi fanno terrore i miei \ rimorsi, perchè mi ‘fanno decadere da quel la grandezza: che: ottenuta io avca nel con- ‘formarmi. alla sua volontà. In tal guisa i contrappesi che vì trartengono sell’orlo dell’ ‘abisso, io gli ho tutti, ed ho di più una fotza superiore che loro comunica. una più forte resistenza. fase Demofonte. Ho conosciuti alcuni che .non ‘credevapo nulla, “la ‘condotta e la probità de’ quali fu sempte itreprensibile (c).. Filoclete.' Ed io ve ne. citerò un maggior «numero: che “credevano tutto, e che furono ‘sempre scelletati. Che ne dobbiamo conchiue de- (a) Senofonte memorabili lib. r. pags 938% © ‘(b): Archit. ‘presso Stobeo sermone 41. pag. 207- (e) Platone «delle leggi libro. 10.. tomo 2. pa- gina 908. B. Clemente Alessandrino in ‘protrep: 07m: i, pag, 20) e 21. Ù | NELLA GRECIA." 221 dere ? che agivano egualmente contro i loro principj gli uni facendo il bene;. gli altri o-. perando il male. Simili incoerenze. non, deb- buno servir di regola. Si, cratta di sapere Sor una virtù fondata sopra leggi che’ si . credes-. sero discese dal cielo, diverrebbe o no più pura e più solida, più consolante e. più fa-, cile, di quello che una vittù unicamente sta- bilita sull’opinioni mobili degli uomini. Demoforte. lo vi domando a vicenda, se la sana morale potrà giammai accordarsi ‘con. una religione che' non tende se non a distrug- gere i costumij e se la supposizione . d'un ammasso di dei ingiusti e crudeli non sia-la più stravagante idea che sia giammai cadu- ta nello spirito umano. Noi neghiamo la loro esistenza, voi gli avere. vergognosamen- te degradati: voi siete più empj di: noi (4). Filoclete , Questi tali dei: sono l’opera del-, Te nostre. mani , giacchè hanno i nostri vizj. Noi sentiamo» più indignazione di voi, per le debolezze che loro si attribuiscono . Ma se noi giungessimo a purificare, il culto dalla su; perstizione che lo sfigura , sareste voi per tanto più disposto a rendere. alla divinità 1% omaggio che noi le dobbiamo? i ; P De- (a) Plurar. della superstizione tom. 2. pag: 109; F. Lbayle pensieri sulla com... tomo ‘1. So 1430. x DI 222 Viacgio D' ANACARSI Demofonter Provatemi ch’esista e che si prenda cuta di' noi, e tosto mi prostto di. nanzi a lei. 3 ‘Filoclete. A voi tocca di provare che non esiste ; poichè voi siete quello ché attacca un dovma , di cui i popoli sono in possesso da una lunga serie di secoli . Riguardo 1a .me, io altro rion voleva che rintuzzare. il tuono di derisione ved insultante che avevate preso dapprima; Io cominciai \a far paragone tra la' vostra dottrina e la nostra; come si pa- ‘ragonano duc sistemi di filosofia. Da ‘questo paralello sarebbe risultato ,. che ogni uomo essendo secondo ‘i’ vostri \autoti la misura d'ogni cosa; teve riferirsi a lui solo (#).; che secondo noì la misura di tutte le cose. es- sendo Dio medesimo (0); dietro. questo mo- dello noi dobbiamo regolare »i nostri: senti. menti e le nostre azioni (c). Voi mì chiedete qual monumento attesti I"esistenza della divinità. Io ‘rispondo: L'u: riverso, ‘lo splendere abbagliante ‘ed. il moto” ihaestoso degli astri; l’ organizzazione dei-cor- hi sisi Nea, essi» cali più (a) Protagora presso Platone in Teet tomo 1. bag. 167. e 107. E. Sesto Empir. Pirron. ipotetico lib..r. cap. 32. pag. 55. (Bb) Plasove delle lepri libro 4. tomo 2: ‘pagi» Va 7i6. Di i (c) Idem epist. s. tom._3. pag. 35%. E. NELLA GRECIA. 223 pi» la corrispondenza di quella innumerabile quantità di creature ;: finalmente quel com- plesso ed unione di parti ammirabili , dove tutto porta l’impronto d' una mavo divina; dove tutto è grandezza, sapienza; proporzio» ne, armonia ;. aggiungo il consenso de’ popo- li (a), non per soggiògatvi colla via dell’ au- torità , ma, perchè la. loro persuasione; sem» pre mantenuta dalla causa che l’ha prodotta» è un testimonio incontrastabile dell’ impres. sione che in ogni tempo fecero sulle menti degli uomini le bellezze ‘incantatrici della na» tura (6). La ragione d'accordo co’ miei sensi mi mo- stra in tal. guisa il più eccellente fra gli ar tefici, nella più magnifica fra le opere. Jo veggo un uomo a camminare; ne conchiudo eh’ egli abbia internamente un principio atri vo. I suoi passi lo conducono dove eglî vuo- le; ne conchiudo: che questo principio combi- nd i suoi mezzi col fine ch'egli si propo< ne. Tutta la natura è id moto; avvi dun- È i = TR que (a) Platone delle leggi lib. 10. tom. 2. pag. 880. È Aristotele del cielo lib. 1. cap.3. tom. 1. pag. 434. E. Cicerone della natura degli dei lib. r. cap. 17. tom. 2. pag. 411. (b) ‘Platone ivi. Aristotele presso Gicerone del- la nacura degli dei lib. 2, cap. 32. tomè 2. pag. 464. n 224 Viaggio. D' ANACARSI que un primo motore. Questo moto è sog getto a un ordine costante, esiste dunque un' intelligenza suprema”. Quì finisce il ministe- ‘zo della mia ragione: se io la lasciassi ‘an- dare più lontano, giugnerei sl parì de' primi filosofi a dubitare perfino della mia esisten> za. Fra questi filosofi stessi coloro che so-. stengono il mondo essere sempre stato, am- mettono nondimeno una prima causa che da: tutta l''ecernità agisce sulla materia. Imper-. ciocché secondo essi egli è impossibile di « concepire. una serie di moti regolari e con. certati , senza ricorrere ad un motore intelli-, gente (a). Dersofonte. Queste prove non hanno im- pedito presso | di noi il progresso dell’ a- teismo. : Filoclete. Questo nasce dalla presunzione e dall’ ignoranza (b). Demofonte: Dite piuttosto dagli scritti dei filosofi. Voi conoscere le loro opinioni sull’ esistenza e sulla natura della divinità *; : Filoclete. Essi sono caduti in sospetto ‘e so- * (a) Aristot, metaf. lib. 14. cap. 7, ec. tom. 2: pan" <>: Sila. 1000:° ) : * i (b) Flar. «delle: leg.. lib. 10. pag 886... Y Vedete la nota in fine del. volume. - NELLA GRECIA: 225 sono accusati di ateismo, (@) perciocchè non hanno il riguardo dovuto. alle opinioni della! moltitudine , perciocchè avanzano principj di cui non preveggon le conseguenze; perciocchè spiegando la formazione ed il ‘meccanismo dell” universo, ligi al metodo de fisici, non chia» mano ‘in loro soccorso una. causa soprannatu- rale. Avvene ; (ma in picciol numero) che formalmente rigettano. questa causa; e le lo- ro soluzioni sono quanto LORIS , al- trettanto insufficienti . Demofonte . Esse non lo. sono di più di quello che lo siano le idee che si hanno della divinità. La sua essenza non è conosciuta, ed io non saprei ammettere. quello che non comprendo . Filocrete. Voi producete un falso ‘principio. La natura non vi offre essa ad ogni momento molti altri misterj impenetrabili. Voi-confes. sate che la materia esiste, senza conoscer, qual ne sia l'essenza; voi sapete che il vo. stro ‘braccio ubbidisce alla vostra volontà ‘sen_ za scoprire il legame della causa con l’effetio Demofonte. Gi vien. parlato. ora, di un dio” solo, ora di | parecchi dei. Io non veggo meno imperfezione che snrizioni negli at- tri- —__—_——_—_ (a) Bayle contin. dei pensi sopra la com. t0m. 3. S. 21. .e 26. Tomo XI. P 126 Viacero, D' ANACARSI striburi della divinità. \La sua sapienza esige cli'essa mantensa l'ordine sulla terra, ed il disordine. vi .rrionfa spaccatammente . Essa \è giusta 3 ed io soffro. senza averlo meritato. Filoclete. È. stato supposto fin dai primordj «delle società, che alcuni genj collocati negli «astri vegliassero all'amministrazione dell univer- so; e siccome questi apparivano rivestiti di ‘una (grande potenza; così ottennero gli omag- gi de’ morrali ; ed il ‘sovrano fu ‘quasi dap- pertutto negletro e posposto ai suol mipiscri. Nondimeno »;la .imemoria del medesimo si conservò: sempre «fra. i. popoli (2). Voi ne tro» \vereté .traccie. più 0 meno: sensibili nei monu- menti più antichi; testimonianze più formali negli scritti dei filosofi moderni. Vedete la preminenza che Omero accorda ad uno degli oggetti del pubblico sculto: ;Giove è il padre degli dei e degli uomini. Scorrete la Grecia: trovereté l'Ente : supremo adorato da lungo tempo in. Arcadia sotto il nome. del Dio buo- (a) Atti degli Appost.. cap. 10. vers. 35. Idem eu iCap. 17: vers:r3. e 28: S.. Paolo Epist. ai. Romiscap,t; vers zi. Jablonski. Pan- iteon L. r. cap. 3. pag. 38. Idem in proleg. $. 22..Freret. defo della cromolog. p.335. .î Brackeroni storig. Flosof. ozio PAZi40 23 Cudvy. cap. 4, Sila. 664 06. NELLA GRECIA. 1227 buono per eccellenza (a); in parecchie città della Grecia sotto quello di Altissimo (6), ovvero di Grandissimo, (c), Ascoltate poscia. Timeo; Anassagota ; Pla- tone: Egli fu il Dio unico che pose; ordine alla materia. e produsse il mondo (4). Ascoltate Antistene. discepolo di Socrate: parecchie divinità sono adorate fra le nazioni, ma la ‘natura Ne indica suna sola (e). Ascoltate finalmente la scuola di Fitagora.. Tutti hanno considerato l’ universo. come, un' armata che si muove ; secondo gli ordini del generale 3 come una . vastà. monarchia, do- ve (a). Pausan.. L. 8. cap. 36. pag. 673, Macrob. nel sogno di Scipion, lr. cap.2. (b) Idem ivi Li. cap. 20\pag.62. lis. c.15. pag. 414. 1:38. cap. 2. p. 600. l-9.: e $. pas. 728. ° fu (c) Idem L 10. cap. 37. pag. 893. È (d) iz dell” Anim. del mondo. Platon. in Timi Abassag. presso Plutar.. delle» opiv:.filosof. lib. 1.' cap. 7. tom. 3. pag. 881. (è). Cicer. della natura degli dei li. cap. 13. tom. 2. pag. 407, Lattanz. istitut. div. lx. c.s. tomi. fi 18. Idem dell'ira di Dio c. ir. tom. x. pig. 155. Tlutar, della mdncan. degli ‘oracoli tom..2. $. 424. Pi 228 Viaccio ‘D' ANACARSI ve In pienezza. del potere risiede nel sovra: no (a). Ma perché dare ai genj che gli sono su» botdinati, un titolo ‘che non’ appartiene se non' a luivsolo? Ciò avviene per ‘un abuso di lunga mano intredotto in tutte le lingue, di ‘adoperare le parole dio e divino per dise= guare sovente una certa superiorità ‘assoluta di rango, un’ eccellenza di merito, in guisa' che sono rutto giorno profusi ai principi che vogliotisi rivestiti del suo potere agli uomini pieni de suoi lumi; alle opere uscite dalle sue’ mani o dalle nostre ‘(6). Di. fatti egli è sì grande, che da una parte non si ha altro mezzo di dar rilievo alle grandezze umane, se non che avvicinandole alle sue; e da un altiò canto si dura fatica. a comprendere : ch' egli possa o voglia abbassare i suoi sguardi sino a noi. Voi che negate la' sua immensità, avete mai riflettuto sulla moltiplicità degli oggetti che il vostro ‘spirito e i vostri sensi possono ( î ab- (a)? Archit» della' dottr. dei \costu. ‘presso Stob. ser. 1. pi 1s. Onat. presso Stob. eclog. fisic. Lor. cap. 3. p. 4. Stennid. presso Stob: sermoni) \40. pag. 332. Diotog. ivi pag. 330. (b) Merand. presso Stob. sermy3.. po at3: Cle- Lfrico ‘rte scritica‘sess. 1000. 30 tomut. p. 1. Mosbem, in Cudvvicapigi0S. si pagna7zi. , \ NELLA GRECIA. 229 abbracciare 2 Che! la vostra vista si prolunga senza sforzo sopra un gran numero, di stadj, ed egli non, potrebbe con un' occhiata scorrer- ne un numero infinito? La vostra attenzione passa in un attimo sulla Grecia, sulla ‘Sicilia, sull'Egitto , .c la sua ,non, potrebbe in‘ un punto estenderla a \tutto l'universo: :(4); E voi che. fissate. limiti alla sua bontà, come se potesse esser grande senza esser buo- no, credete voi ch' egli si vergogni dell’opere sue? che un insetto, uno stelo d' erba siano disprezzabili agli occhi. suoi? Ch'egli abbia investito l’uomo di qualità tanto eminenti (0), ch'egli. abbia. dato al medesimo i desiderj , i bisogni, e le speranze di conoscerlo per allontanarlo .per sempre dalla sua vista? No, io non saprei pensare che un padre ponga in obblio i suoi figli, e che per una negligenza incompatibile con le sue perfezioni (e) egli non si degni di vegliare sull' ordine che ha stabilito nel suo impero. Demofonte.. Se quest ordine emana da lui, perchè ‘tanti delitti e calamità. sulla terra ? Dove sta la sua potenza » s' egli non può im- pedirlo? dove la giustizia, sc non lo fa? "Fi (a) Senofonte memorabili L I. pag. 728. (b) Idem ivi l. 1. pag. 725. e 726. (c) Platon. delle leg. l.10stom.n. pag.902- D3 230 Viaccio D''ANACARSI I lo m' aspettava un simile attac- + Questo 1 è stato fatto ‘e sarà fatto ‘in ogni oo ed è il solo che si possa opporre a noî . Se tutti gli uomini fossero felici, non si ribellerebbono contro l autore dei loro. gior- ni; ma essi soffrono sotto» gli occhi suoi, e pare ch'egli non se ne-curi. Quì ‘la mia ra- gione confusa interroga le - ‘tradizioni antiche ; i tutte. depongono in favore d'una providenza. Essa ‘interroga è saggi (a), 6 quasi tutti d' accordo sul ‘fondo “del dogma, si veggono titubare € dividersi d' opinione sulla. maniera di spiegarlo. Parecchi fra loro convinti che limitare la: giustizia ‘di Dio sarebbe annichi- latla > hanno preferito di po limiti. al suo: potere . Alcuni rispondono’ Iddio non opera: se ‘non il bene; ma la materia, per un vizio, inerente ‘alla sua natura, cagiona il: male re- sistendo alla volontà dell'ente ‘supremo (6) Altri : L'influenza divina si estende con pie» nezza sino alla sfera della luna, e non ‘agisce che: debolmente - nelle regioni. inferiori -(c). Alcri: Dio ‘si prende cura delle cose in ‘gram= i; { de (a) Cicer. della natura degli dei l 1. ‘cap vi tom. 2. pag. 398. Pt (b) Platon. in Timeo in molti luoghi, c) Ocello Lucano capi x. \Arist,- del cielo I x. CAP tom tr. pi 45 3. Idem: del parto degli 6 ani NELLA GREOIA: 231 de ;i ecneglige le piccole. (4) . Avvi alla fine chi liscia Cadeo sulle mie tenebre un tratto: di luce ‘che «le rischiata ..: Deboli mortali, sclama taluno! cessate di riguardare Cone mali reali la povertà, le malattie e le. di sgrazie che vi sopraggiungono. Questi acciden- ti che la vostra rassegnazione può. convertire in benefizj , , non sono che una ‘‘conségueriza delle leggi necessarie. alla conservazione dell* universo. Voi ‘entrate nel. sistema generale delle ‘cose, ma non ne siete che una oro ne. Voi foste fatti per il rutto, ed il tutto non fu fatto per voi (6). i In tal guisa tutto è bene nella natura, ad eccezione ‘della classe delle creature ;, in cui tutto dovrebbe esser meglio. I corpi ina» nimati seguono senza fesistenza i moti loro impressi , ‘Gli animali privi di ragione si..ab- bandonano senza rimorsi all’ istinto che. li strascina » Gli uomini soli si distinguono tan- ta pe loro vizj, quanto per la loro intelli- genza. Ubbidiscono © forse alla necessità co» ; me animali lx. cap. 1. ‘tom. 1. pag. 570. Mo- shem. in Cudvvort. cap. i. $. 45. not. 8. fa) Ap: Plat. delle leggi Lio. rom.1. d gd01. Ap. Aristot. del mondo c. 6. tom. 1. pags » Gir, Esrip. presso Plutar. del gover. della repubbl. tom 2. pag. 811. {b) Plats delle leggi Lio. tom,2. pag: 903. gup 232 Viaggio D'ANACARSI me il resto della natura? perché possono dun: que resistere al loro istinto? perchè hanno essi ricevuti que’ lumi che li fanno smarrite; quel desiderio . di conoscere il loro autore, quelle nozioni del bene, quelle lagrime pre- ziose che loro strappa una bella azione; quel dono più funesto ancora, se pur non È il più bello dì tutti, il dono d’intenerirsi sulle ica- Jamità dei loro simili? All’aspetto di. tanti privilegj che lo caratterizzano essenzialmente, non è forse da conchiudersi che Dio. per dle sue viste che non è permesso di persèrutare ; ha voluto porre a forti prove il. potete che noi abbiamo di deliberare c di scegliere? Sì, quando sì diano virtù sulla. terra, avvi una giustizia nel cielo. Colui che inon paga verun tributo alla regola (4), deve una soddisfa- zione alla regola stessa. Egli comincia dla sua‘ vita in questo mondo , egli. la continua in un soggiorno, in cui l'innocenza riceve il premio delle sue, fatiche, in cui l’uomo ‘colpevole espia ‘i suoi delitti, finchè ne resti | purgato . Ecco, Demofonte, come i nostri saggi giu- stificano la providenza. Essi. non conoscono per noi ‘altro male che. il vizio, ed’ altro scioglimento allo scandalo che produce; se non un avvenire, in cui ogni cosa sarà collocata al (3) -Platon. delle leggi Uro; pag gosi NELLA.GRECIA. 233 al suo vero sito. Chiedere ‘al presente, perché Dio. non l'abbia impedito da principio , egli è un chiedere perchè egli, abbia fatto, l' uni verso, secondo le sue. viste, e non secondo le. nostre. ded, Demofonte La religione non è che un, tes- suto di. picciole idee, di. pratiche; minute. Quasi che non vi fosse. numero bastante di tiranni sulla | terra , voi ne popolate ivcieli ; voi mi ‘circondate di sopraintendenti gelosi: gli uni degli altri; avidi de' miei omaggi; ai quali non posso. offrire che il tributo di un, timore servile : il culto ch’ esigono, non è che un traffico vergognoso: voi ne ricevete ricchezze, - e. lor pagate alcune vittime (4). L'uomo instupidito dalla superstizione diviene. uno schiavo il più vile... I vostri filosofi stessi non' hanno insistito sulla necessità;;di divenire. virtuosi prima, di' presentatsi; alla” divinità, ovvero. di. chiederle delle virtù nelle loro pre. ghiere (6). 7 Filoclete. Vi ho già detto che il culto pubblico è. stranamente, disfigurato , € che il mio disegno era solamente di. esporvi le opi- nioni dei fitosofi che hanno meditato sulla relazione che noi . abbiamo. colla divinità . ; i «. Du- (a) Platone in Eutifr. tom. x. pag..14. €. (b) Bayle continunz, dei pens, tomo ‘3. $. si S4. 60. 234 VrAccio D° ANACARSI Dubitate pure di questa relazione ;'’se tanto Poco ‘siete “avvedito” onde non conoscetlà. Manon dite più ch'egli è un degradare le nostre dnime, il separarle dalla massa delle ercature, e dar loro la più brillante fta le origini ‘© i descità, quando si stabilisce fra esse e l' Etité ‘supremo ‘unia corrisporidenza di benefizjî c di ticonoscenza’.' ! Volete voi una motale pura e celeste che imialzi © il vostro spirito e sublimi ‘i vostri sentimeriti? ‘studiate! la dottrina ela condotta di Socrate, il quale non* vide nella‘ sua con- danna; nella” sua ‘prigionia ‘e nella sua morte se monti ‘decreti’ di ‘na ‘sapienza infinita; e non si egriò d’‘abbassarsi fino a far lamento contro’ l'ingiustizia de’ suoi nemici. Contemplate nel tempo stesso con Pitagora fe leggi dell'armonia universale (4), e ponete questo “quadro dinanzi agli occhi vostri. Re- golarità - nella» distribuzione dei mondi, rego- larità nella distribuzione dei corpi celesti; concorso di tutte: le volontà in una saggia repubblica ; “coricotso di “tutti movimenti in un’ anima viftuosa;; ‘rutti gli enti che. s' affa- 25 VI tica- DO) ‘Teag. prisù Stob. ‘serm. 1. pag. 11. Critoni ivi serm. 3. pag 43. Polo ivi serm. 9. pag. î05. Diotoc. ivi ser. 46, Pag: 330% Ippodari è ‘sermi 101. pag.sss. Ocel. ivi eclog. fisica l 1., pag. 32. : NELLA GRECIA 235 ticano di concerto a mantener I° ordine, e I ordine ‘che. conserva l'universo e ‘le minime sue parti; un Dio autore di questo ' sistema sublime , e ttomini destinati. ad essere’ colle loro. virtù suoiî ministri e suoi cooperatori , Giammai sistema» non fu inventato con un ge nio più luminoso ; nessuna cosa giammai ci poteva dare una più alta idea della grandez- za e della dignità dell’ uomo . Permettetemi ld insistere ; ; giacchè voi attace cate i nostri filosofi, mi corre dovere di giu: stificarli, Il giovine Liside è. instruito dei lo- ‘ro dogmi. Così credo, sapendo quali istitu: tori lo educarono dalla sua infanzia. Ora jo sono per interrogarlo su i differenti articoli relativi ca questa nostra conversazione, Ascol- tate le sue risposte. Voi vedrete in un colpo . d’ occhio il complesso della fiostra dottrina; e giudicherete se la ragione abbandonata a se PE potesse concepite una. teoria più degna della divinità e più utile agli uomini *, FE ® Vedete la nota in fine! del ‘volume. 236 Viaccio D' ANAGARSI FILOCLETE. Ditemi, Liside, chi ha formato il mondo? LISIDE $ - Dio (4). F.IL.O CLE TE. Per qual ‘motivo l’ha formato ? * LISIDE. “I un «fette della sua bontà (5) a BEH FILO CL'ETE. Chi è questo Dio ? LI. il (a) Tim. Locr. dell'anima del mondo presso Platone tom. 3. pag..94. in Tim. ivi pa- gina 30. ec, Idem presso Cicerone della natura degli dei l. 1. cap. 8. t0m. 2. dag. 403. BIST (b) Platonevivi pago 29.\E... | LL 2 NELLA GRECIA: 337 LISIDE. % ' | \Quegli ' che':non ‘ha nè principio né f> ne (a). L'ente. sempicerno.. (5); necessario. immutabile ). intelligente (e). FILOCLET E Possiamo noi conoscere la sua essenza ? LISIDE, Essa. è incomprensibile ed ineffabile (4) ; ma parla ‘chiaramente per mezzo delle sue opere (e), e questo linguaggio ha il cara- tere. delle grandi verità, qual'è d'essere ognu- no in caso di conoscerla. Lumi più vivi ci sarebbero. inutili, e non convenivano. certa= mente nè al suo progetto, nè alla nostra de- (a) Telet. ap. Diog. Laerz. l. 1. $..36. (b) Tim. Locr. dell'anim. del mondo presso Plat. tom. 3. pag. 96. (c) -Ariscot. delle voc. della nat. 1.8. cap. 6. tomi I, pags 416. Cap. 7. PAG PUB: 0.154) pag.430, Idem metaf, lerg. cap. 7. PA- gina 1001. : pnt ia (d) «Plat..in Tim. tom.:3. pag.z8. > I} (e) Onar. presso Stob.=cclog. fisici Li: ‘pag. 4% N 238 Viaccio D' ANACARSI debolezza. Chi sa inoltre se l’impazienza Y d'ivvalzarci fino ‘a lui non sia in noi un pre.‘ sagio del destino che ci aspetta. Di fatti s'egliì è vero, come si dice; ch' egliité felice ‘collà isola» vista», delle , sue sperfezioni (4), il desiderare di conoscerlo è un desiderare di partecipare alla sua felicità. FILOCLETE. Si ode a su Her lina TDAIISS IDE Fino su i più minuti dani ) Ò FILOICLETE. Possiamo ‘noi: nascondere a lui. la vista delle nostre azioni? Li MRS LI- (a) Aristotele dei ‘costumi l,-10. cap: Sì tom.z. dag.139. E. Idem della repubbl» L 7. 4 cap. 1. ivi pag. 425. E. î (b) Place. dellé:'F I L'O‘C:L E T E. Basta poi l’ onorarlo con sacrifizj e ceti» RSA 3. . 4 monile pompose ? L.I SID.E, “Non già. dî FILOCLETE. ‘Cos'è. necessario ‘di ‘più? DE: FENTES SVI (3) Platone in Epinvm. tomi 2. pag. 985. D. NELLA GRECIA ‘241 LISIDE. La purità del cuore. (4). Egli si lascia muovere piuttosto dalla. virtù che dalle of. ferte (5): e siccome non può esservi alcun commercio fra lui e l'ingiustizia (c), così - alcuni pensano che isarebbe d'.uopo strappare dagli altari gli scellerati che vi trovano un sasilo (Hd). i È ERISCIORGELRERLsE Questa dottrina insegnata, dai filosofi è poi riconosciuta dai sacerdoti ? ; IRIESRINDRE: Essi l’anno fatta scolpire sulle porte del tempio d' Epidauro: L'INGRESSO DI QUE- STI LUOGHI, dice l’iscrizione, NON E PER- (a) Zaleuco presso Stob. pag. 2709. Platone in Alcibiade 2. tom. 2. pag. 142. E, Isoct. 4° nicloc. tom. 1. pag. 61. (b) Zdem presso Diodoro Siculo lib 12. pag. 34. - e presso Stob. pag. 279. Senof. meinor. lib. è I. pag. 722. . \ (c) Carond. presso Stob. serm. «42. “pag. 289. (d) Eurip. presso Stob. serm. 44. ‘pag. 307. Tomo XI. Q DE 24% VIAGGIO D’ANACARSI PERMESSO CH’ ALL’ ANIME PURE (a). Fssi l’annunziano solennemente nelle’ nostre cerimonie sante ,- dove dopo che il ministro degli altari ha detto: Chi è qui? gli astan- © ti rispondono di concerto: Tutra gente dab- bene (6). $ FILOCLETE. Le vostre preci hanno esse per oggetto i beni della terra? LISIDE. Non già. Ignoro se mi potessero nuocere , e temerei che irritato da miei voti indiscre= ti, Dio non mi esaudisse (c). ì FFL:OUC'L E TE. Cosa gli chiedete adunque è LISIDE. » Di proteggermi contro le mie passioni È si (4) » Do (a) Clem. Alessand. strom. lib. s. pag. 622. (b) Aristofi della‘ pace vers. 435. e 907. (e) Plar. in Alcibind. 2. som. +. pag. 138, ec. / 2 - NELLA GRECIA, 243 (a), d’accordatmi la vera bellezza, cioè quel- Ja dell'anima (6); i lumi e le: virtù che. mi abbisognano (c) ; la forza di non commertere nessuna ingiustizia, e specialmente il corag- gio di sopportate; quando è: necessario; l’ in. giustizia degli ‘altri (4). 5 FILOCLETE. Cosa dobbiamo fare per piacere alla divi- ‘ nità ? ; a LISI D E, Tenersi sempre alla sua presenza (e)? nien- te intraprendere senza implorare il suo ,aju- to (f) ; immedesimarsi in certa ‘maniera col. ; ‘cla (a) Zaleuco presso Stob. serm. 42. pag. 279. (b) Platone. in Fed. tom. 3. pag. 2.79. Idem in Alcibiad. +. tom. 2.pag. 148. Clem. Ales- - sand. strom. lib. s. pag. 705. (c) Platon. in Men tom. 2. pag. 100. presso il medes. ‘delle virtù tom. 3. pag. 379. {d) «Plutar. instituz. Lason. tom. 2. pag: 2139. 4. » (e) Senofonte memorabili lib, 1. pag. 728. «(f) Carond. ‘presso Stob. sernò. 42. pag. 289. Pla- fone: in tim.. tom. 3. pag: 27. e 48. Idem - delle leggi lib.>4. tom. 2. pag. 712. Idem: | epist» "8, som 3. pag. \352: E. È Q a S 244 ViAGGIO D' ANACARSI giustizia e colla santità: (a) : riferire a lui tutte; le sue azioni (5): adempiere esattamen- te i doveri del proprio stato, e. riguardare come. il primo di tutti quello d’ esser utile agli uomini. (c): perciocchè più si fa bene, più si merita-di entrare nel. numero . de’ suoi figli e de' suoi amici (4), FILOCLETE. Si può esser felice osservando i suoi pre-) cetti? i LISIDE, Certamente , poichè la felicità consiste nella saggezza e la saggezza nella aonoscen- za di Dio (e). FI- (a) Plat. in Teet. tom. 1. pag: 170, B. versi au- rei vers. ultimo. (b) Bias. presso Laerzio lib, 1, 6. 88. Bruck. stor. filosofi: tom. 1. pag. 1072 .(c) Senofonte memor. libro 3. Hiyan 780. (d). Platone. della repubblica. lib. 10. tem. (2: pag. 612,E. Idem delle leg. lib. 4. pags 710, Di Aless. presso Plutar. tom 1, pag. 6814, (e). Teag. presso Stob. serm. 1. pag.1t. linea so, “Archit. ivi pag. 15. Plat, in Teet tom. 1. pag: 170. In Eutid. pag. 280, 1dem cpist, 8. NELLA GRECIA. 245 = \ FIL'OCLETE. Ma questa conoscenza È imperfetta... LISIDE. Perciò appunto la nostra felicità non sarà, intiera che nell'altra vita (a). EILOCLETE. È egli vero che dopo la nostra morte | anime nostre compariscono nel campo della verità, e rendono conto della loro condotta alla presenza di. giudici inesorabili ? che po- scia le une son ‘trasportate in ridenti campa» gne, dove' passano placida vita in mezzo a feste. ‘e iconcerti = che altre. sono precipitate dalle furie nel Tartaro per subire. nel rempo stesso: il rigor. delle. .fiamme. e la. crudeltà delle ‘bestie feroci (6)? LI- Leb 8, 40m; 3apag:354. T. Idem-pres. Agostin. della città di Dio .lib, 8. cap. 0. (a) Blaton. in Epinom, tom. 2. pag. 992 (b) -Assioc, presso Plat, tom. 3. pag. 373. Q 3 #6 Viaggio D'ANACARSI LISEIDE> ann Non lo so. FILOCLETE. - Diremo. noi forse che .l' une e I altre dopo essere state per mille. anni almeno satollate di dolori o di piaceri riprenderanno un cor- po mortale, sia nella classe. degli uomini, sia in quella degli animali, e comincieranno una: nuova vita (4); ma che vi sono. per certi delitti. eterne «pene (0), LISIDEL Lo: ignoro del pari. La divinità non sì è spiegata sulla natura delle pene e. delle ri compense che ci aspettano topo la morte, Tutto quello che affermo dietro. le nozioni che abbiamo dell’ ordine e della giustizia ; dietro il suffraggio di tutti popoli e di tute (a) Idem ivi. Plat, tom. 3. pag. 3710 Virg. Enei- de lib, 0. vers. 745: (b) Platone ivi pag. Gis. Idem in Gorg, ton, I bag $25. ti NELLA GRECIA. 247 ‘tutti tempi. (a), si è che ciascuno sarà trat: tato secondo è suoi meriti (2), e che l’uom giusto passando ad un tratto dal giorno te- nebroso di questa vita (€) alla luce pura e scintillante di una seconda vita, godrà quel- la felicità inalterabile ,. di cui questo mondo non offre che una debole immagine (4). EDITLEO LC GE \EaT CE: Quali sono i nostri doveri verso noi me- desimi? LISIDE, Decretare in omaggio alla nostta anima {i maggiori onori dopo . quelli :che si rendono Magg alla divinità; non imbrattarla giammai di vizj e di-rimorsi; non, venderla giammai a prezzo ». nè sagrificarla alla seduzione dei pia- ceri : non, prefetir giammai in veruna occdsio» ne un ente così terrestre; così fragile; qual” Rea è il Di z : (a) Plat. in Gorg. tom. i. pag. 513. Plut, della consol. tom. 2. pag. 1920. È (b) Platone delle: leggi libro 10. tom. 2, paò ‘gina 905. i .(c) Zdem della repubbl. libro 7. tomo 2. pa- gina s21. (d) Plar. Efinom. tomi 2. pag. 9734 e 991 Q 4 «I 248) Viacgio D' ANACARSI ) f È il corpo ad una sostanza la cui otigine sc è celeste; e la durata eterna (4). FIILOGCLE TE, SI . . . Quali sono i‘ nostri doveri verso gli uo. mini? i LISIDE, Sono tutti compresi in questa formula , Non fate agli altri'ciò che non vorreste che gli altri facessero a voi (6). FILOGLETE; Ma non siete voi da compiangere', se tut ti questi dogmi: non' sono che un»illusione e se la vostra anima non sopravvive. al: ivo- stro corpo? . LISIDE. La' religione non è gran fatto .'austera al‘ pari della: filosofia . Lungi dal prescti vere vr all' (a) Platone delle leg. lib. s, pag. :727. ec. (b) Isocrate in. Nicloci tom. x. pag. 1î6.: / NELLA GRECIA. 249 all'uom onesto verun sacrificio ehe gli poss sa rincrescere ; essa diffonde :un' attrattiva se- greta su i suoi doveri, € gli procura due vantaggi ipestimabili, una pace profonda in tempo di vita, una dolce speranza al mo» mento della morte. (4). CA: (a) Plat. in (Fed. tom. x. pag. 91. E 1146] rai è jo CA PI T O LO: LXXX. i CONTINUAZIONE ‘DELLA. BIBLIOTECA è La Poesia. YO avea condotto da Euclide il giovane Li- I side figlio d' Apollodoro. Noi entrammo in una camera della biblioteca ; essa non con- teneva che opere di poesia e di morale, gli uni in grandissima quantità, gli altri in pic- ciolissimo numero. Liside parve stupefatto di tanta sproporzione. Euclide gli disse: Ba- stano pochi libri per ‘istruzione degli uomi» ni, e molti ve ne vogliono .per divertirli . I nostri doveri sono limitati; i piaceri del- lo spirito «e del cuore non potrebbero esser- lo: l'immaginazione che serve ad alimentar- li, quanto è liberale, altrettanto è feconda; mentte la ragione povera e sterile non ci co- mupica che i pochi lumi, dei quali abbiamo bisogno; e siccome noi opetiamo piuttosto secondo le nostte sensazioni che secondo le nostre riflessioni, i talenti dell'immaginazio- ne avranno ognota più atcrattive per noi, di quello che i consigli della, ragione sua rfio” vale. * ‘Questa brillante facoltà si occupa meno nel. reàlè che snek possibile! più esteso. del rea- NELLA GRECIA; tri reale; sovente ancora essa preferisce calle co» se possibili le finzioni cui non può assegnar verun, limite. La sua voce. popola i deserti, anima gli enti più insensibili, trasporta da un oggetto all’ altro le qualità ed. i coloti che servivano a distinguerli, e con una se- rie di metamorfosi ci trasferisce, nel soggior- ‘no degl’ incanti, in'quel mondo ideale, dove i poeti obbliando.la.terra , obbliando se stes- si, non hanno. più: altro. commercio che con intelligenze d’ un ordine. superiore. clvi essi raccolgono i loro versi hei giat- dini. delle muse (a): ivi suscelli placidi vol- gono in lor favore onde di latte e di mele (5), ivi Apollo discende dai cieli per recar loro la sua lira (c); ivi un soffio divino sof- focando ad un tratto la loro ragione; li get ta nelle convulsioni.del delitio», e gli obbli- gaia parlare il ‘linguaggio. degli dei, di cui sssi..altro non sono che. l' organo (4). «Voi..sentite ; aggiunse Euclide, ch'io ti peto. lè parole di. Platone. Egli sovente si fa- cea beffe di que' poeti che si lamentano .sì freddamente-del fuoco che internamente li agi- (a) Platone nell’ Ion. tom. 1,. pag. 534 (b) 44em ivi. n : n (c);Pind. Pit. x. verso xs è (d) Plasone ivi. DI) ‘ VracGio!D' ANACARSI gita. ‘Ma ve ne sono fra questi alcuni. che di fatti sono serascinati da quell’ entusiasmo ‘che si’ chiama divina ispirazione, furor ‘poe- tico (a). Eschilo, Pindaro e tutti. i mostri graridi poeti ‘lo ‘provavauo ; giacché questo ancora. domina ne’loro scritti.‘ Che ‘dico ? Demostene nella bigoncia , alcuni. particolari nelle: conversazioni , ce lo: fanno provare ogni giorno . Voi medesimi se aveste a dipingere i' trasporti o i furori' d* una: di quelle da lui una sì faticosa: costituzione. Ma sempre egli deve. mostrare ‘una specie d’ invenzione ; dare can'inuove finzioni uno spirito di ‘vità a' tutto ciò ch'egli maneggia ; penetrarci del- la sua fiamma, ‘e non dimenticarsi giammai che secondo Simonide (0) la poesia è una piccura muta. Quindi ne' segue che versi soli non costi tuiscono. un poeta. La storia d' Erodoto po- sta in versi ‘non sarebbe che una storia (c), poichè ‘non. vi si troverebbero nè ‘favole, nè finzioni ‘(d)... Ne segue inoltre che non sono da riporsi fra le produzioni della poesia “le sentenze di Teognide , di Focilide ec. nem- meno ‘i sistemi di Parmenide ed Empedocie sulla natura (e), quantunque questi ultimi abbiano inserito nelle loro ‘opere talvolta ‘ide- scri= (a) Aristotele della poetica cap. 9. tom, 2, pa gina 659. E. (b) Plutarco della audacia poetica tom. 2. pag. 17. Voss. dell’ arte poetica pag. 6. {c) Aristotele ivi, (d) Platone in Fedon. tom. 1, pag. Gr. E. (e) Se ivi cab. 1. pag: 653. Plutarco ivi pag. NELLA GRECIA: 255 scrizioni brillanti (4), ovvero: allegorie inge- gnose (0). 3 i Ho detto che da poesia avea. una lingua ‘particolare. Nella ripartizione fatta. cra cisa e la prosa, essa ha fatto. il patto di non farsi vedere che con un. abbigliamento fic- chissimo od almeno. elegantissimo ;. e. sono stati a lei consegnati tutti i colori della na- tura coll’ obbligo di farne. uso continuamen- te, e colla speranza di perdono,. se mai ax- rivasse ad abusarne. } Essa ha riunito al suo dominio una quan- tità di parole vietate alla prosa , caltre ch'es- sa allunga o raccorcia tanto coll’ addizione quanto coll’ abbreviazione d'una lettera o d' una sillaba. Essa tiene la facoltà di creare parole nuove. (e), ed il privilegio quasi esclu- sivo, d’ impiegare quelli che non sono più in uso ,-ovvero che mon lo sono se non ir pac- se:straniero (4), d*identificarne parecchi in n un (a) Aristotele presso Diogene Laerzio lib. 8. $. 573 Empedocle appresso Plutarco del’ non far debiti tom. 2. pag. 830. Sesto Empirica contro i Logici lib. 6. pag. 390. (b) Sesto Empir. svi pag. 392. (c) Aristotele della poetica capo 21. tomo. 2. pag. 669. B. ” 3 (d) Idem ivi pagina 068..D) e capo 22. pas gina 669. E. 256 Viacoro 5! ANACARSI uh solo (4); di disporli in un ordine fino allora sconosciuto (6), e di prendere. tutte le licenze che distinguono. l'elocuzione poetica dal linguaggio ordinario. Le facilità accordate ali genio si stendono su° tutti gli strumenti che secondano. le sue operazioni i Di la quelle forme numerose che il. verso riceve, nelle sue mani; ‘e (che. tutte hanno un. carattere indicato dalla natura ; IH verso- eroico cainimina con una maestà impo- nente, questo è stato destinato all'epopea ; il giambo ritorna’ sovente nel discorso; la poesia. drammatica lò!.impiega con vantaggio . ‘Altre forme. convengono meglio ai; canti ac- compagnati: dalla danza (c) *.;. esse. vennero applicate senza. sforzo alle odi; ed agl’inni . In tal guisa i poeti hanno moltiplicato i mezzi di piacere. Euclide rerminando ci. mostrò le opere usci- te in: diversi rempi sotto il nome d’ Orfeo, di Musco, di Tamiri (4), di Lino, d' Ante- p4 è te (a) Idem ivi cap. 20. pag. 668. A. (b) Aristotele della poev. cap. 21. pag. 670. C. (c) Arist. della poet: cap. 24. pag. 072. I. % Vedere. sulle diverse forme dei versi Gre- ci il capitolo 27. di quest'opera. (d) Plasone della repubblica lib: zi..com. 2. pag. 364. Idem delle legi lib. 8, tom. 2. pag. î S29. NELLA GRECIA: 257 te (O di Pamfo (5),, d'Oleno (ec), d' Aba: i (4), d’Epimenide (e), ec. Alcuni non con- TRIO che inni sacri o cantici lamentevoli; altri trattano:di sacrifizj; di oracoli, di espia zioni ed. incantesimi. In.‘taluni, e special- mente nel. ciclo Epico, qual: è.una raccolta di tradizioni. favolose, donde gli. autori tra- gici hanno»sovente tratti i soggetti dei loro drammi (ff), vengono descritte. le genealogie degli dei., la. pugna: de' Titani, la spedizione degli Argonauti, le guerre di Tebe e di Tro» ja (©). Tali farono i principali oggetti, in cui\ s° occuparono i letterati per parecchi se- coli. Siccome la maggior parte di tali opere non appartengono a nessuno di coloro, di cui portano il nome *; così Euclide aveva neglet- to di disporli in-un certo ordine : EPO- 829. «Arist. della generaz. degli anim. li 2. cap. 1. fom.1. pag. 1073. ; (a) Eracl. appresso Plut. della mus. tom.2. p.1132, (b) Pausania l. 1. pag. 92. 94. 00. (c) Erodoto L4. cap. 35. (d) Platone ‘in Carmid. tom. 2. ‘bag. 158. (e) Diogene. Laergio li. $, ItI. r (f) Casaub. in Aten. pag. 301. (g) Fabriz. bibliot. Grec. li 1. cap. 17. e.’ * Vedi la. vota cin fine delvolume . Tomo XI. RESO 258 WAScio) D' ANACARSI E.P xo) P E.A i Venivano dipoi Sgr d’ Lion sed Onzo, Quest ultimo era scortato da un corpo formi- «dabile d’ interpreti e ' di commentatori. (a). dette avea con noja le spiegazioni. cdi Stesim- broto e di Glaucone (5), e mi.avea fatto. da ridere la fatica: di Metrodoto. «li: Lampsaco , "per discoprire un'allegoria continua nell' Iliade e nell’ Odissea (6). Ad esempio «d’ Omero parecchi altri poeti intrapresero di cantare la guerra di Troja. Tali furono »fra gli altri Artino, aSresicoro (4), Sacada .(e); Teschere (f); che cominciò la sus opera con. queste ‘enfatiche ‘parole : Il misero Priamo e la famosa Guerra di Troja io canto... (g) li (a) Fabriz. bibliot. Greca tom. 1. pag. 330. (b) Plat. in Ion. tom. i. pag. 530. è (c) Platono ivi Tazian. contro le Gem ($..37. pag. 80, (d) Fabriz. bibliot. Greca ‘tom. x. p.gi ie s97: (e) Aten. -l. 23. cap. 9. pag. 610, Meursio Libl. Greca. cap. 1. (6) Pausanz L 10. cap25. prg. sv. (g) Oraz. ‘dell'arte poezic.! Vers. 147. NELLA GRECIA. 259 Il medesimo. Leschere nella. sua picciola Iliade (4) e Diccogene nei suoi Cipriaci (b) scoprirono tutti gli avvenimenti di questa guerra. I poemi dell’ Eracleide e della Tesein de non ommettono verun fatto’ delle gesta d'Ercole e di Tesco (e). Questi autori non conobbero per nulla la natura dell’ Epopea; essi eransi posti a seguire le pedate d'Ume- ro, e si perdettero .tra i suoi raggi, come le stelle si perdono in quelli del sole. DRAMMI. ‘Euclide avea procurato di raccogliere tutte le tragedie, commedie e satire, che da quasi 200 anni sono state rappresentate sui teatri della Grecia (4) e della Sicilia. Egli ne pos- sedeva 300 incirca (6) #, e la sua collezio= ne (a) Fab. bibliot. Greca, tom. 1, pag. 280. (b) Erodoro l. 2. cap. 117. Aristot. della poet. cap. 16. tom, 2. p. 664. cao. 23. pf. 671: Agen. Li 15. cabp.8. pag. 682. Perizon. in Eliano varia stor. L.9. cap. 15. (e) Aristot. della poet. cap. 8. tom. 2. pag. 658. (d) Eschin. delle false leg. pag: 398. (e), Meurs. bibliot, Grec. ed'attica. Fabr. bibliot. Greca ec, % Vedete‘la notacio fine del volume. Ra 160 Viaseio D''ANACARSI ne non era completa. Qual alta idea non dava essa della letteratura dei Greci e della fecon- dità del loro genio? Io contai sovente più di 100 drammi di un istesso autore. Fra le singolarità che Euclide ci facea osservare; ci mostrò l’Ippocentauro/, tragedia, in cui Che- remone gran tempo fa avea introdotto contro d* uso stabilito tutte le spezie di versi (4): Questa novità non fu gustata. Le mimiche non. furono in origine se non farse oscene o satiriche che si rappresentavano sul: teatro. Il. loro nome poscia fu dato a piccioli poemi che pongono sotto gli occhi del lettore alcuni avvenimenti particolari. (6). Si accostano alla commedia quanto all'ogget- to, e ne sono differentì quanto all’intreccia che vi manca, ed alcune per un’ estrema: li- cenza (c). Avvene alcune, in cui, regna uno scherzo squisito e decente, Fra le mimiche radunate da Euclide, trovai quelle di Senarco e di Sofrone di Siracusi (4); questi ultimi for- (a) Aristotele della poet. tom. 2. capo r. pa- gina 653. cap. 24. pag. 672. (B) Vossio dell' istituz. poet. l. 2. capo 30. pa- gna 150 (6) Plutarco. simpos. Li 7. quest. 8.\tom. 2. pag. 712. Diomed. dell’ orat. l:3. pag: 488. (d) Aristor: della ‘poet. cap. In 073. 2, pag. 0.5 33 NELLA GRECIA. 251 formavano la delizia di Platone, che avendole ricevuto dalla Sicilia, le fece conoscere agli Ateniesi. ;1l giorno della ‘sua morte furono trovate ‘sotto il capezzale del suo.letto (a) *. ELEGIA. Prima della scoperta dell’ atte drammatica; ci disse ancora-Euclide;, i poeti ‘cui la. natura accordato, avea. un’ anima sensibile e ricusato il talento dell’ Epopea, ora rappresentavano ine’ loro quadri i disastri di.una nazione o, le sventure d’un personaggio dell'antichità; ora deploravano la morte d'un . parente o d'un amico ; ‘e. sollevavano il loro dolore con un genere ‘particolare di | poesia. I loro cantici lamentevoli ; quasi sempre accompagnati dal flauto » furono: conosciuti sotto sil. nome l'ele, gie ovvero di lamentazioni (0): que: x ì (a) Diog. Laerz. l. 3. $.18.. Menag. ivi p.tq40: Vossio ivi cap. 33. pag. 161. * Si può presumere che alcuni di questi poemi denominati mimici:, fossero sul gusto delle favole di La Fantaine. » (b) Procl. crestom, presso Foz. bibliot. pag. 984 Vossio dell’ istituz. poetic. l. 3. c.11dAg R_ 3 49: ‘26% Viaggio D' ANAGARSI Questo genere di poesia procede con.un cammino regolarmente > irregolare; voglio dire che ‘i versi di. 6 «piedi, e quelli di cinque vi succedono‘ alternativamente (4). Lo stile deve essere semplice, perchè un cuore vera. mente afflitto nòn ha più pretese; fa d'uopo che l’espressioni ne sieno talvolta ardenti co- me la cenere che :copre'un foco. divoratore ; ima: ‘che ‘nel ‘racconto esse non: prorompano con imprecazione. come in atto di disperazio- né. Nulla di- più commovente. di quello che l'estrema ‘dolcezza. congiunta ad ‘un'estrema afflizione-. Volete voi il modello: di una:ele- ‘gia. quanto: brevei> altrettanto»! commovente? Voi: la troverete: in Euripide‘. Andromaca trasportata in Grecia, si getta ‘ai piedi della statua di Teti, la madre d' Achille: essa: non si lamenta già di quell’Eroe; ma alla rimem- branza del giorno fatale, in cui essa vide Ettore strascinato intorno le mura di Troja , gli occhi suoi grondano di lagrime ;° essa ac- cusa Elena di tutte le sua sventure: Essa ricorda le crudeltà che Ermione le ha fatto provare ; e dopo aver pronunziato una secon- ; 3 da > 49. Memorie dell’ Accad. delle belle let- tere tom, 6. stor. pag. 277. t078,7. Mew. 7 pag. 337 ne (a) Ora dell’ arte poer. verso >s | NELLA GRECIA, 263 da volta «il:nome: del ‘suo:.sposo., essa abbau» donasi.'intieramente al pianto: (2), L'elegia: ‘può sollevarci nei nostri malil quando ici troviamo nel colmo della sventu- ra :: essa. deve inspirarci coraggio; quando sia» mo vicini ‘a cadervi. Allora prende un ruono più. vigoroso; ed impiegando le immagini’ più forti ,\ essa ci fa: assossire della:.nostra viltà e desiderare le lagrime sparse intorno il tu- nerale:d' un ‘efoe. morto ‘in':servigio. della »pa- triaponnegi i -. Per tal modo&=Tirteo ravvivò: l'ardore quasi estinto degli Spartani (2), e Callino, quello degli abitanti di Efeso (e). Eccaile loro. ele- gie, ed. ecco la. composizione che si chiama la Salamina, composta da Solonen.per. impe- [gnare gli..Ateniesi a riprendere) l'isola divi val nome. (d). 5 i ‘ne Stanca finalmente di gemere: soprà. le:.sverì» «tute! pur troppo reali dell’ umanità,;, elegia s’ incaricò d’ esptimete ‘i rotmenti dell’ amo- re (e). Parecchi Poeti a lei : furono, debitori della fama: che acquistarano. lestorosamanti, Iivezzi di Nannò furono celchratisda Minneh- a mo (a) Earipi in uAndromi Vers 105... (b). Srol cserzz. 40. pag. 13,53% (c) Idem ivi pag 355. bi ia (d) Plutarco in Solone tom. ra:pagi 82. è ih) (e). Oraz. dell’ arte poet. vers..7 6. x) R 4 264 Viaccio D' ANACARSI mo di Colofone, il quale tiene. uno de’ primi ranghi fra i nostri poeti :(4)5 quelli di Bactti- dei Jo sono ogni giorno per mezzo, delle iele- gie di. Fileta di. Coo (6), il quale giovine ancora s' è acquistato una meritata . riputazio- ne, Dicesi iche il suo corpo .isia sì.igracile e sì debole che per sostenersi controlla violen= za: del vento ;\.egli. è costrezto id’ attaccare. ai suoi calzari suole di piombo, ovvero. pallot- tole di questo metallo (c).- Gli abitanti di Coo , superbi de’ suoi successi, gli hanno con. sacrata sotto! un. ‘platano una statua «di bron- z0:(d). «Io posi le:mani ‘sopra un volume: intitola- tola» Lidia: Questa, mi disse Euclide, è .ope- -ra id’ Antimaco: di Colofone che .viveva' il sé- colo scorso‘! (e).'' Egli è quel desso. che ci Price. die- (a), Camel:presso Aten. L 13. cap. 13. pag. 620. sig0io Serab,! l.14. pag. 633.00 643. :Suida în :'\erep ano Oraz, ll. 2.0episti di vers.101. Properz;;li 1. eleg. 9. vers. 11. Girald, della siti vistoriupoet. Dialog. 3. pag. i0r. “(b)\\Ermesian. :presso Ateneo l. 13. capo 8. pa- Qu gina 598. i (c) Ateneo L.1z: cap. 53. pags sz. Eliani var. stor. L.go. cap.rq. l.ro. cap. è; Syida in pier, SE: ri (d) Ermesian. ivi. sicu ) (e) Scolias. dis Pind. pit 4. vers. 3198. sScolias. d' © Ap- a NELLA GRECIA: 285 diede il poema tanto noto della Tebaide (4)? egli era perdutamente innamorato della bella Griseide, Egli la seguì nella Lidia patria di lei ;. dove morì tra le sue braccia. Ritornato a casa non trovò altro rimedio. alla sua affli+ zione , che di sfogarsi co'suoi scritti; e. di dare ‘a questelegia il nome ch’essa sitiene (5). Io conosco la sua Tebaide, risposi: benchè la disposizione non mi par: felice > (c) ; e che- vi si trovi di tratto in tratto qualche verso d'Omero copiato parola per parola (4), non- dimeno ‘accordo che per molti riguardi 1” au> tore merita lode. Con tutto ciò la: gohfisz- za (e), la forza, e oso dire l’aridità del suo stile. (Y) mi fanno presumere ch'egli non avesse nè molta amenità di spirito; nè suf- Apollonio di Rodi lx. vers. 1289. l.2. vers. 297. eci (a) Aten. LL 11. pag. 408. 475. e 482. (b) Ermesian. presso Aten. l 13. pag. 598. Ple tarc. della cons. tom. 2. pag. 106. (c) Quint. LL 10. cap. 1. pag. 629. ; (d). Porf. presso Euseb. prep. evang. - Li 10. pa- gina 467. (e) Catullo di Cinn. Evoluz. ‘alersi 87. (£) Dionis, d' Alicarnass. della. comp. ‘delle pa- role tom. s. pagi150. ivi della. censura degl' antic. scrit. cap. 2. pag. 419. tl 266 Viaggio. D' ANACARSI | sufficiente: sensibilità nell'anima (4); onde.in> reressarci ‘alla morcevdi «Criseide. Ma or ora mesne schiatirò. Io vlessi di. fatti la Zidia, mentre! Euclide! faceva vedere a Liside Pelegie d'‘Archiloco.; di Simonide; di Clona:,* d'Io- ne 3 ecii(6), Terminata la mia ‘lettura : non mì sono punto ingannato, ripigliai. Autimaco ha facto gran pompa:del suo dolore. Senza avyedersi che. già. siamo © consolati , quando cerchiamo ‘esempj. di consolazione ; egli para gona i suoi mali, a quelli degli antichi ‘eroi della Grecia. (e), e idlescrive diffusamente ile fatiche. penose elegli: Argonauti (4). Archiloco., disse «Liside ,. credette di trovar nel. vino uno; scioglimento più felice nelle sue peve.. Suo ' cognato. vera ‘peritorin: mare ;' in una ;composizione che il poeta fece allora , dopo aver concesso alcuni lamenti alla sua perdita; egli. si. affretta la calmare il suo do- lore; perciocchè finalmente, dic' egli, de mie lagrime: inon.lo» ritorneranno.in. vita; eli no- Lc : stri (a) Quint. L. 10. cap. n pag. 629. (b) Memor. dell Accad. delle belle: let. tom. 7 pag. 352 ; in (c) Plutars della consolaz. tom. x) pago 100 (d) Scolias. di Pind. pit. 4 vers. 398% Stolias. d' Apollon idi Rodi LI >vers. 1289 l. 3 versi gog: il. 4 vers. 259 e0. NELLA GRECIA. 267 stri siuochi e î nostri piaceri non accresceran= no per nulla il ‘rigore del suoi destino fa): Euclide ci fece osservare che } unione dei versi esametri, coi pentametri,, non. era antica- mente: usata (che nell’ clegia. propriamente :dec- ta; e ‘che poscia fu applicata a differenti spe- cie di poesie. . Mentre .ce, ne stava citando gli esempj (2), gli. fu recato un.-dibro. che” egli “aspettava. dà. lungo tempo. Quest’ era l'Hiade in versi elegiaci; ivale a dire. che do- ‘po ogni verso. d’ Omero, l’ autore : non. si era vergognato di aggiugnerne. un. più. breve fatto da lui. Questo autore si chiamava c-Pigrete , fratello della: morta regina di Curia, Artemi- sia moglie di Mausolo (c); ciò che non gl' im- pedi di' produrre l'opera la più. stravagante ei la. più cattiva. che, dare si possa,:» s Parecchie ravole, erano coperte di volumi, d*%inni; in onore. degli. dei, di-ode per.i vini citoti nei giuochi. della Grecia ,, d’egloghe, d- canzoni; e di quantità. d'altri pezzi! staccati, EGLO- (a) Plutar. dell’ audac. poetic, tom. 2. pag. 33% (b) Memor. dell'accad.’ delle belle lett. tom. 7. pag. 383. } (c) Suda. in Tyre, 208 Viaccio Dd' ANACARSI EG LOG A. L’egloga, ci disse Euclide , 'deve dipingere le dolcezze della: vita pastorale .!: pastorelli assisi: sulla: renera erbetta,. sulle sponde d'un ruscello, sul ‘pendio ‘di ‘un colle; all'ombra ‘d'un ‘albero ‘annoso ; ora accordano le ilor zampogne col ‘mormorio dell’acque e di zeffi- ro; ota. cantano i. loro: amori; le lor gare innocenti, le loro greggie , e gli oggetti ina cantarori ‘che li circondano. « LiQuesto genere di poesia. non fa verun. pro- gresso traidi. noi, In-Sicilia se ne deve cer- car l'otigine (a). Ivi almeno, per quanto è fama; ‘fra montagne coronate di superbe quet- cie, si stende ‘una valle, dove la natura! ha piofusi i suoi tesori. Il pastorello Dafni vi Nacque “in mezzo d' un boschetto d'alloro (6), e’ gli dei a gara lo colmarono dei loro favo- ri. Le ninfe di que'luoghi! presero «cura della sua infanzia 5 egli da Venere ricevette grazia e beltà; da Mercurio il talento della persua- sione; Pane diresse le sue dita sul flauto di setre-.canine ,, e le Muse regolarono gli accenti della commovente sua voce. In breve radu- sE ae Y ” nati (a) Diod. Siculo l. 4. pag.283. (6) Idem ivi. E NELLA GRECIA. 269 nati intorno di lui i pastori dei contorni loro insegnò a stimarsi felici mella lor sorte . Le canne furono convertite in zampogne. Egl’ in- trodusse que’ conflitti, in cui due giovani emuli si disputavano il premio del canto (e della musica: Eco animata, dalle. lor voci, non fece più sentire che le espressioni di una felicità tranquilla e. durevole. Dafni. lungo tempo non godette dello spettacolo de’ suoi benefizj. Vittima dell'amore, morì sul fior degli anni (4); ma fino ai tempi nostri (5), i suoì allievi non hanno. cessato di. celebrare, il suo nome, e deplorare i rormenti che po- sero fine alla sua. vita (e). Il poema pasto: rale, di cui per quanto è fama, concepì la prima idea, fu poscia perfezionato da due poeti di- Sicilia, :Stesicoro. d' Imera: e Diamo di Siracusa (4). > Io comprendo, disse Liside, che quest’ ara te ha dovuto produrre de’ bei ; quadri pitto- reschi, ma stranamente sconci, per le figure ignohili che vi si rappresentano. Qual inte; res: @ Vossio istituzi poet. L. a. cap. 8. Memor, dell° Accad. delle belle letter. ‘tom.is. stor. PAS 8s, t0m.6. Men. pag. 459 (b) Diod. Sic. l 4. pag.:283: ssa (c). Eliano varia istoria. l.10. \cap.18. Teocrs: idil 1. (d) Eliano: ivi Ateneo l. 14. cap. 3. pag: CLI 270 Vraccio D'ANACARSI tesse si può prendere per rozzi pecora; occus ‘pati di funzioni. tanto vili? Tempo: già fu, tispose Euclide, quando la cura delle gregge hon era già affidata agli schiavi. 1 proprieta» 1] se ne ificaricavano essi medesimi , perché allora non si conoscevano altre ricchezze. Questo fatto è attestato dalla tradizione, per cui sappiamo che l’uomo fu pastore prima d'essere ‘agricoltore : parimenti attestato ci viene dal racconto de’ poeti, i quali malgrado i foro voli, ci hanno sovente conservata la memoria de’ costumi» antichi (4). Il pastore Endimioneé: fu amato da Diana; Paride guidava sul monte Ida il gregge del re Priamo suo padre ; Apolline guardava quello \deli.re Ad- meto . Un poeta può dunque senza urtare Je re- gole della convenienza risalite ai secoli remo- ti. e. guidarci in que’ ritiri solinghi, dove senza rimorsi passavano .ì loro giorni alcuni particolari»; che avendo: ricevuto dai loro pa dti. una fottuna proporzionata ai loro bisogni, si davano in preda a giuochi pacifici, e per- petuavano per così dire la loto infanzia ‘sino alla fine della lor vita. Egli può dare ai personaggi un” emulazio- ne che rerrà gli animi in. attività i essi pene séranno .dueno di quel che. proveranno: Il lo- ro "(a) Plar. «delle leg. = éom, 2, \pagr 6 52. NELLA GRECIA. 271 îo linguaggio sarà sempre semplice naturalè figurato ; più o meno elevato secondo la dif- ferenza degli stati., che sotto il regime, pasto= rale si regolava secondo la natura, delle pos- sessioni ;, In quel tempo si ponevan:nel primo rango de' beni le vacche, poscia le pecore; le. capre ed i porci (4). Ma siccome. il poeta non deve prestare ai. suoi pastoti se non pas- sioni dolci e vic] leggeri, egli non avrà che un: picciolo numero ‘di scene da offerirci; e gli spettatori si disgusteranno d'una uniformi: tà. tanto, nojosa , quanto di quella d'un mare sempre in calma e. d'un cielo sempre sereno. LE e GRAN, Z0OxNwt Per mancanza di movimento e di varietà ; l' egloga non. lusingherà, mai, tanto; il nostro gusre quanto questa poesia, ‘in cui.il cuore si. spiega nel momento del piacere ein \quel- lo. ‘dell'affanno; Delle canzoni io favello; delle quali voi conoscete le spezie differenti che si danno!.. lo le ho divise in due classi. Alcune goriteogono le canzoni della mensa (5); le altrè quelle che sono particolari a certe pro- fes- (a) Memorie \dell' Accademia delle belle lettere Lom. A. PAL.534 (b) Zdem tom. 9. pag. 320. an 27% ViagGIO D’ ANACARSI i fessioni, come le’ canzoni de’ mietitori, dei vendemmmiatori, delle scopatrici, dei mugnai, degli operaj in lana, dei tessitori, delle nu. trici , ec. (4). L’ebrietà del vino; dell'amore, dell'ami. cizia, della gioja, del’ patriottismo. caratteriz- zano la prima. Esse esigono un talento. par- ticolare; non fa mestieri dar precetti a chi ne ha ricevuto il talento dalla natura. Agli altri si renderebbero inutili. Pindaro ha fatto canzo- ni per la tavola (5); ma si canteranno sempre quelle d’ Anacreonte e d’ Alceo. Nella seconda spezie di canzoni, il: racconto delle fatiche viene addolcito dalla rimembranza di certe cir- costanze , ovvero daquella' de' vantaggi che ne sono derivati. Una volta ascoltai un soldato mezzo briaco che cantava una canzone ‘militare, che ripererò piuttosto a sensò che parola. per parola. >>. Una lancia, una spada, uno scudo : ecco i tesori miei, Con la ‘lancia, la spada e lo scudo ho de’ campi, del grano ‘e del vi- no. Ho veduto ai miei piedi prostrate molte pessone che me suo sovrano.e padrone chiama. van è (a) Memorie dell’ accademia delle belle lettere tom 0) pag347: x (b) Ateneo libro 10, cap.7. pag. 427: Suida in Ul, DI] NELLA GRE:GLA. 1373 van gli loro: e .nessunoi di loro. :avea né !;{an2 cia, né, spada; nè scudo (4). sg ci IN NII. Quanto la poesia deve ‘tompiacersi in. un paese; dove. la natura. e; l'educazione sforza» no continuamente vive } e. brillanti immagina- zioni a »spandersi; con. profusione! Impercioè- chési, Greci non: accordano igià' isolamente. sta- tue ei l'omaggio, ancor. più, lusinghiero: d’ una stima sensata: agli autori?:che.. si distinguono nell'‘epopea!. e. nell’ arte drammatica. . Corone luminose sono» destinate. ad ogni spezie, di ili- rica;ipoesia. «Non. avvi città che nel corso d' un, anno, non solennizzi ‘quantità di fesce lin onore; de'\proprj dei : non si, dà «festa ;.. che non, sia! imbellica da nuovi ‘cantici : non.;rvi soro inni» che;;non;ssiano;: cantati. in picsenza di; tuttis agli abitanti», e da. cori di giovenni tratta, dalle, iprincipali; famiglie. Quanti , moti» vi. diemulazione per il: poeta! Qual, \distin- zione ancora» quando, si, celebrano le «vitro» rie degli ‘atleti !i Egli-srésso | diviene benemeri» to della. lor. patria. Trasportiamolo; soprà, um più; magnifico, teatro, Sia chi egli. isia destina» to ca; chiudere co' suoi canti le feste d' Olim- pia (odi altre . grandi soleanità; della. Grecia; i io Va qual (a) Ateneo Mib. AS. CAP. 15: dAEL 69Ta Tomo XI, Ss "gr I , 274 Viacuio! D' ANACARSI «qual ‘momento. èl quello di zo ovver 30 ‘ini la spettatori , ‘rapiti da suoi accordi: che nîad. dano fino al cielo grida diam mirazionenile di gioja! Il più. grade! \potentaro della terra.non portebbe accotdare al genio una ricompensa di sì alto pregio vi : i s1Quindi né: viene. quella cori ialiona ‘che fs fra ‘moillispoeti ‘che concorrono ad ab- -bellire, le nostre. ifestesspezialmente equando -conservano: ‘nella! loto ‘composizione. il> catatte- stà speziale ‘della: divinità ‘che riceve it loro cordaggi È Imperciocché telativamente cal suo soggetto ; sogni: spezie «di. cantico» dovrebbe | di- stinguersi con un genere Miabticolint.s aci c!stile ‘e di: musica . d vostri icanti:nsén . essi alitesti I ral Sovrano degli ‘dei? Prendete umituono gra- sve. ed imponente. Sono: ‘direrti; valle» muse? iFate:csentire (tooni più wrati e più! ielodiosi. «Gli ‘antichi osservavano esattamente» questavoiu- ista ‘proporzione; mà: l'a maggior: parte ile! mo- derni ; ‘crededdosi pià sagigi sperchè !!sono più istruiti ; l'hanno: sdegnato (4) sseriza'“pudòre Questa dorrisporidenza dissi io allora; el'ho osservata rme'vostii minimi usi; tosto | che: so- fo d''gna cettaà cimntichità’; ced ‘ho “ammirato OA vostri MEBReH; sui Ali si accorséto PA (bin «milo d203 diasa iout 03213 buido po 33 6) Pater Leg Hb. 3467 2 Pag 7 700. Più: Parco della. musica-t0m. 2. pag. 1133. Let- tera: dulbd “mibsdca iui cArnAi. pago 160, NELLA GRECIA. . 275 poche giovava;più; incatenare., la vostra li- bertà con certe iformè, che pei veruna. ci- StIEttEZza. i Ho wxbduto egualmentò; «studiando, sull’ ori- gine delle ‘nazioni, che. l'impero dei viti iù ogni luogo avea preceduro quello delle lego gi. I riti sono come le guide che _ci comdy: con, per ;imano in sentieri, sovenie, da loro. ytra: scorsi: ile. ileggi. come ‘mappe geografiche, dove . sono. .staré. delingare, le strade con tratto seme plice è senza curarsi delle sinuosità .. [Io non.vi leggerò ;.irispose Euclide; da li- sta fastidiosa di .turti gli alteri ;autori;.. ché hanno sriuscito nella poesia lirica; ima vi si terò .i. principali. Questi sono fra ‘gli \uomi- ni .Sresicoro y: Ibico;; Alceo.; Alemane.; i Simpe nide, Bacchilide, Anacreonte e Pindato;;. fra le donne; giacchè parecchie -si. sono esercita- té. con; 1 SUGcesso dn un genere tanto. capace si amenità, ,, Safo;. Etinnas Telesilla; :Prassilla ; Mirti e Corinna (4). dota lei Pd, Ptimat\d' inoltratmi «di; più; ‘debbo parlar; vi.sd’un poGma:; nel, quale’ sovente ispicta ‘bentusiasmo:watidico ;. di .oni abbiamo: parla- ù 4 ito . Si Vossio dell’ istituzione: poetica lib: 3 /#ap, ts #2 Li pag. .60.È 276 ‘ViacGio! b' ANACARSI ‘Questi sono”cantici: in onore dî Bacco ; eduosciuti’ sotto il ‘nome di >ditirambi . Per comporli bisogna essere in una spezie cdi ‘‘de- litio! bisogna ‘esservi” del: pari”, Goa si !can- tano) (4); Eiefordohti solo destinati “a‘°'dirige» re ‘danze vivacie strepitose, da' maggior par te' delle: volte eseguite in-igito v(b)e. hdi Questo pocma si riconosce ifacilmente) dal: - lle proprietà che lo. distinguono ‘dagli. ‘alti (e). Sovente: per dipingere’ nel ‘tempo stesso le qualità. edi rapporti d’un oggetto 5° il poeta si‘prende - la; ‘licenza; di riunire niol- è? parole “in' ‘una. ‘sola; sicché: ne''’risulta: no vocaboli: talvolta: tanto: voluminosi: :che ‘af- faticano il’ otecchio., si ampollosi che) scuoro- no! ip immaginazione DE Vivisi! trovano: infi- at “è oirbn gionui bt Lasbia (A) “Platone nell Ton. tom. 1. pag. s 34: Idem del: le leggi bibi 3h tom. 2 pag. Foo. (b): Procl. crastom. presso Fozio bibliot.-pag. 985. Scoliaste di Pind. nell’ olimp. 13. vers. 25. Scoliaste ‘A’ lAristofane negli “hccelli. ver- 50 1403. , CO) sehmidi del ditirambo ‘in: fine: ‘i dell'vedlizio» s@lgine di Pindaro: pagionz si. Memorie dell’ rit.0 Accademia delle belle blettere tomo: "ro. pag. 307._ (d): Aristofane mella pace verso. $ 3:1. “Scoliaste ivi. Aristotele vettorica lib. 23. capi 3. t0- mo NEELA GRECIA. U7T: late senza! connessione > metafore ;,. che sembra non conservare. veruna relazione fra di. loro : l’autore che, non, /cimmina .se non. a sbalzi impetuosi:,, traguarda:.la connessione, de’ \pen- sieri, e trascura di segnarla. Ora si emancipa dalle;:resole. dell’arte : ora ‘adopera differenti © metri e diverse spezie. di modulazione :(«). Mentre. col. favore di. tali licenze l’uomo di genio, fa mostra» agli Locchi, nostri delle ricchezze, della, ‘poesia; i suoi, deboli, imirato- ri si sforzano di far pompa del suo fasto. \ Privi d'estro;o, di affetti, oscuri per mostrar» si profondi, inorpellano le idee. comuni di colori più comuni ancora. La maggior , parte dal. bel principio delle. . loro! composizioni , tercano di. abbagliarci colla. magnificenza, del- let immagini .tratre;\dalle. meteore, e, dai celesti fenomeni (5) . Quindi. ne venne quel frizzo d° Aristofane. Egli suppone .in una»delle sue commedie sun. uomo: disceso. dal cielo. Gli vien domandato cos' egli abbia veduto: Due ©. tre poeti ditirambici, risponde: egli :. essi correvano. attraverso Je nuvole ed: i.venti on- de raccogliervi i vapori ed i .vortici, coi VERI ALI LSSRTRTE URNE Li CVS qua- mo 2. pag. 587. F. Swida, in Aidvo. ed in Erdiaso. È RO i : (a) Dionisio! 4° Alicarnasso. della. composizione delle parole $ 19. tom. si pag. 131. (b) Suida fin. L:90. 278 ViakaGio D' ANACARSI quali debbono costruite vi loro: prolaghi (x). Altronde egli paragona | espressioni di quei poeti a quelle vesciche d’ aria ;' che scoppiano crepitando', quando si trafora il loro RNnE TO (6). Ì ; ‘Questa è la cosa in ‘cui oggidi: spicca‘ tur- tavia'il potere delle. convenzioni. :Lo» stesso poeta che per celebrare Apollo ‘avea. posto il'sio spirito in calma, sì agita con. violen- za; quando si dà'a fare l'elogio’ di Bacco; e se la sua immaginazione! tarda ad esaltar- si, egli ‘la scuote coll'uso smoderato del vi. nò (e). Colpito da questo liquore * come Aa ùn fulmine , diceva Archiloco ; io pongo il piede nella carriera (4). Euclide avea radunato i ditirambi di quest. ultimo ‘poeta (6); quelli ‘d’ Arione (f) ; di La- — d + so (a) Aristofane negli mceceli verso. 1383. Sco liaste ivi; ldem nella pace ‘verso 829. Scoliaste ivi. Flor. Cristian. verso 177. (b) Idem nelle rane verso 251. Idem ivi. Vos sio’ istituzione poetica lib. 3. cap. 10. pa gina 838. (c) SUR ed Epicarm.' presso Ateneo lib. La cap. LA pag: 628. È * Il testo dice; Fulminato dal vino. (i) Acbil: presso «Ateneo libi\x 4: cap. 9: | pag. 62,83, (e) Atened ivi. (£) Erodoto lil, I. pag. 23. isa Apa», NELLA GRECIA. 279 so (4) ; ‘di Pindaro (5); di Melanippide (c);: dò Filosseno (4), di Timoteo; 5. di Telèste , di Po; Licdere (e) vd’ Ione (f); ‘e diomolti. aleri, la maggior parte dè’ quali hanno vissuto; ai gior: pì . nostri. Imperciocchè questo: genere. che tende. al sublime, ‘ha una particolare ‘agtratè tiva ‘agli occhi d*ogni mediocre :pgeta' c.sice come ognuno, al presente cerca di- porsi. al disopra del:proprio. stato; così pure.ogni autore! vuol. sollevarsi «al di DI del suo.ta. lento!. Vidi poscia ‘una raîcolta di composizioni ‘estemporanee. (g), d'enimmi, d' acrostici , € doi (a) Clem. Aless. strom. lik. x. pag. 305. Eliano \\ storia “degli ‘animali lib. 7. cap. 47. (b). Strabone lib. 09. pag. 404. Dionisio d' Alicar- ‘nasso della’ compasizione delle parole : pag» 152. Suida in Ied, (c) Senofonte memorabili lib. 1. pag. 725. {d) Dionisio d' Alicarnasso ivi pag. 132, Shida in Qioter, (e). Diodoro Siculo ‘lib. 14. pag. 273. (€) Aristofane nella pace vers) 835. Scoliaste ivi. % : (g) Simonide presso: Ateneo -lib. 3: sap. 35. pa- gina 125. SEA 280 Viaccio ‘D''ANACARSI d'ogni sorta .d'argalifi. (4) *.. Nell’ trItima pagina della :raccolta\lera stato delineato un uovo; un! altare) una scure va due (lame», e le ale dell'amore; sEsaminando da: vicino:que- sti. disegni \m* accorsi‘ ch'erano pezzi di poesia composti:di versi, i'cui varj metri. indica- -vano: l'oggetto , quale si erano ‘preso il.diver- timento, di rappresentare. Nell' uovo, per e- sempio , i due primi versi erano !di vtre csil- Jabe ;ciaschno *‘i seguenti crescevano © di mi- sura fino ad .un certo segno, dal qual. co- iminciano di nuovo a decrescere , finchè ‘termi- navano:.in due versi.di tre sillabe, come ave- vano ‘principiato (6). Simmia di Rodi era sta- to quegli che. avea di: recente arricchita la letteratura con tali produzioni, quanto pue- rili\'altrettanto inutili. © i iva Liside ; che amava appassionatamente la poesia , temeva sempre: che non'si finisse col Fiporgliela fra i passatempi ‘frivoli;;-«ed es- sendosi accorto che Euclide avea più. volte dichiarato che un poeta ‘non doveva:'lusingare si d’intontrare, quando non ha il talento di Ì «pia- (a) Call. presso Ateneo lib. 10, capirzo. pegi4 513% | \Tes. cpistola Lacrozian. tom: .3% paga s7. * Spezie di ‘logogrifo. Vedete Lo nota in fe ne del volume. È (b) Salmas. nell'are Dosiad, uovo. di Simmia ec. pag, 18.3. dre NEL LA GIR DONA 2.81 piacere; sclamò in un ‘momento! d'impazien? za: La isola poesia ha’ ingentiliti -più suomi® ni :0.dessaiba istruita ola miavinfanzia;; i desse tempera il'rigor :de’precetti?. dessa rende ama bili: levvirtl'!» prestando lor le:sue grazie: dess sa ‘solleva «i*anima icoll’epopea;sol’ intenerisce al teatro, laricolma. di santo rispetto. nelle ‘cerimonie’ religiose)» 4’ invita calla. gioja sei; nostti banchetti, risveglia» il'‘suo | coraggionim faccia del nitmico; l'e ‘quando canche motivo! delle.cloro azioni: il ‘primo. è quasi: sempre 1° interesse o; la vanità..:Ma sen: za entrare in queste odiseussioni.)i yi; dirò! solk tanto quel chei ne penso. 1.ipoeti vogliano piacere (a); la Reesiali può esser. utile! n pas] Aristotele della poetica cap. 9. tom. 2. pag: ‘Gigi cap. iù. pag. (602: D. Vossio:della na- stura'dell'- arte poetica cap. 8. pag. 42 CFA LRRBNTLO Lie ' CONTINUAZIONE DELLA BIBLIOTECA ;. bb La. Morale. CHO NOTO ; q A morale siici disse Euclide,, sianticamente, IE non:era:che una filza» din massime, Di. tagora: ed ivsuoi primi ‘discepoli, isempre.-.atr tenti a risalire! alle cause; ola» legatono a prin» cip] troppo elevati: sopra ‘dell'intelligenza deb volgo (a): essa: allora:divenne/ una iscienza, ve I’ uomo fu conosciuto , almeno .pes., quanto può erserlo .. Cessò poi d' essetlo ,, quando i ‘ sofisti estesero la loro : dubitazione; sulle. ve» rità le più utili: Socrate: persuaso;| che: noi siamo fatti: piuttosto per vagire: ‘che; per pen- sare, si appigliò meno ‘alla ?teoria. ‘che alla pratica»: Egli scarto le nozioni astratte, -€ sotto! questo aspetto sì può::dire. ch’ egli. fece scendere» 1a filosofia sulla» terra (6); i. suoi discepoli. svilupparono lla sua, dottrina, e qual- cuna l’‘alterò con idee tanto sublimi , che fe- cero risalire la morale. al cielo . La scuola dei tn ti die ° (a) Mi gran morale. lib. 1. Lp 1% £07%0 . pag. 145. N } (b) Cicerone quest, tuscul. a 4. 10m) &. P4- gina. 302, i 84 Viaggio D' ANACARSI di Pitagora credette di dover talvolta ribuns ziare ‘al' suò Jlifguaggio misteribsdi, ‘ per illu- minarci sulle © nostre passioni e sui. nostri doveri . Giò ‘è quanto fecero Teagete:;. Metopo ed. Archita. con buon successo (4). Differenti trattati uséiti»dalle lor mani csi trovavano collocati avanti i -dibri composti da ‘Aristotele «sulla morale.» Parlaedodell) edu- cazione degli! Ateniesi; ‘ho procurato. di es- porre: la--dottrina» idi quest’ ultimo, qual è perfettamente ‘uniforme. ra quella dei primi. Ora soltanto! riferito s alcune» osservazioni rac- tolte ‘da \Evclidete:tratte .da. molte: opere. ra- dunate peri: suà cufa. «uu Y } La ‘parola virtù» hellar sua. origine non si. gnificava chela forza ed il vigore del: cor- po (0). Im-ral: significato Omero cavea det» to la virt@® d' unicavallo ((c); cosi. dice > rut- tavia ‘/a° virtà:d' ub:terreno; (4)! dat Poscia questa ‘parola. dissegnò iquanto ‘avvi di più stimabife!-:in uni oggetto». o Oggidi ce ne, serviamo per. esprimere. de ‘qualità dello spitito. espiùsovente quelle «del. cuore» (e). SI nitdaze 60m sobi n0o 0:915L°uo- (a) (iSrobeo in molti luoghi. v5» Losi (b) Omero iliade lib. 15. verso 642, (c) “Idem ‘ivi lib. 23; vers. 374. SII (d) Tucidide lib. 1. cap. 2% pag (C)ì Fristorale \Endèm. . Lib. 2, VeApor, tomo. 2, pa- sina 202 fit NELLA (GrREOIA\ ÙS%5 L''iuòmo solitario ‘non «avrebbe «che. due sens dA timenti, vil! desitlerio:; ed il:;vrimoge;: custis. suoi moti. sarebbero d'inseguirei 6. di ! fuggire (a). Nella'socîerà questi due. -sentimenti pe tetidosi ésercitate: sopra. un.gian pnumero diogr getti, si dividono in parecchie sspezie di là l'ambizione 5101’ odio ;i e ; gli: altri i movimenti che usitano ‘l'anima... Ora: siccome. egli..non avea ricevuto ‘il. desiderio ed: .il; rimore se;jnon per la “propria ‘conservazione , fa !’duopo» al presente ‘che lirutti i suoi affetti concosrane tanto! imaleb per mas feno. pagaia Iob ieri: lbageiti Certi popoli! amico ssuicidio.; (0) nìa ‘Pitagora «e: Socrate: l' autoritàode) quali: è superiore abquella (dei popoli) sostengono che nessuno; ha; il ‘diritto: di ‘abbandonare il. po- sto, che .gli dei: gli hanno assegnato» inì que» sta vita (d): Regolo) daoving ni I cittadini :deilpaesi commerdianti ricavano un aggio! dal dorscdanato impiegato nel. traf- fico; mia in vunisisvenia idi repubblica fonda» ra. sulla . virtù 5 Platone ordina dil dar ad'.im> prestito senza esigerne alcun pro (e). ; In ogni tempo la probità,. la purità dei coscumi,,. la: beneficenza: è. stava lodata?) (in ogni tempo si è detestato »l’ omicidio» l’ a- dulterio , lp..spergiuro ed: ogni, specie:\ di vi * siii de rabi case ; Sgt anzio,. (a) Plutarco dell’ aud. ‘poet, tom. (1.210 E. (bh). Platone. in . (Crit., t0m. JI. pagii 49.000 | (c) Strab. lib. 10. pag. 486- Elian. var, stor. Lib. 73 cap. 37. ed altri. STRICT Li} (d)e Re in Fed. ton. 1. pag. 6.2. Ciceri ag vveeè dis chiez. CAP O) 60M. 3 3 (e) Plar, delle. a lega, slib, sa; PORTA pag... 742, NELLA ‘GRECIA. 189 «i zio» Gli scrittori ipiù ‘corrotti ‘isono: obbli. «gati .d’ andunziare una, sana doctrina., ved. i, più arditi di rigettare ile conseguenze îchei si. cava- no. dai loro. principj. Nessun di loro, (oserebbe «sostenere ;:: che: sia meglio «commertere ‘che ‘ sofferiré.. un: ingiustizia :(a). £ nani Voi: non sarete sorpreso. di. udire checi. no- stri doveri! sono usegnati (dalle nostre. Jeggi.ce dai nostri autori 5 ‘ma vi: stupirete. bensì stu- diando lo spirito delle nostre istituzioni;;y ke «feste, e ‘gli: spettacoli e. l\arti ebbero fra di noi; da.:principiobun;ioggetto, morale ;i. di:cui si potrebbono agevolmente». seguire le tracce. Usanze: che sembrano .:indifferenti. presentano talvolta qualche. lezione » ‘commovente. ; Sii ha cura d' innalzare tempj alle grazie in: cetti luoghi esposti agli occhi di tutti, perchè la gratitudine non può mai essere troppo lumi- nosa (0). Fino dal meccanismo della nostra lin- gua sì lumi dell? istinto;,o, della ragione, hann; introdotto alcune verità preziose. . Fra quello antiche maniere di creanza ; iche ‘noi ponghise mo sul principio di una “lettera, e che ado- (periamo in warj incontii,;., una ve. né ha:che me; rita attenzione. In vece di dire: Io vi saluto- sù. voridian y (3) (a) Arist. topic. 1.8..c@p. 9, 10m. UL, pagr275 {b) Idem dei. costumi l..s. cap. 8, tomo,.2. pa- gina 64. D. Tomo XI. T ORRORI Tui dba «apo NrasGio (D' ANACARSI ittico semplicemente»: Fare sl bene (4): questo lt abgurio: della (più: grande felicità. La istes- sa: parola. * »significa sunolche si distingue vcol suo valore.) ovvero s00lla, sua vinti, perciot. ‘ché il :coraggio cè:vranto «necessario Vvall'uno quanto all'altra. Sessi vuolesder un'idea ‘dell’ uonio: perfertamente. virtuoso; gli sivattribiisce sbellezza sc bontà (0) **, cioè ia dire He iddue «quelità che :richiamamo unaggioomente .l’'amipi- orkzione sevula-ifiduciao o Prima di pot ifiné a quest'articolo ; debbo iparlarvi di un genere sche: da ‘qualche: tempo cesercita vi nostri: scrittori; cioè quellordei ca- cratteri :(c) . Veddteliqper cosempio: con. quai ‘îò- lori Aristovele abbia < dae Lia. magidamimi» iva: da E igmasi 3 16 } D x } 10350 1 iNoi i ua: (6) Mrissotele gran morale sl 1. cap. 4: tom; z. mei © vi «2 Jr ‘b) Sa Ate ‘mondile’ t0i2. Cap. p. “tomo -2. “è 33 in vrilka 0 4) 1996, to e o (c) -Aristot: Teofr. ec. ec. (U) “Ide dei ‘costumi Wo4.% chp.>7ì ‘tom; 2: pag. SI Sag. Idem VEbdem. lg: cap. 5. «tomo J pag 223. s pere NELLA GRECIA» 251 \ Noi diciamo magnanimo colui che natutal- . mente ha l’anima Velevata senza ‘lasciarsi mal abbagliare dalla prosperità» nè abbattere dalle avversità (4). Fra. tutti i beni esterni egli .non fà caso che' di quella consideraione che viene acqui- stata ‘e accordata dall’onore; Le distinzioni le più importanti non meritano già quei. traspot- iti, perchè ‘esse gli sono dovute: ‘egli vi ri- nuncierebbe piuttosto che riceverle per cause leggiere.»» ovvero. da «gente: da ‘lui disprezza- ta (5). Siccome non conosce timore ; il suo odio ; -la sua amicizia; ogni sua. azione € parola è scopertaz ma i suoi dj non sono durevoli 3 persuaso che l' offesa non può intaccarlo , sos vente la trascura e finisce col dimenticatsela (c). Egli ama idi far cose che passino alla po- sterità;;, ma non parla giammai dì se stesso , «perchè non ama: la lode. Egli è più geloso di .prestar sérvigio che di riceverne : fino nelle sue ‘minime azioni si scopre l'inpron- 5; - MANINE <:c3 LETTI (a). Ariston: dei vsostimi il ig. Mp3. #00. 2. pag. 30. : 3 (b) Idemivi ili 4. \odp 7 tomoz.'pagiso» ddem gran morale. kh 1. ‘cap. 26. t0m. 2. pagi- na 162. (c) Aristor, dei costumi dig. 00), Bi: pAg. 5 Ta DICE ViacgIio D' ANACARSI ‘ta della‘ ‘grandezza. Se acquista qualche cosa; se vuol sd disfare qualche. gusto particolare , Ja' bellezza lo colpisce più;che l° utilità (e). Io interuppi Euclide: aggiugnete, g gli dissi, chè quando viene: incaricato. degli interessi di in vasto stato, egli sviluppa nelle sue: intra- ‘prese e ne) suoi rractati tutta. là ‘nobiltà’ dell” ‘anima sua; che: per mantener l'onore della tiazione ‘lungi dal ricorrere a piccioli mezzi ‘mon impiega che la: fermezza ; la franchezza, e la superiorità del talento , e voi. avrete sbozzato il ritratto di quel’ Arsamo, col ‘qua- le'‘io ho passato in Persia. giorni. sì fortunati , te: che fra tutti ivveri cittadini di quell’ im- rperoi fu'il solo che ‘non si affligesse ‘per ila sua : deposizione. «parlai ad Euclide di vun lisa ritratto ‘che mi era strato mostrato in Persia , e di cii io non ‘aveva ritenuto ‘che i. tratti seguenti. Io consagro alla. sposa d’ Arsàmo l'omaggio «che Javverità deve alla: virtù: 2 Per ‘parlare del “sto |spirito;1c bisognerebbe averne: quanto ella ne “ha; ma per a del suo cuore il suo spirito non basterebbe, e bisognerebbe aver P anima «di lei. -Fedima. discerne in. un*colpo d'occhio i differenti rapporti di un oggetto ‘e sa esprimerli: con: una ‘sola: parola; Sembra i O Ne ta. tal- ] «(0) sAristot. dei costumi kn cApis I. è} xELLA GRECIA, 1295 talvolta ch'essa si ricordi ciò che non ha mai imparato. Ella! sarebbe ‘capace sulle traccie di qualche idea soltanto di tessere la storia de- gli errori dello ‘spirito s; Ma per quanti esem- pj avesse, non potrebbe giammai formar quella degli ettori del cuore: il suo è. ttoppo puro e troppo semplice per. concepitli CORIO Ella potrebbe senza arrossire, contemplare la serie. de' pensieri, e de’ sentimenti di tutta la sua vita. Il suo esempio‘ ha; provato che le virtù riunendosi non ne fanno che una so- la; esso ha provato altresì che una tale vir tù è il più sicuro mezzo d°' acquistare la sti- ma generale; senza eccitare. l’ invidia... , al coraggio intrepido che da l'energia del catattere, essa congiugne una bontà tanto at- tiva; quanto ‘inesauribile; la sua. anima sem- pie invitta, sembra che non respiri se non per fare l' alcrui felicità . Essa non ha che una sola ambizione, qual è quella di piacere al suo sposo: se nella sua gioventù voi aveste lodato gli ornamenti della sua persona; e le qualità di cui non, yi ho dato che ‘una debole idea; voi l’ avreste. lu» singata molto meno di quello che se parlato gli aveste d' Arsamo .... 224 CAPITOLO IKXXII. ED ULTIMO. Nuove intraprese di Filippo. Battaglia di Cheronea : Ritratto di Alessandro. ‘go A Grecia si era innalzata al più alto le, grado dì gloria; facea d'uopo che scen- desse al termine di umiliazione fissato da quel ‘destino che. agita perpetuamente la ‘bilancia degl'imperj. La decadenza ‘annunziata da qual- che tempo fu rapida nel mio soggiorno in Per sia, ‘e. rapidissima: alcuni anni: dopo;. Io cor- ro allo ‘scioglimento di questa grande ‘rivolu= zione .. Accorcierò il racconto dei fatti; e mi eontenterò talvolta d'estrarte le notizie dal giornale del mio viaggio. n SOFTO E' ARCONTE NICOMACO.. E anno quarto della 109 olimpiade, (Dai 30 giugno dell'anno 341; fino ai 1g luglio: dell’ anno 340 prima di' G. C.) Filippo’ avea formato di nuovo il disegno, d' impadronirsi dell’ isola d' Eubea co’suoi ma- neggi, e della città di Megara coll’armi dei Beoti suoi alleati. Padrone di questi due’ po; _stio NELLA GRECIA 295 sti; lo. sarebbe stato io:breve anche d' Atene; Focione ha. fatto una seconda spedizione im Fubea, e ne ha cacciati i tiranni stabiliti da Filippo; quindi si è'posto) in marcia. pen. soc- correre i Megaresi ; ha fatto abortire i pro- getti, doi Beoti, o posta .la [piazza al coperto d'ogni insulto (4). - Se Filippo potesse assoggettare le città Gre-, che che circondano; i. suoi, stati. dalla, parte. dell’ Ellesponto e della Propontide, egli ter- rebbe. in. pugno: il commercio. de' grani. che. _ gli Ateniesi ricavano , dal ponto: Eusino:, e che sona assolutamente necessatj, alla, sua sus- sistenza: (6) . Con questo oggetto. egli aveva. assaltata la piazza forte di Perinro . Gli. ass sediati hanno fatto, una resistenza degna dei maggiori \encomj.. Essi aspettavano, soccorso dalla parte della; Persia: ne hanno; ricevuto pen paste de’ Bisantini (c). Filippo virtittato: contro. questi ultimi ha levato, I’ assedio da, Perinto, @ si è presentato sotto le mura di Bisanzio, il quale subito ha fatto, partire de- putati per Atene, Essi hanno. ottenuto via: » TE scel. (a) Diod. Siculo “1 16. pag. 440. Plutar. in Fo: cion. tom. 1. pag: 748. i {b) ‘Demest. della coron. pag: 487. | (ec): Diod, Siculo L 16. pag. 446» gr 296 VIAGGIO? D' ANACARSI scelli. e: soldati. sotto: il. comando di Cate. re (4). 3 i Ù SOTTO: L’ ARCONTE TEOFRASTO. L'anno primo della vio. olimpiade. (Dai 19 ‘luglio dell’anno 340 fino. ai g luglio dell’anno 339. prima di G- C.) La Giecia' ha prodotto ne’ miei tempi pa- recchi ‘grandi omini‘ ch'essa può recarsi ad onore j tre ‘specialmente, dei quali deve an- dare supetba': Epaminonda, ‘Fimoleonte e Fo- cione' Io appena vidi:i due primi, l'ultimo lo conosco di più. Lo veggo sovente nella sua’ piccola abitazione che occupa nella con- trada di Melita (6). Io lo trovo sempre dif: ferente dagli altri uomini, ma sempre. simile a se medesimo. Quando io mi sentiva manca- te il coraggio all’aspetto ‘di rante ingiustizie ed orrori ‘che avviliscono l'umanità; io me:né andava a respirare un momento. vicino a lui, me ne'ritorno più tranquillo e più virtuoso. vw Ai 13. di Antesterione *, Jeti mi trovai pie- (a) Diodoro Siculo l. 16. pag. 463. (b) Plutar. în ‘Focion. tom. 1. pag. 750. ;* 23 febbrajo deli’ anno 339. prima di G. C. e è ' NELLA GRECIA) DIT presente alla recitazione di una nuova ‘trage- dia (4); che fu'd’improvviso; interrotta. Co lui che faceva la parte di regina. ricusava di venit fuori; perchè non'. aveva ùn corteggio abbastanza fiumeroso;; Siccome. gli spettatori ‘ s'.impazientavaao!; l'impresario; Melanzio eac> ciò: fuori l'attore accompagnandolo! sino in mezzo della scena ,.e' gridando. Tu mi dimat- di molte. donzelle ce la moglie di :\Focione ‘non ne ha che una sola, quando camminà - nelle strade: di Atene (b) . «Queste parole intese da tutta l'udienza, furono accompagnate da tanti applausi, che senza aspettare la fine del. drami ma, ‘io cotsi prestamente da Focione. Lo tro+ vai che stava a trar acqua dal pozzo;;e sua moglie impastava il pane per la famiglia (c). A tal. vista .balzai di -gioja ; ‘e raccontai col più vivo: calore ciò ch'era ‘accaduto .in tea- tro: essi mi ascoltarono con indifferenza. A- vrei dovuto . aspettarmela . Focione era poco lusingato dagli Sncon) degli Ateniesi; e su moglie ‘lo ‘era più dalle azioni di suo marito che ‘dalla giustizia che gli si rendeva (4). È Egli (a) Memorie dell’ Accademia delle belle lettere tom. 39. pag. 176. e 183. } ‘ (b) Plutar. in Focione tom.1. pag. 750. (c) \Zdem ivi pag. 749. (Ad) zdemivi della mus. tom. 2. pag. 1130. ® ® 299 Viacoto D' Amacarst Egli «allora stava disgustato; dell incostanza del popolo ; ei ancon più sentiva indignazione per (bas bassezza dei pubblici ‘oratori. Mentre egli mi parlava dell* avidità di questi e della vanità di qiiello»: Demostene: venorò.. (Essi \pars larono:: dello!/stato. attuali ‘della Grecia. Demo» stene voleva. dichiarar la guerra) a Tilippoi; Focione: \mantener la pace. î Questraltimo; era | persuaso che la perdita d'ona ‘havcaglia cagionerebbe. infallibifmente la rovina d’ Atene], che una vittoria prolunghe- rebbe .una guerra che gli Areniesi troppo icons rotti non erano) : più: im istato di sostenere: che lungi dall*irritare: Filippa e! dal sommi» nistrargli.\un. pretesto: di entrar nell’ Attica, facea. d’uopo. laspettare: che . si stancasse com ispedizioni lontane ; e che continuasse ad esporà. re: la:sua vita, il cui termine sarebbe la sa- lute della ‘repubblica . Demostene non poteva rinunziare. alla. parte hrillaore iche aveva sino. allora rappresentata. Fino dall'ultima pace due uowini di ‘genio differente; “ma «d’un’ ostinazione eguale si:dan- ‘no una' battaglia che fissa l'attenzione della Grecia. Da un canto si vede un sovrano ge- loso di dominare su. tutte le azioni, sorto» mettendo gli uni colla forza delle armi, agi- tando gli altri per mezzo. dei suoi emissarj, coperto ‘egli. stesso di cicatrici, correndo pet- petuamente contro, nuovi pericoli, e lasciando. in NETLA Greta” 299 in balia della fortuna-:qualanque ‘parte ! della, sua persona volesse ella scegliere, purchè po tesse col rimanente? vivere coperto di onore a di gloria (a). Da un altro canto un semplice! particolare che lotta è tutta forza contro. l’indolenza degli Ateniesi $ contro l'accieca- mento de' loro alleati; contro la» gelosia: dei; loro eratori; opponendo la vigilanza! all’ astu: zia, l'eloquenza agli eserciti; facendo risuo- nar la Grecia delle sue! grida, .e. avvisandola: di vegliare sulla condotta'di quel prigcipe (0) 7 inviando da ‘ogni parte ambasciatori, truppé; flotte per opporsi alle sue intraprese, e giun- to ‘a segno di farsi temere dal più formidabi le fra i vincitori (e). Ma l'ambizione di Demosterge , che pon isfuggiva alla: penetrazioni di: Focioné , si nà* scondeva destramenite sotto i motivi, che. do- vevanio impegnar gli Ateniesi: a' prende l'at- mi; motivi da me dichiarati più dj una vol- ta. Questi due oratori li agitarono, di nuo- vo nella conferenza cui ‘venni io, pure am- messo... Parlarono l’ urie ve l’altro cori yeemen- za. Demostene sempre cor rispetto > ‘gcionè, talvolta. con amarezza. Non essendo»si! potuti e__[_ 3 ac- (a) Demos. della coron.. pagi 483. Gi (b) Idem ivi pags 480: ast (c): Gwviar. ‘in Domos. encom. cap. PT. tom. E. pag. 5.18. Ba at. goò Viaggio; Dì ANACARSI ‘accordare il primo. disse; nel:partire :, Gli Arg: niesi vÈ faranno morire.‘in qualche momento, di delirio: e voi; replicò il;secondo, in’ qualche lucido: intervallo (a). | Aiisedicì.‘d' Antesteriore.-*: Oggi sono. stati eletti. quattro deputati. per, l'assemblea ‘degli Arnfizioni , che deve radunarsi la ‘primavera prossima in Delfo (5). ARR: ....::** Qui è stata tenuta un’ asset: blea. geverale. Gli Ateniesi. adombrati. per l'assedio di Bisanzio ,;aveano cli recente rice- vuta-una lestera di Filippo, il quale gli ac- cusava «d'aver. contravvenuto a, parecchi arti- coli. del. .trattato di pacc:e. di alleanza che conchiuso aveano sett’ anni sono . (c) , , Demo- stene è salito in bigongia; e secondo il suo parere indarno contrariato da Focione il po- polo ;ha ‘ordinato .di fracassare la .colonna sulla, quale stava scolpito questo trattato, di al. (a). Plutarco in Focs toni.1. pag. 745, E. * 26 ‘febbrajo 339. prima di G. C. (b) Eschin) in Ctes.. pag. 446. Demos. della. coron. pag. 49 8. X* Verso ti\tempo medesimo. (b) Zetter.. Fil. nelle opere di Demos. p.r14% ‘Dionit; di Alicar. epist..ad Amm. tom. 6... pag. 740. î ; NELLA GRECIA. 31051 allestire la flotta ‘e «di. prepararsi. alla guere ravi(a)> ‘ go TE u Alcuni giorni prima era. giunta vla. nuova che. i Bisantini preferivanoyi.di; far di meno dei (soccorsi degli. Ateniesi , ; piùttosto: che; ri- cevere dentro le. mura. della5 loro; città cruppe guidate da un generalé tanto detestaro» quanto Garete. (0). Il Papale ha. nominàto;, Eocione in. sua vece,’ " È i edi 30. di Elafebalione *., Nell Une assem- blea degli. Amfizioni; un (cittadino . d’ Amfissa,, capitale dei Locri Osoli, situata 60 ‘stadj. luu- -gir da: Dello, vomitava:ingiurie1atr8ci contro gui Ateniesi, e. proponeva di condaonarli ad una multa di. so valenti #*, per, avere. anti camente appeso al rempio scudi dorati, monu- menti :delle loro vittorie:-contro i Persiani ed i Tebani /c). «Eschine volendo» stornare- una tale! accusa: fece'\vedere che gli abitanti d'Am- fis, essendosi impadroniti, del porto: di. Girra, e del paese vicino, carisagraso in origine al. retir in pio Ja (a). Dezsost. oraz. a Til. epist. pag.t17. Filoc. pres. Dionis. d'Alicarnas. tom. 6. pag. 741. (b) Plucar. in Foc. tom:1. pag. 747. * ro aprile 339 prima sdò G. C.. s) X* 540000 lire moneta di Venezia «. G (0) (c); Eschine' in'Ctes. pag: 440; Pants. L. 10, Ap 19. pag. 543» (CE nec 13:02 —.Viacoro' D' ANKCARSI «pio, dvevallo incorsa ‘la ‘pera dectetata' Cotitro ì sacrileghi. Il giorno dietro i deputati della lega seguiti. ‘ida un gran numero di Délfici, * ‘disceseto valla pianura; ‘incendiarono. le case., ‘e’ colmarono ‘in. parte il porto . Gli abitanti «di ;cAmfissa: essendo accorsi. colle ‘armi; inse- guironoe gli aggressori fino-alle porte di -Delfo. guGli Amfizioni: sdegnati meditano una ven: detta strepitosa. Essa verrà pronunziata nella dieta. delle ‘Termopile 3 ‘che si tiene di ordi- natid sin “autunno, «ma che si terrà più pie sto quest'anno (a) il: > | ‘Quest? guerra riesce. inaspettata. SÌ sospet- ta ches Filippo l’ abbia ‘suscitata; ‘alcuni ap- pongono» ad ‘Eschine «d'aver ioperato.di \concer to:rcon. quel principe” (0)% ! si ) | Ati x. . * Focione stava ‘accampato sotto deo mura: di’ Bisanzio. La tiputazione della sua virtù: indusse i magistrati. della città ad ‘in= trodurre le sue truppe ‘inella;mpiazza. La loro ‘disciplina vèd il loro valore .rassicurarono igli abitanti, e obbligarono Filippo 2 levare l'as- sedio. Per mascherare la. vergognosa sua riti- È sata, (a) Eschin. 10 :C$. pag. wr. (b) Demos. «della cor. pagiogo ri * *Werdo il mose' divmaggios v tl SENE prima di G. e. ue: verra GRECIÀ, 13°03 ‘ rata y iegli disse che ola gloria lo «chiamava la < vendicare un’ olfesa tdi recedte iriceviuni da una tribà di Sciti. Ma prima di partire egli ebbe cura Udi rifmovar la -ipace cogli Ateniesi (4) i quali subito obbliarono i decreti ed i pre- patativi che aveaho ifatto contro‘ di «li. Add: .... * Sono stati letti nell’ assemblea penetale due 2decrevi ‘uno :dei Bisanitini ; l'alto d' alcune: ciurà «dell 'Ellesponto:. ©Qi 3 primi porta; che in riconoscenza dei soccofsi che gli abitanti di Bisanzio e di Perinto atigiooì ricevuto dagli Ateniesi; essi. wetordan loro il diritto «di '‘cittadinanza’inelle; loto ccit- tà, ila ‘permissione tdi accasarvisi:; di acqui. ‘star poderi ie ‘case; (con dritto @i!° presidenza agli :spectacolì ie parecchi valeriv-privilegj. Si ‘debbono verigere nel “Bosforo (ere ‘statuerdi 1% cubici ** ciascunani delle “quialivvesarà” rappre ssentato ‘îl pra d''Atene!cotonato da quelli -di Bisanzio. ve Sdi perinto? :(6)2FUMtUli secondo decreto è o che quattro città del Cherso- neso di Tracia, protette contro Filippo dalla generosità degli Ateniesi, hanno risoluto di doro dfferire: ‘ubia: corona del vilore:idi 0° ta- (MPS: » =len- Ù (a). Diod. Siculo Lav, paesvadB.0 * Verso il ‘tempo wmetes. i X* 22: piedi dl e pollici di FroMcili. (b) Demostene della vcotora par. 49 7- | 3,04 . ViasGio D' ANACARSI slenti Xi e d' inalzare.idue altari ; | uno; alla riconoscenza; .l" altro al ;popalo .d’ Atene (4). SOTTO ;L'ARCONTE; LISIMACHIDE, i : 1 L'ianno! secondo della ;1,10, olimpiade.. : ( Dagli, s ;luglio; dell’anno,:3:39 prima di G. Gi fino .aî.:2:8 luglio dell'anno 338. ia sdell’iepora’ stessa. ) 131 Te109 vaningdi db cè “i . i pì Addi iva» ** Nella dieta tenuta’ alle Ter- -mopile; gli;Amfizioni ;; hanno sordinato di u- -scire, in,campo;.contro [quelli .;d' Amfissa , ied shanno, eletto, Cottifo per, generale] della, Je- (ga. Gli. Ateniesi sed ‘i, Tebani ;iche 1disappro- yano/,una,,tal guerra, nonjaveano » spediti ;de- putati all'assemblea . ‘Filippo, - è; ancora;;nella sScizia ;je mon, ne ritornerà, tanto. presto , (6); ma, si, presume. che, dal. fondo . di. quelle re- È i 4 mo inbi oquili 03 X 648 mila lire moneta, di, Venezia .. Questa somma è tanto gagliarda, che mi nasce il sospetto che sin esagerata, 0 il testo alferato sn ‘questo passo) di: Demostene. (a) Demostene della. corona. genze d''importanza.; ‘e’ convocare ‘al bi sogno l' assemblea generale 0 \L ©’ (c) Demostene della corona pag. son Diedoro Siculo lib. 16: pag. 474. XX 01 3° giugno 338 primb'\di G. C, INELLA GRECIA. 399 «la ‘tromba ha ‘buccisato in tutte le strade (4): Alla punta del giorno i seriatori si so-' no radunati senza prendere veruna risoluzione : il popolo, gli aspettava impaziente nella piaz- za-.I Priteni ‘hanno annunziata la nuova.; .il corriere. li ha confermata; i generali, gli ora- tori erano presenti. L' araldo s'è fatto avan- ti, ed ha chiesto. se alcuno voleva . salir. in bigoncia . E’ succeduto ‘un*silenzio spavento- so.» L'araldo ha ripetuto più volte lo stes- so «invitof. I silenzio ‘ha ‘continuato ;,. e rut- ti aveano: inquieti. gli sguardi rivolti verso ‘Demostene. Egli si-è rizzato: < Se Filippo, ba detto; fosse. d'accordo coi Tebani, a quest’ ora,lo avreste alle frontiere dell? Atti- ca: egli non si è impadronito d'una fortez- za sì vicina dei loro stati., se non per riu- nire\ in suo favore, i due spartiti ‘che li divi- - dono, ‘inspirando, fiducia. ai suoi partigiani, e timore ai suoi nimici, Atene , orde preveni- re questax riunione , deve oggidi porre in ob; blìo rutti motivi del suo rancore ,, che da Tanto. tempo essa, mutrei contro Tebe :sùa. ri- vale; mostrarle il)pericolo : che; le !sowrastas farle: vedere; un’ armata. pronta a»»porsi: in campagna in;suo soccorso. unirsi se fosse ‘possibile con. un trattato d’ alleanza e con giu- (a) Diodoro. Siculo ivi. vi V (O) 3i0 Viaccio D' ANACARSI iuramenti. che assicurassero ‘la salvezza delle due repubbliche e quella “della ‘Grecia in. teta. » 3 I Quindi ha proposto un decreto, di cui ec- coi principali articoli. ‘Dopo ‘aver implota- to l'assistenza degli dei protettori dell Attica, saranno allestiti -200 vascelli. I generali con- durranno Je truppe ad Eleusi; i deputati an- deranno pér tutte le città della Grecia: su- bito passeranno: a Tebe per esortare la città a difendere la sua libertà; offerendole armi, truppe danaro; e loro. rappresentando. che \se Atene0fin qui si avea ‘recato .a gloria il disputatle la preminenza; ella ‘pensa oggidi che: sarebbe vergognoso per: lei, pe’ Tebani», per':tutti:i Greci il subire il giogo d' una potenza straniera...) Questo decreto è stato ‘approvato! senza. la minima opposizione ; sono stati nominati deputati, fra i quali Demostene e l’ oratore Iperide : essi stanno, « per .partire a; momen- ti (a). è Adi . . + 1 nostri deputati trovarono a Tebe i deputati: delle città alleate. Questi, ultimi: dopo aver ;colmato Filippo. d’ enco- mjie gli Ateniesi di rimproveri , rappresen=. tarono “ai Tebani, che in riconoscenza‘ delle ob- {a) Demostene della, corona: pag. 505. NELLA GRECIA. 30 obbligazioni che: professavano; a. . queli. princi pe) oevine concedergli il: passaggio peilo-. ro stati (4), ed. anche ‘piòmbare» insieme: con lui sull’ Attica. Essi sponevano vin 'batmpo que- sta alternativa : o che-le ‘spoglie degli ; Ate- niesi ‘sarebbero trasferite a \Tobes. ovche quel- Ie dei Tebani diverrebbero preda dei Mace- doni (6). Queste: ragioni, queste; minacce fu» Tono esposte com;molta. forza da uno dei più celebri oratori di ‘ questo.secolo, Pitonec:di ‘Bisanzio che parlava a nome di Filippo (e); ma Demostene rispose‘icon tanta) supériorità., che i Tebani non esitarono ia ritevere:- dentro Je Horo mura 1° esercito nAteniese ‘guidato. . da Carete e da Stratocle (dy * 11° progetto. id’ unire gli Ateniesi coi Tebani fu «riguardato come un tratto di genio; la riuscita come un trionfo dell» eloquenza. DIRO, C + ezi uld- (a) Aristotele della rettorica lib. 1. cap. 23. tem. 2. pagina s7s. (b) Demostene della corona pag. 509. .(c) Diodoro. Siculo lib. 16.- pag: 475. (d) Idem ivi : * Diodoro lo chiama Liside; ma Eschine ( delle false leg. pag. 451. )e Polien. ( stratag. lib. 4. c. 2.6.2. lo\chiamano:Stratocle. Lx Sestimonianza d' Eschine devs farci prefe- rire questa» lezione, ue ta d) V 4 Ù 312 ViacGIo..D' ANACARSI 1 gdi vv... Aspettando,:circostanze più. fa. votevoli ,; Filippo presel la. risoluzione .d'ese. iguirerili decreto: degli. Amfizioni, sed ‘assaltare lavoictà”d’ Amfissa 3: ma | per. accostarvisi : fa. ceva ‘d’.topo di. ‘superate «un passo angusto presidiato da Carete e da.. Prosseno ;, il pri- moi ’con.iun distaccamento di) Tebani ed. A- reniesi; il altro: con iuni. corpo d'ausiliarj che quei! d* Amfissa preso: dveano:. al loro stipen- dio::(4):\ Dopo alcuni. vani itentativi, Filippo fede ‘caderci nelle. lor. mani. 'una lettera, nel- laviquale esponeva a -Parmenione, che le tuc- bolehzesinsorte d'improvviso enella Tracia. esi- gevano fila sua. presenza ;;;/e; I° obbligavano a timertere «ad laltro tempo l'assedio, d' Amfissa. Questo; stratagemma gli riliscì., Carete e Prosseno ‘abbandonarono il ‘passo angusto.: il re tosto se ne fece. padrone;; sconfisse. ;quei d'.Amfissa, e soggiogò la loro città (6). \ 3 SOT- è ©) Eschine? ma Ctes. pag. 4 $.1.:- Demostene della er corona pag. gig. © La JRTRRORI (b): Polieno istratag. lib.\qg.i cap. 25 Ss 8. NELLA GREGIA.' 363 SOTTÒ L’ ARCONTE CARONDA. L'anno 3 della 120. olimpiade. ( Dai 28 giugno ‘dell’anno 338 fino sai 17 luglio dell’anno 337 prima di G. C.) Addi....*: Sembra che Filippo . voglia terminare la guerra; egli deve spedirci am- basciatori.. I capi de' Tebani hanno intavolato de’ negoziati con lui, e stanno, anche per venit- ne alla conclusione . Ci hanno comunicato le sue proposizioni , esortandoci ad.accertarle (4). Qui molti sono di\parere d' accettare il consiglio di loro; ma Demostene che crede d’.aver umiliato Filippo, vorrebbe abbatterlo e sterminarlo. Nell’ assemblea del giorno. d'oggi, egli si è chiaramente: spiegato per .la continuazione della’ guerra; Focione è stàto di contraria opi- nione . Quando consiglierete voi. dunque la guerra, gli chiese: l’ orator Iperide? Egli ‘ha risposto: Quando: vedrò la gioventù osservan- te. della disciplina, i ricchi. contribuenti, gli oratori sazj del pubblico. tesoro (b). Un \aw ? vo- * Nel primo giorno di luglio dell'anno 338 1 frima di ,G. C. (a) Eschine in Ctes. pag. -451. (b) Plutarco in Focione:tom. 1» pag. 7.50. !1) 314 ViagGio D'ANACARSI vocato del numero di coloro che passano 2 lor vita a portar accuse ai. tribunali di giu» stizia, ha sclamato: Come Focione , ora che gli Ateniesi banno le armi in mano, voi prope- rete, loro di gettarle. St, oso di farlo, egii ha soggiunto , sapendo benissimo che otterrei autorità: sopra di voi in tempo di guerra, e voi sopra me l'esercitereste în tempo di. pa- ce (a). ‘I oratore Polieutte prese. quindi a parlare ; essendo costui estremamente panciu- to, ed ilecalore eccessivo , egli grondava: di sudore, e non. poteva continuare i) suo di. scorso senza chiedere tratto tratto un bicchier d'acqua. Ateniesi; disse Focione, ascoltate, che benin'’ avete ragione, isimili oratori: que se’ uomo ‘che' mon può dir quattro parole in vo. stra presenza senza perder il fiato, farà cer-. tamente maraviglie grandi , ‘quando carico di corazza ‘e di scudo si troverà in, presenza del simico (b). Siccome Demostene insisteva sul vantaggio di trasportar il teatro della guer- ra nella Beozia lungi dall’ Attica. Noz am. «diamo esaminando, disse. ‘\Focione, dove abbia- mo a dar battaglia ,\ ma dove possiamo. gua- dagnarla (c). Il parere di Demostene ha pre- val- @) Plutarco in Focione tom. “x. pag. 748. (b) Idem ivi pag. 746: (c) Idem ivi pag. 743; NELLA GREGIA. 315 valso ; all’ uscire dall’ assemblea ei. pattì alla volta della Beozia. Add; .... * Demostene ha sforzato i Te bani_ ed i Beoti a rompere ogni negoziato con Filippo. 'E' perduta ogni spetanza di pa- ce (e). prg Add: ....Filippo: si è fatto ‘avanti alla testa di :30;000 fanti; e 2006. cavalli ‘al- meno (6) fino a Chetonea in Beozia: non .é più di 700 stadj lontano d’ Atene. (c) *. Demostene è dappertutto, fa tutto ; co- munica un moto rapido alle diete di Beozia , ai consigli dei generali (d):.l'eloquenza giam- mai non ha potuto operare maggiori prodigj. Essa ha infuso in tutte l'anime l’ ardore dell’ entusiasmo e la sete di combattere, (e); alla sua. voce imperiosa si veggono. avan. zarsi verso la Beozia i numetosi battaglioni de-. %> Verso. il tempo! saedesimo.. (a) Eschine in Ctes: pag. 451. (b) Diod. Sicule lib. 16. pag. 47.5. (c): Demostene della corona pag. 511. X% z00 stadj fanno 26 delle nostre leghe CA I1so \pertiche. è (b) Eschine svi pag. 452: Plutarco in Demaste-. ne. tom, 1. pag. 854. (e) ‘Teopompo presso Plutarco ivi. Ù (316 Vraecio! D' ANACARSI Ò degli ‘Achei,.dei Corintj.,; dei Leucadi e pa: recchi altri popoli (4) . La: Grecia. attonita s'è irizzata per così dire ih ‘piedi, cogli oc- ‘chi. fissi sulla Beozia;; nella ‘crudele! aspetta. zione ‘dell’ avvenimento. che dovrà decidere della sua sorte (5). Atene passa ad ora ‘ad ora per turre ‘le convulsioni della. speranza e del terrore. Focione è: tranquillo: Oimè! che jo ‘non ‘saprei esserlo; Filota è all’armata. Si. dice. che questa sia più; iforte di quella di Pia (©)5 | BATTAGLIA DI. CHERONEA. La Laraglia è rita È morro è io non-ho più amico; nonvavvi più Grecia. Me ne ritorno nella Scizia. Il: mio. giornale ‘quì. finisce, io. non :ebbi la forza di continuarlo. Il mio pensiero cera di partite sul fatto; ma sion ho potuto resi- stere alle preghiere della sorella di Filota e d’' Apollodoro suo sposo: ho passato. ancor un' anno con .loto; \ei noi » piangemmo. in- sieme . Lul , È Ora (a) Demosh. ivi pag: s12. ‘Luciano meli encom, di -Demost: lib.z 39.(-tom.; 13. page ro (b) Plutarco. în Demost. tom. 1, pag. 854. (c) Giustino cap.' gx cap. NELLA Grecia. Sx ©Ora mi do a rammemorare alcuné circostanze’ della: battaglia. Questa avviene cai;7; del: mese. di Metagitnione (a) i Glì: Ateniesi. e) i Tebani non:idiédeto giam- mai. maggiori... prove. di coraggio. I primi aveano | già sfezata: la.. falange Macedone ; ma i:loro. generali .hon: seppero ; approfittarsi di questo ‘vantaggio,. ‘Filippo che se ine av- vide ; disse freddametrite iche gli Ateniesi non sapeano vincere, e criordinò. la battaglia :(6). Egli aveva il comando dell'ala ‘dritta ,\ Ales. sandro suo figlio idell’ala sinistra; ambidue mostrarono. sonimo .valore. ‘Demostene, fu dei primi « fuggire (c).. Dal canto degli Are: niesi più di mille uomini perirono gloriosa. ‘mente; più di due. mille -furon, fatti. prigio- nieri. La perdita dei, Tebani fu presso a.po> co eguale (4). i Il:re dapprima diede indéceste menta sul- le dimostrazioni‘ di gioia.» Dopo un banchet- To) I (a). Plutare. in Camil..tom. 1. pag. 138::Corsio, \'îdel gior. nataliz. di Platone nel simb. li- ter. volum.'6. pag. 95. * ai 3 d'agosto dell’anno 338. prima di a Gi (Gi Ra i x md id (b) Polien.cstrag. lib. 4. cap. 2. (c) Plutari in Demost. tom. I. pag. 855. (d) Diodoro Siculò lib. 16. pag. 470% Ù 318 VracGIO: D' ANACARSI to, in cui i suoi amici sull’.esempio di lui si abbardonarono ai maggiori ‘eccessi, (4)., e gli andò sul campo di battaglia; e non si vergognò.idi fare insultol'a’ que' prodi guetrie. ri ché vedeva stesi a'suoi. piedi, declamian- do :a tempo di battuta il:.desreto che Demo- srene' avea isteso ;per suscitare*contro. di. lui i popoli della Grecia (0). L'orator Demade; benché incatenato , gli disse :! Filippo voi fa- re vor. la parte di: Tersite:, mentre vi. toc- charebbe val fare: quella: ‘d’ Agamennone (c) Queste ‘parole «lo. fecéro\.rientrare \in se. stes- so. Sì-strappò dal capo-*la: corona. di fiori, donò a Demade la libertà je rese e* ‘al; valore. di vinti (4). sli La città di Tebe det avea posti in obblio ivsuoi ‘benefiri, fu trattata con più. rigore. Egli lasciò un presidio nella cittadella 3 al- cuni fra i principali abitanti, furono banditi , altti. ‘posti: a morte (e). (Quest esempio di severità, da lui creduto necessario , estinse la . sua vendetta, ed il vincitore non usò più ‘che ‘atti' di moderazione .. Gli. veniva consi \ glia- Va) dem ivi. (b) Plutar. in Demost; tomi. 1, pag 855. (c) Diod. Siculo lib, 16. asa 477% (d) Plutaro ih Pelopida som.-1. pag. 287. (e) ‘Giustino lib, 9. cap. 40 i NELLA GRECIA. 319 gliato d'impadronirsi delle \principali fortez» ze della Grecia ; egli tispose che. preferiva ‘una lunga riputazione di clemenza allo splen- dore passeggero della. potenza (4). Voleasi almeno che .infierisse contro quegli Ateniesi che gli aveano icagionata, tanta apprensione ; egli rispose: Noz piaccia agli dei che io di- sirugga il teatro della gloria, io che non mi affatico se nom per essa (6). Egli permise loro: di, ricuperare. i. morti; e pose i prigio- ieri in libertà: i quali poi fatti arditi. da ‘tanta bontà , si comportarano con. l’ indistie- tezzare la leggierezza che si attribuisce al- la loto nazione: Essi chiesero, con alterigia il :loro bagaglio (e. si lamentarono contro gli uffiziali Macedoni. Filippo ebbe. la de- ferenza di accordare tutte de loro ‘dimande, ma non si potè trattenere dalle risa e dis. se: Non pare apfunto che moi. gli. abbiamo vinti val: giuoco. degli. aliossi. (c)?, Qualche tempo dopo, e mentre gli: Ateniesi si preparavano a sostenere un assedio (4); A- lessandro figlio di Filippo, venne in compa; : gnia (a) Plutar. apoftegmi tom. 2. pag. 177: (b). Idem ivî pag: 178. (c) Idem ivi pag. 177. (d) Licurg. in. Lost. pag: 153. Demost. della co- TORNA PAL. S14. 320 Viaggio D' ANACARSI gnia di Antipatro ad. offcir loro un trattato di pace e di alleanza. (4). In quell'incontro io vidi ‘quell’ Alessandro che poscia ‘ha riempito il mondo d’ammira: zione e di lutto. Egli aveva. diciott anni, ed erasi già segnalato in parecchi combatti. menti. Alla battaglia di Cheronea egli a- veva sforzata e posta ‘in fuga l'ala dritta dell’armata nemica. Questa vittoria aggiun- geva un' nuovo lustro alle attrattive della sua ‘persona: I suoi lineamenti sono regolati , il colorito bello e vermiglio » il naso aquilino, gli ,occhi ‘grandi, pieni «di: fuoco .i capelli biondi! ‘e ticciuti; la testa elevata, ma un poco )piepata. verso la ‘spalla sinistra yi lalsta: tura mediocre ; la persona | scarza, e disin- volta; il corpo ben proporzionato e.fortifica» to da' un esercizio continuo (ò). Si dice che Sia agilissimo al corso ;- ed 'attiliatissimo nel Vestite \(c) .vEgli entrò. ‘in Atene a. cavallo i A di (a) Giustino lib. 9. cap. 4: {b) dArian. della sped. di Alessan. lib. 3. pag. 309. Plutar. in Aless. tom. 1. pag. 666. e 678, Idem apoftemi tom. 2. pag. 179. Quint. Carz, lib.‘6.cap. s. $.2:9:-Solino cap..9'Elian. O var. stor. lib. 12. cap. ra. CONE lib. 4. bag. 314. A: {c) # vAristot. rettor, ‘adi Aless. cap. Li tom: pag. 608, NELLA GRECIA: 321 dil’un’’superbo: ‘destriero nominato- Bucefalo ; chè nessuno prima di lui‘ avea Potuto doma re a); c ‘che avea’ costato tredici ‘talenti \*; In'‘un ‘subito’-di ‘altro non si parlò più che d' Alessandro . H dolore «iù cui io ini trovava immerso non mi permise’ di seguirlo da vicirio . Interrogai poscia ‘un “Ateniese' che aveva lungo rempo ‘dimorato in° Macedonia; egli mi? disse: i È Questo: ‘principe ha molto spitito e talens to, un' desiderio‘ insaziabile ’ d’ instruirsi (8); coama' le ‘arti ch’ egli ‘protegge senza esserne conoscitore | «La sua conversazione è amena è ‘egli è Holce'e’ fedele nel comuietcio dell'ami- ‘cizia (cd), ed ha una grande clevatezza di sentimenti e cli pensieri. La natutà gli diede il germe di tutte le virtù, cd' ICI gliene: sviluppò i principj. Ma | in''mezzo a tanti vafitaggi ‘regna una preciso funesta per lui ‘e forse pel. genere ‘umano ; i ipual è una ‘sete” eccessiva di dominio che 10°" rotinevta “gioîno ‘e ‘notte .* ’ Questa spicca - talmente nei suoî sguardi, nel suo contegno ; nelle sue pa- ro- (a) Plutar. ‘în Aless. p. 067. Aulo Gellio ls. caf. 2° Co BN i xi 140;500. lire di Venezia . ESA 7g (b) Zsocri cepisti ad Alessandi tomi: pag. 466. (c) Pheàr.. în Alessi tom i. pag 677. © | } Tonio XI, Xx 324 Viaggio D' ANACARSI fole, nelle sue. minime azioni, che accostane dosi a lui si prova rispetto e timore (4). Egli vorrebbe esser. l’ unico, monarca dell’ uni» yeiso: (5), ed il solo depgsitario,, delle umane cognizioni. (e). .L' ambizione, e, tutte ‘quelle. brillanti qualità che si ammirano, in Filippo si: trovano in suo figlio, con questa differenza che nell’ uno esse congiunte. sono con. altre qualità che le rendono temperate, e che nell’ altro la fermezza . degenera. in; ostinazione ; l'amor della «gloria in frenesia ;-_il coraggio in futote. Imperciocchè tutti suoi ; capricci hanno. 1 inflessibilità del destino, ed ogni suo volere si gassoda contro gli ostacoli (d)\. Nels la guisa, stessa che un torrente si, slancia muggendo al di sopra di unarupe che.'si op: pone al suo corso, st Filippo s impiega mezzi differenti per giuri- gnere a’ suoi fini : Alessandro non conosce che la sua spada. Filippo non si vergognò di di- sputare, nei, giuochi olimpici la. victoria. ai semplici particolari: Alessandro non vorrebbe LI 1; aver (a) Eliano. var. ‘star, lL.12, cap. 14. (b) Plutar. ‘in Focion. tom. i. pag. 084. : (c) Idem ivi pag. 668, Afp. Atistor, «settor., ad Alessand.. cap. i, rom. 2. pag: 609. - (d) Plutar.: vin Alessand, remi + BAE- 885 NELLA GRECIA, 223 avere, per rivali che, monarchi (a)... Sembra che un sentimento segreto. tenga, perpetuamen< te avvisato il primo’ com'egli;d' giù elevazione solo a forza di fatiche ; condo sembra -che' dica .io son* gato. in seno ‘alla grandezza al «Geloso di suo o yorrehbe,, sorpassarlo : g Emulo d’ Achille. ;(b)--sî sforzecà d’ eguagliarlo.. ‘ Achille, è. per lui. il più; grande fra gli eroi, «ed; Omero! il, più sublime \fra' i poeti (C); perciochè ha reso Achille immortale, Parec- chi cratti di rassomiglianza avvicinano Ales- sandro al ;modello da lui: scelto.» La stessa violenza di temperamento , l' istessa ‘impetuo- sità nelle battaglie , la stessa sensibilità di cuore. Egli diceva uti giorno che Achille fu J[ ‘più (fortunato, fra i mortali; poichè éb- ; , he (a) Idem ivi pag. 666% ldem apoftegmi, ‘or, 3: DAG:179:,, î * Vedete .il paralello tra Filippo ed' io nella storia. eccel, che Olivier. «di: Marsi- “dia pub. nell'anno 1740 tordi z. pagi- na 425. () Plutar. in Alessandro pag. 667. (c) Plutar. della” for. di Alessand oraz. i. tom. 2. pag. 327. e 331. ec, Dicn, Grisòs. del regn. Orat,, pag. 19. ox 324 ViacGio D' ANACARSI be un amico come Patroclo , ed’ un scliazb sai come Omero (4). I negoziati. di Alessandro: non andarono in lungo. Gli ‘Ateniesi accettarono ‘la pace; le Condizioni né furono beni miti. Filippo resti. tuì loro anche l'isola di Samo (0), da'lui ‘presa qualche tempo prima. Egli volle sola» mente, che i loro deputati\venissero alla-die- va ‘che egli stava: per! convocare! a Corifito,, onde trattatvi gl’ interessi generali collo Gré. éia (c), SOTTO L'ARCONTE' FRINICO . L'inno quarto della 15: 'olimpiade, ( Dai 17 luglio dell'anno ‘337 fino ‘ai 7 luglio, dell’anno 336 prima di G. C.) - 1 Lacedemoni ricusarono di. comparire alla dieta’ di Corinto . Filippo se he lamentò con alterigia, e n'ebbe la risposta seguente: Se'z% credi d? esser più grande ‘dopo la tua ‘vittoria , misura la tua ombra: éèssavnon' ha atimentato DE : SS nem- (a) Idem ivi tom. 1. pag. 073. Cic. pro “Arch. cap. 10. tom. s. pag. ars ) (b) Idem ivi pag. 681. (c) Plutar. in Foc, tomi, pag. 748. LI ' Ne LiLia GRECIA, _ 32$ nevimen di una .llinea (a)... Filippo irtitaro. re plicò.: Sex pongordl piede:nella Laconia ;i vismane derò tutti allé malora. Essì gli itotnatorio a rispondere. Se (0). a! : Un. oggetto {più importante gl'impedì di maridare ad efferto le sue minacce. I deputati «di. quasi. tutta, la), Grecia, essendo ifadunati; questo principe! propose; loro prima - di itutto di for fine ‘ad ‘ogni ;civile: discordia: che sino ‘allora avea: diviso, i Greci, e di-stabilite un consiglio permanente.iIncaricaro edi vegliare al mantenimento! della pacé | universale .. Poscia rappresentò loro; ‘come. il tempo era giunto di vendicare la' Grecia degli oltraggi» che aveva :sofferti anticamente per. parte dei | Persiani ;; € «dixportar la guerra negli stati del:gran re (c). -Queste due proposizioni furono:; ricevute! con- ‘applauso; € Filippo‘ fw. eletto: per vianime “consenso; generalissimo. dell’armata dei Greci «col potere il più ampio. Nel tempo stesso fu regolata la quota dellé truppe che ogni: città potrebbe somministrare. Queste ascendevano a 200000 mila e 150000 cavalli , senza comprendervi si soldati: di. Macedonia e quel- li delle nazioni barbare soggette alle suc leg- (a) Plurar. apoftegmi. lacon. tori. 3. pag. 218. (b) Idem della. garrul. ‘tom. 2. pag. str, (c) Diod. Siculo, L 16. pag. 478. X 3 , 326 ViAgGIo D' ANACARSI leggi (@)- Dopotigiale risoluzioni ; ‘egli se me tornò ne’ proprj stati’, ‘onde VIFRErREEI È. quella. gloriosa spedizione: . Allor fu che spirò la libertà\della Grecia oi Questo paese ranto.cfecondo:cd' uoinini. grandi , sarà per lungo: rempo ssoggerto ‘ai re della Macedovia .. Allor fu parimenti, «ch'io mi stac> cai d’Atene , malgrado i ‘nuovi»sforzi che -fu- rono)fatti.iper trattenermi. Io critornai nella; Scizia: spoglio de’ pregiudizj ché me ‘ne: avea- no reso: il soggiorno odioso; accolto da una nazione. stabilita. sulle sponde del Boristene, Jo. coltivo un: picciolo podere - che avea pos- seduto: il saggio Anacarsi, “‘uno) de’ miei ante- nati. lo ivi ‘godo la calma della. solitudine?; direi di. più tutte le dolcezze dell’ amicizia, se. il: cuore: avesse onde riparare le sue -perdi- ste. Nella mia gioventù cercai la felicità tra le nazioni illuminate; in. cun agio più avan- zato ; io trovo: il tiposo. tra. un. popolo che non conosce. se non i beni della natura, FINE DELL' ANACARSI. No. enna (a) Giust, lo. cap.s. Oros. b3. cap.14» (b) Oros. l. 3. cap. 13. ANNOTAZIONI. FAAd IRE 7 QUA IRICILO DOO LXKXIV: + Sulla grandezza dell isola di Samo pagina 1, ib aiuto alla, auitalas . omorzisnzi ‘ema SE » Agatemero , Plinio ed Isidoro va- riano isullè-:-citconferenze’ di Samo. Secondo ilis primo ha divigito 1600)!stadj »(4);che: fanu nosiazo leghe compoò: tesersuidasizis od tesé per lega! Per testimonianza dél>secondo il suo giro. è. dinstadj 650 ‘(0) p'ossiallegho;:a,3 ostese: 203 sii Plinio" fa. che giri 87“miglia Romate (e): calo! a pdire a:codechere 272 tese! di Francia. Fihalmente vIsidoro ilé da di. circuito. 100° miglia Romane: (d), che è . long oso ‘h «quans (a) Strab. Lig. pigi6 37. : : (b) «igat. lr. cap. s. presso i :Geogr. | Gr. mi nori tons, 2. pag. 17. i (c) «Plin. Ls. cap. 31. pag. 286, » (d) Isîd. presso Plin. ivi. Xx 4 Ù 3:28 INGIONIATINRE) quanto a dire stadj 800, ossia 30 leghe e 600 \tesen $'incontrano Bene,spesso delle #dif- ferenze SÌ fatte ‘nelle misure degli antichi . CAPITOLO MEDESIMO. È ai tt 3 x N notlmak na ( la x at ene Viy ‘ap ù \ Sopra un' iscrizione relativa alle feste di Delo. Pag. 21. «pv piobizI bs siallà | opmolsgh a: fa. sLiNebe 17 pguil Conte, di SSandiziohi da cAtes ne, trasportò.) a Londra sun marmo , sul: quale è incisa zuna pi lunga. iscrizione» Essa! contiene lo «stato.» delle somme, che: erano dovute al tempiò» disiDelo ‘si da particolari, che ida città \invere jiVi si! specificano]s le:.somme::che sono state pagate, eiquelle che cerano dar pa: garsi.. Vi osi! registrano; pure. cle;.spese della Teoria 0 deputazione degli Ateniesi; cioé per la corona d'oro che fu regalata al dio com- presa la fattura dramme 1500 (cioè l. 1350 di Francia; per li treppié «dati ai vincitori compresa purla fattura dramme 1ooo (lir. 900); per gli Architeori un talento (diri s400); pel capitano della galeta. che; avea» trasportato (la Teoria dramme 700 ( lir. 6300); per la com- , pesa N (c] T E4, 3 19 pera; di 109. buoi, destinati, pe’ sagrifizj dram- me 8415 ,(lir..7573 sol. ro), ec. ecu Que «sta, iscrizione villuscrata , da; M...Taylor,(4).e dal; P.; Corsini LI è dell’ anno; 37,3, 01;472 fdnnanzi 1G..C. iPOD, è anteriore, che» di;.32 «anni, circa cal ART giovane, “Anacarsì a Delo. i sato n li S8T0S1D: DI llj «GIUOL EA PITOLO LXXVI. SIR i Od Sull' anello di Policrate. Pag. 145. secondo: 'S. ‘Clemente Alessafidrino questo anello TRBPICSCIA una lira (€). Questo Hactò | non è "di grand” importadza 3° Use! non che. fa vedete !con qual attenzione 1 Roma. ni: conservavano‘ le reliquie dell* antichità”. "Al rta po” di Plidio. si mostrava! a Roma! nel tem- pio SGO Cass un' (sardorico che ssi OE: 3 becagnii 1 Qi ta) Marmo Sandvv. ‘con ‘comenti è note dì Gior Taylor . Teo (b) Corsini diss. sull’ append. alle noto dei Greci. © vi ; (c) Clem. -Aless. nel pedag. L 3. pag. 289, Ma: riett. pietre incise tom. 1. pag. 13. 330 INCERTO RETRO. diceva esséri 1’ anello”di' Pdlicrare; e che si teneva °tinéliiuso in uti Bossoletto d’oro età ‘questo: ui dono d' Augusto!‘ (@) - Solino! pie daà»ile némé di ‘sardotiico* all pietra di' Poli- ctate. (3) mat dalla 2restimofianza © ‘di Alcuni , ‘altîive’ spezialmente d'EsSdòOto’, appatisce’ DE era questa uno smeraldo (c). card Li » I CAPITOLO LIXXIX. LT 16 où n Se gli — sagfiohi Flos Greci abbiano Ammesso cen i Eyenità. di Dio, TERE: 224Bn0 i { fai) Î OL Una I primi, ‘apologisti. del, cristianesimo € ;ad esempio loro. parecchi,, sautoti . moderni. hanno sostenuto, ; ;che: gli antich VAGA non ayevane riconost uto,.che un solo. Dio.. Altri: moderni per_lo contrario pretendono che i passi, favo- tevoli a questa opinione debbano intendersi della natura, dell'anima, del mondo, del sole .- Mettono quasi .tutti.questi filosofi nel nu- (a) Plin. L37, cap I. tom. z. pag.764. (b). Soliz.. cap.33. ‘pag.6 31 (c) Erodot. l.3. cap. gt, . N: o T EL 331 7 numero degli» Spinosisti e degli Areisti:-(a)/; Finalmente sono. comparsi in questi vultimi tempi dei Critici, i quali dopo lunghe vigit lie: constcrate ‘allo«srudio ‘ dell'antica» filosofia; harino preso un giusto mezzo fra questi due sentimenti .. Di. questo inumero» sono: Bruckéto è'‘Moslitim si limi sde’ quali mi» sonò stati utilissimi! isisolsgn st apr sirototiu ale @ Più cause concorrono» ad: oscurarel' questa questione importante &Io:netaddicerò alcune ma: debbo avvertire ‘innanzi che quì principal- mente si rrarta ‘dei (filosofi ‘chie :prededettero Aristotele e. Platone; perchè sono questi i soli; «dei qualiv parlo: nella mia! opera . ‘00 La maggiot'patte. di essi voleva. spiega: rela formazione ve la «conservazione “dell uni verso: mediante le>sole: qualità della; viniteria: questo. metodo» era isì generale , :cheAnassagora fu biasimato.; oi pechè non:-lov'aveva: sempre séguito, 0 perchè mom. lo ‘avesse ‘pér sempre abbandonato. Come ‘nèélla spiegazione dei farti particolari ricorreva «ora a cause naturali ; ‘ora a quella ‘intelligenza che aveva secondo lui di* simbarazzato ii ‘caos; così Aristotele (6) gli rin- (a) Mosheim sopra Cudvw.: cap. 4. $. 26. tom. 1, pag..082. tI (b) Aristor, metaf, Lr. caf. 4. tom. 2, PiS4* ‘332 N o r E zinfacciava:.di : far occorrando . discefidere,, un dio ;Jnellaz:.macchina.isteucPlatone. (4) dil.nov farci ivederè inviogiit. fenomeno]. le vie idella sapieoza divina «i ‘Ciò SERENO dal silenzio. dei primi-+Fisici. nonsssi ;puòconeludere. che nor abbiano: ammesso; unirdio 0) ;i nè, da caltune delle doto espressioni ‘che iabbiano voluto: dar alla materia tutte le perfezioni della idivinità. i .upDiseutre lehopere..filosofiche che esiste vano tl tempo. d' Aristotele, non ci resta in iptiero;;» che, nuna. parte: delle sue, una. /parre di. quelle. di Platone ,..in picciolo trattato:: del Pitagorico. Timeo:. di Locri, sull’ anima;: del mondo , sun. trattato! dell’universo. d'Ocello di Lucania. altro i discepolo.di Pitagora. Ocel- lo in questo trattatello ; icercando: non tante di;.sviluppare la: formazione del mondo, quanto di. provarne la sua eternità ; non’ ha occasione di, far. agire cla divinità, Ma in una, delle. sue ‘ opere, delle: quali. Stobeo : ci. ha conservato un, frammento, diceva i(c) chel’ armonia. con- secva sil mondo, e. che « dio, è l'autore. di questa armonia ..Contuttociò:. voglio non ap- poggiarmi sulla: sua» autorità: ma Timeo, Lai Pla- (a) Plar. nel Fedon. tom.1. pag. 98% 00 ta (b) Brack. tom. x. pas. 469. 6 1174: (c) Srob. Collez, fis. Ir. cap, 16, pag. 32. ; N o Til 333° Piatone,, e ‘Aristotele hanno: stabilito formale, mente l'unità d'un: Dio; e -ciò: non è di passaggio, -ma in opere seguite ie. nell’ esposi- zione dei loro sistemi fondati su questo dogma. Gli scritti degli altri filosofi sono’ periti - Non ne abbiamo: che dei frammenti; alcunì dei quali depongono altamente «in !favore di questa ‘dottrina: «altri in pochissimo . numero sembra chela distruggano . Fra ‘questi ultimi ve. n° ha che.si possono interpretare in diverse «maniere , ed altri che ‘sono stati ‘raccolti ed alterati da autori d'una serta opposta, ‘come quel Velleio ‘che Cicerone ‘introduce nella sua opera sulla’ natura degli dei, ei che vien ac- cusato d’ avere sfigurato più d'una volta le opinioni degli antichi. (4). Se a! tenore di te- stimonianze sì deboli si volesse giudicare delle opinioni degli antichi filosofi, si arrischiercb- be di fare riguurdo «a. loro ciò che su. di al» cune vespressioni staccàte, e ‘mal vinterpretate ha fatto il P. Hardouin riguardo iva Descartes, Malebranche, Arnaldo ed altri che egli accu- sa d’ ateismo. | . LRa 3. I primi filosofi pocevano.i pet-principio «che (a) Sam. Parker disput, di Dio disp. 1:0sez, 6. pag: 16. Reimmani stor. ‘Ateismi cap. 22. 1610, pir66. Bruck. tom. 1àpr7:38 ‘Moshem, in'Cudvv, c.1. $.7. not19 ito. dp. 16. 334 Ni o EL : che. niente si fa dal nientè (4). Da ciò con- chiusero © o \:che ilo mondo’ era sempre,stato qual è ;: 0 che la materia per lo meno era eterna '(0). Dall'altra parte esisteva un'antica tradizione; secondo la quale. tutte fe cose erano. state messe in ordine dall’ essere ‘supre? mo (e) + Parecchi filosofi non». volendo? abban» donare. nè il principio, nè la tradizione , cet- carono di‘conciliarli . Gli \unî, come Aristo- tele , dissero che quest'essere ' aveva’ formato il mondo. da tutta l'eternità (4) $ altri }\ca- me Platone; che non: l'aveva formato che nel. tempo e sul fondamentoi d’ una materia precsistente;,. informe , | destituta. delle perfe» zioni::che solamente. convengbno?: all”Esser: su- premo (e).;» L'uno e. l* altro etavtanto lon- ì ra- a) Arist. nat. ascult. lr. cap. s. tom. s. pa- gina 340. Id. della generaz. e corrut. lr. cap. 3. tom. ri. pag: 499. A. Id. di Senof. cap. 1. tom. ri pag: 1241. Demoer, presso Diog. Laer. lL. 0. S. 44. ec. (Db) Moshem.: in Cudvvi capri $.31.0 tom. 1. È pag. 04. (c) Del mondo presso Aristot. cap. 6. tom. I. Pag. Gio... ; (d) Zppodivivi iser.irioriipàg. ss .arlinm 26. (2) ‘SteneiA\ivi. pas: 73°8 a SEA feat vivi vagi- nuov aa) sisi dui SITI TLI3S (d) Sceneid. ivi Archit. ivi serm.. sx, c pag. 13. (e) «Diotogi ivi sermi 46.èpag. 113: Quit | (9) CRIARI ivi pag. Fanti Pe ia N ‘or E. 343 gl Cotif:o quel che sono i soldati rapporto al. comandante’ (2). i Questi frammenti. contraddicono sì. for- malmente Li idea che ‘si vollè darci delle opie nioni di Pitagora, che alcuni, Critici (6) han- ito; preso parcito:idi ‘gettare sulla loro auten- gicità dei. dubbj iche non hanno arrestato al» tri dotti! uguatmente! esercitati nella critica (c). E per verità la dotcrina, deposta in que» sti franimenti. è conforme a quella di Ti- meo ; che distingue espressamente I‘ Essere supremo. dall'anima del mondo; cui suppone prodotta: da questo. Essere. Sì pretese’ che egli avesse alterata il sistema del suo mae- . stro (4, Così per condannare Pitagora, ba- sterà allegare de’ passi raccolti. da. scrittori di cinquè in secento: anni posteriori. a que- toi filosofo ,, e del quale! può daîsi che. non abbiano afferrato “ib vero. sentimenta:3 ‘e per ‘giustificatlo non basterà di citar una. folla d' autorità che depòngano, im suo favore, e soprattutto! quella d' uno di que! discepoli che vis (3) Onaztai ivi Scelta di fisic. Lib. 1. soa >». pa- ‘ gina. 4% i (b) iConringi e Thomasio pr. Brick. tom 1. pagi; ni 240 Logo, e; Dro2z (©) Fabric. bibl. Gr. itom. 1. pag. 529» (d)» Bruck; tom. 1.:pag. 1093. vii SRI e 4 344 Nitto Ue. viveva quasi nel medesimo tempo che‘ lui; e che in un'opera conservata in'inziero espone un sistema legato in tutte le sue parti - Ad ogni modo si può conciliar ad. esem: pio di varj Critici illuminati la testimonian: za di Timeo con quelle che le si oppongo- no. Pitagora riconosceva un! Dio supremo, autore e conservatore del. mondo, Essere in> finitamente buono e saggio che estende. Ja sua provvidenza dappertutto; ‘ecco ciò che at- testano Timeo: e gli altri pitagorici, dei qua> li ho citato i frammenti. Pitagora suppone» va che Dio vivifichi il mondo mercé d*un' anima ralmente ‘attaccata. alla. materia; (che non puo ‘esserne sepàrata. Quest anima può. considerarsi come un fuoco ‘sottile; 'comeiuna fiamma pura. Alcuni Pitagorici le davano il nome di Dio, perchè questo è il rome!!ichée essi accordavano a tutto ciò che usciva dal: Je mani dell’ Esser supremo. Ecco se mal non, m'appongo , la sola maniera. di spiegare ‘î passi che gettano dei .dubbj' sull''ortodossia di Pitagora. Finelmente è possibile che alcuni Pitagori- ci votendo . darci un'immagine sensibile ‘dell’ azione di ‘Dio su tutta la natura, ‘abbiano pensato: ch’ei. sia tutto»: intiero. in tutti ci luoghi, e che egli informi l'universo in quel modoì, che l’anima sfiostrav infotma il) Nostro corpo. Tale è l'opinione. che il gran) sacerdote di Cerere par che aîtribuisca loro È nel Nitto letcuizà 345 nel cap. XXX. di quest'opera Io ‘ne: ho fatto \uso in questo! luogo ! per “avvicinarmi agli: autori ‘chel citava, e per non ‘pronunziar sopra questioni che è penoso: non ‘meno! che ‘inutile di ventilate, Imperciocché non bisogna” finalmente! giudicare della credenza di ‘Pitagora dietro alcune espressioni: \equivoche ; e per un lungo apparato idi ‘’principj e ‘di. conse- guenze ; ma /bensiodalla sua-:morale ‘pratica , e soprattutto. da quell’ Istituto ‘che 'egli avea formato, edi uno dei principali. doveri del quale. si. era di occuparsi della ‘Divinità (4)3 di tenersi sempre ‘alla presenza ‘di essa; € di-meritare i suoi favori colle'astinenze ; col: la preghiera; :colla meditazione! e . colla‘ pu: rezza di cuore (5). Bisogna: confessate che questi pii esercizji non sarebbero ‘punto con: venienti ad una ‘società di spinosisti* 2 07. Ascoltiamo ‘presentemente l'\Auzorei ‘dei pensieri sulla Cometa: ,, Qual è'ilo stato ssadella questione ;. allorchè si vuol filosofare »» circa l’unità di Dio? Si tratta) di sapere » se vi sia. un'intelligenza perfettamente semi »p pli- (a) Plut. ia Num. tom. 1. pag. 69. Clem. Aless. strom? lib, sispag."68'0. “Auretversiv © i (b)cJambli cap. 16. pag: 57. Anonim: pr. Fozio. pag. 1313. Diod, Siculo estratti. Val. pag. r'4s. e 240. ì : 346 «EN fo cr Dr. ! plice vitotalmente distinta dall'@ materia se dalla, forma. del molndo,..e; producirrice di 35 tutte le case; :Se. si dice» divisì |. si crede si che. pen vi, sia che unoDioir ma se sirdi» © dino, si può. ben fischisre rutti veli s» dei del Paganesimo! ei. mostrati. dell orrorà »» per la nioltictudine. degli dei ;e.si ammette: sy rà realmente uni infinità cdi: dei. 069 Bayle soggiugne che sarebbe difficile: di vrovar fra gli antichi. degli autori! che abbiano ammesso l’unità di, Dio senza intendere: una sostanza composta. ;.Ora ùna tal sostanza non è una fuorchè abusivamente e. impropriamente; vale a' dire. sotto lastiozione: arbitraria d'un cerro: tutto, (ossia d' uni \essere: collettivo: (4) > ,) *! Se pev:.ésser collocato fra i polizeisti ; ba sta, non javer giuste idee sulla. natura ‘degli spiriti , bisogna secondo. il. medesimo Bayle condannare: von. solo Pitagora. Platone, | So- crare, e tutti glicantichi. (6);, \ma'ancora qua si. tutti! coloro (che. fino. a nostri dì Hanno: scritto su queste. materie. Imperciocchè ecco quei che egli.‘dice. nel. ‘suo Dizionario (e) 5 » Fino a Cartesio tutti i nostri doctori sì »» teo- n i; (a) Bayle» contin. de’ pens.-tom.. 3 S 06. {b) Mosbemziin Cudvv. cap. 4 1$. 27. nor zip ; gina (98 ; ; {(c) Artic. Simonide nota E. N vo or ls. ‘3747 sirteologi :che filosofi avevanoio dato un! estere 3j sione laglio spititi;; infinita la obi ifinità 35 agli angelisci'alle» anime: rabionevoli. g g eialle» anime ragionevoli E? sii vero. chè sostenevano che: questa estensione sinon vé maseriala, nè composta) die parti 0) i e ‘che’ gli ‘spiriti ‘sono: tutti Stitieti (ino cii 35 sguna parte! dello, spazio ‘che decupano >, di ‘quì sonov.uscite tre: spezie» dis: presenz sì 2a locale ;lauprima per livcorpi;; ila se: 33 condat.pers:igli spiriti creati; la terza per Dio + Ib:Gartesiani. hanno ‘rovesciato ‘tutti siiquesti «dogmi; dicono ‘che gli: spiriti ‘non svrhanno alcuna;:sorte di estensione; nè di pre! 52 senza locale; mail loto sentimento» vien surigettato*comevassurdissimo - Diciamo! aduni serquercheb anchercal di d'oggi tutti i nostri 57 filosofi .comutriti inostri: Sreologi insegnano» 5 conformevalle fidee: ‘popolari che la 50» poistanza dîieDio ‘è »diffusa inispazj. ‘infiniti 5: fora? è certo. che! quest'è sim'rainare da din: ,» lato ciò che si avea fabbricato dall’altro;ì 33eciò è un dare di nuovo realmente a Die la materialità , che se gli avea tolta . < Lo stato della quistione non è i a quale Bayle lo ha proposto. Ma, si tratta di 2» sapere se Platone ed altri filosofi anteriori a Platone abbiano riconosciuto un primo Esse- te ‘eterno. 3% infinitamente È intelligente , «nfini*) tamente saggio e buono:, che» soa, sformato I° universo), da .vurta» l' ceternità;;iVo ppure: nelitemg) Poi 34 N 0 cer ‘è po; che: lo \conserva e governa per se stesso o; per mezzo de’ suoi ministri. che ha desti. nato, in, questo, mondo o inell*altro;»delle. ri. compense, alla, virtà, o; dei: gastighi cal delit- to; Questi dogmi sono: chiaramente enuncia. .timegli setitti di quasi rutti glil'antichi . fi- ‘losofi; -Sc..vi sono accompagnati da'erroti gros- solani, sull’ essenza di Dio; noi.risponderemo. che questi--autori non se ‘n'erano accotti,: o almeno;-non.} credevano che: distruggessero» 1 unità dell'Essere supreino! (#)..-Diremo anco- ra,;che. non è giusto di. rimproverate (a. scrit- cori ‘che “non.visono più» delle::n-conseguenze che. avrebbero. verisimilmiente rigéttate,. se ne ‘(6)::Diremo chela inostra intenzione non::l:tir di.l sostener avessero; conosciuto il} pericolo:: che . i. filosofi},, de’ quali ; ragiono», ‘avessero delle idee \sane sulla idivinità .\tanto . quanto le):nostre ,;.ma solamente ‘'che «erano! in gene= rale tanto lontani dall’ ateismo ,.::quanto « dal politeismo!. cin;i:! "i n ortom.iz FTA ) (b)i-Moshem:in Cadvv cap.) gi tom. iL Dea 168,1 CAPITOLO MEDESIMO, «Intorno alla teologia ‘morale degli antichi» flosofi Greci. Pagi 23/50 I primi!scrittori: della Chiesa ‘ebbero ‘curtà di raccogliere le testimonianze ‘de! poeti é dei filosofi Greci , favofevoli al dogma . dell' unità. d'un: Dio, a quello della provvidenzi e.ad alcri ugualmente essenziali? (4)! Credettero: pure di dover. avvicinare alla morale del Cristianesimo quella che ‘gli ‘anti chi filosofi avevano stabilita fra le. nazioni , e riconobbero che la seconda ‘malgrado la sua imperfezione avea preparato, gli spiriti a ricever: la prima ‘molto più pura (6). Comparvero in quest ultimi tempi varie opere ‘sulla dottrina religiosa dei Pagani (c)5 e dot- e (a) Clem.-Aless. strom. lib. s. e 6. Lattanz. divin. istisuz. lib. 1.c. 5. Agost. della città di Dio Lib. s. cap. 9.Ilib. 18. cap.47.Euseb-prepar. evarg. lib 11. Minux: Felice ec. ec. (b) Clem. Aless. strom. lib. ri pag. 3315 ee . 376 , ec. d (c) Mowrg.: piano teol. di ‘’Pitàgor. Thomdssini me- 3:50 UN so or ME e doctissimi Critici dopo averla penetrata a fondo riconobbero che in certi puati essa me- rita gli elogj ‘più *grandi.. (Ecco come Si spie- ga M. Freret rispetto al dogma più essen- ziale : “ Gli Egizj e i Greci hanno dun:gue conesciuto;ie dotato, il Div suptemo; sil ve- ro Dio, comecché in una omaniera indegna di lui,; (4). In quanto alla morale Ro il. celebre Huet)i Vescovo: d’ Auranches : Acmi- bi quidem sapenumero icontigit, ut..cum ea le- gerem, que ad vitam rotte probegue instituen- dans svela vlatone vel ab cdristotele, vel & Ciceyone , veligb \EpiHero tradita sunt; mi- hî viderer ex. aliquibas ichristianorum scriptis sapere mormam spietatis. Che è quanto «a di. re: «Ed a me: pure più d’ura volta è ac- », caduto che leggendo queliche «è ‘stato in- » segnato o da Platone,..0 da Aristotele , «o »» da Cicerone, o da Epitetto per una proba » e retta contlotta della vita, mi sembrasse » di ;apprender, le .regole della pietà da qual» » chedun degli scritti de’ Cristiani (6). ,, Autorizzato ta esempj sì srandi, e sfor- za- «metodo:d’insegnar-le lett. um. 14. mer. d' in- segn. Ja Flosof. ; Burigny ‘teolog. pagan. v_«Cedvv. sistemi intellett. in più duoghii: (a) Difes. della cronol. deg. 379. e. 380. (b).Hwet Quest,» cilnar, ibi. ». dag. 92: PA NvoctrHe, CE d zato dal piano della mia opera a dare ut trasunto della teologia morale dei Greci; so- no molzto. lontané) dal ‘credere ‘icle Ri possa confondere colla nostra che è d'un ordine infinitamente superiore. Senza quì rilevar i vantaggi che : distiiguono l'opera: della sa- pienza divina , io mi. limito a un articolo solo. I legislatori della Grecia s'erano con- tentati) dî dlire s!\Omorate gli dei. L' Evangelio dice Amerete ‘il ‘vostro Dio com tutto il vostro | cuore. ie il: prossimo. come: voi ‘stesso (4) + Questa legge che le vabbracciai el le ani- ma tutte y Sant’ Agostino pretende: che Plato- me in parte l’lavesse conosciuta (6): Ma ‘ciò che Plajone riguardo a ciò aveva ‘insegnato , non era che una conseguenza della. sua rece cia sopra il .sommo :bene;, ed influì sì poco: sulla ‘morale de'\Greci;' che Aitistotidle: afferma: che. sarebbe ‘assurdo il dir che’ silvami Gio» ve: (o) : SIIT ; PIRA anali; (a) Luc. cap. 22. Vv. 37. 3 (b) agose. della città di Dio lib. 8. cap. 9- (c). cArist. gran'mor, lib a. cap. nà. 'som. 1:pagie na 187. D. ì C A:PITOLO: LXXX. DI! alcune citazioni di quest'opera. Pag. 157. Al tempo che fu scelto da me, correva no nella Grecia degl'inni ed altre poesie che si ‘attribuivano: a poeti antichissimi. Le per- sone illuminate ne conoscevano sì bene dla supposizione ; ‘che: Aristotele dubitava perfino dell’esistenza d'Orfeo (4). In appresso ssi posero vi nomi più, celebri alla testa di mol ti scritti i veri autori de' quali erano igno» ti. Tali sono alcuni trattati iche si. trovano oggidi nelle edizioni di Platone e d'Aristo- tele. Io gli ho citati all'occasione, perchè fanno autorità; gli ho citati talvolta. per brevità sotto. i nomi di questi uomini gran- di, e perchè sodo). inseriti fra le loro opere. CA- sr e r { a) Cicer.. della nnt. degli dei lib, 1. cap. 38, t0- mo 2. pag. 419. + Sil) >, etog ti v) CAPITOLO MEDESIM0. Sal. numero); de” Coi imponimetiti teatrali che fra i Grecivesistevano verso la metà del quarto secolo innanzi G. C. Pag. 2/59. Sulla fede di suida, Ateneo ed altri. au> tori, le! testimonianze: de’ quali sono: svare raccolte da, Fabricioi:(4);-ho asserito che! il numero, di sì fatti componimenti ‘artivava: è 3000. !circa .;ìl calcoli. di: questi scrittori non meritano la.:stessa. credenza: per ciascunicarti» colo in, particolare» Ma bisogna osservare;iche hanno citato quantità, d'‘abtori . draimazicà che. vissero ‘ininanzi, del-giovine. Anacdisi i vos- sia del suo tempo ;.senza specificare: vil..nu= inero de’tdrammi che raveano, ‘composti sì Se +e esagerazione da. (uf canto, vlt omissio- ne, dall'altro, e. il risultato non: poteva di- scordare gran. fatto. da;;quello che hòvdaror» Ascenderebbe» forse. al'itriplo e al. quadruplo»; sein luogo di fermarmi;itmvun tempo: preciz so;;. avessi seguito >la\\storia; ‘deli teatro. Gie- co .Imperciocchè nei pochi monumenti. che ser (a) Fabric. bibl. Gr. tom. n. pag. 736. Tomo XI. Z 354 N o T le. servono ad illustrarlo, si fa menzione di 3509 poeti circa che aveano composto delle trage- die e delle commedie: (4). O iL Non cì restano intieri che sette drammi di Eschilo, sette di “Sofocle, diciannove d° Euripide ; tredici d' Aristofane, 46 in‘tutti. Si possono aggiungervi le diciannove: comme- medie di; Plauto e ‘le sei. di Terenzio, che sono copie o ‘imitazioni delle commedie Gre- che. 4 i j Il tempo non risparmiò veruno dei rami dellai-letterattura. de’ Greci:: libri di. storia , opere relative alle scienze esatto:; sistemi di filosefia:;: trattati di ‘politica; di. morale; di medicina::cc. quasistutto. è: perito . I libri de-Romani: ebbero. la medesima sorte 5 quelli degli: Egizj, ‘de’ Fenicj e di molte. altre:na- zioni, ‘illuminate furono inghiottite in un nau” fragiol!quasi. universale. Le copie d’ un'opera “imoltiplicandosi ‘una volta sì difficilmente, bisognava ‘essere «assai ‘ ridco »per. formarsi una picciola biblioteca ;; dimodoché i ‘lumi. d'un paese stentavano mol- toa penetrate in un altro e ancora ‘più a perpetuarsi. nel medesimo» luogo . Questa com siderazione. dovrebbe renderci: molto circospet* î alri 09 < (a) Idem ivi pag. 66zi i SO o ANTEC), N è Tr r. 336 ti riguardo alle coguizioni che accordiamo a ricusiamo agli antichi. < i La ‘maficanza ‘dei mezzi che’ sovente gli faceva traviare in mezzo alle loto ricerche i più non arresta i moderni. La stampa, quel felice frutto, idell'‘accidente ,. questa: scoperta per avventura la più importante di tutte, mette e fissa nel commerzio le idee di tut- ti, i.tempi.e divtuttiii popoli. Ella.non per- mettetà mai ché'i lumi s'‘estinguanb.; anzi gli.porterà; forse ad un grado, che’ satanno «al: di-.soprà deiinostri , Itanto quanto vir; no- striisono, al: di: sopracdi iquei. degli: antichi. Questo» sarebbe. uni bell’: argomento: dactratta- re; l'influenza cioè che ebbe finora»larstam- ipa sopra gli spiriti, e quella che: essa iavrà Snvavvenire. sig 4 356 N 0.1 e. CAPITOLO «MED E:SEM0,. Sopra i grifive gl'impicvvisatoti .. Pag. ilo) queeb 129 È ì dii ei Io ITAL La. parola .grifo significasuna rete since i per tal: modos:dir dire ‘:futono' additati certi 1 pro- blemir:chessi avévav per igiuocaiì di propotsi durante daucena)v.esila soluzione deiqualb ibi barazzavai! talvolta. ii ibonvitati i{à)x Quelli: che sione mpotévano: siii re cito isiisottomettevano, a una pena. io dov$ì distinguevaho: varie spezie di geo Gli Ta le si è questo: ‘ Io sono grandissimo nella mia nascita) grandissimo nella mia vecchiez- uni PIORoamonce non erano che enipta picciolissimo nel vigor dell’età,, (b) . L'ombra. Tale è quest'altro: “ Due sorelle ‘ci sono che non cessano mai di generarsi mu . ùna coll’ altra (c) ..> Il giorno e la notte. È Il (a) Suid. alla parola Grif. Scol, Aristof. nelle vespe vers. 20. - ° (b) Teodor. pr. Aten. lib. 10. TAB 18.pAg.451 rh e (0) LLGO ivi. N o rr e. 357. Il giorno in (Greco»-s' esprime, per; una) «parola che. è di. .genere. ;femminino ...., n Altri.c grifi. versavano sulla - tssomiglisoza dei nomi . Per esempioi: «ÎChe | cosa; è, quel che si trova ad un tratto vini terra, nel. ma- «Je e nel cielo) vi 0 dl cane;;;cil.; serpente , l''orso;s. essendosidato..il nome, di! squesti ani «mali ad «alcune. costellazioni ni oi : Altri giuocavano::sulle jentere sbsulley isibla: «be » sulle. paroles: (Sì sdomandava ùn: verso già «noto che incominciasse dalla stal;ilettera ,;; op- pur. mapcasse::della;talbaltra seiun, verso che incominciasse @jterminasse perv a oiugy sillabe indicate (b) dei. versi, ci piedi dei. guali:fos sero? composti , d'un. numero stesso isdi lerte- re:;:‘o ‘potessero! cimbiarsi. a vicenda .di luo- -go senza nuocere alla. chiarezzazio lall''armo- via (e) 20 ad ” s svQuesti ultimi grifi. Si altris:cher posrei;.ci- sant) È avendo; qualche;crapporro .coi) no- «stri'logogrifi che» sono, «più conosciuti x; ho creduto: di. potete dar loro» questo. nome. inel «capo XXV di MOSSE opera. IL poeti eo so- -iger evosd ada 3 {e dInbi. soprat (a) Teodor. pr. Aten. lib. 10. cap. 20. pag. 45 3: E. (b) Zdem ivi cap. 16, pag. 448. D. (c) Idem ivi cap. 20. pag: sù Bir (d) Idem ivi pag. 453. D. / 3058 N ‘o er Lek. prattutro!Vgli' autori vdi :commedie facevano uso sovente ‘di questi egrifi'uuPare sche se ine) aves sei! ‘composte delle ‘raccolte; ed' una di que- iste? sp èo-quella che :ioiosuppongo . inella ibi- “blioteca d''Euclide om: nu | 013 ja od Nel: ‘medesimo: luogo: io (*dico!: che lav bi- *blioteca rd''Euclide conteneva: delle »improvvi- sate. Cito un passo *d’vAveneo:vche riferisce dei ‘versi!edi «Simonide! fatti ‘resremporaneamen- ‘te sivpuò peri conseguenza»! domandare , suse “l’uso: ?d* improvvisare:r:fosse Novo ‘a code- “sti Greci , ‘dotati d'isunb! immaginazione . per to. iienosisll: viva. ‘cheo ‘quella degltItaliani, e ‘deiv:iquali! la! lingua: ancora ‘più.che la lingua “Italiana! si ‘prestava allaipoesia:. Ecco due favti:,” “ind anteribresdi duérisecoliz “di trellal viaggio d'/Anacarsi;o no 1 primi sag- gi della tragedia non furono che estempora: altro posteriore neiivèdi Aristotele: accenna» chei \érario--indver- ‘si (4). va-orStrabone:!cita umopocta (che»:vi. veva. falliosuoostemipo ye: che» eta »\ dio! Tarso nella Gilicia::;; os ‘qualunque. » argomen- “to ise ‘gli; proponesse/;;3 ei lo trattavaviin versii:con tanta superiorità che sembrava ispi- rato (b) Aristor. della TA 2 + tom. 2. pag 654. Ese 05s. Bi ara E dal ) INCESITO APRTIIESEO, 359 tato da Apollo; riusciva soprattutto in sog- getti di tragedia (4). Strabone osserva che questo ‘talento era molto comune fra igli abi- tanti di Tarso (è). E di quì venne senza dubbio l'aggiunto di Tarsaglia che si dava a certi poeti che senza preparazione produce- vano delle scene di tragedia; a piacere di chi, ne gli richiedeva (c). Fine del Tomo Undecimò: p7 Ses mo è N Soncti ASA va Teatro mmnast (a) Srrab. libia pag. 076 (b) Idem ivi pag. 644. (c) Diog. Laerz. lib. 4. S. 53. Menag. ivi. Lenin ua va DI ila «{a) sibogan. ib 15999 TA olor Vertaal cI201p sa fa sg by «{8) o21eT ;ib dins: tnsigue Hd ii ‘ aagarion anoi scio nata 3 e susasig dirigo (Da Berta cd some , $ CO 9 vg) #55 î2,-A09) ii î ver Piso aesie Ù 3 CAB:CLXXVI. Delo e le ‘isole‘ Cicladit. © 9% CAP. DXXVII. Continuazione: del viaggio di Tan; D I:CcE ANIDIE' CIA RITO I: 10 CAP. LXXIV. Descrizione di Samo. pag. Î CAP. ‘LXXV: Conversazione d' Andcnisi veld'on è Samio\ sn la ‘dottrina’ di Pitagora . t ‘ Delo. Cerimonie del'‘matrimonio è FEO 200000 CAP. LXXVIII. ContineAzione “del viaggio di SuDelov Sulla felicità. > 167 d I CAP LXXIX:! Continvazione del ‘diaggio di n° Delo» \SALl' opinioni: religiose. 211 CAP. LXXX. Continu@zione della Biblioreca?. La Poesià . no n abazvisze 250 CAD. LXXXI Continuazione “della Biblioteca. La iMorale, i ID onori ‘4:83 CAP. LXXXII. Nuove intraprese. di Filippo . battaglia ‘di Cheronea i Ritratto di Ales sandro» d 294 NOI RIFORMATORI DELLO STUDIO DIO PADOVA. AG veduto per .la Fede. di Revisione ed Approvazione del D. Fr. Gio: Torunaso Mas- cheroni Inquisitor Generale del Santo; Offizio di Venezia nel Libro intitolato: Viaggio d'l4 nacarsi il giovine. nella Grecia. MS. non vi esser:cosa alcuna contro la Santa Fede Cat-, tolica, ec parimente per. Attestato, del Segreca- rio Nostro, niente. contro, "Principi we Buonj Gostumi, concediamo Licenza ad Antonio Zatta Stampator di Vezezia che possa essere. stan pato , osservando gli ordini in, materia di Stampe, e (presentando le solite. Copie ‘alle - Pubbliche Librerie di Venezia .e di Padova. Data li 18. Maggio 1792. ( Giacomo Nani Rif. (. Zaccaria Vallaresso, RPS AL Registrato in Libro a dl #3 4 : n i N Ni Marcantgnio- DE,